E' GUERRA

Mi svegliano dei fragori in lontananza accompagnati da un torrente di
parole che non riesco ad afferrare ... la bocca è impastata e la testa
pesante, chiudo e riapro un pò di volte gli occhi ... mmmmmmm ... la
solita programmazione notturna del cazzo, CNN o qualcosa del genere,
anchor man e grafici a torta continuamente in movimento ... nella terza
edizione del tg scorrono le immagini di una guerra, di queste cose si
parla con cinica perizia: schede sugli armamenti dei rispettivi eserciti,
dirette, ospiti ed "esperti" in studio ... mi ci addormento sempre su
queste cose, non riesco ad abituarmici nè ad odiarle completamente. Mi
alzo e vado in bagno, interrogo abbruttito lo specchio: è un pò che non mi
sento mica tanto bene, come svuotato, solo l'idea di un'altra giornata dal
cliente mi angoscia: presentazioni, urla, fare il simpatico con chi
meneresti volentieri, ridere a battute che ti non fanno ridere, riunioni
interminabili ... tutto questo mi angoscia a tal punto che non riesco a
dormire. Il sorriso, quel cazzo di sorriso che nei corsi di formazione ti
insegnano a stamparti in volto, non riesco proprio a farlo, neanche a
casa, provo e riprovo davanti allo specchio ma niente, solo tristi e goffe
smorfie.
A lavoro mi hanno detto di prendermi qualche giorno ...Ormai sono le 7.30,
quindi mi alzo lo stesso e me ne vado in cucina, appoggiato sul tavolo
"bjorkudden" n° 10059165 catalogo ikea, che devo dire si intona
perfettamente con la luce del mattino, c'è quel poveraccio di Nettuno, il
mio pesce rosso che, con aria rassegnata, compie l'ennesimo giro della
vaschetta piena d'acqua, nemmeno il castello dei pirati comprato ieri nel
reparto Hobbistica & Animali del centro commerciale sembra scuoterlo
positivamente. "Ma cos'è, un'epidemia!?!?!?" - esclamo mentre verso il
mangime nella vasca - "Ci credo, tu hai ben poco da essere felice, al
massimo puoi decidere se fare il giro dell'ampolla a partire da destra o
da sinistra ... sai che palle!". Sorridente apro il frigo per preparami la
colazione ... "E io?" - sbotto improvvisamente ad alta voce -"io cosa
posso fare se non girare in tondo nella mia luccicante bolla full
optionals? ." rimango tra l'inebetito e l'interdetto davanti al cartone
del latte, illuminato dall'asettica luce del frigo. Bevo. L'orologio segna
le 7.45. Chiudo il frigo, mi accendo una sigaretta e vado alla finestra.
Fuori le solite cose, gruppi di persone camminano verso la fermata del bus
con sul viso quel tipico grigiore dell'andata a lavoro, due ausiliari
della sosta multano una macchina sulle strisce, tecnici del comune fanno
manutenzione alle telecamere messe in strada, due poliziotti di quartiere
chiedono i documenti a due arabi pieni di valigie legate con lo spago,
mentre due sciure leggono gli ennesimi manifesti per soli italiani con
occhi sfuggenti, gli stessi dei loro figli, impauriti, vacui, senza nessun
lampo di rivolta.
Amari dalla nascita, capaci di provare odio solo per i più poveri. E per
chi avrebbe tolto loro il pane. Arabi, ebrei, neri, gialli. Mai per i
ricchi. Vite da poca cosa, da perfetti cittadini occidentali: cittadini
della paura. Mah, forse è meglio la televisione. L'accendo e butto la
cicca fuori dalla finestra. Alla tivvù continua "l'american press": c'è un
servizio in diretta da una scuola Americana ... Columbine mi sembra ...
due ragazzini sparano sui loro compagni e poi si tolgono la vita - Stacco
- Servizio successivo - Nella striscia di Gaza due ragazze palestinesi di
17 anni si sono fatte saltare in aria su un autobus di linea, i loro occhi
incantati mi guardano attraverso il televisore ... In due luoghi
lontanissimi tra di loro, delle vite, corpi di giovani si trasformano in
ordigni, non semplici suicidi ma suicidi micidiali ... un ultimo colpo di
coda che accompagna la cancellazione di esistenze senza speranza e senza
futuro: donne senza terra nè pace, giovani brufolosi senza stimoli nè
futuro che non siano Air o Cheese: come si fa a dire che la guerra è in
uno solo di questi paesi? A Colombine non sono altrettanto in guerra?
Spengo mentre viene trasmesso un servizio che tratta di liposuzione e
lifting. Mi rifletto, svuotato, davanti alla finestra, un sole pallido mi
illumina, come un triste neon. Ho 29 anni, fino ad oggi ho compiuto con
profitto tutte le tappe del buon cittadino (scuola, università, lavoro, in
palestra due volte la settimana, last minute sul Mar Rosso, palmare,
azioni, stock options), dopo tutto questo tempo, però, iniziano a girarmi
per la testa alcune domande ... Sul muro di fronte a casa qualcuno ha
fatto una scritta con la bomboletta: "Il passato è afflosciato - Il
presente è un mercato". Ah no? Pensieroso, preparo la moka per il caffè.
