1 ° CAMPEGGIO INTERNAZIONALE CONTRO IL PONTE SULLO
STRETTO
Cannitello • Punta Faro 28 luglio - 2 agosto 2003
1, sviluppo E SOSTENIBILITA: DUE TERMINI INCOMPATIBILI
"Sviluppo sostenibile": binomio utilizzato
per coniugare aggressione e cementificazione del territorio con la gestione
politica e/o amministrativa di centrosinistra. Per anni, anche in buona fede,
molti hanno pensato che fosse possibile uno sviluppo sostenibile - Ong,
associazioni, movimenti per la cooperazione hanno creduto che sviluppo
significasse aumento del benessere -ma non e mai successo che uno sviluppo
importato dall'esterno migliorasse le condizioni di vita della gente: al
contrario, si e dimostrato che lo sviluppo non è nè utile se pensato e
costruito al di fuori dei luoghi in cui si insedia, né è esportabile
E oggi i movimenti ambientalisti, tutti coloro che
sono contrari alla globalizzazione neoliberista, studiosi/e che credono nella
eco-sostenibilità finalmente riflettono sulla contraddizione fra questi due
termini inconciliabili: lo sviluppo ha a che vedere con I'espansione delle
relazioni di capitale - la sostenibilità ha a che vedere con I'armonizzazione
dei rapporti tra esseri umani e natura. Lo sviluppo mira al profitto di pochi,
la sostenibilità all'autogestione delle risorse di tutti.
Quello che segue, è il
risultato delle discussioni e dei workshop tenutisi durante il 1° campeggio
internazionale contro il ponte sullo Stretto", ed evidenzia tali
contraddizioni, indicando che cosa si intende per "sviluppo" e
che cosa vuol dire "sostenibilità" - e dimostrando la totale
incompatibilità tra i termini.
Si usa ancora, nella terminologia corrente,
I'accoppiamento improprio delle due parole. Cominciare, nell'ambito della
politica istituzionale e non, a riflettere sulla necessità della separazione
tra i due concetti non e una questione formale ma sostanziale.
"Sviluppo" è una parola a cui e stato attribuito un significato
positivo dalla rivoluzione industriale di fine Settecento in poi. Ha
diverse modalità di realizzazione, riconducibili però a un modello univoco.
con le seguenti caratteristiche:
1. Decidere a livello
centrale quali percorsi economici e sociali devono seguire i territori
decentrati.
2. Negare le tradizioni, i
valori, i modelli di produzione e riproduzione esistenti nei diversi territori,
per imporre un modello di sviluppo che spazza via I' assetto societario
preesistente.
3. Liberare investimenti,
di cui solo una parte e realmente utilizzata, mentre il resto va a
"consulenti" nazionali e lobby locali, spesso colluse con
mafia e massoneria.
4. Ignorare
sistematicamente le priorità di persone e luoghi, imponendo insediamenti
produttivi fortemente nocivi alla salute e devastanti per I'ambiente.
5. Presentare le opere
imposte come risolutrici dei problemi di disoccupazione e arretratezza. Nel
Meridione, in particolare, lo sviluppo è lavoro a termine e precario, in cui la
sicurezza e la salute dei lavoratori sono sistematicamente non tutelati; e il
ritardo che si vorrebbe colmare sacrifica radici, appartenenze, tradizioni.
6. Degradare I'ambiente,
modificando gli ecosistemi, gli equilibri della terra, dell'acqua, dell'aria,
resi sempre più fragili da interventi umani dissennati: lo sviluppo avvelena e
mercifica la terra, inquina le acque e contamina I'aria.
Lo "sviluppo",
insomma, ci fa ammalare e ci fa morire.
Questo è lo sviluppo, è lo
sviluppo del capitale - e I'unico che conosciamo e non ci va bene - per noi
stessi, per i nostri amici, per i nostri figli, e per tutte le donne e gli
uomini della terra.
