BASTA CON I RICATTI SUL REDDITO

Filippo ha 36 anni, alcune settimane lavora ed altre gira come una trottola per cercarlo, una casa non gliela affitta nessuno, figuriamoci stipulare un mutuo, così è ancora da mamma e papà!
Laura, costruisce siti Web, la pagano a ritenuta d’acconto, il suo è un lavoro autonomo, non ha orario, deve essere sempre disponibile se vuole stare nel mercato, ma la sua vita, il suo tempo, sono divenuti impalpabili, virtuali.
Mohamed ha 25 anni, è immigrato, dorme qua e là, ogni tanto guadagna qualcosa in cantiere, i soldi sono pochi ed a volte nemmeno lo pagano, e lui può solo stare zitto, per la legge non esiste: è clandestino.
Giovanna lavora in una cooperativa sociale, sperava di potersi guadagnare da vivere aiutando gli altri, ora si trova a gestire un servizio che si arricchisce sulle persone e a percepire una retribuzione bassissima.
Francesca ha 20 anni e fa l'università. E' brava e le piace. Con la nuova riforma non si accontenterà di una laurea breve: quella lunga sono 5 anni. Per qualificarsi bene poi ci sono i Master, per entrare nel mercato del lavoro gli stage a guadagno zero. Ma quando finisce? I suoi non ce la possono fare a mantenerla!
Massimo si è messo in proprio, sperava di gestire la sua attività, ma ben presto si è accorto di non decidere nulla; il suo lavoro si è ridotto ad un’eterna rincorsa per accaparrarsi commesse.

Cosa direste ai vari Filippo, Laura, Mohamed, Giovanna, Francesca, Massimo, che domani andrà meglio, oppure che hanno comunque diritto ad un reddito?
Nessuno di loro, come tanti altri, è tutelato dall’art.18.
Come mai sono in piazza?
L'abrogazione dell'art.18 vuole ridurre al silenzio, controllare, ricattare i lavoratori dipendenti. Per tutti il ricatto sul reddito viene usato per far accettare qualsiasi condizione e limitazione.
Forse dobbiamo cominciare a dire che il diritto al lavoro oggi non basta più, che vincolando il reddito al lavoro nessuno è più padrone del suo tempo, della sua vita. E in questo mondo di vita messa al lavoro, di produzione che attraversa l'esistenza dobbiamo dire che un essere umano viene prima del profitto, non importa dove vive, qual è la sua nazionalità, la sua fede religiosa, la sua cultura. Tutti abbiamo diritto ad una vita decente.

Liberiamo l’attività umana dallo sfruttamento, dalla schiavitù del lavoro, lottiamo per un Reddito Universale Incondizionato di Cittadinanza!

Tavolo sul Reddito di Cittadinanza del Milano Social Forum