IL RE E' NUDO...E LO RIVENDICA PURE

C'era una volta quella che si chiamava Carta Costituzionale, che formalmente garantiva una serie di diritti e individuali e collettivi. Diciamo formalmente, perchéè risaputo che in effetti i diritti e individuali e collettivi sono garantiti esclusivamente dalla vera costituzione, quella dei rapporti di forza.
Certo il fatto che formalmente certi diritti erano garantiti per iscritto aveva una sua utilità, specialmente nei periodi in cui i rapporti di forza erano poco favorevoli, visto che quella carta poteva funzionare come una sorta di trincea, utilizzata per cercare di rallentare gli attacchi della controparte. Ma una trincea si può difendere solo se ci sta chi ha interesse a difenderla, per modificare i rapporti di forza e passare dalla difesa all'attacco.
Se invece i cosiddetti rappresentanti dei ceti sociali più deboli avallano, ed anzi per primi favoriscono gli attacchi della controparte, è logico che le trincee non reggono e vengono distrutte e bruciate.
E' quanto sta avvenendo in questa fase dappertutto. Ormai le regole, quelle di fatto fissate dai padroni, per contenere le rivolte operaie e popolari non solo nei singoli stati, ma anche nei rapporti fra gli stati, vengono stracciate da coloro che le avevano fissate.
E non per fissarne altre, come magari succedeva una volta, in seguito a conflitti sociali e/o militari, ma per abolire qualsiasi regola, eccetto una: la regola del più forte.
Per cui, parlando a livello globale, mentre gli yankees possono bombardare impunemente con uranio cosiddetto impoverito, e con chissà quali armi non ancora codificate, e si ergono, grazie a questa palese violazione dei diritti umani, a campioni della libertà e della democrazia, gli altri popoli, specialmente quelli, le cui ricchezze sono ambite dagli occidentali, yankees in primis, sono considerati terroristi anche quando si difendono con armi quasi primitive rispetto ai B52, gli Apaches, i Cobra, i missili da crociera e così via. E a fronte di questa prepotenza non ci sono proteste, se non formali qualche volta di quei paesi, che si definiscono dalla parte dei deboli, come non ci sono proteste, se non formali qualche volta, dei partiti di sinistra, quando si scatena la repressione contro chi cerca di resistere alle prepotenze dei padroni nostrani.
Anzi, e in Italia gli esempi fioccano, spesso sono proprio quei partiti cosiddetti di sinistra a bruciare le barricate, a disintegrare garanzie formali.
Non fu per esempio l'ineffabile baffetto di governo ad approvare quella legge che divenne famosa come legge Pappalardo, sui carabinieri come 4^ forza armata, e contemporaneamente come "parigrado della polizia nelle questioni di (dis)ordine pubblico?
E non fu sempre Dalema ad approvare la legge che metteva i servizi segreti alle dirette dipendenze del premier? E non furono sempre i sinistri ad avviare la controriforma del mercato del lavoro? E non furono sempre loro insieme ai sindacati concertatori ad approvare le leggi sul diritto di sciopero? quelle leggi costantemente violate poi dalla controparte, e che poi portano ai disperati scioperi dei tranvieri di questi giorni, vituperati non solo dai padroni, ma anche da sindacati e da sinistri di governo!!!
E che di questo si tratti, lo dimostra il fatto che questi sinistri aspiranti di governo siano in prima fila anche oggi a bruciare le barricate. Basti pensare al fatto che proprio loro sono stati fra i più decisi ad invocare il pugno di ferro contro gli scioperi spontanei degli autoferrotranvieri. Ma come si sa non è un fatto isolato, visto che, per esempio, è bastato un piccolo richiamo all'ONU, perchéquesti personaggi legittimassero l'aggressione all'Iraq.
E allora con questo scenario diventa non solo possibile, ma addirittura normale, eliminare, in nome della "sicurezza", diritti, garanzie, libertà.
E di questo ormai si tratta da diversi anni.
Infatti sono diventati democratici, per i potenti, stati come Israele, che da anni massacra impunemente i palestinesi, e personaggi sanguinari come Sharon, massacratore a Sabra e Chatila, nonchéattualmente e nella Cisgiordania e nella striscia di Gaza, mentre sono diventati, sempre per i potenti, terroristi i Palestinesi e Arafat.