Diciamo pure: VOGLIAMO
MODELLI SOSTENIBILI con queste caratteristiche:
1. Devono spostare gli
orizzonti di riferimento dell'economia e riflettere sul fatto che la bellezza
dei territori e I'attenzione per le persone possono essere dei riferimenti per
attività produttive e riproduttive non predatorie e non mercificanti orientate
al benessere delle comunità.
2. Devono creare
occupazione stabile, sicura e tutelata e potenziare le attività economiche
specifiche dei territori, valorizzando i manufatti tradizionali e incrementando
con politiche di incentivazione queste realtà produttive.
3. Devono sostenere la
pluralità che nasce dalle diversità e specificità che i territori propongono al
loro interno.
4. Devono essere sostenibili dalle persone, dagli animali
e dall'ambiente, non devono danneggiare la salute ma devono rispettare la
terra, I'acqua, I'aria, senza occupare i territori con altro cemento. Va
prestata attenzione a come valorizzare e recuperare i nostri paesi, come va
prestata attenzione alla riduzione dei consumi energetici (un esempio per
tutti: il surriscaldamento dell'atmosfera prodotto dall'uso domestico e non dei
climatizzatori).
5. Devono partire da studi
reali dei territori, dall'ascolto e dalla partecipazione delle persone
che li abitano (per capire se e quali attività economiche insediare o
potenziare) e dalla condivisione dal basso di tutti i processi decisionali -
che devono essere sottoposti costantemente a forme auto-organizzate di
controllo popolare.
MODELLI ECOSOSTENIBILI,
quindi, che emergono dall'interno, dai territori, dalle donne e dagli uomini
delle diverse generazioni.
Dobbiamo, adesso, dopo un secolo di saccheggiamenti e
devastazioni senza limiti, recuperare il nostro rapporto con il pianeta,
sapendo che noi ne siamo una parte, non i padroni, e pensare che alle
generazioni che verranno non dobbiamo lasciare macerie e veleni, ma un mondo da
vivere e da continuare a proteggere.
1. IL MEZZOGIORNO: UNA
PROSPETTIVA CRITICA
II Meridione e un'area geografica dove la precarietà
storica si aggiunge al continuo peggioramento delle condizioni di vita in cui
disagio e degrado sociale esprimono una continua negazione del diritto di
cittadinanza per i 3/4 della popolazione.
II fenomeno migratorio interessa un esercito di
manodopera non solo giovanile, ma anche di espulsi dai processi produttivi
industriali e agricoli, provocando fenomeni di abbandono e desertificazione
delle terre.
II fenomeno migratorio implica anche una emorragia di
intelligenze, esperienze e saperi, che si spostano dal Sud al Nord per andare
incontro a lavori e professioni sempre più precari, flessibili e sottopagati.
La ripresa della migrazione interna nel nostro paese va compresa nel quadro dei
flussi migratori per motivi economici che interessano sempre di più le nostre
coste, terre di approdo alla fortezza Europa, con un carico crescente di morti
per annegamento.
II Mediterraneo, in cut si specchiano il Nord e il
Sud di due continenti, e mare di guerra, di conflitti economici e di massicce
migrazioni, sia economiche che politiche, come quelle provenienti dalle terre
del Maghreb, dalla Palestina e dal Kurdistan, luoghi che presentano situazioni
di invivibilità altissima, ove i diritti di cittadinanza sono sistematicamente
negati da guerre e da condizioni di sottosviluppo imposte dai "padroni del
mondo". Questi popoli sono condannati a morire net loro Paesi o a migrare,
correndo il rischio di una detenzione illegittima net Centri di Permanenza
Temporanea, graziosamente rinominati "Centri di Accoglienza" dai
paesi amici del Mediterraneo. E in questo contesto che I'ltalia emana nuove
leggi razziali, come la Bossi-Fini, e costruisce nuovi lager nel Sud
dell'ltalia, opportunamente controllati da apparati militari.
Inoltre cresce I'iniquità delta distribuzione della
ricchezza sociale, con l'aumento del costo della vita, a fronte del decremento
del potere d'acquisto che la forte diminuzione del peso contrattuale delle
associazioni sindacali e il passaggio all'EURO hanno determinato, e tendono a scomparire
quei lavori artigianali che nel Sud rappresentavano una salvaguardia delle
risorse e una corretta gestione di esse (legno, ferro, carta, etc.).
