CACCIA ALL'UNTORE
Che l'Italia sia il paese dell'emergenza è risaputo, come è
risaputo che qui il potere politico, quando non riesce a dare risposte e
prospettive serie al paese, per cercare consenso, non trova di meglio che
organizzare la caccia al "mostro" di turno.
Non è una cosa di
questi giorni, sono ormai anni, che questa ricerca continua: si è partiti anni
fa con l'emergenza microcriminalità scatenata dall'assassinio del tabaccaio a
Milano.
Poi, siccome le rapine a Milano dopo un mese cominciarono
a diminuire, si decise di cercare qualche altro mostro. Questa volta si decise
di andare al nocciolo del problema, e si aprì la stagione di caccia agli
immigrati, che (pensate un pò!!!) avevano portato la criminalità mafiosa in
Italia. Ma anche questo non faceva tutta quella presa che speravano, anche
perché la Confindustria faceva sapere che quegli immigrati
servivano.
A questo punto finalmente è uscito il mostro tanto
evocato: il pedofilo.
A dire il vero qualche caso di pedofilia
grave c'era già stato qualche anno fa, ma stranamente in quell'occasione il
comportamento dei politici e di riflesso quello dei media fu completamente
diverso: vi ricordate il caso del bambino violentato e ucciso nella pineta di
Ostia? In quel caso se vi ricordate ci furono almeno tre "stranezze": intanto
non ci furono casi di esasperazione del caso, anzi ci fu molta "tranquillità"
nell'affrontare il problema; ci furono indagini giornalistiche non sul mostro,
ma sulla vittima.
Ci furono rappresentanti di partiti (per esempio
Fragalà di AN), oggi in prima fila nella richiesta di pena di morte e di
pubblicazione dei nomi, che invece di andare a trovare i familiari del bambino,
andarono, e questa è la seconda stranezza, a trovare il pedofilo assassino,
addirittura prima che questi venisse interrogato dal
giudice.
Terza stranezza: in quel caso i giornali, quelli di
destra per primi, mentre pubblicavano il nome e cognome del bambino morto e
violentato, non pubblicarono, al contrario di quello che succede oggi, il nome
del violentatore assassino; ancora oggi chi vi scrive di quel personaggio ha
saputo solo le iniziali, (che in Italia esista la privacy a
cucù?).
Tutto questo per far capire che la tanto decantata
emergenza pedofilia, serve solo come input per scatenare lo sport preferito
dalla maggioranza dei politici e dei media: la caccia al
mostro.
Anche perché questa scorciatoia serve di fatto ad
assolvere i veri mandanti della pedofilia: la cultura del possesso e la cultura
dell'eliminazione dei deboli.
Infatti, come tutti sanno, la culla
della pedofilia sta proprio in quegli ambienti, in cui il bambino dovrebbe avere
il massimo di libertà tranquilla: la famiglia.
Invece la famiglia
è diventata per il bambino una trappola. Là dentro o è soffocato di coccole, che
servono all'adulto a garantirsi il potere di protezione e quindi di possesso, o
viene completamente abbandonato a sé stesso, visto che lui viene quasi sempre
visto come un disturbo o come un elemento di cui servirsi, per tenere legata la
famiglia e quindi sviluppare il potere rispetto a tutti i membri della
casa, bambino compreso, anzi per primo.
Naturalmente questo potere
si estrinseca con la violenza fisica (schiaffi) e ormai sempre più spesso con la
violenza sessuale (su 10 casi di pedofilia 8 avvengono nell'ambito parentale).
Altro che mostro, qua siamo quasi alla normalità!!!
Ma questo non
si dice, perché paga poco in termini di propaganda repressiva (come si fa a
criminalizzare impunemente una fetta considerevole delle famiglie italiane?), ed
anche perché si corre il rischio di stanare i mandanti di questa
pedofilia di massa.
Mandanti, che non stanno solo nelle
organizzazioni criminali, che trafficano a livello internazionale sulla
prostituzione, sul turismo sessuale e sulla pedofilia stessa, ma anche nella
cultura del consumismo e della mercificazione, che sta alla base di questa
società.