Sono diventati democratici i militari turchi, massacratori non solo della minoranza kurda, ma anche della sinistra turca, mentre sono diventati terroristi persino i kurdi del Kongra Cel. E così via.
Come si vede abbiamo citato proprio i casi più eclatanti, proprio per dimostrare che ormai il potere capitalista ha deciso di usare la forza, ed esclusivamente la forza, per liberarsi di tutti i problemi scomodi, popoli o forze politiche che siano, senza distinguere ormai fra opposizione democratica e opposizione violenta.
E' un progetto che va ormai avanti da anni, dicevamo, con qualsiasi tipo di potere politico che sia: Clinton o Bush, D'Alema o Berlusconi, non cambia quasi che nulla nella sostanza. Può cambiare forse, a volte, qualcosa nella forma, ma nella sostanza niente.
Hanno gettato la maschera ed hanno eliminato tutta quella parvenza di legalità che essi stessi si erano dati in una perfetta simmetria tra politica internazionale e politiche nazionali. Hanno eliminato i trattati fondativi: l'ONU è ormai diventato un organismo che deve semplicemente avallare le decisioni dei potenti, USA in primis; come, per esempio in Italia, la Carta Costituzionale e gli stessi poteri di garanzia come il Presidente della Repubblica sono accettati solo come firmatari di altrui decisioni. Anzi per evitare problemi li si aggiornano secondo gli interessi del potere attuale: per cui ormai gli USA e lacchè si preparano a modificare a propria immagine la stessa ONU, come in Italia vogliono modificare la Costituzione per togliere i pochi vincoli che essa mette in mezzo ai piedi del potere politico economico.
Insomma la democrazia, che già era una cosa formale ed illusoria viene abolita del tutto. Alla luce del sole.
Non stiamo dicendo queste cose, per sancire l'inutilità della lotta politica, anzi. Stiamo però cercando di capire quali sono le forme di lotta adatte a fermare questo attacco così forte del potere.
Per ora una cosa secondo noi è chiara: non serve più utilizzare forme di lotta utilizzando gli strumenti della difesa dei diritti democratici e della Costituzione. Ormai queste forme di lotta sono antiquate, perchéormai questi diritti e questa Costituzione non ci sono più, li hanno aboliti, come dicevamo, e te lo ripetono ormai giorno dopo giorno, con sempre maggiore protervia, proprio per farti capire che ormai la legge formale non c'è, che la legge vigente è quella del più forte, e, soprattutto, che loro sono i più forti.
Ormai se chiedi lavoro, la più classica lotta per i diritti sociali, e per la difesa della Costituzione, ti capita sempre più spesso di essere denunciato per estorsione, mentre se truffi i risparmiatori, come ha fatto la Parmalat, con la scusa dei poveri operai (che beninteso in seguito saranno ugualmente esuberati), non corri rischi legali, visto che il falso in bilancio è stato derubricato, e magari vieni pure rimesso in gioco, con un piano di salvataggio governativo.
Ormai la strada che ti resta è quella di rimettere anche tu le famose regole sociali, stracciando "accordi sociali" già stracciati dalla controparte, come hanno fatto i lavoratori dei trasporti pubblici proprio in questi giorni. Bisogna rilanciare le lotte sociali non concertative, cosa difficile se guardiamo i rapporti sociali codificati, ma meno difficile se si riesce a trasformare la semplice protesta in conflitto sociale.
Perchéè vero che i sindacati concertativi sono quasi egemoni a livello di rappresentanza codificata, ma è anche vero che perdono sempre maggiore terreno nella rappresentanza reale. Ma forse è proprio la stessa rappresentanza ad essere messa in discussione. L'unico problema che hanno sempre più lavoratori è come costruire organizzazione senza cadere nella rappresentanza e quindi nella delega, e, soprattutto, quali forme di lotta incisive si possono trovare, dopo che sindacati e sinistri di governo hanno consegnato alla controparte tutta la forza dei lavoratori.
