HAIDER: IMPAZZIMENTO O APPRODO OBBLIGATO?
Il caso Haider riapre in Europa, in maniera dirompente, un problema con cui sinora nessuno ha voluto fare veramente i conti: IL FASCISMO.
Il fatto che poi, questo fenomeno si ripresenti nella sua versione più estrema, il nazismo, la dice lunga sullo scenario che si vuole preparare. Scenario, sia chiaro, che non è solo europeo. Anche oltre oceano, infatti, pur con diverse caratterizzazioni, si propongono politiche protezionistiche dei propri confini, e contemporaneamente aggressive nei confronti dei confini degli altri paesi. Haider, infatti, non è il risultato di un impazzimento improvviso dell'Austria. Egli è il pesce più adatto a nuotare in un mare (quello dell'Occidente) fatto di espansionismo economico e politico-militare verso i nuovi mercati dell'est, e contemporaneamente di chiusura culturale e difesa militare nei confronti del fenomeno che caratterizza il mondo attuale: l'esodo di massa dei reietti del terzo mondo verso quei paesi che si impossessano delle ricchezze planetarie. La stessa cosa succede al di là dell'Atlantico, dove gli Yankee da una parte impongono il loro predominio economico, sia creando d’accordo col Canada e con il governo Messicano una sorta di mercato comune dell'America centrosettentrionale a dominio USA, sia organizzando golpe, come quello in Ecuador, per difendere gli interessi delle multinazionali; dall'altra alzano muri reali e steccati militari per evitare un eventuale esodo dal continente sudamericano. E anche da loro gli Haider di turno non mancano: vedi le posizioni sulla pena di morte della "democratica" Hillary Clinton e le difficoltà per il reazionario Bush a vincere le primarie contro elementi ancora più razzisti di lui.
Se tutto ciò è vero acquista una nuova luce l'intervento "antifascista" del segretario di stato USA contro il fenomeno Haider. Qual è il senso di questa presa di posizione americana? Come mai questa presa di posizione viene tanto acclamata e sponsorizzata dai "sinistri" di governo? Per districarsi in questa situazione dobbiamo cercare di capire quali sono i reali interessi economici e/o geopolitici che la determinano. Se è vero che i paesi del sud dell'Europa hanno interesse a creare un'Europa "dall'Atlantico agli Urali", sia per conquistare nuovi mercati nell'est, sia per evitare di essere schiacciati economicamente dal prepotere della Germania, i paesi dell'Europa centrale (mitteleuropa) hanno interesse a creare un'Europa economicamente più stabile e a guida tedesca (Pangermanesimo), più competitiva (scrollatasi di dosso la zavorra mediterranea) con le multinazionali americane.
Strano a dirsi, il tentativo pangermanico è in qualche modo fomentato dagli USA, che separando i paesi mediterranei dall'Europa centrale possono, in questi paesi, mantenere e rafforzare la loro influenza sia politica sia militare.
In questo contesto diventano più chiari gli avvenimenti accaduti ed in atto nell'Europa degli ultimi anni. La disintegrazione della Iugoslavia, dopo la caduta del muro, è infatti cominciata con la secessione Croata e Slovena, sotto la spinta della Germania. In quel caso, l'appoggio dell'Europa occidentale alla secessione di quei paesi è stata unanime, dal Papa ai politici europei di qualsiasi tendenza. Cosa che non si è verificata col Kossovo, quando l'Europa, all'intervento armato, viene in qualche modo costretta dall'America che "inopinatamente" sposa le tesi dell'UCK sulla secessione per costringere Milosevic alla guerra ed esautorare la mediazione Europea, più incline all'autonomia chiesta da Rugova (accordi di Rambouillet). In quest'ultimo caso il Papa si schiera contro la guerra, e il "secessionista" Bossi si reca addirittura a trovare Milosevic. Infatti, se la secessione Croata e Slovena era funzionale ad un rafforzamento politico ed economico dell'Europa, soprattutto continentale, con una visione strategica fondamentalmente antiamericana, quella kossovara era la risposta angloamericana che, tramite il fedele alleato turco, allargava la sua influenza nell'Europa sudorientale. Erano oltremodo esplicative le roboanti dichiarazioni dell'aspirante mitteleuropeo Bossi contro le "corporazioni americane". D'altra parte, lo stesso comportamento di Milosevic è stato diversificato (non è un caso che il partito di sua moglie si dichiari europeista): la secessione slovena è stata di fatto accettata senza colpo ferire e quella croata è stata contrastata solo per il problema della Krajna a maggioranza serba. La reazione cambia, non a caso, rispetto alla Bosnia e al Kossovo. Qualcuno ricorderà quando Milosevic, prima della guerra nei Balcani, rivendicava come la sua fosse una guerra, per difendere l'Europa dall'invasione turcomussulmana (nuovo impero ottomano) favorita dagli USA. E non è un caso che i paesi europei che per primi si sono mossi in sostegno degli americani siano stati la Spagna e l'Italia, e cioè i paesi che più temono il prepotere tedesco in Europa.
