A proposito di RLS

I nuovi CCNL AF e aziendale si limitano a riportare, in un angolo quasi invisibile, quanto espressamente previsto dalla legislazione nazionale (D.lgs. 626/94) e dall'accordo in essere, cioè l'accordo confederale 22/6/95.
I firmatari asseriscono non essere necessaria una specifica disciplina in materia perchè è bastevole quella esistente.
Chi si occupa di Sicurezza sul lavoro in FS sa che la 626/94, pur potendosi considerare una delle poche leggi che rafforza il potere di controllo dei lavoratori ed obbliga il datore di lavoro a comportamenti virtuosi nel campo della prevenzione e protezione, non è riuscita a superare in pieno le resistenze della Dirigenza Aziendale che ha cercato di limitare il campo operativo degli RLS riducendone il rapporto ad un semplice adempimento burocratico.
Era proprio con un nuovo contratto il momento da cogliere per rafforzare il ruolo e la funzione dei rappresentanti dei lavoratori all'interno delle aziende ferroviarie.
Si sarebbe dovuto disciplinare:
l'agibilità oggi limitata a 40 ore annue che risultano ridicole rispetto Unità Produtive formate da vasti territori geografici e da rilevante numero di impianti.
l'utilizzo di bacheche aziendali e di locali appositamente attrezzati con pc, fax e telefono.
i corsi di formazione con cadenza annuale e l'aggiornamento degli RLS in occasione di nuove disposizione legislative ed aziendali.
la possibilità di creare e riconoscere coordinamenti degli RLS in medesime realtà territoriali.
l'obbligo aziendale di dare riscontro alle verifiche ed alle osservazioni effettuate dagli RLS.
l'obbligo aziendale della consultazione in tutti quei casi di apertura di nuovi impianti, di introduzione di nuove lavorazioni, nuovi sistemi, nuove apparecchiature.
l'obbligo aziendale della consultazione per quanto riguarda i piani di formazione dei lavoratori.
l'obbligo della formazione dei lavoratori durante l'orario di lavoro e la quantificazione minima di questa formazione.
l'obbligo di comunicare periodicamente all'RLS il numero di ore notturne e di straordinario effettuate.
l'obbligo di consultazione preventiva degli RLS sull'articolazione degli orari di lavoro.
monitoraggio sugli ambienti e sui luoghi di lavoro con diffusione dei risultati ed impegno ad attivarsi per risanare le carenze (salubrità/campi EM/Amianto/confort/microclima)
obbligo aziendale di convocare l'RLS unitariamente alle RSU nelle trattative riguardanti l'articolazione degli orari di lavoro, ambienti, formazione professionale, sicurezza e benessere sul lavoro.

Di seguito vi invio alcuni punti che mi spingono a votare no al referendum ccnl/af e aziendale:
Voterò no perché il sindacato ha concesso anche troppo, finora, all’impresa, all’azienda, al padrone.
La Concertazione del ’93 segnò il punto di flessione sindacale che diede fiato al sistema economico-padronale facendogli rialzare la testa ed indietreggiare i lavoratori.
L’introduzione di forme flessibili di ingresso al lavoro coronò un teorema che postulava lo sviluppo e la creazione di occasioni di lavoro se l’imprenditore avesse avuto fra le mani un lavoratore plasmabile, incerto e privo di sicurezze per il suo futuro.

L’accettazione di questo teorema da parte sindacale ha significato smussare gli angoli troppo taglienti e presentare un sistema digeribile.

L’aver poi accettato e fatto proprio un sistema basato sulla Concorrenza, sulla legge del più forte o del più furbo, ha distorto l’associazionismo sindacale che postula invece la solidarietà e l’equa distribuzione delle ricchezze.

Insomma in questi 10 anni è stata l’Impresa a condurre il giuoco e mai i lavoratori ed il Sindacato sembra essersi integrato alla perfezione violando il patto di difesa sottoscritto.

Voterò no perché aver diminuito le garanzie occupazionali e quelle salariali nel CCNL AF con la motivazione che “altrimenti non sarebbe stato appetibile” per le nuove imprese ferroviarie significa “di fatto” accettare che medesime figure professionali che svolgono uno stesso lavoro vengano trattate in modo diverso.

Voterò no perché non vi è nessun obbligo legislativo che vincoli le nuove imprese ferroviarie ad adottare “l’appetibile” contratto pena la decadenza della licenza, ne è pensabile che l’attuale governo senta il bisogno di applicare clausole vantaggiose per i lavoratori.

Voterò no perché l’introduzione nell’articolazione contrattuale delle forme atipiche di assunzione (CFL, apprendistato, interinale e part-time) e delle flessibilità oraria accredita troppi punteggi all’Impresa e fa perdere quote di diritti per i lavoratori.

Voterò no perché le Rappresentanze Sindacali Unitarie sono rimaste sotto tutela delle Organizzazioni Sindacali.

