BOCCE AL CENTRO
Ci sembra che il dibattito sul Reddito di Cittadinanza stia
prendendo in questi ultimi giorni una strada fuorviante, e cioè quella di considerare il
RdC un meccanismo per avere semplicemente dei soldi in tasca per avere un pò di tempo
libero in più e la possibilità di fare altro, senza l'incombenza di andare per forza a
lavorare. Ora questo è uno degli aspetti, ma, forse, non il principale. Secondo noi la
richiesta del RdC ha soprattutto un valore di lotta politica per rivoltare completamente i
valori stabiliti dalla classe dominante e subiti dalla maggioranza delle persone:
l'ideologia del lavoro salariato. Perché è proprio questo il punto. Se col prevalere del
capitalismo produttivo il lavoro salariato aveva una funzione importante nella formazione
del profitto e di conseguenza sulla formazione della ricchezza e quindi era anche
intimamente legato all'acquisizione del reddito, col prevalere del capitale finanziario il
lavoro salariato acquista soprattutto una funzione di dominio ideologico della classe
dominante. Questideologia permea la società, non perché essa convince le classi
subalterne, ma perché il possesso dei mezzi di comunicazione e la seduzione della
propaganda delle merci, impedisce il diffondersi di unideologia alternativa.
Oltretutto questideologia lavorista è accettata e a volte sponsorizzata anche da
chi dice di voler rivoluzionare questa società, e questo impedisce ancora di più
il" lavoro" di abbattimento di questa sovrastruttura ideologica. Anche da alcuni
"antagonisti" ci sentiamo dire spesso che i proletari si liberano dalla loro
condizione di proletari solo continuando a vivere questa condizione e lottando quindi
per" migliori condizioni". Come pure ci sentiamo dire spesso che la gente vuole
lavorare e non avere il reddito. Strano. Noi vediamo che, dove la disoccupazione è regola
fissa il Sud dell'Italia, le persone mentre affollano i concorsi per i lavori a tempo
indeterminato, trascurano i lavori che adesso sono in auge: quelli con l'aggettivo a
fianco. Quando alcuni mesi fa a Foggia fu indetto un concorso per posti (a termine) di
bidello (pardon operatore scolastico) e di spazzino (pardon operatore ecologico) si
presentarono in tre persone per alcune decine di posti di lavoro. Naturalmente ci furono
grandi inchieste sociologiche e si spararono tante cazzate per spiegare come mai in una
città col 40% di disoccupazione nessuno si fosse presentato a coprire quei posti; come si
sparano tante cazzate per spiegare il fatto che nel solito Sud disoccupato c'è sempre
più bisogno di ricorrere agli extracomunitari per il lavoro in agricoltura. Non parliamo
poi di quelle che si sparano per spiegare il fatto che i soliti giovani del Sud non vanno
a coprire i posti di lavoro "gentilmente" offerti dalle fabbriche del Nord-Est.
A nessuno viene in mente la risposta più ovvia: quello che i disoccupati cercano non è
il lavoro, ma il REDDITO, per cui rifiutano tutti quei lavori, in cui il rapporto tra
fatica e guadagno sia pencolante a favore della fatica e non del guadagno. Essi non
vogliono il lavoro stabile, perché vogliono la garanzia di buttare il sangue per tutta la
vita, ma perché vogliono la garanzia del reddito per tutta la vita. L'unica cosa che
ancora, forse, non hanno recepito è che questa garanzia ormai non te la da neanche il
lavoro a tempo indeterminato, sia perché lo vogliono smantellare come tale, sia perché
le classi dominanti operano per erodere del tutto il potere d'acquisto dei salari. E qua
cominciano le carenze e le responsabilità di quelli che si vogliono contrapporre al
sistema. Come mai le "avanguardie operaie", i sindacati di base e tutti i
movimenti antagonisti non introducono questi discorsi proprio in quei posti di lavoro
"stabili" che ancora, per poco, sopravvivono al post-fordismo?