Queste contraddizioni interne al mondo occidentale si manifestano anche in rapporto al tanto decantato fenomeno della globalizzazione. Se il movimento di Seattle ha potuto bloccare il "millennium round" è indubbio che, oltre alla forza della protesta di piazza, e quella dei paesi del sud del mondo, ha saputo e potuto utilizzare e far esplodere anche le contraddizioni tra USA e UE, soprattutto riguardo ai problemi agricoli.
Onde prevenire una possibile crescita dell'Europa, in grado di impensierire il colosso americano, i governanti d'oltre oceano, incapaci di monopolizzare e imporre una globalizzazione targata USA, frenano il fenomeno dell'integrazione europea con gli strumenti che ancora hanno saldamente in mano: la forza del dollaro e la forza militare. Le due cose sono complementari: non è senza motivo, per esempio, che, contro il parere dell'Europa e soprattutto della Francia, gli Stati Uniti mantengono le sanzioni contro l'Iraq. In questo modo, controllano il flusso del petrolio, e, rafforzando la forza del dollaro, mettono in crisi il nascente euro. Affidando, poi, al fedele alleato turco, con i recenti accordi di Istanbul, il controllo del petrolio caucasico, e in prospettiva del gas turkmeno, si garantiscono, per un periodo presumibilmente lungo, la supremazia non solo militare ma anche economica sul pianeta. Aggiungiamo poi la destabilizzazione continua in Europa, che ha avuto il culmine con la guerra nei Balcani , ma che continua con la disintegrazione dell'impero russo. Che, infatti la guerra in Cecenia venga fomentata dai filo-occidentali "fondamentalisti" islamici talebani, e dai lupi grigi turchi, lo sanno anche i bambini.
Il fiato americano sul collo, e l'incapacità europea a scrollarselo di dosso, fa rinascere in Europa aspirazioni revansciste, soprattutto nei paesi economicamente più forti e nella Mitteleuropa in particolare. L'esplosione del fenomeno Haider in Austria, da più parti è messo in relazione al probabile rafforzamento del fenomeno neonazista in Germania e alle spinte pangermaniche in alcuni paesi dell'ex Europa orientale. D'altra parte, questa spinta è presente anche nel nord dell'Italia. La presa di posizione su Haider della regione Friuli è sintomatica. Anche nella recente puntata di Circus, la parola Mitteleuropa è stata la più citata. Senza scordarsi il fenomeno Bossi.
Haider, in Europa, ha avuto gli attacchi più forti da Spagna, Francia e Belgio, cioè quei paesi che sempre dal pangermanesimo hanno avuto molto da temere. Il fatto, poi, che Fini in Italia sia stato con Haider più duro di Berlusconi e di certi "sinistri di governo" come Illy e lo stesso Cacciari la dice lunga su quali siano le forze in campo. Infatti Fini trae la sua forza politica in ambienti di destra meno legati ai poteri forti del nord e più legati ad ambienti nazionalistici. Tanto è vero che il matrimonio della Regione Friulana con Haider è stato celebrato da Forza Italia e Lega con la partecipazione straordinaria di alcuni diessini (Cacciari) e similari (Illy).
Il fenomeno dell'emigrazione, che è stato l'elemento scatenante di questo stato di cose, mette in risalto, che il fascismo nasce, come sempre, dalla difesa ad oltranza di privilegi da parte della borghesia, finalmente ricompattata, contro chi questi privilegi intacca.
