FINANZIARIA 2007:

IL COSTO ANNUALE DEL SISTEMA IMPERIALISTA ITALIANO

 

 

Il governo  Prodi  ha presentato la legge finanziaria per il 2007.

Come sempre le varie parti hanno inscenato il teatrino di routine e i sindacati confederali hanno accettato l’impianto complessivo e le misure contenute ritenendole necessarie, cercando però di insistere sul contenimento dei tagli ai servizi, sul concetto di equità, nel tentativo di accreditare l’idea che nella società capitalista divisa in classi la finanziaria venga fatta nell’interesse “comune “ del borghese e del proletario.

Nel dibattito pubblico degli ultimi anni abbiano spesso visto esponenti del centro-sinistra presentarsi come sostenitori delle finanziarie più eque, di pace, criticando i sostenitori delle finanziarie “di guerra”, salvo poi – una volta al governo – fare le stesse scelte .

 

In realtà la finanziaria non è altro che il fabbisogno dello stato imperialista che annualmente serve a mantenere efficiente la macchina statale borghese, ed è sempre fatta nell’interesse dei padroni e dei borghesi, in particolare della frazione dominante dell’imperialismo italiano del momento.

I soldi tolti dalle tasche di tutti, ma essenzialmente da quelle dei proletari, lavoratori e pensionati, servono a mantenere efficiente il sistema di sfruttamento capitalista: governo, parlamento, polizia, carabinieri, esercito professionale, carceri, tribunali, partiti, associazioni padronali e  sindacati… e tutte quelle istituzioni che servono a garantire lo sfruttamento dei lavoratori.

 

Nonostante la varie Finanziarie abbiano cercato di contenere e ridurre il debito pubblico ormai astronomico (tra i paesi, prima di tutto gli USA, che hanno il debito pubblico più alto del mondo, l’Italia è al  3° posto; vogliamo solo ricordare che in un anno, gli interessi sul debito pubblico aumentano di oltre 120.000 miliardi di vecchie lire), nel capitalismo gli sfruttati pagano e finanziano il sistema che li opprime a vantaggio dei loro sfruttatori.

Il governo di centro –sinistra (l’altra faccia dell’imperialismo italiano), che si è alternato al governo di centro-destra di Berlusconi, continua la stessa politica di taglio dei servizi sociali e di aumento delle spese militari e repressive. In particolar modo la spesa militare italiana, che era già al 7° posto nel mondo con oltre 27 miliardi di dollari annui in valore corrente, assommata al costo delle missioni militari all’estero, raggiunge una cifra equivalente della Finanziaria 2006 del governo Berlusconi (che era di 23, 9 miliardi di euro + 3 miliardi per il Patto di Lisbona).

 

Inoltre l’art. 18 della Finanziaria 2007 istituisce uno stanziamento triennale di 4,5 miliardi di euro destinati a coprire le spese  per le missioni militari in Libano,  Afganistan, Iraq ecc. e accelera i tempi di impiego dell’esercito imperialista italiano nel mondo tramite l’istituzione di un apposito Fondo  che ogni sei mesi verrà rifinanziato.

 

Gli obiettivi della Finanziaria 2007 sarebbero  tre:

- raddrizzamento dei conti pubblici;

- sviluppo dell’economia;

- equità sociale.

La Finanziaria 2007 del governo di centro-sinistra ammonta a  33,4 miliardi di euro e si configura come una delle più pesanti del dopoguerra. Il Consiglio dei ministri, ponendosi l’obiettivo di portare il rapporto debito/PIL al 2,8% cioè sotto i parametri richiesti dall’Unione Europea (- 3%) ha varato una manovra che produrrà effetti gravi sulle condizioni di vita e di lavoro di tutti i proletari.

 

Ma vediamo nei dettagli la Finanziaria 2007 varata dal centro-sinistra.

I 33,4 miliardi vengono così suddivisi:

. 20 miliardi e 395 milioni di euro sono “risparmi” effettuati sui tagli e 13 miliardi di euro sono le nuove entrate.

