LAGRIME
E' da un pò di tempo che si assiste attoniti al proliferare
di piagnistei, prese di distanze, ricerche di dialoghi impossibili.
Già in occasione delle giornate di Genova eravamo rimasti esterefatti:
i poliziotti che si accordavano con gli agnoletti per false violazioni della
zona rossa, salvo poi piangere ed accusare tutine e pacifisti di aver coperto
i cattivi Blak Bloc, pacifisti e tutine
che protestano perchè le forze del "dis"ordine non hanno
represso i succitati B.B, il governo che prima fomenta la repressione poliziesca
nel mentre finge gli accordi coi GSF, poi cerca di scaricare sui GSF il prodotto
di ciò che aveva fomentato.
Ma quando ormai pensavamo che si era toccato il fondo si scopre che questa
rincorsa al piagnisteo e alle prese di distanza ecc.ecc. è diventata
una moda internazionale. L'importante è trovare il cattivo di turno.
Così dopo gli avvenimenti dell'11 Settembre scopriamo che gli Americani
sono uno stato democratico e pacifico, che sono costretti alla guerra da un
terrorista incivile islamico, che la guerra nel mondo è scoppiata per
la morte di 5000 vittime innocenti
in America, come se la morte di migliaia di bambini in Iraq, migliaia di morti
in Palestina e/o in Kurdistan fossero vittime colpevoli.
Così abbiamo assistito al pianto di quegli amerikani che 1 anno fa
o poco più applaudivano alle vittime civili dei bombardamenti
in Jugoslavia eufemisticamente chiamate danni collaterali; abbiamo visto i
nostri sinistri ex di governo che dopo aver fatto a gara con la destra a chi
si schierava prima con gli amerikani nelle imprese guerresche, adesso facevano
a gara con la destra nel pianto per le povere vittime amerikane; abbiamo visto
e sentito on line interventi di molti "antagonisti" che per paura
di chissà quali ritorsioni prima di parlare dell'argomento si sentono
in dovere di chiamare con i termini più trucidi il presunto autore
dell'attentato.
Insomma il piagnisteo, le prese di distanza e così via.
Noi non abbiamo mai sdegnato il piagnisteo del Papa o altri a lui vicini:
è il loro mestiere e bene o male, in modo più pressante o più
sfumato piangono per tutti.
Ma quando si fa politica è una cosa diversa: se uno si occupa di politica
non deve pensare a piangere, ma deve capire quello che succede, vedere quali
sono i suoi obiettivi e cercare di perseguirli nel modo migliore possibile.
Ora una cosa è certa: tutto il pianeta è un focolaio di guerra.
Una guerra sostanzialmente scatenata dall'Impero amerikano per garantirsi
il dominio mondiale, ma una guerra. Ed è impensabile che la guerra
sia a senso unico, con un paese che bombarda e conquista e gli altri che si
lasciano bombardare impunemente. La guerra prevede due combattenti, uno contro
l'altro ed ognuno usa le armi che gli sono più congeniali: quello più
forte attacca apertamente quello più debole, il più debole usa
armi meno dirette, che possono essere la guerriglia, ed in casi estremi l'attentato.
Si può essere daccordo o non daccordo col tipo di guerra, ma quella
guerra c'è e tocca prenderne atto. Piangere non serve a niente e quindi
è ipocrita, come è ipocrita l'equidistanza, che come tutti sanno
equivale a sposare la causa del più forte. Questo daltronde già
si è visto in innumerevoli circostanze: quanto vantaggio si è
dato agli USA quando si scomunicava Saddam nella guerra del Golfo? quale aiuto
insperato hanno avuto gli amerikani quando si attaccava Milosevic durante
la guerra nei Balcani? e quale vantaggio si è dato agli israeliani
quando qualcuno non partecipava ai cortei per la Palestina perchè non
era daccordo con la tesi "due popoli, due stati"?
Appena qualcuno si muove contro l'Impero amerikano si cercano le immancabili
pecche di questo qualcuno e si cominciano tutti
i discorsi col preambolo delle prese di distanza!!!
E' ora di farla finita! Nessuno pensa che Bin Laden sia un rivoluzionario
comunista, sappiamo benissimo che Bin Laden è un reazionario, oltretutto
finanziato fino all'altro ieri dagli amerikani, che l'hanno scomunicato l'11
Settembre. Ma la politica di Bin Laden non si sconfigge prendendo le distanze
(e che siamo diventati cantonieri?); si sconfigge diventando i protagonisti
di questa ribellione anti-USA e prendendo la testa di tutto quel mondo cosiddetto
terzo che dalla politica imperiale amerikana continua
solo a guadagnare annientamenti, negazione, FAME.
Se non riusciamo a fare ciò bisognerà rassegnarsi a vedere i
Bin Laden di turno diventare protagonisti e riferimento di tutto un mondo
di diseredati.
E adesso ci aspettiamo le solite domande: allora bisogna godere della morte
di 5mila "persone innocenti" solo perchè amerikane?
E allora rispondiamo subito a questa domanda: alla notizia della morte dei
5mila amerikani abbiamo provato lo stesso dolore che hanno provato i vari
Feltri, Berlusconi, Bush e tutti gli amerikani, compresi i 5mila morti dell'11
Settembre per le migliaia di bambini irakeni vittime dell'embargo, per tutti
quei cittadini jugoslavi vittime dei famosi "danni collaterali",
per i morti palestinesi in un anno di Intifada; uguale dolore, nè 1
grammo di meno, nè 1 grammo di più.
