DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI
Finalmente è arrivato il 20 marzo,
e si moltiplicano i presenzialismi a questa giornata ormai così mediatica.
Non c'è alcuna formazione più o meno conosciuta, che non abbia
mandato la sua propria adesione a questo grande evento.
E naturalmente tutti ammantano questo grande evento con tanti proclami antimperialisti,
pacifisti, e chi più ne ha più ne metta.
Ma naturalmente poi la verità è un'altra. Tutti vogliono utilizzare
questo grande evento
per obiettivi molto meno internazionalisti e più casarecci, ovvero
per imbellettarsi
con un fard a buon mercato e che però fa molto effetto.
Naturalmente quando diciamo fard a buon mercato, intendiamo dire che costa
poco al compratore,
perchè invece costa moltissimo a chi questo fard produce giorno per
giorno, e cioè gli iraqeni.
Perchè, non bisogna dimenticarlo, quel fard fa molto effetto, perchè
la resistenza armata iraqena
da un anno tiene in scacco la più possente armata del mondo, nonostante
fosse stata abbandonata
da tutti o quasi sin dall'arrivo a Bagdad del primo yankee in divisa.
Anzi magari qualcuno era pure contento della fine prematura della guerra:
in finale "un dittatore" era stato defenestrato, no?
Ma poi si scopre che la guerra non finisce, che anzi si moltiplicano le forme
di resistenza
armata all'occupazione yankee, nonostante la cattura di Saddam, e allora si
riscopre la vocazione internazionalista.
Anche perchè molti si ricordano il "bagno di folla" del 15
Febbraio dell'anno scorso,
subito prima dello scoppio formale della guerra, e allora si fanno i loro
bravi conticini.
E così, fatti questi conticini, scoprono l'utilità dell'antimperialismo.
Perchè di quei numeri tutti hanno bisogno. Riaffondaroli e sinistri
aspiranti di governo
scoprono di aver bisogno di quei numeri oceanici del Febbraio 2003,
per rimpinguare le scarse percentuali elettorali, visto che fra meno di 3
mesi ci sono le europee,
quelli che invece non hanno aspettative parlamentari scoprono l'Iraq per ridarsi
un ruolo di avanguardia, che ultimamente vedono un pò appannato.
Naturalmente adesso saremo attaccati da tutti, perchè poi non bisogna
dimenticare
che a quella manifestazione ci saranno tutti, ma proprio tutti, ma, piaccia
o non piaccia
è l'amara verità, non solo perchè quest'Iraq è
stato scoperto da tutti,
compresi quelli che magari sotto forma di ONG, si preparano ad un'occupazione
umanitaria dell'Iraq
sotto egida ONU (ma pure questa è una finzione, perchè l'egida
è invece amerikana),
ma anche perchè, se ci si fa caso, tutti quanti hanno fatto di tutto
per ricercare i grandi numeri,
a costo di snaturare questa scadenza internazionalista.
Perchè questa manifestazione nelle intenzioni degli organizzatori internazionali,
ed anche nelle intenzioni di coloro che in Italia per primi avevano lanciato
l'iniziativa,
era nata con due obbiettivi principali: il ritiro delle forze occupanti non
solo militari ma anche "umanitarie"
sotto qualsiasi egida si presentassero, e il riconoscimento della legittimità
della resistenza iraqena.
Naturalmente per noi erano obiettivi limitati, visto che per noi era fondamentale
una lotta
per la legittimazione della resistenza di tutti coloro, che in ogni parte
del mondo lottavano
contro ogni forma di oppressione e sfruttamento, ma per lo meno poteva essere
un dignitoso punto di partenza.
Invece sin da subito in nome dei milioni di "pacifisti" del 15 febbraio
2003
si era cominciato a svendere la manifestazione, perlomeno in Italia.
E infatti cominciarono le mediazioni: non più legittimazione della
resistenza ma pace subito senza se e senza ma.
Ma non solo: per evitare che qualcuno proponesse apertamente l'obiettivo dell'egida
dell'ONU
è stato accantonato l'obiettivo di negare qualsiasi legittimità
all'ONU,
maggiore sponsor non solo di molte guerre di occupazione negli ultimi anni,
ma anche di 13 anni di embargo proprio all'Iraq.