Accendo il gas e come ogni mattina mi scotto con il fiammifero. Ma com' è
effettivamente la questione? Cos'è che non mi torna? Sono figlio di una
generazione che credeva e praticava il cambiamento, cresciuto tra gli echi
delle rivolte, da sempre però indottrinato sull'immutabilità del tempo e
dei suoi schemi, disegnato come inevitabile comparsa di quel quadro che ci
vuole o cinici o disadattati, che presuppone il lavoro come unico ambito
di espressione personale, di affermazione sociale.
Ti insegnano che ogni cosa acquista valore solo se è piazzabile sul
mercato, lavora, batti il tempo, vivi a ritmo . non ci sono troppe scelte:
o dentro o fuori, il mercante ti lusinga e il soldato ti disciplina. Da
qui la paura, la paura di restarne fuori. I soldi, i soldi che diventano
sogno e morale, soldi come unica gioia della vita.
Devo dire che col passare del tempo la città e le sue vite sono cambiate,
non si vedono più solamente file ordinate di cinici cittadini che vanno e
vengono; la disciplinata etica lavorista dei miei genitori, dopo essersi
scontrata con i desideri di cambiamento trasformandosi nel cinismo della
mia generazione, si infrange contro la disperazione di una vita che è
sempre più precaria, senza futuro, per tutti, pure per mio padre che sono
50 anni che lavora.I figli della ricostruzione non vedono corrisposte le
promesse in cui avevano creduto per tutta una vita, i loro figli vivono
con la consapevolezza di un futuro incerto e difficile.
Carla non è come me, Carla ogni giorno si destreggia tra briefing,
meeting, molleggia su tacchi e muove tailleur ... Carla . lei si che è
forte, lo dico sempre, lei non si dispera e non si chiede troppe cose. E'
così, e ti ci devi adattare . "Basta sognare, homo homini lupus, adeguati
ciccio che sennò continuerai a prenderla nel culo" mi dice sempre, senza
mai fermarsi un attimo. Ieri ho scoperto che Carla nella borsetta tiene
una scatola di prozac ... o roba del genere, cose insomma che ti fanno
star bene comunque. La cosa non mi stupisce più di tanto, d'altronde cosa
si può fare? Lei è l'altra reazione a questo nulla che ci attende, tra una
guerra e l'altra per riuscire a sostenere questa grande disillusione ...
vorrei tanto adesso credere nel sol dell'avvenire, nel progresso come mio
padre . ma oramai nemmeno lui ci crede più. E come potrebbe riuscirci?
Dopo anni di pace militare, sacrifici, guerre umanitarie, telecamere,
cancellate, se ti fai una canna vai in galera, se sei un migrante ti
affondano la nave, se sei un bambino attivo ti ingozzano di Ritalin, se
devono vincere le elezioni utilizzano le bombe esplose tra i pendolari
tacendone i colpevoli ...Ma per avere cosa? Sbarre, telecamere, una vita
che non è tua. Bombe e anfetamina per tutti, truppe di accaniti
consumatori che si nascondono nei centri commerciali cercando, nel
videogioco del consumo, di vivere. Vivere, ogni giorno, per come si può,
in una guerra, una guerra per riuscire a mantenere questo sistema di
distribuzione delle ricchezze.
La guerra, nelle sue infinite forme, è la reazione necessaria al
disincanto imperante: se non ti convinco più, ti obbligo. La guerra è uno
strumento di gestione per il potere, un potere che non cerca più il
consenso, ma vuole solo gestire. La guerra non è solo Iraq, Somalia,
Kosovo ... ma è la vita di tutti i giorni, nel lavoro, nel proibizionismo,
nel controllo, nel rendere tutto una merce.
C'è bisogno di disciplina per riuscire a governare gente spaventata.
Questa è la verità, e proprio nella parola verità stà il problema . e
quindi la soluzione. La disillusione, porta disperazione e panico, ci
porta a non riuscire ad ammettere questa miseria, ci rende incapaci di
vedere la grande truffa che è vivere per arricchire i vari Agnelli di
turno, incapaci di ammettere questa violenza che subiamo ogni giorno ... e
di cui siamo gelosissimi.
Spengo la tivvù e torno alla finestra a guardare in strada. Ma alla fine
quante pare per nulla, invece di disperarmi troppo ... ma accettala questa
incertezza! Riconoscila! Hai uno spiraglio in questa guerra totale, una
strada in cui incamminarsi per sottrarsi alla guerra, a questa esistenza
disperata.
Disertare, abbandonare queste vite di merda, questa esistenza dominata
dall'economia, dalla sua violenza e dalle sue lusinghe, mangiare e non
pagare il conto, muoversi liberamente e gratuitamente, cooperare inventare
studiare incontrare ...Mi alzo e vado in bagno, mi guardo per bene allo
specchio: e io che pensavo di non sentirmi bene ...

da "Il mostro"