Artigianato, agricoltura e patrimonio naturalistico potrebbero rappresentare
per il Sud una fonte inesauribile di ricchezza per le comunità. Invece cozzano
contro i processi di industrializzazione che, con le aree industriali e con le
varie forme di trasformazione legate alla fabbrica, hanno ridotto dalla fine
degli anni '60 vaste aree, un tempo legate all'agricoltura, in un cimitero di
cemento armato.
infatti, il mito della fabbrica e I'urbanizzazione
selvaggia in nome dello "sviluppo" del Mezzogiorno caratterizzano e
condizionano tuttora la disarmonia del rapporto individuo-natura, disarmonia
che spesso si esprime in una selvaggia aggressione al nostro ecosistema,
attraverso la promozione di colture intensive trattate con prodotti chimici e
attraverso la subdola introduzione di colture transgeniche a cielo aperto,
anche solo per scopi di ricerca, in alcune pianure del nostro Meridione.
Vengono così tradite e disperse le tradizioni e le
conoscenze legate alla cura del nostro patrimonio naturale, come le filiere dei
boschi e degli orti, le produzioni legate al baco da seta e alla ginestra e la
trasformazione e conservazione in modo naturale dei prodotti della terra. Inoltre il nostro ecosistema viene messo sempre più
in pericolo dai cambiamenti climatici dovuti all’emissione di gas serra e
dall’inquinamento dovuto ai conflitti bellici.
Molto spesso le calamità “naturali” (Valtellina, Sarno,Soverato) sono
preannunciate da dissesti idrogeologici che vengono trascurati e spesso
nascosti nel nome del profitto, del progresso e dello “sviluppo”. La politica
delle grandi opere continua ad essere, nonostante le avisaglie del disastro
ecologico, scelta primaria dei vari governi , sia locali che nazionali, sia di
centrosinistra che di destra. Un esempio sono i lavori ancora in corso della
Salerno Reggio Calabria, che taglia come un coltello alcune regioni, mettendo a
repentaglio il patrimonio boschivo, le pianure ed i corsi d’aqcau,i quali
vengono cementificati e deviati. I lavori della “terza corsia” della SA-RC da
Nocera Inferiore fino a RC indeboliscono un ecostistema già messo a dura prova,
tra l’altro in aree ad alto rischio sismico.
Rischi sismici,scempi edidilizi, inquinamento, contribuiscono a mettere
a serio rischio una delle risorse più importanti: l’acqua, il Sud è ricco di
risorse idriche, nonostante ciò, più del 50% dell’acqua potabile si disperde a
causa della fatiscenza della rete idrica. A questo si somma la gestione mafiosa
delle risorse idriche che colpisce vaste aree del Mezzogiorno. Inoltre il
processo di privatizzazione in atto sottrae alle comunità il diritto di accesso
a questo bene pubblico.
Anche la politica degli inceneritori e la
privatizzazione dei servizi pubblici di raccolta di rifiuti incidono
negativamente sull’economia, sia per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria
che quello di intere zone agricole. La FiAT, che licenzia ogni anno migliaia di
iavcratcri (Termini Imerese, Melfi,Torino)
gestisce, anche attraverso
società consorziate, il
ciclo dell'incenerimento dei rifiuti, mentre le organizzazioni mafiose
importano scorie nucleari dal resto dell'Europa per seppellirle nei nostri
mari, fiumi, boschi e terreni agricoli. Infatti la mafia, nonostante il
commissariamento in materia di rifiuti, riesce a controllare il territorio, dal
seppellimento di 35 mila tonnellate di rifiuti tossici nella Piana di Sibari,
provenienti dalla Pertusola di Crotone, al traffico di amianto, alla gestione
di discariche controllate. La mafia è interna alle istituzioni, e attraverso di
esse controlla sindaci e consigli comunali, regionali e provinciali, magistrati
, forze dell'ordine.