I tagli riguardano 4,3 miliardi di euro sugli enti locali; 3 miliardi di euro di tagli sulla spesa sanitaria; 5 miliardi dal TFR dei lavoratori; 5, 265 miliardi in campo previdenziale; 2,83 miliardi di euro dalla pubblica amministrazione.

Cosa significa tutto questo per i vari comparti?

 

ENTI LOCALI

Le Regioni e i Comuni, per far fronte alle minori entrate, altre ad aumentare l’addizionale IRPEF e l’ICI, possono introdurre nuove imposte, ad es. tasse di soggiorno, e alzare l’indebitamento al 2,6%.

 

SANITA’

Aumento dei ticket sanitari per tutti e non solo per i più ricchi (ad. es. il ticket sul pronto soccorso - i codici bianchi e verdi ritenuti dal medico non urgenti e quindi risolti senza un ricovero - passa da 23 euro ai 41 se si effettuano esami diagnostici. Fra l’altro in Lombardia esiste già il ticket di 35 euro per i codici bianchi, con l’esenzione solo dei bambini e degli anziani ultrasessantacinquenni) ; aumento di 10 euro a ricetta per le visite specialistiche che si aggiungono al ticket già in vigore.

Anche in questo campo si persegue la strada di introdurre  fondi pensione privati (assicurazioni) come per le pensioni, sul modello nordamericano, dove chi non ha soldi o un’assicurazione ha un’assistenza di serie B e spesso è lasciato a morire per strada.

 

PUBBLICO IMPIEGO

Continua la perdita di posti di lavoro e l’erosione del salario. Il governo ha sì aumentato gli stanziamenti per il rinnovo dei contratti pubblici ormai scaduti da mesi a 3.235 miliardi di euro, ma li ha scaglionati per 2/3 nel 2008. La conseguenza è quindi uno slittamento dei contratti con perdite salariali. Lo stesso avverrà per il personale dipendente: su 10 lavoratori che andranno in pensione ne verranno assunti 6, di cui 4 saranno precari (alla faccia della lotta al precariato!).

 

SCUOLA

Su un’uscita prevista di 280.000 unità nel 2007, la Finanziaria prevede l’assunzione di 150.000 docenti (molti precari) nei prossimi 3 anni, continuando il trend della perdita di posti di lavoro.

 

PENSIONI E PREVIDENZA

Dopo aver scorporato dalla Finanziaria le pensioni e mantenute le 4 finestre nel 2007, il giorno prima della presentazione della legge, governo e CGIL-CISL-UIL hanno sottoscritto un accordo che prevede – a marzo del 2007 – un altro taglio delle pensioni.

Secondo la loro ipotesi chi andrà in pensione con 35 anni di contributi e meno di 60 anni si troverà con una pensione ridotta e taglieggiata.

Intanto la nuova Finanziaria prevede: l’aumento dello 0,3% dei contributi previdenziali a carico di tutti i lavoratori dipendenti; l’innalzamento dal 18,5 al 23%  per i lavoratori para-subordinati (i cococò), aumento che si scaricherà interamente su questi lavoratori,  e per i lavoratori autonomi e i commercianti l’aumento dei contributi dall’17,5 al 20%  a partire dal 1° gennaio 2008.

 

T.F.R.

Con questa Finanziaria partono definitivamente i fondi pensione, anticipando la “riforma” della previdenza complementare di Maroni al 1° luglio 2007, e si compie il furto del TFR dei lavoratori che non hanno ancora scelto se aderire ai fondi pensione privati o mantenerlo.

In ogni caso il 60% del  TFR di chi non sceglierà i fondi privati verrà conferito all’INPS, per “finanziare le grandi opere”.

Intanto, mentre si ruba il TFR ai lavoratori, i padroni che strillano vengono compensati con l’esonero dal versamento dei contributi sociali dovuti per assegni familiari, maternità e disoccupazione.

Questo sistema, anche sommando la pensione pubblica – sempre più ridotta - all’eventuale pensione “privata”, farà sì che i  proletari percepiranno una pensione minore di quella attuale fornita dall’INPS.

 

FISCO E IRPEF

La riforma fiscale, in modo particolare per ciò che riguarda gli scaglioni di reddito, le aliquote di imposta e le detrazioni, è portata dal governo Prodi ad esempio di EQUITA’. Su questo si basa essenzialmente la tanto sbandierata “distribuzione del reddito” a favore dei redditi medio-bassi.