Voterò no perché non vi è stato un rafforzamento del ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Voterò no perché, nelle relazioni industriali, si aumenta la fase informativa e si riduce quella contrattuale.

Voterò no perché i Comitati di Partecipazione non hanno mai risolto nullo tranne che ampliare il carrozzone burocratico aziendal-sindacale.

Voterò no perché l’ERI è destinata a diventare, nei prossimi rinnovi contrattuali, una misera parte del salario, non essendo ricontrattabile né rivalutabile.

Voterò no perché le varie indennità e compensi previsti avrebbero dovuto essere legate alla paga oraria giornaliera in modo da non doverli ricontrattare di volta in volta.

Voterò no perché la perdita economica subita negli ultimi dieci anni non viene ripagata dall’esigua una-tantum concessa.

Voterò no per tutti questi motivi e per altri ancora (è scomparso il capitolo relativo ai diritti; tassazione sindacale uniformata; ferie tramutate in permessi,…).

Voterò no contro l’appiattimento sindacale sulle tesi dell’Industria e del Capitale, per un sindacato conflittuale seduto da un'unica parte del tavolo, per un sindacato fatto dai lavoratori per i lavoratori.


volevo aggiungere alcune considerazioni che mi sembrano opportune per precisare il NOSTRO pensiero.
Parlo di "nostro" in quanto ho trovato in questo gruppo una straordinaria assonanza di idee fra tutti i partecipanti
1- attualmente non esistono org. sind. che si pongano al di fuori o al di là di un sistema di relazioni industriali gestite dalla Confindustria e dall'Azienda. Il cartello del 23/11/99 + Orsa +Ucs + FLTU basano le loro azioni sugli accordi esistenti senza pensare di sovvertirli a favore dei lavoratori.
2- cosa vuol dire a "a favore dei lavoratori"? Attualmente la massa dei ferrovieri possiamo definirla "AMORFA" cioè senza una effettiva posizione su ciò che vuole dalla vita, dal lavoro, dalla famiglia, dalla politica partitica. Essi si limitano ad accettare le posizioni di chi grida più forte o li bombarda meglio con i loro messaggi siano essi sindacati, o partiti politici, o ipermercati.
3- i sindacati vivono tranquillamente in questo modo. Non sono capaci di indicare una via alternativa al merdoso esistente o forse non ne hanno la volontà. Così anche i politici.
4- cionondimeno esiste una percentuale infima di ferrovieri a cui questo sistema non va giù. Questi ferrovieri o sono senza tessera sindacale o per puro caso militano all'interno delle OS Filt/Cgil, Orsa, Ucs, Cub. (escludo la Cisl in via definitiva).
5- La massa AMORFA ha subito e subisce unicamente l'informazione del cartello del 23/11 (mi riferisco al Contratto); non ha letto il contratto; è abbagliata dai 1.500 euro che ha già destinato ed impegnato in questo schifoso sistema consumistico; in questi ultimi anni ha piegato la schiena a tutte le imposizioni aziendali con le complicità e i silenzi sindacali; ha disimparato cosa sia la solidarietà fra i lavoratori; ha imparato quanto rende la contrattazione individuale; ha visto governi sinistri e destrorsi succedersi con continuità e contiguità.

Date le premesse è necessario che qualcuno si opponga e che indichi alla platea dei ferrovieri e delle persone che possiamo e dobbiamo inventarci qualcosa di altro al di là e al di fuori di quello che propongono.
Mi rendo conto che il singolo individuo, al di là della soddisfazione di dire quello che pensa, non potrà cambiare l'esistente ma, ripeto, esiste una corrente trasversale dentro e fuori le OS, fatta di persone pensanti, che devono schierarsi e che possono formare un embrione di movimento antagonista al pensiero dominante.

Io sono stato tirato per la giacca ad entrare dentro la Filt ma il mio encefalogramma non è ancora piatto a tal punto da accettare una politica sindacale di apparato. Sono ancora ingenuamente convinto che il sindacato passa attraverso la presa di coscienza dei problemi lavorativi da parte dei lavoratori, che un sindacato deve essere guidato dalle idee dei lavoratori e non dei vertici, che i vertici debbano essere dei semplici portavoce del movimento sindacale e dei pungoli per tutti affinchè ogni lavoratore possa pienamente contribuire consapevolmente al rafforzamento di tutto il gruppo.
Capisco di essere utopico ma è proprio questo che mi spinge a lottare.

Le alternative che posso intravedere attualmente sono queste:
continuare la lotta ognuno all'interno del proprio sindacato di riferimento cercando di portare quella formazione sindacale su posizioni a noi più vicine.
Pensare alla creazione/costituzione di una organizzazione sindacale alternativa a quelle esistenti.
Confluire tutti dentro una sola organizzazione sindacale fra quelle esistenti e formare una sola massa d'urto.
Costituirsi come movimento d'opinione.

Gregorio Torretta RSU/RLS Palermo