LO SPARTIACQUE DELLA GUERRA

(Claudia Cernigoi, Peter Behrens - la nuova ALABARDA e la coda del diavolo, 24/3/2000)


Vi sono alcuni eventi che rappresentano, nella vita di ciascuno, uno spartiacque che muta il proprio modo e stile di vita e di pensiero. Tra queste cose vi è indubbiamente la guerra, che anche se vissuta passivamente, da spettatori impotenti (e forse anche proprio per quest'ultimo motivo) come l'infame aggressione condotta l'anno scorso dalla NATO contro la Jugoslavia, ha significato per alcune (purtroppo poche) persone un cambiamento di fondo.

Così come si disse che il mondo non poteva più essere lo stesso dopo Auschwitz (ma anche dopo Hiroshima), così noi crediamo che dopo la cosiddetta ipocritamente "crisi del Kosovo" di un anno fa nulla potrà più essere come prima.

Innanzitutto perché s'è visto come chi comandi in realtà su questa terra, ed ha potere di vita e di morte sul pianeta intero, sono i Signori Stati Uniti d'America, coadiuvati dai loro vassalli leccaculi noti sotto la sigla di quell'associazione criminale che è la NATO.

Un anno fa il gendarme USA ha deciso di castigare il "cattivo" Milosevic, devastando il suo popolo ed il suo paese, distruggendo obiettivi civili, avvelenando ed inquinando sia con l'uranio impoverito delle modernissime "armi intelligenti" che con le sostanze nocive emesse da tutte le industrie colpite. Il Signore ha deciso ed i vassalli hanno obbedito: governi che si spacciano per "progressisti" hanno inventato l'ipocrita scusa dell'"ingerenza umanitaria" ed hanno prestato le basi militari, i mezzi, gli uomini per creare un inferno senza ritorno. Un anno dopo (ma qualcuno - tra cui anche noi - lo aveva già detto durante l'aggressione) viene ufficialmente ammesso che la NATO ha usato armi all'uranio impoverito, le cui conseguenze le patiranno generazioni e generazioni di innocenti, anche tra i popoli vassalli: quanti militari "umanitari" torneranno contaminati, e cosa sarà dei loro discendenti?

Ciò che i pochi pacifisti imbelli e disfattisti asserivano già un anno fa per denunciare la barbarie dell'aggressione viene oggi riconosciuto anche da altri: ma la gente se ne frega, oggi come ieri.

Ci ricordiamo, noi che l'altr'anno andavamo ogni settimana ad Aviano, ricordiamo l'indifferenza della gente per la strada, dei colleghi di lavoro, dei compagni di scuola. Ricordiamo quanti "cittadini", quando offrivamo loro un volantino, ci rispondevano che non gli interessava. Camminavamo per strada e pensavamo: tutti questi esseri umani continuano a vivere pensando agli affari loro senza ragionare che a pochi chilometri da qui c'è un popolo che stiamo distruggendo in maniera irreversibile.

Così come oggi la gente legge dell'uranio impoverito e tira avanti; e quando sentiamo che Clinton in India oggi si dimostra "preoccupato" per il rischio di una guerra nucleare in Asia (ma cos'hanno fatto gli USA in Iraq - Asia - da dieci anni a questa parte, se non una guerra nucleare?), ed invita il governo indiano a moderarsi, e magari la gente che guarda la televisione dice "ma che bravo Clinton che pensa alla pace", a noi vengono in mente i bombardamenti di un anno fa e ci chiediamo com'è possibile che il popolo sia così bue e si lasci menare per il naso in questo modo.

E ricordiamo anche i disgustosi turisti di guerra che si piazzavano per giornate intere davanti alla base di Aviano a mostrare ai loro bambini come decollano bene gli aerei che vanno a massacrare altri popoli. Ma dove sta andando il genere umano, ci chiediamo ancora.

Oggi, un anno dopo, la sensibilità della gente non è cambiata. Nel corso dei mesi sono venuta alla luce la maggior parte delle menzogne e delle falsità che la NATO aveva diffuso per giustificare il proprio disegno genocida; ma ormai sono cose passate e nessuno si volta indietro. Tranne uno, in effetti: il giornalista Fulvio Molinari sul "Piccolo" del 21 marzo ci ha ammannito un articolo in cui elencava, passo passo, tutte le false notizie che erano state diffuse ad arte (poi quasi tutte smentite) per dimostrare la "ferocia" del popolo serbo e dei suoi governanti nei confronti della "povera etnia albanese" minacciata di "genocidio" e di "pulizia etnica". Così sono ritornati fuori nell'articolo di Molinari gli 800.000 profughi (mai esistiti tanti), le migliaia di vittime delle fosse comuni e via di seguito. Un articolo orribile, e non solo perché citava notizie non vere, costruite a tavolino per uno scopo preciso, ma anche perché lo scopo dell'anno scorso può essere ancora lo scopo dei nostri giorni, dove il Kosovo oggi si chiama Montenegro, dove oggi sono i "poveri" montenegrini ad essere repressi dai "cattivi" serbi e via di seguito; per cui stiamo rivedendo un copione già tante, troppe volte, visto e vissuto, ed attendiamo da un momento all'altro che la storia ricominci, per il Montenegro, stavolta. (Se ci è permesso azzardare il solito provocatorio paragone, vorremmo chiedere a D'Alema e Bianco cosa ne penserebbero se i "Padani" decidessero di punto in bianco di non usare più la Lira per i loro scambi commerciali, ma un'altra valuta, che so, il Marco, tanto per fare l'esempio del Montenegro).

Il Montenegro, un altro protettorato italiano come l'Albania? Un vecchio sogno, questo; e quando leggiamo che l'Università Popolare di Trieste cerca di soddisfare la "voglia d'italiano" che c'è in Montenegro, noi ricordiamo come una certa Maria Pasquinelli (nota alla storia per avere assassinato il brigadiere generale inglese De Winton a Pola il 10.2.1947, in segno di "protesta" per la firma del trattato di pace che assegnava l'Istria alla Jugoslavia; un'altra sua attività, un po' meno nota, sono i suoi contatti con il principe Borghese negli ultimi giorni di guerra: gli aveva portato le relazioni di quanto accaduto nella Venezia Giulia all'arrivo dell'esercito partigiano), si fosse a suo tempo impegnata a portare l'italianità nelle scuole di Spalato e dintorni.

Domani il Montenegro, dunque? Il Montenegro, dove si trovano i migliori alleati dei nostri contrabbandieri, pugliesi e no; il Montenegro controllato dalle bande che hanno stretti rapporti con le bande (italiane e albanesi) che spadroneggiano nel nostro Paese.

Davvero, signori: valeva la pena di avere finalmente un "governo di sinistra" per vedere come si siano distrutti popoli, paesi, si siano creati disastri ecologici irreparabili, si sia devastata l'idea stessa di convivenza pacifica, di solidarietà, in uno Stato nel quale prima queste cose non erano utopia ma normale amministrazione; vedere tutto questo disastro per avere come risultato il trionfo delle mafie, della malavita, dei traffici di armi e di droghe, di sigarette di contrabbando e di schiavi, destinati al lavoro nero e alla prostituzione.

Valeva la pena di abbattere il muro di Berlino, cari pentiti del comunismo, per arrivare a tutto questo?

Complimenti.