REPRESSIONE O GUERRA DI CLASSE PREVENTIVA?

Che questa guerra ormai alle porte sia una guerra per l'accaparramento del petrolio iraqeno lo diciamo da tempo, specialmente alla luce delle decisioni prese recentemente dal governo di Bagdad, che ha firmato con Europa e Russia tutte le concessioni per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi.
E, in effetti, basterebbe questo come casus belli ad uno Stato come l'Amerika, che nell'immaginario collettivo passa come paese autosufficiente per le risorse energetiche, mentre invece si ritrova anche in questo versante in una crisi profonda, specialmente con la situazione in Venezuela, maggior fornitore di petrolio per gli yankee.
Ma non è solo questo. In finale se fosse solo questo gli USA potrebbero cercare la via degli accordi con Saddam (una via peraltro già percorsa) e garantirsi a suon di dollari le concessioni necessarie ai suoi approvvigionamenti.
Il problema è che le risorse cominciano a scarseggiare, mentre cresce a dismisura la domanda di queste risorse, specialmente dopo la crescita economica cinese (e stiamo parlando del paese più popoloso del mondo), e la potenziale crescita dell'economia dei paesi dell'UE, che tutti indicano come destinata a superare la fragile economia yankee.
In questa situazione è chiaro che il controllo diretto delle risorse energetiche non assicura solamente la tranquillità economica e il mantenimento di un tenore di vita a cui gli amerikani sono abituati, ma anche, ed oseremmo dire soprattutto il dominio mondiale.
Avere nelle mani il petrolio iraqeno significa per gli USA avere nelle mani il destino dell'Europa, che si ritroverebbe senza canali privilegiati, ed anche il controllo economico dell'estremo oriente, Cina in primis.
E' per questo che Francia e Germania non vogliono questa guerra, e stanno cercando di stringere un'alleanza strategica, un Asse, per cercare di fronteggiare la protervia dell'Impero Amerikano. Siamo ormai in presenza di uno scontro diretto tra Europa continentale e Amerika, che è sostanzialmente economico, ma che potrebbe avere sviluppi incerti.
Naturalmente in questo frangente lo scontro dovrebbe vedere vincenti gli USA, forti della supremazia militare, e forti anche del controllo geo-politico che si sono assicurati non solo nella regione con la 1^ guerra del golfo e l'invasione dell'Afghanistan, ma anche nell'emisfero meridionale della stessa Europa, sia con la guerra dei Balcani, sia grazie all'acquiescenza verso il grande fratello di paesi come l'Italia, la Spagna e soprattutto la Turchia, oltre naturalmente al controllo del nord dell'Europa, con l'alleanza di ferro con gli inglesi. Ma se per ora l'esito sembrerebbe scontato, l'avventura non finirà, in quanto cresce l'insofferenza di molti regimi nei confronti dei padroni d'oltre oceano. Ormai anche l'Arabia Saudita, considerata da tempo immemorabile una sorta di dependance amerikana, comincia a scalpitare, al punto da concludere accordi con paesi europei non più a suon di dollari, ma a suon di Euro.
E questo per gli amerikani è ancora più pericoloso, visto che proprio la centralità mondiale del dollaro aveva fatto la fortuna dello zio Sam. Risultato: anche per l'Arabia Saudita si prepara un futuro di Stato-Canaglia.
Per cui quando l'avventura iraqena sarà portata a termine un'altra guerra si affaccerà all'orizzonte, e molto probabilmente crescerà la tensione fra USA e UE, con l'incognita russa, che per ora insieme alla Cina forse si accoderà alle decisioni del cowboy texano, ma che domani potrebbe decidere di sganciarsi, con tutti i rischi che ciò comporterebbe per l'Impero Amerikano.
Anzi, stando almeno alle dichiarazioni odierne, Russia e Cina sembrano sganciarsi fin da adesso.
Ripetiamo, almeno per ora, gli yankee partono vincenti. Ma uno scontro tra i diversi imperialismi già è in atto, anche se per ora non in forma guerreggiata.
Ed è proprio questa guerra, che spiega l'involuzione autoritaria in atto in tutti i paesi, soprattutto in quelli occidentali.
Infatti è risaputo che quando ci sono crisi internazionali, che prendono la direzione dello scontro, sia pure non guerreggiato, tutti i governi (regimi) cercano di assicurarsi il dominio totale all'interno. Così fu nella seconda guerra mondiale, quando la preparazione della guerra vide la normalizzazione forzata di ogni conflitto interno e la normalizzazione preventiva di ogni disagio in nuce.
Basti pensare in Italia al fascismo che ridimensionò con la forza gli stessi sindacati fascisti, e in previsione del conflitto promulgò anche le leggi razziali.