Possibile che non si rendano conto che continuare a lottare per difendere il loro piccolo
orticello sempre più piccolo, presto si ritroveranno senza orticello e senza neanche la
forza di lottare su altri obiettivi? Nel caso qualcuno non se ne fosse accorto le povertà
stanno aumentando in tutto il mondo ed anche nelle società del benessere. E fra i ceti
che si stanno impoverendo ci sono forse più di altri, proprio quei ceti operai
"garantiti". A fronte di questa situazione, ed in mancanza di soluzioni
alternative accettabili per le classi subalterne, si diffondono le risposte individuali,
che tendono, guarda caso, all'ottenimento del "Reddito". Ed allora vediamo che
l'Italia, per esempio, diventa una nazione di giocatori incalliti, tanto che lo Stato da
imprenditore si è trasformato in biscazziere, che aumentano le risposte
"criminali" (come le definiscono i nostri mass-media) all'aumento della
povertà: aumenta la "microcriminalità", aumenta in alcune zone l'adesione alle
organizzazioni criminali. In parole povere gli individui cercano le strade che conoscono
per ottenere quello che veramente vogliono, e cioè il Reddito. Sono risposte individuali
e quindi non immediatamente politiche, anzi a volte antipolitiche, ma sono risposte ad un
problema reale. D'altronde i problemi creati dalle classi dominanti hanno avuto sempre le
prime risposte a livello individuale; le risposte collettive e politiche hanno sempre
recepito le risposte individuali e le hanno trasformate in risposte politiche
generalizzandole: la politica dei luddisti non è stata studiata a tavolino, ha solo
recepito piccole risposte individuali già presenti nel mondo delle fabbriche dell'epoca;
quando negli anni '60-70 si scoprì che si poteva fermare la produzione intera con gli
scioperi di reparto o di mansione lavorativa, molto probabilmente lo si capì perché
magari qualche operaio fermando il lavoro per un suo qualsiasi problema anche individuale
si era ritrovato senza saperlo a bloccare la produzione generale, visto che era
lepoca della catena di montaggio. Fra l'altro questa è anche una risposta a chi
dice che non è possibile utilizzare le armi del nemico contro di lui. Cosa vogliamo dire?
Vogliamo dire che se non si riesce a capire che la vera richiesta politica che viene dalla
società, per ora a livello individuale, è la richiesta del Reddito, ci troveremo a
vivere in una società avulsa, o per meglio dire saremo noi ad essere avulsi nella
società. Veniamo alle obiezioni che vengono fatte alla proposta di RdC. Prima obiezione:
è una proposta riformista, perché presuppone un ente erogatore. Ci sembra che chi fa
questa obiezione scordi che in una società divisa in classi il motore della
trasformazione è quello dello scontro fra le classi. La classe dominante utilizza per
mantenere il suo potere due meccanismi principali: rendere il profitto, e quindi se
stessa, visto che il profitto è la sua essenza, quanto più possibile, libera dalla
necessità della produzione e della classe che permette la produzione stessa (il
proletariato). Per ottenere ciò crea altri meccanismi di formazione del profitto stesso:
la finanza. Essa è legata soprattutto alla virtualità della produzione stessa; non si
ricava profitto vendendo macchine, ma garantendo la possibilità di vendere macchine anche
nel futuro, scommettendo cioè non sullo sfruttamento reale, di oggi, ma sullo
sfruttamento nel futuro, quindi virtuale. Come pure si ricava profitto, scommettendo sulla
propria possibilità di ricavare profitto dallo sfruttamento reale di oggi, ma di altre
imprese, che si accollano i rischi e spesso anche i costi con un guadagno minimo, a favore
di altre imprese, che acquisiscono la quasi totalità dei profitti, quasi senza rischi,
come succede per esempio alla NIKE. In questo modo la classe dominante modifica a proprio
vantaggio i rapporti di forza, visto che i suoi profitti non sono intimamente legati alla
produzione e quindi alla classe operaia. Il secondo meccanismo è invece legato
all'ideologizzazione del lavoro. Quando i "sinistri di governo", e non solo
loro, continuano al mettere al centro della politica e dei rapporti sociali il lavoro, non