La nascita del fascismo in Italia, e del nazismo in Germania, fu generata da una reazione del capitale, industriale ed agrario finalmente riuniti, alle insurrezioni delle classi subalterne, che non volevano pagare i costi della prima guerra mondiale (biennio rosso in Italia e rivolta degli spartachisti in Germania). Fu proprio l'imbellità dei revisionisti di allora a favorire il rafforzamento delle tendenze reazionarie che sfociarono nei fenomeni nazifascisti. La cogestione socialdemocratica del potere (repubblica di Weimar) in Germania, che lungi dall'affrontare i problemi reali del proletariato tedesco, facendo una contraddittoria politica di proclami e di cedimenti sui bisogni, allargava il malcontento dei ceti popolari, che divennero facile preda dei revanscisti del partito nazista. Anche ora, la politica ufficiale si muove secondo questi vecchi parametri. Le sconfitte operaie dell'ultimo decennio hanno portato la sinistra ufficiale a sussumere l'ideologia liberista e la parola d'ordine della globalizzazione. Questa politica di destra portata avanti dalla sinistra genera confusione e paura: l'ingrediente necessario alla nascita del fascismo. La stessa politica di chiusura (mascherata da migrazione controllata) nei confronti dei migranti genera diffidenza e odio sempre crescenti. Se poi si avalla il parametro: delinquenza uguale migrazione, con la creazione dei lager "umanitari" sempre di più la gente avvertirà l'esigenza di difendersi dal diverso. Se poi chi si schiera dalla parte dei migranti viene additato dal potere come aspirante terrorista, la strada al nazifascismo è aperta, anche se poi si finge indignazione contro Haider. Indignazione non solo pretestuosa, ma anche formale. Già il giorno dopo le roboanti dichiarazioni del parlamento europeo, il presidente della Commissione Europea, Prodi, cominciava ad annacquare le posizioni e già ora il caso Haider è finito nel dimenticatoio. D'altronde, quali carte in regola hanno, per censurare Haider, i paesi dell'Europa, che (tutti!!!) nei confronti degli stranieri si muovono nella stessa direzione di Haider? In finale, di fronte agli interessi economici e alla ricerca dei mercati, la democrazia e i diritti umani sono un optional. Il fatto, da molti sempre ripetuto, della democraticità dell'elezione di Haider (d'altronde fu eletto anche Hitler) è la dimostrazione pratica che nella società capitalistica, la democrazia è solo un valore formale, in quanto non è fondata su valori sostanziali di giustizia, diritti umani, solidarietà: essa trova il suo fondamento solo su economia e privilegi. Per cui l'ingerenza minacciata dal parlamento europeo non poteva avere seguito: l'Occidente si muove solo quando sente minacciati i suoi interessi commerciali, non certo per difendere i diritti di un popolo senza nome, i migranti. Infatti l'Italia con "i sinistri" al governo, ha consegnato, violando apertamente le norme costituzionali sul diritto d'asilo, Abdullah Ocalan ai Turchi, mentre, nella continua ricerca di un posto al sole, ha partecipato, sempre violando la costituzione, alla guerra contro uno Stato Sovrano. Gli stessi inviti ad incrementare le nascite (più figli alla patria?) che si accompagnano alle allarmate previsioni sul decremento della popolazione italiana di fronte all'invasione extracomunitaria, non è un segnale nella direzione di difendere la fortezza assediata? E contemporaneamente il ruolo offensivo assegnato alle nuove Forze Armate non va nella stessa direzione?
Ormai è chiaro: il conflitto in atto è tra un Occidente asserragliato nella difesa dei suoi privilegi e gli esclusi del Sud del Mondo, che da questo banchetto dell'opulenza devono essere tenuti lontani.
Quale forma di fascismo viene usata dall'Occidente in questa fase è relativamente importante: I distinguo tra il fascismo in doppio petto di D'Alema e Blair e quello smaccato degli Haider di turno è talmente labile, che il passaggio dall'uno all'altro avviene in maniera automatica secondo le necessità del momento. Ma non illudiamoci: automatica ma non indolore. In questo periodo storico il ricorso alla dittatura feroce può essere di attualità vista l'incapacità della "classe politica" a risolvere i problemi che la globalizzazione incontra sul suo cammino.
Il nuovo sistema produttivo produce sempre nuove esclusioni. Si escludono non solo i popoli del Sud del mondo, ma anche i soggetti del mondo occidentale non omologabili al sistema di schiavismo che la produzione post-fordista richiede. Non parliamo solo dei disoccupati attuali, ma di tutto un proletariato che si sta marginalizzando sempre di più: lavori atipici, flessibilità, pensionati di fatto senza pensione, gli esclusi per malattie, giovani criminalizzabili e criminalizzati.
Portare a sintesi le lotte dei popoli del Sud del Mondo con quelle di questi proletari marginalizzati è compito di chi vuole cambiare questo stato di cose. Come comunisti vogliamo fare in modo che la ricerca di visibilità dei migranti si saldi in un'unica lotta contro la globalizzazione con il movimento che si oppone al progetto imperiale dell'occidente: questo significa lottare contro Haider .
PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!
Lecce, 14 febbraio 2000
L'Avamposto degli Incompatibili di Lecce
e.mail: olivavittoria@hotmail.com