DA UN PO' DI TEMPO MI SONO ROTTO
E così la protervia dell'Impero
yankee e la succube docilità dell'aspirante imperialismo europeo hanno
decretato la totale cancellazione di due popoli, quello kurdo e quello palestinese,
anzi di tre, se aggiungiamo quello basco.
Come al solito si è usata prima l'occupazione militare dei loro territori,
affidata agli eserciti di paesi amici, cioè la Turchia, Israele e la
Francia-Spagna; poi c'è stato il decreto legislativo internazionale,
e cioè USA-UE, che ha annoverato quei popoli tra i terroristi DOC,
e cioè certificati da Bush, sancendo la messa fuorilegge delle organizzazioni
che quei popoli rappresentano, e cioè il PKK, Batasuna, Hamas, FPLP
ed altri.
Oltre a questi popoli sono stati cancellati d'ufficio anche numerosi movimenti,
che in varie parti del mondo lottano per liberare i propri paesi da governi
imposti dall'Impero Amerikano, come le FARC colombiane o il DHKC turco.
Contemporaneamente si fanno ponti d'oro per assicurarsi l'amicizia di quei
sub-imperi, che questi popoli stanno militarmente azzerando. Così l'UE
si prepara ad accogliere in pompa magna la Turchia, cancellando quelle pregiudiziali
di rispetto della democrazia e delle "minoranze", che finora erano
state poste; qualcuno propone di fare la stessa cosa con Israele, denominato
spiritosamente (?) da Pannella "baluardo della democrazia alla barbarie
musulmana"; intanto gli USA festeggiano la vittoria della destra in Colombia
e benedicono preventivamente i massacri che quel governo si accinge a perpetrare
( il famoso Plan Colombia). E' la normalizzazione, o perlomeno il tentativo
di normalizzazione funzionale alle nuove avventure imperiali.
E non è che queste avventure siano di là da venire, anzi. Come
tutti sanno si stanno già oliando i motori delle navi dirette in Iraq,
ed anche i missili per quella guerra sono stati caricati, e contemporaneamente
l'arma della propaganda di guerra comincia l'opera di demonizzazione non solo
di Saddam, ma anche di somali e coreani, prossimi "stati-canaglia"
da normalizzare.
Intanto si indebolisce la prospettiva di Europa politica autonoma dagli USA,
con l'inglobamento dei paesi dell'est nella NATO, prima ancora che nell'UE,
e si intensifica la repressione a livello planetario, per chi è fuori
dalle logiche imperiali.
Il mondo occidentale, in parole povere, si organizza più che come organismo
politico, come una fortezza assediata, al punto che gli stati europei più
che da stati-nazione funzionano da eserciti strutturati per questa guerra
infinita non dichiarata, ma scatenata.
Gli obiettivi sono i soliti: petrolio, gas e soprattutto la difesa di un modello
liberista, che entra in crisi proprio nel suo punto di forza, e cioè
l'economia. Sono anni ormai che l'economia yankee langue, e quella europea
non riesce a decollare. Quando un sistema non funziona, è chiaramente
destinato a crollare, a meno che la debolezza economica non venga surrogata
dalla potenza politica e soprattutto militare.
Così vengono abbandonate le pluridecantate leggi di mercato, e si rafforzano
le misure di controllo dell'economia; si danno regole economiche, che tutti
devono rispettare, esclusi ben inteso i paesi culla del potere economico,
USA in testa, e soprattutto, con la guerra, vengono acquisiti direttamente
quei territori ricchi delle materie prime fondamentali per il potere politico-economico.
In parole povere se le leggi di mercato consigliano l'acquisto di banane somale,
vengono sanzionati i Paesi, come l'Italia, che le comprano, e si prepara la
guerra contro la Somalia, in modo che acquisito il controllo delle banane
somale, si risolva definitivamente il problema.
Se il petrolio del Caucaso può creare problemi alle 7 sorelle, la soluzione
è semplice: 3-4 guerre nella zona; si affida il trasporto del petrolio
a corridoi gestiti da paesi amici (la Turchia?); si impiantano basi USA permanenti
nell'area e il gioco è fatto!!!
E così via. Niente di nuovo sotto i ponti, dirà qualcuno, e
forse è vero, a parte la progressiva accelerazione del processo.
E invece qualcosa di nuovo c'è: l'assuefazione a tutto ciò,
anche di coloro che a questo stato di cose dicono di opporsi. Pare quasi che
si consideri normale quest'opera di conquista, che l'Impero amerikano continua
a portare avanti, e ineluttabile l'annientamento dei popoli di troppo. Naturalmente
si organizzeranno ( o forse no) manifestazioni per la pace, quando la Desert
Storm 2 verrà scatenata, ma a quel punto sarà tardi. Sarà
tardi, perché, nel frattempo, il fatto compiuto della negazione di
Kurdi e Palestinesi, nonché Baschi, non potrà essere riparato;
sarà tardi, perché i cannoni non possono essere fermati, quando
già tuonano; possono essere fermati, se sul serio si vogliono fermare,
prima che comincino a tuonare. Dopo sarà soltanto inutile testimonianza,
o peggio ancora futile apparire. Sarà soltanto pubblicità gratuita
sulle spalle di persone massacrate da proiettili uranizzati.
