SOTTO A CHI TOCCA!!!

 

Il cerchio si stringe. Era nell'aria e lo denunciavamo fin da prima dello scoppio della guerra nei Balcani (vedi "documento sulla guerra in Jugoslavia" collocato nella pagina archivio di documenti politici): la guerra per il Kosovo era un'altro anello per aprire la strada alla via turca per petrolio e gas. Nello stesso documento dicevamo che anche la Macedonia era inserita in quel progetto.
Naturalmente l'Impero ci imbottiva di chiacchiere sul "boia Milosevic" e molti gli hanno creduto. Ma un anno e mezzo dopo i nodi cominciano a venire al pettine. Dopo le elezioni dell'ottobre scorso finite con l'autoproclamazione di Kostunica, i paesi Nato hanno celebrato democrazie e stabilizzazioni dei Balcani, che dimostravano la giustezza della guerra dell'anno precedente; ma sono bastati pochi giorni perché i "bravi bambini" kosovari, le vittime del "grande dittatore" dimostrassero la loro natura e dicessero apertamente dove volevano andare a parare. Cominciarono le incursioni di armati dell'UCK (ma il disarmo che la KFOR doveva garantire?) nel sud della Serbia, con numerosi poliziotti uccisi proditoriamente, senza che gli occupanti "democratici" intervenissero, fino a quando armati di tutto punto e con armi pesanti  occuparono territori della Serbia e della Macedonia. In questi giorni la situazione è diventata talmente incandescente che la stessa NATO ha chiesto alla Serbia di mandare il suo esercito per ristabilire la normalità. Il gioco si fa talmente chiaro, che alcuni dei nostri telegiornali registrano apertamente le intenzioni dei terroristi: creare una sorte di confederazione comprendente Albania, Kosovo, Macedonia con qualche aggancio anche a parte della Bosnia: la grande Albània appunto, versante occidentale di quel nuovo Impero Ottomano, che ad est la Turchia sta cercando di allargare nel Caucaso, con qualche pensierino anche all'Armenia, i cui abitanti già una volta sono stati sterminati proprio dai turchi.
Gli stessi media adombrano apertamente la possibilità della riapertura della guerra nei Balcani, e proprio in previsione di scenari di questo tipo gli amerikani stanno cercando di chiudere in fretta la polveriera medio-oriente. Le minacce a Saddam si fanno sempre più frequenti e per costringere i palestinesi ad accettare una pace ad ogni costo con Israele, l'ambasciata amerikana viene spostata da Tel Aviv a Gerusalemme.
E' la protervia del più forte, che gioca pesante per evitare che qualcuno possa intaccarne la leadership, approfittando di un periodo di stasi economica. Questa nuova escalation ci viene presentata come una iniziativa autonoma dei  panalbanesi, ma è singolare che avvenga proprio quando a fronte di un ipotetico disimpegno amerikano nella zona, alcuni paesi europei, in primis la Francia, mostrano segnali di insofferenza verso quei bravi bambini carnefici dell'UCK.
E subito arrivano segnali contrapposti. Se il segretario della NATO invita Belgrado a occupare la fascia di sicurezza fra Kosovo e Macedonia, arrivano controsegnali della volontà amerikana di restare in Kosovo.
E intanto la Turchia, paese maggiormente interessato dagli sviluppi nei Balcani, finge di disinteressarsi e si concentra ad est, e soprattutto in Kurdistan. Segnali poco incoraggianti si prospettano per il Newroz del prossimo 21 Marzo ed anche per il futuro istituzionale della Turchia.
La recente crisi politico-economica di quel paese, culminata con le denuncie del presidente della repubblica contro la corruzione dei partiti di governo, e la ancora più recente crisi monetaria, culminata nel crollo della borsa e nella svalutazione vertiginosa della moneta, apre scenari inquietanti sulla situazione politica turca e soprattutto nelle conseguenza per il popolo kurdo.
Altri tempi di guerra si affacciano all'orizzonte. Tempi di guerra che oltre a portare altri morti in quel punto nevralgico del pianeta, porteranno anche pesanti conseguenze economiche. Si sa che i potenti hanno sempre cercato di scaricare su altri le conseguenze della loro crisi, ed anche adesso si usa lo stesso schema.
Gli amerikani sembravano sull'orlo della recessione, la loro crescita si avvicinava sempre di più allo zero, per la prima volta la crescita europea sembrava superare quella amerikana? La risposta è facile: GUERRA.
L'Europa cede ancora una volta, anche se con qualche resistenza francese; l'Amerika gioca sempre più pesante, fa scoppiare anche un fantasioso caso di corruzione italiana nell'accordo Telecom-Serbia, approfittando anche delle quinte colonne amerikane nei paesi europei.
Ed infatti l'Europa non si intromette più nel conflitto israelo-palestinese e subito Arafat è costretto a cedere, l'Europa ammorbidisce i toni nei confronti della Turchia e i turchi fanno il bello e il cattivo tempo in Kurdistan utilizzando nel silenzio generale anche armi dotate di proiettili all'uranio impoverito.
L'Impero continua ad avanzare e diventa sempre più assordante il silenzio dei compagni, alcuni dei quali sembrano addirittura guardare con simpatia agli attacchi dei panalbanesi contro Serbia e Macedonia.
E' ora di svegliarsi e di capire che se si accetta tutto ciò si accetta l'espandersi dell'Impero, con tutto quello che ciò significa.

A CHE SERVONO ALLORA GLI ANTI-GLOBAL?

Huambo de
L'Avamposto degli Incompatibili