In dettaglio:

La no-tax area (quota esente dall’IRPEF) passa da 7.500 a 8.000 euro per i lavoratori dipendenti e da 7.000 a 7.500 euro per i pensionati.

Vengono stabilite 5 aliquote (23% da 0 a 15.000 euro; 27% da 15.000 a 28.000; 38% da 28.000 a 55.000 euro; 41% da 55.000 a 75.000 euro; 43% oltre questa soglia).

Queste nuove aliquote sostituiscono quelle attualmente in vigore imposte da Tremonti (23% fino a 26.000 euro; 33% da 26 a 35.000 euro; 39% da 33.550 a 100.000 euro; 43% oltre questa soglia).

Come si vede è vero che  le nuove aliquote  aumentano il prelievo sui redditi oltre i 75.000 euro riducendo quello sotto i 40.000 annui, ma si tratta in realtà di poco più di un caffè al giorno se si tiene conto che, nel frattempo, solo luce e gas hanno registrato i rincari più salati degli ultimi 10 anni. Nel 2006 in media una famiglia ha speso 157 euro in più rispetto al 2005, e se si tiene conto che il prezzo del metano è indicizzato all’aumento del petrolio a livello internazionale e che dal 1° ottobre 2006 sono già scattati i nuovi aumenti, è evidente che con i “vantaggi” derivanti dalle nuove aliquote non riusciamo neanche a recuperare queste spese.

 

CUNEO FISCALE

I 5 punti di riduzione del cuneo fiscale, pari a 9 miliardi di euro (60% alle azienda e 40% ai lavoratori dilazionati in 2 anni),  rappresentano  per ogni lavoratore una cifra irrilevante (circa 10/15 euro mensili), mentre  invece l’importo è consistente per i padroni.

Per le imprese il bonus significa uno sconto sull’IRAP e una deduzione di 5.000 euro annui per ogni dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo dell’imposta, arrivando a 10.000 euro per le regioni del mezzogiorno. Sono previsti anche  rimborsi dell’IVA pagata per le auto aziendali (13 miliardi di euro in 3 anni).

Tutto questo nonostante che nei primi 6 mesi del 2006 le prime 30 società quotate alla Borsa di Milano abbiano registrato 23,6 miliardi di euro di utili netti (+ 27% rispetto al 2005).

E’ chiaro quindi che né i borghesi né  “i ricchi” hanno alcun motivo per piangere, anzi..!

Ancora una volta il governo borghese di turno con una mano dà  e con due toglie.

 

I cosiddetti “pacifisti” e “non violenti”, da Rifondazione ai  Comunisti Italiani e ai Verdi, una volta al governo con Prodi e con il guerrafondaio D’Alema hanno pensato bene di aumentare la spesa militare a scapito di salari, servizi sociali e pensioni, il tutto con il beneplacito dei sindacati collaborazionisti CGIL-CISL-UIL.

 

Ora in Parlamento le varie frazioni della borghesia (qualcuno inneggia anche alla piazza) cercheranno di correggere la manovra finanziaria a loro vantaggio, scaricando ancor più i costi di gestione dello stato borghese sui proletari.

Lasciare a Berlusconi e soci l’opposizione e la “piazza” significa subire ulteriori imposizioni.

Dobbiamo contrastare la finanziaria Prodi, come già facemmo con quella Berlusconi, con assemblee, scioperi e manifestazioni.

Come proletari coscienti, come comunisti sappiamo che centro-destra e centro-sinistra sono le due facce dell’imperialismo italiano: mentre ci opponiamo all’ennesima stangata dei padroni, dobbiamo portare queste posizioni nel dibattito e nella lotta, contribuendo in tal modo alla formazione della coscienza di classe e alla liberazione dal sistema imperialista.

Senza opposizione della classe operaia la macchina di oppressione  capitalista continuerà a sottomettere i proletari, che continueranno a pagare sempre più pesantemente la perpetuazione del sistema che li rende schiavi salariati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinamento Lavoratori Comunisti

ottobre 2006