ELOGIO DELL'OTIUM
LAVORO: lavoro salariato, lavoro nero, lavoro interinale, lavoro part-time, lavoro atipico, lavoro socialmente utile...ci vorrebbe una sinfonia rossiniana di sottofondo per star dietro a questo "crescendo" di aggettivi, per finire col colpo di grancassa finale e l'orchestra a tutto spiano e il coro a gola spiegata che urla. "Pelandroni siate imprenditori di voi stessi!!!"
Per una volta parliamo del lavoro senza aggettivi?
A me risulta che all'uomo, quando fu
cacciato dall'Eden, fu data come punizione il
LAVORO : "ti
guadagnerai il pane col sudore della fronte, screanzato!!" tuonò il Grande
Vecchio incazzatissimo: questa la dice lunga sul fatto che l'uomo ha sentito
sempre il lavoro come una costrizione, uno strumento di coercizione e di
sfruttamento, insomma come una maledetta iattura, ma proprio come una disgrazia
che più disgrazia di così non si può. Se andiamo a rileggerci papiri
egiziani, scrittori satirici e commediografi greci, nonché qualche favolista
latino, per finire al Belli, ne troviamo di maledizioni e di battute sul
lavoro! per limitarci alla cultura del bacino mediterraneo, ma sono sicura che
pure i vichinghi e i celtici bestemmiavano mentre lavoravano. Il lavoro,
come alienazione dalle proprie capacità creative, non l'ha inventato nè Marx nè
l'Autonomia Operaia: era già nel sentire, nel vissuto degli schiavi prima e
degli operai poi: Marx ha semplicemente preso atto di questo dato di fatto e lo
ha analizzato con la profondità che conosciamo, da dato di fatto l'ha fatto
divenire dato scientificamente provato.
Chi è che ha detto " Il Lavoro nobilita l'uomo!"? quelli che facevano lavorare gli altri, e chiaro!
Chi ha scritto sui campi d sterminio :"IL LAVORO RENDE LIBERI"? i Nazisti.
Come mai allora così a lungo esiste e insiste questa mitologia del lavoro come strumento di liberazione sociale che tanto ha permeato l'ideologia socialista? Perché, in effetti, passare da uno status di servi della gleba a quella di operai salariati, era allora, nei fatti, un fattore evolutivo, e soprattutto perché questo passaggio portava alla definizione di una nuova classe antagonista a quella padronale, al compattamento di questa nuova classe per mezzo di parole e atti di rivolta contro il padrone che forniva il lavoro; non solo ma alla volontà di toglierlo proprio di mezzo il padrone: lui, il lavoro e lo sfruttamento suo: e quando cantavano "chi non lavora non mangerà!"(che è proprio l'opposto di "chi non lavora non fa l'amore") non si riferivano ai "pelandroni" di compagni loro, ma proprio a LUI al PADRONE. In effetti era proprio questa prospettiva di forza di classe antagonista che dava un nuovo senso e una nuova dignità al lavoro, non il lavoro "in sè", che sempre fatia e travagghiu restava.
E' sotto gli occhi di tutti, che con la fine del fordismo, con la così detta globalizzazione, lo smembramento dei "luoghi" dove si produce e si lotta questa funzione di "promozione", indebitamente attribuita al lavoro, è venuta meno. Qualsiasi aggettivo si metta accanto alla parola lavoro non significa altro che ritorno indietro allo schiavismo. In questa fase della sua evoluzione il Capitale ha bisogno per la sua riproduzione di tornare agli schiavi. Chi chiede quindi il "Salario di cittadinanza", giustamente esprime il rifiuto per questo ritorno indietro e individua l'anello vincente per la propria liberazione: la cosa è molto semplice: metteteci tutti gli aggettivi che volete al lavoro, rendetelo flessibile come vi pare, a noi il salario datecelo "rigido" però, e ben saldo sulle gambe! Qualcuno dirà, tanti!, ma se tutti hanno i soldi in tasca chi ha interesse a produrre i "beni"? E io rispondo:"beni" per chi? "beni" quali? La maggior parte dei "beni" prodotti sono "mali": vogliamo parlare delle armi? delle "mucche pazze?" delle strabilie della genetica o delle biotecnologie? o, nel migliore dei casi, questi "beni" sono cavolate o cose di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. I "beni" diventano sempre più aleatori e astratti essendo il Capitale prevalentemente finanziario e quindi astratto: qui non si contano più gli aerei che cadono e i "beni" prodotti restituiti al mittente perché difettosi!: segno concreto che la produzione di cose "reali" non ha più importanza, o importanza minimale per l'accumulazione.
E, per tornare al lavoro chi è che riceve soddisfazione dal lavoro? I professionisti, gli artigiani, gli artisti e qualche altro privilegiato che nel lavoro può estrinsecare la propria personalità o creatività, oppure, in questa società, raggiungere prestigio personale. Il lavoro è stato sempre causa, per tutti gli altri, di morte e sofferenza: da chi costruiva le piramidi, a chi crepava nelle miniere, e ancora oggi continua questa tragica sequenza: nei campi dove si raccolgono pomodori o nei laboratori clandestini di scarpe: chiedetelo a bambini, donne e uomini schiavi di tutto il mondo quant'è bella 'a fatica!!! E chiedetelo, sopratutto, ai disoccupati che, nessuno ci pensa, ma sono quelli che sputano sangue per la fatica di più di tutti: nell'affanno del cercarla, nell'umiliazione di non trovarla, nelle occhiate di disaprovvazione e fastidio e insofferenza anche da parte di chi gli sta più vicino, nell'angoscia di trovarsi senza "ruolo" in una rappresentazione che vuole tutti con ruoli ben definiti.
Morte al lavoro e allo sfruttamento quindi e riappropriazione dell'otium, che per chi non conosce il latino, non è l'oziare senza fare una breccola, ma dedicarsi alla propria elevazione culturale, avere il tempo per ascoltare l'altro e capire se stesso, aver il tempo per riflettere e avvertire la vita: Otium per fermare il ritmo di questa vita scandito da "altri": da chi sta sopra e ha il potere: Otium per fermare il vortice della follia imposta che gira a vuoto su se stessa e porta a conclusione solo le cose più truci.
Riflettere, sentire, partecipare, agire e, sommo scandalo, godersi la fuggevole vita!
Vittoria de
L'Avamposto degli
incompatibili