23 Marzo 2000
VENTI DI GUERRA NEI BALCANI
SECONDA PUNTATA
Ad un anno dall'inizio della guerra in Kossovo, grandi manovre per un'ulteriore escalation nei Balcani sono in atto. Da un lato gli anglo-americani, presenti nella KFOR incoraggiano le spinte secessioniste degli albanesi e fomentano i terroristi dell'UCK, che, nonostante gli accordi del luglio scorso, sono ancora armati di tutto punto, a continuare le operazioni di pulizia etnica nei confronti di serbi e rom, dall'altro si spinge il governo montenegrino alla secessione dalla Repubblica Federale Jugoslava. Nello stesso tempo ricomincia la campagna demonizzatrice di Milosevic, additato come responsabile dei disordini in Kossovo e soprattutto a Mitrovica, quando è sotto gli occhi di tutti il fatto che è l'UCK, che dopo aver "ripulito" quasi tutto il Kossovo da serbi e rom, a tentare di impossessarsi anche della zona di Mitrovica e delle miniere presenti in quella parte del Kossovo.
Naturalmente per i componenti la forza di pace, Milosevic è anche responsabile per quello che succederà in Montenegro, prima ancora che succeda qualcosa. Tenendo presente che nell'ultimo periodo lo scontro tra Belgrado e Podgorica si è addirittura attenuato( lo stesso Milosevic ha dichiarato che se il Montenegro vuole andarsene è libero di farlo) le dichiarazioni di alcuni esponenti della CIA e del Pentagono su una guerra fra i due paesi in primavera sono chiarificatrici sui reali scopi dell'occidente e degli anglo-americani. Un'ulteriore dimostrazione della spinta alla guerra da parte dell'Occidente viene dalle manovre della Nato insieme all'aviazione croata del mese scorso e dalla presenza nei porti italiani di navi da guerra statunitensi: un esempio per tutti lo stazionamento della portaerei a propulsione nucleare Eisenhower nel porto civile di Trieste, oltretutto non attrezzato alla presenza di questo tipo di navi.
Contemporaneamente, in Cecenia prosegue il tentativo turko di impossessarsi del petrolio del Caucaso. La presenza fra i "guerriglieri" ceceni, oltre che dei talebani, anche dei lupi grigi turki, spiega molto bene il fatto che non di autodeterminazione dei popoli parla in Cecenia ma del passaggio di quel paese da un impero allo sbando, come quello russo, ad un neo-impero rampante come quello turko. Con tutte le conseguenze immaginabili, in caso il progetto andasse in porto, per la popolazione cecena e soprattutto per quella di origine russa. Basti tenere presente il comportamento dei talebani in Afganistan e quello dei turki nei confronti dei Kurdi, per capire che tipo di "liberazione " si prospetti per quelle popolazioni.
Lo stesso tipo di liberazione che si progetta per i paesi dei Balcani: pulizia etnica, divieto di cittadinanza per coloro che hanno culture e religioni diverse, insomma turkizzazione dell'Europa sudorientale. Il tutto in attesa di un "dittatore" armeno da eliminare. Operazione, peraltro, già condotta da Ataturk agli inizi del secolo con lo sterminio dei cristiani armeni oltre che dei Kurdi. Questo processo di nuova turkizzazione è parte integrante del progetto americano di impedire un'unione europea come quella configurata a Mastrickt, troppo pericolosa per gli interessi USA, sia in chiave economica che in chiave geo politica. In fatti un'Europa di quel tipo si avvicinerebbe troppo al medioriente e quindi alle materie prime, soprattutto al petrolio, il cui controllo gli americani non voglio perdere. E' per questo che si destabilizza continuamente l'area. In questo modo si evita l'integrazione della Russia nell'UE e si cerca invece di far entrare la turkia, come quinta colonna americana nel sud Europa, da affiancare in quest'opera di tutela al grande alleato inglese. Il rafforzamento della presenza turka favorisce, oltre tutto, la riduzione della forza militare statunitense nella zona, con evidenti scopi elettoralistici ( niente eventuali morti yankees durante le presidenziali).Naturalmente ciò prevede una presenza sempre più massiccia degli americani nel sud dell'Europa a livello economico: basti citare l'acquisizione della Fiat da parte della General Motors. D'altronde questo non è un caso isolato: è risaputo che i grandi industriali nostrani quando parlano di alleanze non guardano mai in Europa, ma oltre oceano. In questo modo si ha non solo un rafforzamento dell'economia americana, anche grazie all'apprezzamento del dollaro causato dal controllo del petrolio "pagato in dollari", ma anche uno scollamento dell'Europa stessa in due tronconi: uno continentale a forte predominio tedesco, uno mediterraneo con una forte presenza americana. E' questo scollamento che sta causando le turbolenze politiche in Europa, soprattutto continentale. La rinascita del revanscismo mitteleuropeo con forti spinte naziste, che con Haider ha avuto il picco, non è altro che l'espressione politica di un senso di appartenenza e di rifiuto dell'ingombrante alleato americano di quei popoli che, raggiunto un certo grado di benessere, vogliono essere protagonisti della storia. Le nostalgie di grandezza, a lungo covate, coniugate alla logica capitalistica del crescere o soccombere, portano ad un crescere dei sentimenti più retrivi della popolazione e rischiano di innescare una miscela esplosiva fatta di nazionalismo e razzismo, che potrebbe aprire scenari pericolosi. D'altra parte, dopo la caduta del Muro, il persistere di una sola ideologia economica (quella del mercato), con la spinta alla globalizzazione economica foriera di ricerca dei mercati ma non di integrazioni sociali, porta necessariamente ad un conflitto sempre più accentuato, per ora in campo economico, ma che un domani potrebbe sfociare in confronto anche militare. E' per questo che gli americani che, in questo momento, hanno il dominio delle armi, si rifiutano di ratificare i trattati sulle armi nucleari e, dulcis in fundo, si propongono loro (!!!) come garanti della democrazia, riservandosi il diritto di intervenire " umanitariamente" nelle questioni interne di altri paesi: Jugoslavia insegna.
La Jugoslavia è sempre nell'occhio del ciclone, anche perché, a causa della sua posizione geografica, è sempre stata il nodo di Gordio in tutte le contraddizioni imperialistiche. Come l'impero ottomano, come le potenze del centro Europa nelle due guerre mondiali, anche ora le potenze della globalizzazione smembrano la Jugoslavia per eliminare del tutto la resistenza serba.
La longa manus dell'impero, in questa fase, sono i terroristi dell'UCK, che proprio in questi giorni stanno intensificando la loro campagna militare in Kossovo. Campagna militare condotta sotto il benevolo sguardo americano, persino fuori dal Kossovo, nella Serbia meridionale, e che è sfociata proprio ieri nell'attentato al ponte ferroviario nella zona serba di Mitrovica. Contemporaneamente circolano volantini dell'UCK, in inglese e albanese, di minacce contro i moderato Kossovari, accusati di tradimento. Intanto i terroristi Kossovari organizzano una trionfalistica e provocatoria manifestazione sul ponte di Pristina. Il tutto mentre il "sinistro di governo" Fassino, con evidente propensione verso la spinta secessionista dell'UCK va ad aprire a Pristina un ufficio dell' ICE (istituto commercio estero). Abbiamo occupato di fatto l'Albania, stiamo per occupare il Kossovo e un domani, perché no?, il Montenegro. Il tutto senza, o quasi, sparare un colpo. Mussolini non avrebbe saputo fare di meglio. Adesso bisogna prepararsi a nuove missioni Arcobaleno, perché qualcuno sta preparando la nuova "guerra umanitaria".
Avamposto degli
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