In un momento in cui le condizioni dei lavoratori sono
talmente
precarie, che gli stessi media di potere sono costretti a discutere
dell'aumento
dei morti sul lavoro (ma sarebbe il caso discutere anche dei
morti per
assenza
di reddito), assistiamo all'ennesimo gioco delle parti
tra comitati per
il si e comitati per il no ai referendum, dove non si
discute se mantenere
o meno le residue garanzie per i lavoratori, ma se
smantellarle a
picconate,
come voglioni i radicali, o con l'uso della
vasellina sotto forma di
leggi
parlamentari. E' per questo che dissentiamo
dalla proposta di creare
comitati per il no e intendiamo proporre la
creazione di comitati per
l'astensionismo ai referendum.
Questo per due
motivi:
1) perchè è più facile sconfiggere i "picconatori", visto l'alto
numero
di astensionisti cronici;
2) perchè invece di entrare in una
discussione imposta dal potere sui
quesiti referendari, dobbiamo far capire
alla gente che queste tematiche
reazionarie non devono passare, nè con
l'approccio duro di Bonino e Co.,
nè
non la versione soft di D'Alema e
Cofferati.
Può essere l'occasione giusta per far capire che questa è la
vera
violenza
e non quella degli oppositori alla guerra o quella degli
spaccavetrine.
L'Avamposto degli
Incompatibili
P.S.( nel senso buono del termine) Se mai vi dovesse
arrivare materiale
di propaganda della Bonino e co. controllate che non
propongano offerte in
denaro e/o estrazioni di premi in denaro stile Lotteria
Italia. Questo
materiale che negli ultimi referendum è stato distribuito
potrà essere
utilizzato per far capire che tipo di businnes si celi dietro
questa
vocazione referendaria(quanti soldi vengono dati ai promotori
di
referendum
sotto forma di rimborso spese per ogni quesito
referendario?)
a quelli che
non si recheranno alle urne un'idea per dare
maggiore
contenuto alla loro decisione di non votare.
La proposta
è quella di rispedire il
certificato elettorale, accompagnato da una lettera,
al prefetto in segno
di protesta. In questo modo il nostro non voto si
trasforma da un mero
gesto passivo, lo stare a casa, in un'azione di
obiezione, disobbedienza
civile, in un gesto attivo di lotta. Boicottando in
questo modo il
referendum diciamo NO al contenuto dei quesiti stessi ma
diciamo anche NO
all'utilizzo distorto di uno strumento così importante come
il referendum
(che viene qui usato per colpire i diritti dei lavoratori).
Per questo motivo abbiamo inserito una breve lettera (che trovate nel corpo
del
testo, in fondo). Questa lettera va fatta circolare il più
possibile
AL PREFETTO DI ......
Le comunico, con la
presente, la mia intenzione di non recarmi alle urne in
occasione della
consultazione referendaria del 21 maggio pv. Le riconsegno
inoltre il
mio certificato elettorale affinché Lei possa prendere atto
della mia
decisione e comunicare al Presidente del Consiglio il disagio che
provo come
cittadino ed elettore. La mia decisione di non votare non
costituisce un
gesto passivo ma, al contrario, nasce dalla precisa volontà
di "boicottare"
questi referendum che io ritengo, nel loro spirito e nel
contenuto, anti
democratici ed anti sociali. La mia critica è rivolta, in
particolare, al
quesito che abroga il diritto al reintegro nel posto di
lavoro in caso di
licenziamento illecito. Personalmente ritengo che tale
quesito, minacciando
un importante diritto per milioni di lavoratori, si
scontri con lo spirito
della Carta Costituzionale laddove (art. 1) Essa
sancisce che "L'Italia è una
repubblica democratica, fondata sul lavoro".
Per questo
motivo le ribadisco la mia decisione di non votare per non
legittimare questa
corsa sfrenata che mira all'erosione di importanti
diritti conquistati per
mezzo di tante lotte democratiche.
Distinti saluti