Questi sono esempi di politica neoliberista
attraverso cui lo stato (e I'Europa) cede ai privati la gestione di beni e
servizi pubblici, questi sono i contesti geopolitici che fanno parte ormai
della nostra quotidianità.
II Sud è fatto di tanti
piccoli paesi. Ogni paese è interessato da "piccole opere'' che diventano
"grandi" nel rapporto con la popolazione. Pensiamo agli investimenti
sulla portualità in Calabria: oltre 30 i porti finanziati con finanziamenti
regionali o mediante i POR, PIP, CEE, GAL, che, se realizzati,
contribuiranno ancora di più alla già crescente erosione delle coste e
all’inquinamento da carburanti provocato da migliaia di imbarcazioni. Pensiamo
anche, nelle zone interne, ai nuovi impianti di risalita delle zone montane e alle
strade di penetrazione nei parchi.
Tutto questo in nome del
progresso, della velocità e dello sviluppo di un Meridione la cui diversità
viene sistematicamente letta in termini di mancanza di sviluppo piuttosto che
in termini di ricchezza culturale, sociale e di patrimonio ambienteale.
Sviluppo e progresso che
comportano, inoltre, una politica di militarizzazione e di conflitto
permanente. La Sardegna, la Puglia, la Campania, rientranti storicamente nelle
strategie militari statunitensi, sono diventate vere e proprie portaerei e,
aldilà degli insediamenti militari di terra, i nostri cieli e i nostri mari
sono ormai diventati crocevia di mezzi di trasporto di ordigni atomici che, in
modo mafioso e omertoso, vengono cosetantemente autorizzati.
La militarizzazione del
territorio si aggiunge al ruolo di patumiera, sia di scorie radioattive che di
rifiuti e liquami tossici delle fabriche del Nord dell’Europa, i quali trovano
deposito nell’interno delle regioni del Sud, ingrassando ulteriormente i
profitti di politici e di varie cosche mafiose.
Questo tipo di sviluppo
prevede anche che il diritto allo studio e la qualità stessa del percorso di
studi, o meglio della formazione pubblica, vengano progressivamente
smantellati. Un processo che indebolisce ulteriormente la possibilità di
accesso all’istruzione per le popolazioni meridionali, sia in termini di costi
che di servizi.
Le piccole e grandi
università del Meridione hanno promosso, dal dopoguerra in poi, l'evoluzione e
i percorsi di liberazione di uomini e donne del Sud. Hanno promosso inoltre lo
sviluppo della capacità critica, sono state freno alia migrazione delle
intelligenze, permettendo a queste di realizzarsi nei territori di origine.
Purtroppo, con le scelte dei governi e con le ultime finanziarie, tutto il
sistema formativo subisce colpi durissimi.
Si assiste così alia trasformazione del sistema
scolastico e di quello universitario in un nuovo modello "aziendale"
che produce precarizzazione e frammentazione dei saperi, e che per funzionare,
genera una massa di precari ultra flessibili, con diritti rosicati, del cui
lavoro si arricchisce: ricercatori, dottorandi, contrattisti di ogni genere,
borsisti, insegnanti, mentre gli studenti sono considerati solo utenti
paganti. Questa progressiva mercificazione e privatizzazione
del sapere crea un esercito di "operai immateriali" non solo al Sud,
ma che a Sud riscatena il fenomeno migratorio delle intelligenze verso il Nord
e ancor di più all'estero.
Continua cosi lo sradicamento e I'impoverimento:
vecchio fenomeno, ma con nuove e diverse motivazioni. II bisogno di trovare
risorse costringe le università a rivolgersi ai privati, piegandosi alle
esigenze del mercato neoliberista. Vengono cosi influenzati i percorsi
formativi e la progettualità, spesso lontani e in contrasto con la vocazione
dei nostri territori.
In nome dello sviluppo,
passano sulle nostre teste e sulla nostra pelle innumerevoli opere dannose e
inutili: il ponte sullo Stretto, I'alta velocità e le centrali a gas -
riproposte con bombardamenti mediatici a fronte dello spauracchio dei
"black out".
