LAVORARE PER VIVERE LAVORARE PER NON MORIRE

O NON LAVORARE  PER VIVERE?

 

La trasmissione di Santoro di venerdì 16 ha messo in evidenza alcuni punti fondamentali sulla questione del lavoro: i più significativi erano quelli che andavano oltre le intenzioni stesse della trasmissione: Per chi non l'avesse vista, l'argomento trattato erano i Crimini dell'industria chimica, e in specifico  i crimini commessi a Mestre e a Brindisi.

Erano cose che già conoscevamo, ma malgrado i filtri della TV e degli ospiti, eccellenti o meno, che ogni volta tocca subirsi, oltre le ridicole email a Silvio e Francesco e la disperata ricerca di un raggio verde che non c'è, la verità dei corpi degli operai bucava il video, come suol dirsi in gergo mediatico.

Abbiamo sentito parlare di "neve"cioè PVC e CVM, di "polveri" cioè amianto e di circa 600 fra morti e malati di cancro su cui sta indagando il giudice Casson.

La cosa fondamentale e significativa che è venuta fuori è stata che gli operai, malgrado il tentativo di Santoro che cercava disperatamente di ricompattarli, erano divisi assurdamente ancora fra "garantiti" e "non garantiti", il che tradotto in soldoni vuol dire fra chi ammalandosi e crepando ha una possibilità di fare una causa legale, essendo dipendente o dell'Enichem o dell'Ilva e chi, essendo lavoratore dei subappalti, deve crepare in silenzio.

Quasi tutti gli operai intervistati  dicevano che dovevano accettare le criminali condizioni di lavoro perché avevano delle responsabilità verso la loro famiglia, molti avevano paura di parlare. Il Terrorismo del lavoro è imperante.

Certo le condizioni dei lavoratori dei subappalti erano le più disperate e mortali, ma la cosa che dovrebbe veramente farci inorridire è che TUTTI  cosiddetti "garanti" e "non garantiti" mettono in gioco la loro salute e la loro vita per il lavoro.

Noi sappiamo che la delocalizzazione della produzione a livello mondiale, porta sempre un maggior ricorso all'appalto e sappiamo pure che questo fenomeno tende a diventare sempre più VITALE per la produzione capitalista: Possiamo tranquillamente dire che la morte nostra è la vita loro, di quelli che una volta si chiamavano padroni o delle ferriere o del vapore  e che ora si chiamano imprenditori, padroncini e multinazionali che stanno nascoste dentro  la Borsa.

Qualcuno dirà: sempre il lavoro ha significato pericolo di morte, quanti minatori sono morti? e quanti ne muoiono ancora!, aggiungo io. A parte che questo sarebbe un ottimo motivo per rifiutare il lavoro, visto che l'istinto di sopravvivenza dovrebbe comandare su tutto, c'è il fatto nuovo che la tecnologia attuale  potrebbe consentire di diminuire o annullare del tutto il rischio di lasciarci la pelle sul lavoro, potrebbe, perché noi sappiamo che appena gli operai morti o morituri vincono la causa contro i colossi della chimica e della petrolchimica, subito le fabbriche saranno smantellate e spostate nei paesi dove tranquillamente si può continuare a far crepare di lavoro gli essere umani senza problemi ne legali, né sindacali, guadagnandoci pure di più, visto che i salari da quelle parti sono sempre molto, ma molto più bassi.

A un certo punto della trasmissione un operaio ha detto la frase fatidica: "Io sono andato a lavorare per vivere, non sono andato a lavorare per morire!" Fra l'entusiasmo di Santoro e di chi era dall'altra parte del Video, che forse, chissà, in questa frase ha visto spuntare il raggio verde! Il guaio è che lavorare e vivere sono contraddizioni in termini. Ma proprio da quando mondo è mondo il lavoro ha significato morte, e ultimamente le statistiche sui morti e gli incidenti non si contano più, stranamente, o meglio non tanto stranamente, più la tecnica avanza più morti e incidenti aumentano; questo per l'occidente,  dai paesi "altri" nemmeno arrivano le statistiche di morti e morituri. Allora la vogliamo dire a chiare lettere questa cosa rivoluzionaria che il Lavoro non è conciliabile con la Vita?

E oltre al Tempo, la Creatività, il riacquistare dei rapporti interpersonali più caldi e vissuti, abbiamo il coraggio di dire che il reddito di cittadinanza universale libera il Lavoro stesso?

Visto che per otium non intendiamo stare senza fare una breccola, ma in effetti significa decidere cosa e come produrre liberati dalla schiavitù del Bisogno e dalla mannaia del Profitto? Si il Reddito universale libererà anche il Lavoro. Così facciamo contenti anche quelli a cui piace lavorare tanto! Non solo ma ci si potrà dedicare al lavoro in tutta libertà, eliminando tutte le produzione nocive che fanno crepare  non solo gli operai ma pure quelli che stanno intorno a ciò che producono: a parte gli scarichi che ammorbano l'aria e inquinano le falde, di PVC siamo pieni, dai giocattoli per i bambini alle imbottiture dei cuscini. Per non parlare delle bombe all'uranio e di tutti gli armamenti e proiettili a defragmentazione che uno, libero dal bisogno, può decidere di non produrre: Per non parlare degli allevamenti di Mucche pazze e Polli idioti che uno, libero dal bisogno, può mandare a quel paese insieme agli allevatori e ai produttori di mangimi.

Non sottovalutiamo  il fatto che i signori della scienza, non più di quella a vapore, ma di quella delle biotecnologie, con la decodificazione del genoma, hanno la possibilità in un futuro molto vicino di fare degli esseri clonati lavoratori perfetti, resistenti pure al PVC e inattaccabili dall'amianto e dalle cokerie, nonché dei soldati resistenti all'uranio e ai gas di ogni tipo. Non vorrei che dalle pire delle Mucche si passasse alle pire degli esseri umani deboli e normali e quindi ribelli.

NON LAVORARE PER VIVERE è  la nuova direttiva di marcia.

NON LAVORARE PER VIVERE E' LA SOLA POSSIBILITA' DI VITA

Vittoria