Ma vogliamo parlare di quello che pensiamo noi di questa guerra, di quali
sono i suoi veri obiettivi e quale scenario politico ed economico si prepara.
E' sotto la luce del sole che questa situazione per gli USA sembra giungere
a fagiolo: per la prima volta in questi tempi l'economia europea rischiava
di sopravvanzare quella USA, le borse amerikane erano in crisi e lo stesso
dollaro era in calata. Come l'esperienza ci insegnava stavamo solo aspettando
la prossima guerra, e come si sa le guerre hanno sempre giovato all'economia
USA. Eravamo solo indecisi sulla vittima predestinata, pardon il mostro da
abbattere, ma la guerra la aspettavamo. Anche
perchè c'era da convincere i recalcitranti europei (esclusi gli italiani
naturalmente) e i riottosi russi della necessità dello scudo stellare.
Poi, provvidenzialmente per loro è arrivato l'11 settembre, e quindi
la soluzione di tutti i loro problemi. Chi si potrà opporre al fatto
che gli USA si mettano a stazionare in Afganistan, quindi nel cuore di quella
zona ex URSS così ricca di petrolio, nonchè di gas? E chi potrà
negare agli amerikani il via libera per lo scudo spaziale? In questa situazione,
e specialmente se la situazione di guerra dovesse reggere non ci sarà
il recupero dell'economia amerikana rispetto a quella europea?
A proposito, a chi toccherà il controllo dell'Afganistan "liberato"
se non a turchi e pakistani turkizzati?
L'accerchiamento politico e soprattutto economico di russi e cinesi, ma anche
degli europei si sarà chiuso un altro poco,
oltretutto con l'avallo forzato degli stessi accerchiati: la globalizzazione,
che come dicevamo in un precedente scritto è un eufemismo per parlare
dell'Impero amerikano, avrà fatto un altro passo da gigante.
Sia chiaro: con questo non vogliamo dire che Bin Laden, ammesso che sia stato
lui ( e noi non ne siamo nemmeno molto convinti) a compiere gli attentati,
abbia agito di concerto con gli USA; vogliamo solo dire che quando gli USA
destabilizzano per stabilizzare, mettono in preventivo e quindi pianificano
i risultati di qualsiasi azione svolta contro di loro dai tanti nemici che
si
sono fatti sul campo, cercando di utilizzarla a loro vantaggio. E' la politica
della guerra imperialista, politica che permette un controllo mondiale sempre
più rafforzato. Ma questa politica di instabilità stabilizzante,
così utile nel breve-medio periodo rischia di essere il tallone d'Achille
per l'Impero nel lungo periodo. Infatti man mano che gli amerikani sempre
più potenti perderanno lo stimolo ad andare avanti, le loro vittime
soggiogate accumuleranno sempre nuovi stimoli alla ribellione e questa guerra
che per
ora esplode a singhiozzo con sempre nuovi leader diventerà totale e
sarà la fine dell'Impero.
Bisognerà solo vedere che direzione prenderà questa guerra,
se si evolverà in senso oscurantista alla Bin Laden o se prenderà
una direzione rivoluzionaria.
Certo che di questi tempi bisogna essere pessimisti, almeno finchè
i rivoluzionari, pardon gli antagonisti, continueranno a fare i cantonieri
prendendo le distanze.
Mestiere che è diventato di moda, visto che lo si esercita non solo
quando si parla di Bin Laden, ma addirittura quando si parla
di Black Bloc: beh, la speranza è che prima o poi ci si accorga che
a furia di prendere distanze impropriamente, ci si ritrova a vedere annullate
le distanze dal potere mondiale e cioè l'Impero.
E allora siamo chiari: noi non potremo mai condividere le posizioni di Bin
Laden, da cui siamo distanti anni luce sia in campo politico, sia in campo
sociale, sia in campo religioso. Ma non potremo mai pensare che il pericolo
Bin Laden sia lontanamente paragonabile al pericolo dell'Impero amerikano:
qua non ci sono due giganti in lotta per l'egemonia, ma un gigante che tenta
di passare come un bulldozer sul pianeta e sassi più o meno grandi
che si pongono sulla strada del bulldozer. Non ci può essere equidistanza
tra il sasso posto sulla strada del bulldozer e il bulldozer che si propone
di frantumare tutti i sassi, compreso quelli
che cerchiamo di frapporre noi.
Che i servi dell'Impero (siano essi valvassori, valvassini o altro) facciano
i peana del padrone amerikano giustificandosi con le 5mila vittime è
normale, anche se sarebbe auspicabile anche da parte loro la fine dei piagnistei;
ma che quelli che si definiscono rivoluzionari o antagonisti non capiscano
che per togliere la bandiera di paladino degli oppressi a Bin Laden non serve
prendere
le distanze, ma serve dare un'alternativa credibile a tutti i popoli dimenticati,
repressi e/o cancellati dalla grande ruspa amerikana, non solo è sbagliato,
ma è politicamente criminale.
L'Avamposto degli Incompatibili