3, IL PONTE: MEGAPROGETTO
INUTILE NEL CONTESTO GEO-POLITICO DEL SUD
Perché le economie neoliberali hanno bisogno
dei megaprogetti ? Lo sviluppo funziona accentrando le risorse, non
distribuendole, e ridisegnando la geografia dei paesi in funzione del profitto.
Tutto ciò passa attraverso progressivi riaggiustamenti strutturali
caratterizzati da megaprogetti come quelli in atto nel"terzo mondo",
che servono per il mantenimento degli standard di vita occidentali e che sono
stati finanziati da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Questo
processo contribuisce a indebitare pesantemente i paesi in questione, i quali
si sono "comprati"' grandi dighe che hanno sommerso interi villaggi,
interminabili oleodotti che hanno devastato foreste primarie, centrali
idroelettriche che hanno deviato fiumi importanti, assetando intere comunità.
Questo tipo di riaggiustamenti è diventato necessario
anche nelle periferie del centro "sviluppato", in quelle aree di
margine, di interfaccia della futura integrazione economica. II Sud dell'Europa
diventa il Nord del Mediterraneo.
II ponte sullo Stretto si inserisce nell'attuale
"piano nazionale grandi opere", che è propagandato come volano
dell'economia pubblica e privata, ma che invece altro non è che un tentativo di
risposta alla crisi dello sviluppo neoliberista.
Questa forma "avanzata" di neoliberismo e
caratterizzata da:
- esproprio delle aree
- esproprio e
privatizzazione delle risorse presenti sul territorio (quali gas, petrolio,
acqua, legname e la stessa terra)
- esternalizzazione dei
costi umani ed ecologici sulle comunità più vulnerabili;
- annichilimento delle
economie locali (artigianato, piccola imprenditoria etc.)
- azzeramento degli spazi
democratici
- militarizzazione
(rispondente ai meccanismi di sicurezza richiesti dalle grandi opere)
- perdita dell'identità
e del senso di appartenenza come popoli del Mediterraneo
- velocificazione delle
relazioni sociali e perdita del rapporto col mare.
Da più di trent'anni e con
grande sforzo mediatico, il ponte sullo Stretto è stato offerto all'immaginario
collettivo come la grandiosa opera del Millennio, portatrice di sviluppo,
ricchezza e occupazione. In realtà ha nascosto, da una parte, la mancanza di
progettualità concreta per il Mezzogiorno dei molti governi che si sono negli
anni avvicendati, dall'altra la volontà di imporre al Sud un modello di
sviluppo basato essenzialmente sullo "spreco" di territorio, sulla
rapina sistematica delle risorse, e sulle opere grandi (e piccole - ma
funzionali allo stesso disegno) in genere rimaste incompiute o divenute
"cattedrali nel deserto", che sono state causa a loro volta di
ulteriore degrado dei territori meridionali e delle economie locali.
Tra I'altro, a tutt'oggi non esistono le tecnologie
per risolvere molti dei problemi ingegneristici legati alla costruzione del
ponte. In pratica,
NON LO SANNO COSTRUiRE!