E così si è organizzata questa kermesse, cui parteciperanno
tutti, Di Pietro, Occhetto, Fassino, Bertinotti e,
naturalmente tutto il corollario di verdi, lilliputziani, cossuttiani e il
famoso movimento in tutte le sue sfaccettature.
Tutti insieme con un'unica piattaforma veramente unificante: il sospirato
bagno di folla.
Per il resto è chiaro che poi ognuno cerca di utilizzare questo bagno
di folla per suoi obiettivi,
ma il bagno di folla lo sognano tutti.
Anche se poi qualcuno si comincia a mordere le dita, pur continuando a sponsorizzare
una scadenza
che ormai gli è sfuggita di mano. Ed ecco arrivare sempre più
spesso anatemi contro gli ultimi arrivati pelosi
nel gran contenitore del pacifismo, cioè contro i Fassino vari, che
dopo aver appoggiato
quel massacro nei Balcani contro il dittatore precedente, per biechi calcoli
elettorali
scoprono la manifestazione di domani.
Pure era chiaro che quando per quel famoso bagno di folla si invita tutti
ad una scadenza,
poi ti ritrovi in quella scadenza di tutto di più. Non solo, ti ritrovi
addirittura ad essere minoritario,
visto che i mezzi di propaganda ed anche organizzativi sono tutti a favore
di chi,
come riaffonda, possiede giornali, altri strumenti di informazione ed una
struttura organizzativa capillare,
ed anche una fortissima presenza nel "movimento" visti i suoi rapporti
nel social forum,
e l'escamotage filolilliputziano della non-violenza strategica.
Se poi si aggiunge il grande colpo mediatico ottenuto da questa componente
elettoral-pacifista dagli eventi di Madrid,
dove il sociaista Zapatero, miracolato vincitore delle elezioni spagnole,
ha rilanciato la posizione
tanto cara ai nostri riaffondarol-ulivisti della legittimità internazionale,
e cioè il passaggio
delle consegne dell'occupazione dell'Iraq all'ONU, è chiaro che questa
giornata,
perlomeno in Italia, e forse in molte parti d'Europa, diventa un'altra cosa.
Diventa in pratica come prima cosa la prima manifestazione elettorale per
l'Ulivo,
e se ci fosse il bagno di folla, diventerebbe una formidabile prova di forza
dei sinistri di governo
dopo il fallimento della manifestazione del 18, sponsorizzata soprattutto
dalla destra filo-amerikana.
Poi naturalmente diventerebbe una rivincita dell'Europa contro la "prepotenza
yankee",
e quindi il rilancio della teoria del controllo multilaterale mondiale.
Infine ci sarebbe la vittoria della falsa dicotomia nazionalismo-imperialismo,
si accrediterebbe in pratica
il nazionalismo come unica forma di resistenza all'imperialismo.
Tanto è vero che i richiami alla resistenza iraqena sono pochi e ambigui,
come se ci fosse un'unica resistenza in Iraq, nazionale e socialista.
E invece tutti sanno che le forme di resistenza all'occupazione yankee sono
molte e a molte facce:
dalla resistenza sciita, alla resistenza dei supporters di Saddam, a forme
di resistenza da parte di altre tribu e così via.
Insomma resistenti, che probabilmente in caso di ritiro delle forze occupanti,
si scannerebbero beatamente,
ma che sono uniti solo dall'odio verso gli occupanti.
Un pò come succede in Palestina, dove le varie forme di resistenza
sono unite esclusivamente
dall'odio nei confronti dei sionisti.
Come si vede molte forme di resistenza, ma tutti i manifestanti del 20 sembrano
uniti
dalla considerazione che la resistenza in Iraq sia una e come se fosse una
resistenza di un popolo
per la patria contro l'invasore straniero.
L'ennesima scorciatoia, che però è una forma di interventismo
imperialista, sia pur solo ideologico,
nei confronti degli iraqeni. In parole povere quando uno da una sua definizione
della resistenza iraqena,
in un certo modo impone la sua soluzione alla lotta contro gli yankees.
Per noi il discorso è diverso. Noi sosteniamo che è non solo
legittimo, ma addirittura morale resistere
a invasori, oppressori, sfruttatori, per cui riteniamo doveroso riconoscere
l'abnegazione
di tutti coloro che in Iraq lottano contro l'invasore yankee.