Il nodo è qua, e ci rendiamo conto che si tratta di un nodo difficile da sciogliere, visto che ormai il dominio nei posti di lavoro è saldamente nelle mani del padronato, e visto che ormai sono pochi i settori di classe in grado di incidere nei rapporti di forza, dopo che il lavoro è diventato sempre più precario e ricattabile.
Ma noi pensiamo che le forme di lotta si troveranno, man mano che le condizioni di vita diventeranno sempre più precarie per un numero sempre crescente di proletari.
E che questa sia una prospettiva non solo possibile, ma probabile, oseremmo dire certa, lo dimostra la politica sempre più repressiva messa in atto da tutti gli schieramenti politici, e in questo caso da Berlusconi e dal potere centrodestrista.
Ormai i posti di lavoro veri, cioè stabili e sicuri, sono unicamente quelli legati a questa politica repressiva.
Vuoi lavorare? Bene, i posti di lavoro non mancano: carabiniere, poliziotto, guardia carceraria, soldato "esportatore di libertà", e forse edile, ma edile con una specializzazione particolare, costruttore di carceri, speciali per di più, visto che quelle normali tendono ad essere smantellate a favore di quelle speciali.
Insomma la politica della forza, che però è sintomo non di forza, ma di debolezza. Debolezza derivata dal fatto che il potere si rende conto che imporre stabilmente il dominio totale sulla società non è possibile, che prima o poi un potere che non da risposte ma solo controllo totale e repressione scatenerà una risposta sociale dalla forza direttamente proporzionata al grado di repressione.
Ed è a questo che cercano di prepararsi con queste misure criminalizzatrici in atto.
Ed è a questo che anche noi dobbiamo prepararci. Anzi più che prepararci dovremmo vedere come organizzare questa risposta che già si comincia ad intravedere, almeno da parte dei settori sociali, che riescono ancora ad esprimere forza.
Perchése una cosa ci ha spiegato la lotta dei tranvieri è che all'attacco padronale si risponde non con la mediazione al ribasso e con giochi di rappresentanza, spesso finalizzata a giochi elettoralistici, ma con la risposta diretta e con l'uso della forza politica, che si riesce ad esprimere.
La stessa risposta che in altri ambiti e con altri strumenti di forza, si esprime in diverse parti del pianeta, per esempio in Iraq, contro il prepotere e la protervia del padronato internazionale, rappresentato dagli stati occidentali, USA in primis.
Bene, è di questo che ormai bisogna tenere conto, del fatto che ormai non c'è più spazio per le concertazioni, nésindacali, népolitiche. Perchéqueste mediazioni, che possono sembrare allettanti come scorciatoie, di fatto non agevolano le cose ma le aggravano, in quanto ci si pone su un terreno di debolezza e di difesa, quando invece la controparte spinge l'attacco a fondo, con la complicità dei sinistri di governo.
Ed invece è proprio questo il terreno che in molti sembrano voler percorrere.
Lasciamo perdere Rifo, già con un piede sul carrozzone di Prodi, in vista delle elezioni europee ed eventualmente di quelle nazionali, che in nome di quell'alleanza ormai strategica e non tattica, ha buttato a mare non solo la sponda movimentista, ma anche la sponda pacifista, in nome dell'ONU, garante dell'intervento "umanitario" (?) in Iraq. Ma lasciamo perdere anche le correnti lillipuziane del movimento, che dopo aver abbandonato la lotta contro la guerra all'indomani dell'attacco yankee all'Iraq, adesso si vuole riciclare in salsa del nè...nè..., e cioè con la ormai solita equidistanza tra Yankees e terroristi, ove per terroristi non si intende nemmeno Al Qaeda di Bin Laden, ma la resistenza iraqena contro l'occupante yankee completo di codazzo.
E che questa sia la vera vocazione, ovvero il programma reazionario-elettoralista di queste due componenti, è dimostrato da come si sono mosse anche sul versante interno, ovvero di fronte alla repressione statale, non solo nei confronti dei compagni arrestati, ma anche nei confronti delle componenti sociali, represse nelle loro forme di lotta.
Basti pensare al loro silenzio di fronte alle misure di precettazione nei confronti degli autoferrotranvieri!!!