E’ un ecomostro che serve essenzialmente a:
- mantenere in vita la
Società Stretto di Messina, carrozzone tecnico-politico che e gia costato agli
italiani più di 200 mld di vecchie lire per produrre solo un discutibile
progetto di massima dell'opera, oltretutto incomplete;
- finanziare il progetto
esecutivo: altri 750 milioni di euro che dovremo sborsare per sostenere la più
grossa speculazione progettuale della storia del nostro Paese;
- "posare la prima
pietra": aprire i cantieri, nonostante tutti i problemi di fattibilità
dell'opera non risolti, come grande operazione mediatica di questo governo e
come risposta alle pressioni mafiose, con la possibilità molto reale che i
lavori non proseguano e che il ponte non venga mai realizzato, per tutti i
problemi tecnici che comporta e, soprattutto, per la mancanza evidente dei
fondi necessari. Ricordiamo, a questo proposito, che il ponte dovrebbe costare,
secondo i proponenti, 6 mld di euro, ma, più realisticamente, il costo
prevedibile e di 10 mld di euro;
- sperimentare le procedure
della legge Obiettivo, vera "opera strategica" del governo
Berlusconi, che permetterà di aprire cantieri su tutto il territorio nazionale
con procedure accelerate, approssimative, senza più garanzie, non solo sugli
impatti e le compatibilità delle opere, ma anche sugli appalti e, cosa ancor
più grave, senza il parere degli Enti locali e, dunque, dei cittadini;
- rinforzare in Europa la
politica delle Grandi Opere. II semestre di Presidenza italiana della UE ha
riaperto la porta a questa vecchia politica neoliberista e il ponte e stato
inserito tra le priorità per la "velocizzazione" degli assi
trasportistici europei (Asse Berlino-Palermo).
Quale sarebbe I'impatto del ponte sullo Stretto?
Diversi studi scientifici ci indicano quali sarebbero
gli effetti negativi
della costruzione di questo
mega-ponte sia a livello ecologico che umano:
- 20 milioni di metri cubi
di terra verranno sbancati, con effetti devastanti sui microclimi
- verranno predisposte due
enormi discariche per un totale di 10 milioni di metri cubi
" verranno
"lavati" a mare ulteriori 10 milioni di metri cubi, con effetti
devastanti sulle specie marine che non si possono allontanare, come i coralli
- cementificazione
dell'area dello stretto - candidate dall'Unesco a "patrimonio storico
dell'umanità"
- impatto su venti e sulle
correnti con conseguenze negative nella biologia marina
- magnificazione del
rischio sismico in un'area considerata tra quelle più interessate
- rafforzamento del potere
mafioso e del sistema clientelare che lo sostiene in tutti i suoi risvolti
economici e di controllo sociale - a cui vanno aggiunti i costi umani nella
costruzione del ponte, di cui la mafia sarebbe unica vera appaltatrice;
- distruzione di intere
comunità basate su pesca e turismo (da cui il no dei sindaci)
- cancellazione di elementi
paesaggistici e culturali legati allo Stretto depotenziamento del trasporto su
acqua e del porto di Gioia Tauro
aumento dell'inquinamento da strada, che
si moltiplicherebbe trasformando
la Calabria in un grande corridoio per il passaggio dei camion - con tutti
i problemi di salute pubblica correlati
4. conclusioni
Le assemblee plenarie riunite, che hanno contribuito
ad approfondire dal punto di vista scientifico, tecnico e politico le
problematiche trattate, propongono scenari di riqualificazione ecosostenibile
dell'assetto dei territori alternativi al fallimentare modello di sviluppo del
Mezzogiorno e degli altri Sud.
In questo senso ci impegniamo a far nostre ed a
praticare le indicazioni e le analisi di questa assemblea per costruire un
ampio movimento di idee, proposte, saperi, conflitti, ribellione, capaci di
ostacolare concretamente le devastazioni e le miserie prodotte dallo sviluppo
capitalistico.
Vanno perciò individuati
dei sistemi di risorse "verticali" (ecologiche, culturali', storiche,
ecc.), non scambiabili, in grado di ricostruire identità e qualità
socio-ambientale dei diversi ambienti del Sud, dei Sud, del Mondo.
I partecipanti al campo
ritengono importante il consolidamento e I'ampliamento di reti e coordinamenti
di movimenti test a combattere le operazioni di attacco ai livelli di qualità
sociale, ambientale e territoriale attraverso le grandi opere e, .in generale,
tutte le operazioni di trasformazione “flessibilizzatrici" degli spazi e
dei tempi di vita e di lavoro da parte del capitale monopolistico e
speculativo.
In particolare, si ritiene
utile allargare il coordinamento dei comitati di lotta alle Grandi Opere a
tutte le situazioni attive su questo o su temi analoghi, nonchè incrociare
I'attività di questa organizzazione con la rete delle associazioni
ambientaliste e cultural! presenti sulle tematiche, migliorando anche i livelli
di scambio di informazioni, notizie e risorse tra gruppi attivi nelle realtà
locali.