fanno altro che consegnare al padronato legati mani e piedi i proletari di oggi e di
domani, in quanto si fa passare nelle teste la necessità di essere intimamente legati nei
loro bisogni alle necessità del profitto. Il compito di chi vuole rivoluzionare la
società è invece quello di tranciare definitivamente quel legame che i nostri riformisti
vogliono così intimo. Il legame del proletariato alle merci non si elimina convincendolo
a farne a meno volontaristicamente, ma togliendo alle merci stesse quel valore superiore
che gli è stato dato dalle classi dominanti. Finché le merci saranno appannaggio di
alcuni e non di altri esse avranno un valore che non è reale, ma forse più importante,
quello del possesso. Chi ha queste merci se le terrà strette, visto che si considera un
privilegiato, chi non le ha cercherà di ottenerle in tutti i modi. Come si può pensare
di portare a livello di massa scelte che quasi sempre sono di natura ideologica? Se spesso
alcune esperienze di CSOA, nonostante la loro forte carica ideologica, sono state
risucchiate nel vortice del mercato dello spettacolo, come si può pensare di evitare
questi pericoli generalizzando esperienze come i LETS? Le merci perderanno questo valore
aggiunto quando saranno appannaggio di tutti, non nel senso che tutti le avranno, ma nel
senso che tutti avranno la possibilità di possederle. Allora la merce cesserà di essere
un feticcio. Allora sarà possibile liberarsi della forma merce. Allora si potrà
instaurare un diverso rapporto fra vita, lavoro e bisogni. Non vogliamo semplicemente
avere 3.000.000 in tasca per pagare le bollette, vogliamo avere i famosi 3.000.000 perché
riteniamo che la ricchezza prodotta in questa società ci appartiene, visto che viene
prodotta da noi, o in quanto lavoratori, o in quanto possibili lavoratori, o in quanto
perpetuatori di lavoratori sul cui sfruttamento stanno scommettendo i padroni. Loro
vogliono il profitto al centro del contratto sociale, noi vogliamo che al centro del
contratto sociale ci siano le persone coi loro bisogni e le loro potenzialità. Loro
vogliono che la ricchezza sia destinata al profitto, noi vogliamo che la ricchezza sia
finalizzata alle persone, alla crescita delle loro potenzialità e al soddisfacimento dei
loro bisogni.
Se questo è riformismo, allora noi rivendichiamo apertamente di essere riformisti.
La seconda critica che viene fatta al RdC, paradossalmente dalle stesse persone che la
tacciavano di riformismo, è di essere un obiettivo impossibile: nessuno concederà mai il
reddito di cittadinanza.
Che nessuno lo concederà, perlomeno volentieri, è indubbio. Ma a questo punto ci si
permetta una piccola battuta. Si dice che una proposta riformista come il RdC non sarà
mai permessa, mentre una proposta rivoluzionaria come i LETS te la fanno tranquillamente
praticare. Scusate, ma a questo punto qualcosa non ci quadra: per la prima volta nella
storia una classe dominante permette al becchino di preparargli la fossa, mentre non
accetta che un chirurgo plastico gli rifaccia il viso. Non sarà che qualcuno ha preso
lucciole per lanterne? Ma entriamo nel merito. Nessuno ha mai pensato di andare allo Stato
e chiedergli per favore il RdC universale e incondizionato. Sappiamo benissimo che per
raggiungere questo obiettivo ci vuole un cambiamento epocale, prima nelle coscienze degli
sfruttati, e poi col rivolgimento sociale tout court. Ma sappiamo benissimo che se non si
comincia a far crescere una coscienza collettiva antilavorista, ci ritroveremo con un
millennio di capitalismo, che nel suo continuo autoriformarsi, si servirà non solo dello
sfruttamento classico dell'uomo, ma si creerà cloni, biotech e rapine della natura, che
porterà alla subordinazione non solo dell'operaio al DIO PROFITTO, ma dell'ambiente, dei
pezzi di ricambio umani e di tutto quello che al profitto può essere finalizzato,
chiaramente distruggendo tutto il resto. In pratica quello che qualcuno, Jack London,
chiamò il tallone di ferro. E di tutto questo non sarà responsabile solo il padrone, ma
anche coloro che succubi di questa ideologia lavorista, avranno accreditato tutto ciò.