Ma detto questo, noi non sosteniamo alcuna di queste forze resistenti,
perchè siamo distanti da loro anni luce, sia nelle concezioni politiche,
sia nei loro obiettivi,
per alcuni religiosi, per altri statalisti, che per noi sono inconcepibili.
Inconcepibili per motivi non solo ideologici, ma anche pratici: perchè
per noi lo Stato
per l'Iraq fra l'altro sarebbe una forzatura, viste le profonde divisioni
strutturali fra le varie componenti.
E allora, ribadiamo, noi non ci saremo.
Non ci saremo perchè noi non partecipiamo a manifestazioni, che invece
di legittimare la resistenza iraqena,
di fatto, almeno nella sua componente maggioritaria, la equiparerà
al terrorismo;
Non ci saremo perchè non accettiamo che molti in questo corteo avallino
il ruolo dell'ONU,
quello che per anni ha affamato i cittadini iraqeni, e ha di fatto avallato,
con le ispezioni alla ricerca di improbabili armi di distruzione di massa,
l'intervento yankee;
Non ci saremo, perchè non crediamo che un mondo multipolare, da molti
in quel corteo sognato,
sia un mondo più libero: anzi riteniamo che sarà ancora più
forcaiolo, in quanto i vari poli,
per rafforzarsi politicamente ed economicamente, restringeranno sempre di
più gli spazi di libertà;
sempre ammesso che i loro scazzi in chiave economica si trasformino poi in
scazzi politici, cosa di cui dubitiamo;
Non ci saremo, perchè noi non pensiamo che il capitalismo internazionale
si combatta
con le semplici solidarietà ad altri lontani, che con la loro resistenza
risolvono
i nostri problemi di presenza politica e di nostra legittimazione: noi pensiamo
che l'unico modo di aiutare sul serio la resistenza iraqena, ma anche palestinese,
ma anche argentina, ma anche..., sia di allargare le situazioni di conflitto,
di combattere anche noi, qui, gli oppressori, gli sfruttatori.
Una volta si diceva: 10-100- 1000 VIETNAM; non si diceva solidarietà
ai
patrioti vietnamiti o finanziamo la resistenza vietnamita, si diceva 10-100-1000
Vietnam.
Era questa la forza che il movimento poteva dare, e ha dato alla resistenza
vietnamita, che poi vinse.
E allora quella può essere la risposta per cambiare radicalmente questo
tipo di società,
le kermesse, specialmente quelle tipo il 20 Marzo italiano sono fregnacce,
che servono solo per dare voti a qualcuno e visibilità politica a qualcun
altro.
Può essere una scorciatoia, ma una scorciatoia dal fiato corto.
Perchè poi questa solidarietà urlata un 20 di Marzo alla resistenza
armata in Iraq
dovrà essere sostanziata tutti i 21-22-23-...di ogni mese dell'anno.
E come si può sostanziare questa solidarietà, se poi gli stessi
solidali con l'Iraq
scaricano beatamente (quando non sono loro stessi ad additarli alla repressione)
manifestanti che vengono repressi non per una resistenza armata,
ma magari solo per essersi difesi dalle cariche delle forze dell'(?)ordine
a Genova.
Perchè, e lo diciamo per l'ennesima volta, la guerra è la facciata
generalizzata, mondiale della repressione locale.
E allora quale credibilità ha una solidarietà per una resistenza
armata in Iraq,
quando poi non si organizza niente di serio contro le innumerevoli inchieste
di questi mesi in Italia?
E' solo un problema di visibilità, e cioè un problema di maggiore
importanza mediatica della resistenza iraqena?
Oppure è la comodità di appoggiare un fenomeno lontano, che
ti tocca di striscio, almeno come repressione?
O magari è il fatto di avallare una maggiore democraticità dell'Italia
(e dell'Europa) rispetto agli yankees?
Beh, qualsiasi sia il motivo, una cosa è certa: in Italia la giornata
del 20 Marzo
non è una giornata importante per il tanto decantato internazionalismo
proletario,
ma una giornata importante per chi la organizza in tutte le sue sfaccettature.
Ed è per questo che
NOI NON CI SAREMO!!!
L'Avamposto degli Incompatibili