Aderiamo:
- alle giornate di
mobilitazione e lotta in occasione della riunione dei Ministri dei Trasporti UE
il 23 e 24 ottobre p.v. a Verona.
a una giornata nazionale di lotta in difesa dei diritti civili e ambientali
e contro le politiche economiche, sociali, ambientali e territoriali in atto,
da tenersi a Roma con conclusione davanti al Ministero delle Infrastrutture.
Alle mobilitazioni che si terranno il 23 ottobre (forse una due giorni
22-23) giornata del riesame della Cassazione di Catanzaro sul provvedimento
di scarcerazione emesso dal Tribunale della Liberta nei confronti dei/delle
compagni/e del Sud Ribelle re-inquisiti - ricordiamolo, avendo fra i capi
di imputazione anche "I'attentato all'ordinamento economico dello stato".
Assumiamo e facciamo nostro
il percorso di costruzione del Forum Sociale Mediterraneo (Barcellona, Marzo
2003) come ambito di confronto e iniziativa comune tra forze politiche,
movimenti e realtà sociali del mediterraneo per globalizzare le lotte contro questo modello di
sviluppo e le sue politiche economiche, militari e sociali.
Rinnoviamo:
- la solidarietà a tutte
le compagne e a tutti i compagni colpiti dalla repressione, ai disoccupati
organizzati che subiscono quotidianamente le intimidazioni del potere, alle
compagne e ai compagni ancora in galera, in esilio o in restrizione di liberta
(tra cui Carlo e Stefania), alle imputate e agli imputati del 4 dicembre e ai
condannati per le manifestazioni del 25 aprile 2001, a Jose Bove, a Jimmy, a
tutte/i le/gli inquisite/i "no-global" del Sud Ribelle. Ma vogliamo
esprimere solidarietà a "Apo" Ocalan, a Marwan Barghuti, ai 5
patrioti cubani nelle galere statunitensi, ai prigionieri politici palestinesi,
ai turchi, ai curdi e ai baschi. AI popolo iracheno, che si trova a vivere in
una grande prigione, soggetto a un processo di palestinizzazione, cosi come
tutti i territori considerati strategici a livello economico e/o militare;
il nostro impegno sul terreno della repressione, che ci riguarda a due livelli:
a. direttamente, in quanto siamo partecipi delle lotte contro le politiche
che caratterizzano il neoliberismo nel nostro paese
b. indirettamente,
in quanto i grandi progetti come il ponte servono anche logiche di ulteriore
militarizzazione del territorio e sono funzionali ai disegni di guerra che lo
sviluppo ci propina. In questo contesto la guerra va vista come un elemento
fisiologico e regolatore dello sviluppo, al punto che i movimenti che vi si
oppongono vengono immediatamente bollati come "terroristi";
- il nostro impegno
contro la guerra, che significa lottare per lo scioglimento della Nato, la
chiusura delle basi militari straniere, la messa al bando delle armi all'uranio
impoverito e delle mine. Esprimiamo inoltre un netto dissenso alla costruzione
dell'esercito europeo in quanto strumento dell'imperialismo europeo, che vuole
contendere le redini della globalizzazione capitalista agli USA anche dal punto
di vista militare.
NON CI SPAVENTA la risposta
tempestiva del governo alla nostra lotta contro il ponte. Mentre siamo qui
riuniti il Cipe ha deliberato, con grande fretta, il primo "via
libera" per la costruzione del ponte. Decisione che conferma gli intenti
affaristici e speculativi di tutta I'operazione e ci svela la grande paura del
governo che si coaguli una opposizione sociale all'ennesima truffa che questo
mega-progetto rappresenta e al blocco mafioso che lo sostiene.
E grave che il governo
abbia dato tale consenso mentre il comune di Villa San Giovanni ribadisce il
suo fermo NO al ponte e quello di Messina (a netta maggioranza di
centro-destra) si spacca sulla questione chiedendo al governo un rinvio che
proprio in data odierna e stato clamorosamente negato.