Adesso succede la stessa cosa. Hanno cominciato gli USA con le liste nere dei terroristi e degli stati-canaglia, oltre che con leggi repressive all'interno; man mano si sono accodati i paesi UE, che oltre ad accettare l'elenco USA, hanno promulgato le loro liste nere, dove venivano inseriti tutti quei partiti ( e addirittura interi popoli di minoranza, negati), che non gli garantivano la stabilità interna.
L'Italia non avendo problemi di questo tipo, se non a livello talmente residuale, da non permettere l'emanazione di liste nere, ha approfittato del clima per cercare di liberarsi di quei problemi, che non permettono al governo di sentirsi fuori dall'instabilità: il conflitto sociale e il movimento antiliberista. Infatti è proprio questo che il regime di casa nostra teme, il saldarsi di questi due fenomeni.
E allora la repressione acquista nuovi connotati. Non si tratta più di reprimere comportamenti sociali e politici che violano il codice penale esistente, ma di criminalizzare preventivamente tutto ciò che si muove in contrasto con i paradigmi del liberismo più sfrenato, che è la religione di questo nuovo millennio. E naturalmente si inquadrano nel mirino tutte quelle realtà maggiormente capaci di saldare conflitto sociale con lotta antiliberista.
Non è un caso che in tutte le inchieste degli ultimi 12 mesi la componente maggiormente colpita è quella che fa riferimento ai sindacati di base, COBAS in testa. Si cominciò con l'inchiesta di Taranto, che portò all'incriminazione di 10 compagni, che proprio a quell'area dei COBAS facevano riferimento. L'inchiesta di Cosenza che di compagni incriminati ne conta una quarantina, noi compresi, aveva proprio nell'area dei COBAS uno dei fulcri più importanti, e la stessa inchiesta di Genova, quella degli wanted per intenderci, proprio i COBAS come organizzazione cerca di colpire.
E come dicevamo prima, per arrivare a questo risultato, non si usano veri e propri "reati", ma allusioni, teoremi, e "reati" associativi.
L'inchiesta di Taranto si basava sul "reato" di associazione sovversiva, oltretutto locale; l'inchiesta di Cosenza su associazione sovversiva finalizzata alla cospirazione contro l'ordinamento economico dello stato e il disturbo dell'azione di governo; per quanto riguarda gli wanted si ipotizza un cosiddetto accordo fra i BB e i COBAS.
Insomma tutti gli strumenti da regime, ereditati direttamente dal fascismo, per sancire uno stato di emrgenza continuato, da guerra infinita all'interno del singolo stato.
E che di questo si tratta lo dice apertamente lo stesso regime, quando, sia per bocca del PGM presso la Corte d'Appello del Tribunale militare Vindicio Bonagura, sia per bocca dello stesso ministro della difesa Martino, si prefigura l'unificazione dei codici militari di guerra e di pace, visto che ormai siamo in un periodo storico di conflitti duraturi.
Ma l'anomalia di questa guerra infinita interna è che mentre si inaspriscono le pene contro i disturbatori, siano essi politici, siano essi comuni, e cioè tutti coloro che a qualsiasi livello si pongono fuori dai paradigmi del regime ( e naturalmente in questo campo, per vari motivi i migranti sono in prima linea), per quelli che delinquono all'ombra delle regole liberiste si apre il massimo di garantismo. Ecco quindi i condoni, le depenalizzazioni del falso in bilancio e chi più ne ha più ne metta.
In parole povere come in campo internazionale si colpiscono quei paesi in qualche modo inaffidabili e pericolosi per l'Impero Amerikano, mentre si sancisce l'impunità per quei paesi, come Israele, che delinquono più degli altri, ma lo fanno all'ombra del grande fratello, all'interno si inaspriscono le pene per quei ceti sociali e politici, che "delinquono" fuori dal sistema, e si eliminano le pene per i potenti e i loro rappresentanti.
Guerra di classe, appunto, sia in campo locale che in campo internazionale.
E' chiaro che come in tutte le guerre gli eserciti non sono mai compatti, per cui può pure succedere che il fronte nemico viva delle contraddizioni, ma non si può affrontare questa "guerra" fidando esclusivamente su queste contraddizioni. Si può, e, secondo noi, si deve approfittare di queste contraddizioni, ma sempre tenendo presente che queste contraddizioni si possono ricomporre e che quindi tocca contare sulle proprie forze.
Facciamo 2 esempi, uno in campo internazionale e uno in campo nazionale.
