IMPERATIVI DEI MERCATI E REGIONALISMI

La devolution, la storia della Lombardia percepita come "cerniera tra

Occidente, Centro Europa, Mediterraneo", i toni denigratori usati nei

confronti di uno Stato centralista e burocratico, sono i sintomi inquie-

tanti della deriva dell'assetto democratico e dei basilari principi

regolativi della Costituzione. Dinanzi a una società integralmente de-

regolata, occorre promuovere un'analisi, con gli occhi della contrad-

dizione e non con la vista "perfetta" e sterile del conformismo. I

dati empirici del sotterraneo sconvolgimento non mancano, infatti, si

è creata una nuova zona di legittimazione, che sospende ogni idea di

sfera pubblica, giacché ogni nuova regola ha il carattere privato del-

l'attività economica. Preso atto che la crisi del gioco politico è

solo l'epifenomeno di una crisi più vasta, è lecito indagare sull'idea

di Europa e sulla nuova geografia del pianeta. Innanzitutto è necessa-

rio rilevare che la moneta europea, dopo una modesta crescita, è tor-

nata a 86 centesimi di dollaro e ciò conferma che Eurolandia non è in

grado di competere con i tassi di sviluppo degli Usa. Dopo il Trattato

di Maastricht, firmato ufficialmente nel 92, il bilancio è indubbia-

mente negativo, infatti, dilaga la drammatica emergenza della disoccu-

pazione, la crescita economica ristagna, lo stato sociale e in crisi,

Gli apprendisti stregoni della modernizzazione, ossia tecnocrati e

mentori politici, enfatizzano l'integrazione europea, che di fatto non

esiste e ciò è suffragato dagli egoismi, dai particolarismi e da nuove

forme di nazionalismo, basti pensare al ruolo egemone della Germania.

La verità è che il progetto-euro si avvale di criteri apparentemente

neutri, ma che in realtà incrementano il darwinismo sociale e conflitti

tra paesi forti e paesi deboli. Inoltre, gli Stati nazionali

sono stati delegittimati, in nome, non solo di un'Europa comunitaria

ma anche dei poteri regionali. Questo nuovo assetto segna la genesi di

nuove figure di potere, di nuove identità sociali, connotate da una

marcata transterritorialità. Ne consegue un processo di decostruzione

della modernità politica, che lascia intravedere anche una sorta di

rifeudalizzazione. Ciò significa che la formula magica del federalismo

non può prescindere dal rapporto tra sfera transnazionale, sfera nazio-

nale e sfera del potere regionale e municipale. Pertanto, al di là

della mediocrità del quadro politico italiano e delle sceneggiate tra

pseudosinistra governativa e Casa delle "non-libertà", giova rivisita-

re un episodio illuminante. Nel 1992, la Fondazione Agnelli lanciò un

programma di ricerca dal titolo: "Padania, una regione italiana in

Europa". Con questo programma, la Fondazione perseguiva l'obiettivo di

valorizzare il raggio intermedio della macroregione, mirando, al tempo

stesso, alla trasformazione dello Stato centralista in uno Stato neore-

gionale o federale. In quest'ottica si ipotizzava un ruolo di primo

piano della Padania, intesa come motore strategico del mercato. Le os-

servazioni fatte mettono in luce che il problema Padania va inscritto

in un contesto globale, che assume come codice totalitario l'economi-

cizzazione integrale. D'altra parte, l'Euro si avvale di una logica

mercantilista, infatti spiritualizza il capitale e caldeggia un blocco

regionale europeo in grado di competere con gli Stati Uniti, Giappone

e Asia. In questo clima, in cui imperversano solo valori privatistici

e individualistici, l'Italietta si barcamena tra gli "alleati" Usa,

l'Europa e la Padania. Vero è che il nostro paese, per via di un nazio-

nalismo debole, percepisce l'Europa come una sorta di surrogato della

propria carenza di autorità, sicché, in nome dell'Europa, impone sacri-

fici durissimi alle classi subalterne, smantellando lo stato sociale,

E' evidente che la ferocia unidimensionale del turbocapitalismo alimen-

ta aberranti regionalismi, che condannano il Sud all'emarginazione,

alla miseria, al puro folklore, L'universalismo odierno blatera su un

mondo senza confini, ma in realtà è la bolla finanziaria priva di ter-

ritorio, che si sposta senz'altra direzione che il profitto, a determi-

nare le tendenze separatiste del Nord. Ciò legittima la povertà di un

modello di democrazia, centrata solo sul mercato, che, ovviamente, inficia

ogni progetto politico di autentica integrazione. Da qui la vaghezza

geopolitica, con la sua potenzialità anarchizzante, che coniuga regio-

nalismi avventurosi ed economicismo europeista. L*integrazione diffe-

renziata crea così le regole della flessibilità, che sono poi il via-

tico per l'Europa dei rapporti di forza. In questo contesto al Sud

viene negata dignità e fisionomia geopolitica e ciò comporta che il

Mediterraneo diventi solo pura area marginale di mera assistenza. A

questo proposito Franco Cassano osserva che Maastricht evidenzia tutta

la sua valenza ameridionalistica, perché offre cittadinanza solo a chi

compete nel lavoro e nel mercato. Questo nuovo sistema proprietario

consente, dunque, la diffusione del terrorismo della contabilità, che

esclude paesi "sottosviluppati", regioni e luoghi del pianeta, che non

rispondono all'essenza della logica economica. L'ottimismo programma-

tico, però, non riesce a sterilizzare le contraddizioni nè a camuffare

le palesi discriminazioni nei confronti degli esclusi. Vi sono, infat-

ti, i marginali per eccellenza, ossia coloro che prima di essere nati,

sono condannati, geograficamente, all'esclusione. In questa inedita

spazialità si attua la rottura del rapporto tra territorio e Stato,

tra geografia e diritto, tra localizzazione e ordinamento normativo.

Da questi fenomeni di "novitismo" discendono i successi dei movimenti

di popolo come la Lega e il partito-azienda di Berlusconi, Per quanto

concerne la Lega, va sottolineato, che la leva della secessione trova

nell'Euronucleo il magnete selettivo, infatti, gli argomenti di Bossi,

peraltro apoditticamente negativi, trovano una sponda nell•"Europa dei

popoli e delle regioni". E ' evidente che il codice mercantile, con

l'assalto trasformistico, fa coesistere una molteplicità di sistemi di

norme e di criteri decisionali, generati in sedi sottratte all'area

della cittadinanza, in realtà sono le agenzie globali che determinano

le regole del gioco, infatti, i sovrani del mondo sono il FMI, la BM,

il WTO, strutture tecnocratiche dell'UE, o la Bundesbank. Nella fase

odierna, dunque, come osserva Marco Rovelli, i processi organizzativi

si strutturano in ambito territoriale e si confrontano in ambito glo-

bale, sicché i conflitti assumono un carattere orizzontale: competono

Nord contro Sud, Nord-Ovest contro Nord-Est, giovani contro anziani,

residenti contro immigrati. Il "liberismo dall'alto" e il "liberismo

dal basso" generano, nel contempo, un nuovo populismo, che celebra

i suoi rituali nel circo mediatico. In questo universo, in cui sensi e

segni, pratiche e valori vengono dissociati, le mediazioni politiche

risultano vane. Pertanto, se amiamo la libertà, quella intera e per la

quale viviamo, occorre costruire il mondo direttamente, negando le

negazioni della situazione esistente.

Wanda Piccinonno de
L'Avamposto degli Incompatibili