Alcuni elementi ci confortano nel nostro impegno: la
partecipazione al campo internazionale - che ha quintuplicato le presenze
rispetto all'anno precedente - la positiva comunicazione fra i partecipanti al
campeggio e le popolazioni locali a Villa, Cannitello e Messina; la solidarietà
ricevuta dalla popolazione del quartiere di Gazzi a Messina durante il corteo
militante intorno al carcere; e infine la massiccia adesione al corteo di
Messina il 1° agosto e di Villa S. Giovanni il 2° agosto.
Questi elementi ci dimostrano che è possibile:
1. un
risveglio delle popolazioni locali nonostante la pesantezza delle intimidazioni
mafiose e un'informazione distorta e martellante;
2. la costruzione di rapporti di forza a
nostro favore nella capacità di fare convergere istanze ecologiste, antimafia e
noglobal -
3. una alleanza leale con la parte sana delle
istituzioni anche su obiettivi oggettivamente antagonisti allo sviluppo neoliberale.
Occorre quindi aumentare la
sorveglianza militante e ribattere colpo su colpo a tutte quelle decisioni
degli esecutivi centrali e periferici favorevoli all'integrazione economica
neoliberale ovvero alla costruzione di tutti i mega progetti e di tutte le
forme di privatizzazione delle risorse naturali e dei servizi.
Assemblea
plenaria,
Campeggio
Internazionale Contro il ponte,
2 agosto
2003
Sottoscrivono il documento e lo assumono come proposta di lotta:
Confederazione COBAS
Laboratorio
dell'Autorganizzazione Sociale - Messina
CSA "Asilo
politico" - Salerno
Modena Social Forum
CSA "AURO"
- Catania
Catania Social Forum
Circolo ARCI
"Rua Sao Joao" Lamezia Terme
Tirreno Social Forum (Alto tirreno cosentino)
Giovani Comunisti Calabria
Rete meridionale Sud Ribelle
Partito della
Rifondazione Comunista - Calabria
La Kasbah - Cosenza
Collettivo autonomo
Scienze politiche - Pisa
Network antagonista
palermitano
CSOA ^ex Carcere" - Coskalab
Collettivo autonomo
"Rosa Luxemburg" - Pisa
Centro Occupato
Autogestito "Transit!" - Milano
CRIC - Centro
Regionale di Intervento per la Cooperazione - Reggio Calabria
Movimento antagonista
toscano
Spazio antagonista
Newroz - Pisa
CSOA
"Godzilla" - Livorno
Centro di solidarietà
internazionalista "Alta Maremma"
COBAS e Collettivo di
Base - Taranto
Libera associazione
di idee (Commercio equo e solidale) - Cosenza
Laboratorio Zeta -
Palermo
Aula Carlo Giuliani
c/o Facolta di Lettere - Palermo
Komitato Resistenza
Antikapitalista - Palermo
CSOA "Angelina
Cartella" di Gallico - Reggio Calabria
Coordinamento
calabrese contro il ponte
Messina Social Forum
Associazione
culturale "Andrea Proto" - Salerno
Coordinamento contro
la guerra per i diritti - Salerno
Associazione
"Marianela Garcia" - Catanzaro
Comunita kurda
calabrese
Rete No Global
Campana
Gruppo NO WTO
L'Aquila
E.Co.Febio Onlus (Elaboratorio
Cooperattivo Fermo Biologico)
Nuova Compagnia di Canto Politico Popolare
Aquilana
Forum Cittadino
contro il Terzo traforo del Gran Sasso
Piana Social Forum -
Gioia Tauro
Associazione spazi
autogestiti Lucca
Comitato promotore
contro vertice Montecatini
Cobas Brindisi
Osservatorio
sui Balcani - Brindisi
Brindisi
Social Forum
Verdi
(1 ° Campeggio internazionale NO PONTE 28 luglio - 2 agosto 2003)
Il documento è firmato anche dagli imputati presenti
nei campeggi.