FUORI DAL CORO

In merito ai trionfalistici comunicati che hanno girato a caldo sulla giornata del 23
è doveroso porsi alcuni interrogativi, e cercare di darsi delle risposte più ponderate.
Senza dubbio parecchi compagni sono stati presi dall'entusiasmo di vedere un
mare di bandiere rosse e dal vedere una marea di persone che hanno ribadito
la loro voglia di essere presenti malgrado tentativi chiaramente intimidatori.
Passata l'euforia dell'impatto visivo e necessario ribadire alcune questioni.
La prima questione da affrontare: è la quantità che determina la qualità del manifestare il dissenso, l'opposizione e l'antagonismo?
Credo che per tutti la discriminate non sia la quantità ma la chiarezza degli obiettivi e la consapevolezza di voler rompere un circuito di botta-risposta, determinata da altri che sono al di fuori e al di sopra dei soggetti direttamente coinvolti.
La dinamica di questa cortocircuitazione riduce in pratica qualsiasi forma di dissenso al ruolo ritualistico di testimonianza.
Ora perché sono scesi in piazza i duemilioni più o meno? per la difesa
dell'articolo 18 in prima battuta, e poi per testimoniare con la loro presenza il rifiuto del terrorismo.
In merito all'articolo 18, nessuno può nascondersi che è l'ultima trincea di una serie di garanzie in merito al lavoro abbondantemente smantellate dai sinistri di governo con la concertazione dei sindacati ufficiali.
Nessuno può nascondere oltretutto che detto articolo conta come il due di coppe quando comanda il bastone del lavoro atipico, precario, dello schiavismo tout court.
Così abbiamo assistito alla tragica farsa di coloro che dopo aver messo i lavoratori direttamente in mutande chiamano detti lavoratori a raccolta quando debbono coprire le vergogne loro.
E quando è che detti lavoratori sono chiamati a scendere in gran numero in piazza? quando bisogna mettere in crisi il Governo Berlusconi, (governo odiatissimo pure da noi); resta il fatto però che i programmi in merito alla
questione lavoro nello specifico, ma anche alla questione guerra (cosa che
per i rivoluzionari dovrebbe essere un discrimine insuperabile), sono talmente identici che nemmeno hanno bisogno di cambiare i tecnici chiamati a disegnare "lo statuto dei lavori" (come chiama queste vergogne pomposamente la Maffai).
Insomma hanno uno staff di tecnici buoni per tutte le stagioni in quanto l'unica stagione imperante è quella plumbea della non sicurezza, della precarietà perenne ed istituzionalizzata, compagna inseparabile della stagione della guerra infinita, (che cambia aggettivi contingenti di volta in volta ma quella in sostanza resta).
Avevano queste consapevolezze i duemilioni e passa di bandiere rosse e loro portatori?
Evidentemente no, perché invece di un boato plaudente Cofferati avrebbe avuto una valanga di fischi al Circo Massimo.
Come mai quella autodeterminazione ancora in bozzo è stata ammutolita ed incanalata in una manifestazione di tifo istituzionalista?
Da una parte c'è stato l'opportunissimo intervento di una attentato, che ha spinto al ricompattamento chi già è abbondantemente accusato di terrorista o di filo-terrorista; dall'altra parte c'è stata una defezione, che senza mezzi termini bisogna chiaramente dire colpevole, di alcune organizzazione che si richiamano ad un pensare ed agire autonomo, e qui parlo chiaramente
dei Cobas che non hanno voluto sporcarsi le mani.
Sarebbe stato significativo se un settore dei manifestanti avesse potuto rendere visibile un dissenso radicale e senza mezzi termini rivoluzionario, contro tutte le ammucchiate scompaginando l'unanimismo imperante.
In merito alla questione cosiddetta "contro il terrorismo" oltre a ribadire che qui le cose non sono ancora chiare per nulla, bisogna pure dire che questa è stata imposta di forza ed anche dire che è stata accettata.
Infatti i manifestanti sono stati accolti da manovalanza sindacale che forniva a tutto spiano adesivi contro il terrorismo, qualcuno può forse dire che non è specificato il terrorismo di chi e contro chi, ma non è il caso di prendersi in giro fra di noi!