Basti pensare a tutto ciò che, per vendere, ci propina la
pubblicità: per esempio gli spogliarelli di bambini per pubblicizzare qualche
pannolino. Ma anche trasmissioni televisive che mostrano sempre più spesso i
bambini come personaggi parodia degli adulti: da quelle in cui fanno fare ai
bambini il commento a notizie giornalistiche lontane mille miglia dai loro
pensieri reali, a quelle dove vengono messi ad imitare i grandi come cantanti o
altro.
Senza contare, naturalmente, film di prima serata, in cui
le violenze sui bambini sono all'ordine del giorno.
Finalmente
quello che si è tanto preparato è avvenuto.
I mostri finalmente
vengono trovati in due personaggi più facilmente perseguibili in sé, senza
coinvolgimento della società e del mondo politico e mass-mediale: due pedofili
al di fuori del cerchio familiare, abbastanza emarginati da non avere protezioni
di alcun tipo né visite in carcere di parlamentari finalmente forcaioli,
abbastanza deboli, da non essere in grado di
difendersi.
Oltretutto per varie concomitanze si evitano accuse
collaterali, quali quella di razzismo, e a causa dell'efferatezza dei crimini si
può rimestare nell'emozione collettiva, per alimentare voglie forcaiole, sempre
più frequenti nella società dello spettacolo.
E allora possiamo
vedere Bossi e Casini, da tempo impegnati nella caccia contro i migranti,
ergersi a paladini della povera Hagere, la piccola tunisina martoriata ad
Imperia; la "signora" Pivetti, che per anni ci ha torturato con prediche
televisive sull'infallibilità del Papa e sul diritto alla vita, invoca la pena
di morte, criticando la contrarietà del Papa, che in questo campo ha preso una
toppa; ma anche i sinistri di governo, che invece di garantire la legittimità
democratica chiamando tutti i predicatori di regime al rispetto delle leggi
esistenti, li seguono sulla loro strada prendendo misure emergenziali per
un problema, come quello della pedofilia, molto delicato e da affrontare non con
la caccia al mostro, ma con il coinvolgimento della società nel difficile
compito della protezione della specie.
Eppure anche in uno dei due
casi, che hanno fatto tanto scalpore in questi giorni, le responsabilità del
mondo politico sono evidenti. Infatti solo adesso si dice che il "mostro" era
psicolabile.
Ammesso che questo ragazzo sia effettivamente
colpevole, dove erano le istituzioni, quando dovevano garantire la sua salute,
anche mentale? Assenti. Perché la cura di queste persone, la creazione di
strutture protette per quelli che hanno problemi psichici, è antieconomica, per
cui si preferisce lasciare alle famiglie, spesso inadeguate allo scopo, la cura
di queste persone. Solo quando scoppia la tragedia si interviene; così in questo
modo si risparmiano soldi, e, in finale, si ha sempre qualche mostro di riserva
da additare alla pubblica opinione.
Adesso vengono pubblicate le
liste dei "pedofili", novello pogrom degli anni 2000, stravolgendo leggi dello
Stato e fomentando l'odio alla ricerca del linciaggio. Ma quando il linciaggio
verrà effettivamente portato a compimento, si punirà qualcuno? se sì, verrà
perseguito solo l'esecutore materiale o verrà punito anche chi stampando quei
nomi ha direttamente aizzato alla giustizia sommaria? La famosa legge sui
cattivi maestri, continuerà ad essere esclusivo appannaggio dei reati
riconducibili al "terrorismo", o verrà estesa anche a chi pubblicando i nomi,
invita la gente a farsi giustizia da sé?
Sono alcune delle domande
che pone uno, che non solo non ha fatto le leggi italiane, ma in buona parte
nemmeno le condivide, a chi queste leggi dovrebbe far rispettare, essendone
l'estensore, in quanto parlamentare.
Naturalmente non avremo
risposte che non siano demagogiche, visto che la caccia al mostro "pedofilo"
elettoralmente paga, almeno fino a quando non uscirà un mostro più mostro,
oppure fino a quando qualche giudice un pò più discolo non metterà il naso in
quel marciume della pubblicità, per esempio di qualche compagnia aerea famosa
che da qualche parte in Europa, pubblicizza viaggi in alcuni paesi famosi per
essere meta del turismo "pedofilista".
huambo per
L'Avamposto degli
Incompatibili