Ma d'altronde anche questa è forse storia vecchia. Da tempo si assiste
alla complice teoria dell'equidistanza, che alla fine è solo un'infame
consegna delle vittime predestinate nelle mani del carnefice. Si è
cominciato con Saddam, poi con Milosevic, quindi con Bin Laden. La motivazione
è sempre la stessa, indorata da "nobili" condanne al cinico
dittatore di turno, o alle reazionarie politiche di questi personaggi: "siamo
contro l'Impero Globale (ma chi è costui?), ma siamo anche contro Saddam,
che ha massacrato i Kurdi"; ma sempre più flebili sono le proteste
e le condanne contro i massacratori filoccidentali turchi del popolo kurdo;
"siamo contro la NATO, ma anche contro Milosevic, autore della pulizia
etnica contro i poveri kosovari", ma nemmeno una parola su come se la
passano ora i Serbi e gli zingari nel Kosovo; "siamo contro Bush, ma
anche contro Bin Laden, che imponeva il burqa alle povere donne afghane",
le quali donne afghane sono finalmente adorne, nel silenzio generale, del
democratico burqa tagiko.
La realtà è che molti, troppi, hanno introiettato le categorie
amerikane, al punto che le stesse prese di distanza le troviamo anche in mancanza
del dittatore sanguinario di turno: " né con Sharon né
coi Kamikaze"; "no ad Aznar, ma no anche al terrorismo basco"
e così via. Il risultato è logico nella sua tragicità:
tutti coloro che non sono allineati alla logica imperiale yankee sono completamente
soli e quindi impunemente sterminabili. Come si potranno mai capire le
ragioni di questi, se verranno additati al pubblico ludibrio non solo dalla
martellante pubblicità imperiale, ma anche dall'equidistante condanna
degli oppositori di mediatica professione? Un po' come sta succedendo, scusate
la digressione, anche sul fronte interno, dove a fronte di arresti di compagni
ci sono comunicati del tipo: "noi siamo contro la repressione, ma noi
con questi non c'entriamo proprio".
Grazie anche a noi, 3 popoli sono rimossi e sterminati, e nello stesso tempo
una guerra sociale tra paesi ricchi e paesi scomodi a questi paesi ricchi,
si è ormai trasformata in guerra di religione, in guerra santa. La
religione prende il posto della politica e dirigerà la lotta antimperialista
del prossimo futuro. La politica dello struzzo portata avanti in occidente
dai sedicenti oppositori ha messo fuori dal gioco, almeno in questa lunga
fase, una reale politica antimperialista ed anticapitalista.
Stracciarsi le vesti non servirà a niente. "La madre di tutte
le battaglie" ha partorito una miriade di conflitti, che ci accompagneranno
per decenni: LA GUERRA INFINITA.
Se si vuole dare un'alternativa a questa guerra infinita bisogna eliminare
tentennamenti ed equidistanze; se si vuole togliere ai tanti Bin Laden che
verranno la leadership di questa guerra antimperiale, bisogna fare una scelta
di campo. I neutrali di professione non hanno mai vinto una guerra; bisogna
schierarsi e scendere in campo, certo coi mezzi che ci sono propri, ma bisogna
schierarsi. Solo così domani potremo essere credibili agli occhi di
quei popoli, che si vogliono liberare dal giogo imperiale.
Siamo consapevoli, che spesso i loro programmi, o meglio ancora i programmi
di coloro che prendono la testa delle lotte di quei popoli, sono distanti
anni luce dalle nostre aspirazioni, ma questo è scarsamente rilevante,
sia perché non possiamo essere noi, missionari, sia pur alternativi,
a portare loro il verbo, sia perché loro sono negati nella loro identità,
e quindi proprio da questa identità vogliono ripartire, per conquistare
libertà e diritti.
D'altronde con quale diritto vogliamo insegnar loro qualcosa di alternativo,
se la nostra alternatività l'abbiamo dismessa, accettando i parametri
che l'Impero vuole imporre al mondo?
Su quali posizioni vorremmo portarli? All'accettazione supina degli "effetti
collaterali" delle bombe amerikane?
Al silenzio complice rispetto alle torture di Guantanamo? oppure all'oblio
delle cause palestinese o kurda?
I Bin Laden di turno saranno (e sono) anche reazionari, ma la bandiera palestinese
loro continuano ad alzarla al cielo, e la denuncia (che si trasforma in guerra)
dei crimini USA e dei loro accoliti continuano a farla.
Saranno sconfitti? può darsi, ma almeno loro non moriranno amerikani.
E poi c'è un'altra cosa: i Bin Laden ci saranno sempre, e l'Impero,
prima o poi, troverà il Longobardo di turno, che lo frantumerà.
Potrà schiacciarne uno, due ecc. ma alla fine arriverà l'Attila
(pardon il Bin Laden), che saccheggerà New York.
E qui ritorniamo a bomba. Se si vuole vincere bisogna giocare. Potremo perdere
altre partite (e quante ne abbiamo perse), ma dobbiamo giocare con le nostre
regole e non con quelle decise dal nemico imperiale; alla fine questo schifo
di società riusciremo a cambiarla.
5 ANATRE ANDAVANO A SUD
FORSE 1 SOLTANTO VEDREMO ARRIVARE
MA QUEL SUO VOLO CERTO VUOLE DIRE
CHE BISOGNAVA VOLARE.
huambo
L'Avamposto degli Incompatibili