Ma, come dicevamo, il comportamento di queste due componenti era scontato, nessuno faceva affidamento su di loro.
Quello che invece lascia perplessi è il comportamento di altri, quelli che a parole si dicono convinti della legittimità e della resistenza iraqena, e della lotta degli autoferrotranvieri ed anche di alcuni comportamenti antagonisti, come quello, per esempio, di allontanare uno sbirro travisato dal corteo in cui si era infiltrato. Perchépoi nella realtà spesso queste forze o latitano, o sacrificano sull'altare di una nuova "grande unità" convinzioni che a parole manifestano, mentre in alcuni casi, pur mantenendo le loro posizioni, ancora si muovono secondo la logica delle regole e dei diritti da difendere, come se ormai queste regole, questi diritti non fossero già stati stracciati definitivamente dalla controparte.
Ed infatti le organizzazioni di base, per dare una risposta alle giuste esigenze degli autoferrotranvieri, non trovano altra soluzione se non di indire uno sciopero nazionale di 24 ore a fine gennaio, cioè quando i rapporti di forza saranno meno favorevoli ai lavoratori, ed oltretutto utilizzando un'arma spuntata come quella dello sciopero programmato, che la controparte non si fila per niente, visto che con le leggi in atto i lavoratori devono garantire le fasce orarie. Ma non era una protesta contro queste regole, la lotta spontanea dei lavoratori, che avevano prima anticipato e poi prolungato ad oltranza lo sciopero nazionale spuntato organizzato dai sindacati?
Come pure le stesse organizzazioni, ed altre ad esse collegate, a fronte di una resistenza iraqena, che, armi in pugno, cerca di ricacciare gli invasori angloamericani, non hanno trovato niente di meglio che organizzare una manifestazione contro la guerra, che, per non chiudere ad alcune formazioni legate al carrozzone dei sinistri di governo, ha eliminato dalle sue richieste qualsiasi riferimento alla legittimazione della resistenza iraqena, in un momento in cui il governo, ma anche molte parti uliviste cercano di rapportare questa resistenza al terrorismo. Un'ambiguità, che non paga in termini di mobilitazione, ma che al massimo ottiene il risultato di continuare a dare credito elettorale a certe formazioni.
E chiaramente nello stesso modo si sono mosse sul fronte della repressione interna, visto che non si sono mosse non solo contro gli arresti "dei cattivi" (vedi Massimo, Tombolino ed altri), ma di fatto non si sono mosse neanche per altri compagni, come Jimmi. In pratica è come se si desse ancora credibilità democratica ad uno stato, anzi ad un sistema, che ormai ha dismesso qualsiasi vestito e persino qualsiasi orpello democratico.
E di questa debolezza di molti settori di movimento, che sempre più spesso cercano sponde "democratiche", ovverossia elettoralistiche, giocate sull'altare "unificante" dell'antiberlusconismo, il sistema si avvantaggia, eliminando sempre di più possibili rafforzamenti di un'unità di classe avanzata.
Per cui tutto diventa normale. Se fino a qualche anno fa era impensabile una legge truffa senza una decisa reazione popolare, adesso la legge truffa è già operativa; se era impensabile un'escalation repressiva nei confronti del movimento di classe, questa ormai si arricchisce ogni giorno di nuove derive, per cui non solo ormai diventa normale l'art. 270 bis, ma non ci sono reazioni neanche alle denunce per estorsione di posti di lavoro nei confronti dei disoccupati napoletani. Non parliamo ormai della guerra, che in questo paese si può dichiarare anche senza l'avallo dell'ONU: ma, dimenticavamo, ormai l'ONU è un inutile orpello democratico. Ma a quanto pare per molti è colpa di Berlusconi o di Bush, per cui basta che siano sconfitti Bush o Berlusconi e rieccoci nel "gioco democratico".
E in questo modo deriva dopo deriva, i tranvieri restano soli, e quindi si preparano alla sconfitta; i lavoratori Alitalia restano soli e quindi... gli iraqeni restano soli e quindi...
Ma andando avanti di questo passo, quando si potrà tornare a vincere?

L'Avamposto degli Incompatibili