Come si vede niente di riformista, e nessuna richiesta elemosinante allo Stato. La
proposta del RdC non c'entra nulla col salario sociale o col salario minimo garantito.
Queste sono richieste minimali e elemosinanti con una certa dose di propaganda elettorale;
per cui attaccare il RdC con argomentazioni che si possono riferire ai salari sociali è
cosa pretestuosa, che serve solo a mascherare l'incapacità a trovare argomenti reali.
Siamo in una fase in cui il Capitale è all'attacco per imporre il suo dominio assoluto,
compito di chi combatte il sistema è quello di lottare per la liberazione generale.
L'afflusso di masse sempre più imponenti verso i paesi ricchi mette in risalto un grande
problema: quello della subordinazione e dell'invisibilità. Il loro è il rifiuto
dell'esclusione, è la richiesta di visibilità della loro situazione di schiavitù
proprio nei paesi causa della loro schiavitù. Vengono a pretendere il guadagno per la
fatica che il Capitale ha loro imposto. Continuano ad accettare condizioni di lavoro per
noi miserabili, ma il loro è un primo rifiuto di condizioni ancora più miserabili.
Vengono a reclamare un reddito maggiore di quello percepito a casa per tempi di lavoro
inferiori a quelli svolti a casa: vengono cioè a reclamare reddito.
Come si vede è un problema all'ordine del giorno, non un'utopia. Bisogna cominciare a
porre il problema all'ordine del giorno anche politicamente, in maniera generale,
altrimenti le risposte individuali a questo problema verranno riassorbite in un ambito
pseudokeynesiano ed assistenzialista. Non basta lottare contro lo sfruttamento minorile
nel mondo del lavoro, non basta lottare contro lo schiavismo dei bambini e delle donne nel
lavoro terzomondista, bisogna dare risposte alla necessità mondiale di reddito. Se non
liberiamo dal bisogno i contadini dell'India, questi per la sopravvivenza venderanno i
semi alle multinazionali, e allora lo schiavismo sarà totale: non ci saranno LETS o altro
che tengano. Forse qualcuno non se n'è accorto, ma siamo in un passaggio cruciale: entro
breve tempo verranno decisi i rapporti sociali nel mondo "globalizzato", e cioè
nell'Impero Unico del capitale post-fordista. Se l'ideologia Tatcher-Reaganiana del lavoro
precarizzato e schiavizzato sfonda a livello planetario, bisognerà prepararsi ad un
periodo mediamente lungo di fascismo economico e anche politico, fatto di guerre continue
e di immiserimento sociale progressivo, con il moltiplicarsi di scontri sociali a forte
connotazione razzistica; già ci sono tutti i segnali. Bisogna rimettere le bocce al
centro e tentare noi di impostare la partita, cercando di modificare le regole del gioco.
Accettare le regole imposte dal Capitale significa la sconfitta sicura, come sconfitta
sicura comporta il rifiuto di giocare la partita, richiudendosi nelle piccole nicchie di
LETS o di CSOA. La partita è quella del rapporto fra Capitale e Lavoro, fra profitto e
reddito. Bisogna giocare la partita, ma bisogna giocarla cercando di cambiare le regole
del gioco e l'unico cambiamento di regola possibile è questo: la rigidità del reddito.
Al proletario non interessa tanto la rigidità del lavoro, ma quella del reddito. Se
vogliono farci lavorare due mesi l'anno ci sta pure bene, anzi ci sta anche meglio due ore
l'anno; ma il reddito lo dobbiamo pretendere per tutto l'anno, e deve essere subordinato
non alle ore di lavoro svolte, ma alle esigenze e ai bisogni del proletario. E' questa la
nuova regola da imporre, in modo da giocare la partita ad armi pari,
PER VINCERLA.
Huambo de
LAvamposto degli Incompatibili