1) Sul fronte della guerra all'Iraq pare che ci siano delle defezioni: Francia, Germania, Russia e Cina si sono dichiarate contrarie all'intervento amerikano. E' chiaro che si tratta a loro volta di paesi imperialisti, e che quindi sono da considerarsi tutti facenti parte del fronte avverso, visto che a loro volta opprimono popoli e si appropriano delle loro risorse. E' chiaro che bisogna combattere anche loro quando si muovono nella logica imperialista e che tocca contrastarli in questo loro ruolo senza se e senza ma, come si usa dire adesso. Però è altrettanto chiaro che non può lasciarci indifferenti il fatto che il fronte guerrafondaio abbia delle crepe in questo attacco all'Iraq; se questa contraddizione si mantiene potrebbe magari evitare il bagno di sangue in Iraq, il che sarebbe in ogni caso positivo. Ma bisogna ricordarsi che il ruolo principale contro questa guerra lo deve giocare il movimento, sia perchè solo la forza del movimento può rafforzare questa contraddizione, sia soprattutto perchè la forza del movimento può trasformare la lotta contro questa guerra imperialista in lotta contro tutte le guerre, contro tutti gli imperialismi. Accodarsi semplicemente alle contraddizioni fra stati, potrebbe al massimo portare alla vittoria di un imperialismo sull'altro; e non è questo il compito di chi si dichiara anticapitalista e antiimperialista.
2) Sul fronte della repressione interna abbiamo assistito durante l'inchiesta di Cosenza al "risveglio democratico" di forze politiche e di movimenti fiancheggiatori delle stesse. E' chiaro che di questa cosa non ci siamo scandalizzati, anzi l'abbiamo anche accolta positivamente. Ma non bisogna mai dimenticare che molte di quelle forze politiche sono state prime ispiratrici del clima di guerra infinita interna ora in atto. Non possiamo non ricordare che i fatti di Napoli, che sono 1 dei 2 capisaldi dell'inchiesta di Cosenza si sono verificati durante un governo composto da molte di quelle forze che si sono risvegliate democraticamente, e che fu D'Alema, leader di una di quelle forze politiche ad approvare la famosa riforma Pappalardo, che notevolmente ha contribuito al clima che ha portato a Napoli e quindi a Genova. E' chiaro che non siamo indifferenti a questo "risveglio democratico", che magari potrebbe forse rallentare la spirale criminalizzatrice in atto, cosa che sarebbe sicuramente positiva. Ma bisogna ricordarsi che anche contro questa guerra il ruolo principale lo deve giocare il movimento, con le sue parole d'ordine e con i suoi comportamenti, altrimenti si rischia di essere gli utili idioti di qualche partito che cerca un rilancio sulla nostra pelle. E che questo rischio ci sia lo si è visto sul livello di mobilitazione seguito agli arresti di Genova: è bastato che il PM di turno dichiarasse che si trattava di reati specifici e il livello di mobilitazione è sceso notevolmente. Eppure gli arrestati non erano chissà quali terroristi o altro, erano compagni interni al movimento, che si erano difesi dal brutale attacco delle forze repressive.
Dove vogliamo arrivare? Siamo convinti che queste 2 forme di guerra siano intimamente legate e tocca affrontarle insieme e allo stesso modo. Quando si dice no alla guerra senza se e senza ma secondo noi non si fa solo un atto di fede pacifista, ma si dice anche chiaramente che non accettiamo alcuna forma di comando, di dominio di qualche potenza liberista e imperialista sui popoli. Si dice che non si accetta l'imposizione a nessuno di qualsiasi pensiero unico. Lo stesso slogan va lanciato anche in campo locale rispetto alla repressione. No alla guerra senza se e senza ma significa combattere ogni forma di criminalizzazione di chi si oppone alle leggi ultraliberiste adesso al comando. Non accettiamo la criminalizzazione di nessuno, perchè a turbare la pacifica convivenza dei cittadini non sono quelli che si oppongono a questo sistema, ma coloro che impongono ai cittadini lo sfascio della sanità per tutti, lo sfascio dell'istruzione per tutti, lo sfascio dello stato sociale e la precarizzazione del lavoro, lo sfascio dell'ambiente e del territorio. Neanche le cosiddette vetrine rotte possono competere minimamente con lo sfascio organizzato dal potere, che, fra l'altro, ha provveduto a depenalizzare anche i reati contro l'ambiente e quindi a fronte dell'ultragarantismo rispetto agli sfasciatori di professione non accettiamo la criminalizzazione di nessuno di coloro che lottano contro questo sfascio totale.
Accettare la criminalizzazione di un solo compagno avalla il tentativo del potere di addebitare al movimento tutti i guasti che il potere stesso ha prodotto, come accettare la criminalizzazione di qualsiasi "stato-canaglia" avalla i progetti dell'impero amerikano di ergersi a padrone del mondo addebitando a questi stati la responsabilità di tutti i guasti, che proprio lui ha prodotto.
Pertanto pensiamo che tocca unire le forze per combattere la criminalizzazione del movimento. Non è lo stato che deve risolvere eventuali contraddizioni nel movimento, ma è il movimento stesso che da solo eventualmente risolve dialetticamente le contraddizioni interne, così come non è l'Impero Amerikano che deve risolvere il problema dei "dittatori". Spetta ai vari popoli liberarsi dei loro oppressori, senza ingerenza di altri, che semplicemente rimuoverebbero l'eventuale dittatore ostico per sostituirlo con un altro dittatore succube all'Impero.

L'Avamposto degli Incompatibili