Ora quando noi parliamo di "terrorismo" dobbiamo porre mente al fatto che esiste una guerra globale, questa si, contro il "terrorismo" e le "canaglie" per far accettare un ordine che è disordine non creativo ma di morte per il mondo intero; finalmente abbiamo anche questa volta il terrorismo nostrano, casereccio (bisogna vedere quanto, infatti pare sembra.che sia affiliato, logicamente, dico io, al terrorismo internazionale) che anche all'interno crea un fronte unico di tutti uniti tutti insieme, per la democrazia e la civiltà. Così fronte interno ed esterno combaciano perfettamente e tranquillamente si può procedere contro
le canaglie interne ed estere e i vuoti a perdere del lavoro coatto.
Ci troviamo paradossalmente nella situazione per cui dopo aver tanto tuonato sulla "spettacolarizzazione della politica" siamo arrivati al punto che la politica è diventata spettacolo, che bene o male tutti, pure il movimento, ha introiettato i moduli deprecabili del nemico di Arcore, e che tutti dopo aver tuonato contro il "bipolarismo" si trovano a fare da comparse nello spettacolo bipolare.
Eppure tanti avevano preso coscienza che questo bipolarismo di fatto non esiste, che sono le facce di una stessa medaglia, tutti questi sono tornati nell'invisibilità.
Si persiste fra tutte le diverse sfumature ideologiche e di appartenenza alla ricerca di una fittizia unità basta che si raggiunga il numero per cui va bene la compagnia di Di Pietro e del giustizialismo che pare debba risolvere tutti i problemi;
di Moretti che non si capisce bene cosa e che dovrebbe risvegliare in un DS dato per dormiente, quando invece fa
tranquillamente il lavoro suo "alternativo", di Flores D'Arcais e tutto il santuario che arriva fino ai giocolieri girotondisti e ai Casarini e compagni.
Ora il discorso che sta dietro questa abominevole ammucchiata è in sostanza questo: che siccome c'è un regime
bisogna aggregare forze di provenienza diverse pure moderate per battere il regime.
Compagni, questo è avvenuto il 23, non è successo che il grande proletariato si è finalmente mosso!
E a chi dice che c'è la necessità primaria di non sentire più parlare Bossi di mandato di cattura europeo si può
tranquillamente rispondere : pare che i DS il centro sinistra e gli illuminati lo abbiano già fatto con Apo per esempio, pare che con la questione dei migranti questi illuminati alternativi dicano "noi sapremmo fare le cose e prendere provvedimenti adeguati con tanta più professionalità"; sul lavoro è chiaro che il regime sta completando l'opera di questi democratici ed illuminati "alternativi", la guerra l'hanno dichiarata tutti compatti, governo e opposizione.
Insomma la differenza sostanziale è tutta qui!
Ora se alcuni che hanno lucrato immagine sulla spettacolarità e l'apparire, in attesa di lucrare scanni e scannetti, possono essere soddisfatti della giornata del 23; non altrettanto si riesce a capire come lo possa essere chi dedica tutte le sue forze a denunciare i corvi del movimento.
E, ciliegina sulla torta il giorno 23 Radio Onda Rossa faceva una diretta che assomigliava tanto a quella che andava in onda
su Rai tre.
Chi sono i vincitori del 23 marzo?
Senza nasconderci dietro un dito dobbiamo dirci che chiaramente i vincitori di questa giornata, sono la CGIL, Cofferati, i disobbedienti di tutte le sfumature, Bertinotti, le istituzioni, nonché Casarini e affini.
Insomma tutto il circo mediatico dell'apparire.
Allora, possiamo dire che questa è una vittoria giacché tutti questi rivoli si sono agglutinati intorno all'asse baricentro della contraddizione fondamentale capitale/lavoro?
Insomma il punto è: questa è la contraddizione vera o l'apparire della contraddizione? dietro le maschere che cosa c'è?
C'è, secondo me, da ricominciare tutto da capo per l'ennesima volta!
Lo vedremo presto, quando al di là dei proclami roboanti di tutte le parti che sembrano contrapposte, un accordo sull'articolo 18 verrà trovato, una bella mediazione, come al solito, tanto ci sarà qualcosa di peggio da far passare in cambio.

L'Avamposto degli Incompatibili