BASTA CON GLI OMICIDI SUL POSTO DI LAVORO

Ancora due morti bianche all’ILVA, che si aggiungono ad una lista simile ad un bollettino di guerra. Una guerra mai dichiarata ma che i lavoratori combattono ogni giorno nei confronti della violenza padronale che non esita a immolare sull’altare del profitto un numero indicibile di vittime.

Dal momento in cui lo stabilimento siderurgico è stato ‘regalato’ a Riva, abbiamo assistito al progressivo smantellamento delle misure di sicurezza previste dalla legge, che è andato di pari passo con la progressiva precarizzazione delle maestranze e con il massiccio uso di contratti di formazione-lavoro, che pongono il lavoratore in uno stato di ricatto costante.

L’Ilva di Riva ha potuto fare quello che ha creduto, in termini di impatto ambientale, gestione criminale delle sue maestranze e pressoché totale annullamento dei diritti dei lavoratori. Tutto ciò è inaccettabile e non può non essere riconosciuta una fortissima responsabilità di tutti gli organi addetti ai controlli (ASL, Ispettorato del Lavoro, Amministrazioni locali) e degli organi di rappresentanza dei lavoratori (Rappresentanti sindacali aziendali, rappresentanti lavoratori per la sicurezza) che risultano incapaci di svolgere le loro funzioni, più impegnati a cercare forme di ‘compatibilità’ con l’azienda che non a difendere incondizionatamente i lavoratori nei propri diritti e nella propria integrità personale.

Il processo di precarizzazione che negli ultimi anni ha investito il mondo del lavoro di questo Paese fornisce la cornice e la legittimazione a questo tipo di gestione padronale, consegnando tutti i lavoratori alla condizione di subalternità allo sfruttamento.

Bisogna tendere alla mobilitazione generale contro tutte le forme di lavoro precario e cominciare ad invertire la tendenza in atto che vuole cancellare i diritti dei lavoratori. In questo quadro anche la vittoria del referendum per l’estensione dell’articolo 18 ai lavoratori di aziende con meno di 16 dipendenti diventa necessario, in considerazione peraltro delle ultime novità introdotte dalla legge 30 che introduce forme di aggiramento della tutela dell’articolo 18 anche per le grandi aziende.

Nel ribadire: la necessità della difesa della sicurezza sui luoghi di lavoro, che nessuna vita umana può valere un posto di lavoro (spesso anche precario), l’importanza di mobilitarsi per un posto di lavoro stabile e sicuro, la Confederazione Cobas esprime il proprio cordoglio e la sincera solidarietà ai familiari delle vittime.

 

Taranto, 12 giugno 2003

Confederazione COBAS

Via Monfalcone 27 – Taranto