LA REPUBBLICA DELLE BANANE

Il "rilancio" della festa della Repubblica viene presentato da molti media come un risveglio dell'orgoglio nazionale da contrapporre al secessionismo di Bossi. Ma in realtà le cose stanno diversamente, come è testimoniato dai fatti.
Per prima cosa l'Italia continua ad essere l'unico stato a non avere proclamato come festa nazionale l'anniversario della sua nascita.

Personaggi istituzionali possono addirittura permettersi di rifiutare di presenziare alle celebrazioni ufficiali e addirittura organizzare manifestazioni secessioniste nello stesso giorno, senza che il governo, lo stesso che ha giudicato inopportuno il Gay Pride, intervenga in qualche modo. L'unica vera novità è lo svolgimento della parata militare, preceduto dal messaggio di Ciampi al capo di stato maggiore della difesa, dove si esaltava " il sacrificio di coloro che sono morti su tutti i fronti per la difesa della patria e (sentite, sentite) per il contributo dato nelle campagne per "i diritti delle genti". In parole povere non si vuole celebrare la nascita dello stato repubblicano nato il 2 Giugno '46 dopo il referendum, che cacciava l'ultimo re savoiardo, ma esaltare la rinascita di un nazionalismo revanscista e guerrafondaio, che mette al centro dello Stato la presenza delle forze armate, oltretutto fascistizzate dalle nuove "riforme" dell'esercito volontario e dalla introduzione della 4^ forza armata del generale Pappalardo.
Contemporaneamente si continua da tutte le parti a chiedere lo stravolgimento totale della Carta Costituzionale, che è a fondamento della Repubblica, la cui nascita si dice di voler celebrare.
Già questa costituzione è stata stracciata, di fatto, in molte occasioni e in molti campi: precarizzazione del lavoro, smantellamento della sanità, privatizzazione di fatto della scuola, entrata in guerra (offensiva) contro uno stato sovrano.
Così si stabilisce la nascita di un doppio potere: le leggi di mercato per regolare la vita economica di milioni di persone, con relativa crescita delle povertà e dell'insicurezza, senza uno stato che regoli le disuguaglianze sociali, a tutto vantaggio delle imprese. Dall'altra parte uno stato che per agevolare la crescita delle imprese e il dominio di esse sulla società, si rafforza in senso militare e in senso repressivo.

Infatti a livello sociale ha dismesso la sua presenza. Ha abdicato a favore della comunità europea, nata come mero agglomerato di stati, uniti da un solo obiettivo: l'unità monetaria. Ha abdicato a favore direttamente del potere economico privato.
Per cui ha trasferito al capitale finanziario europeo il potere di regolamentare (immaginate a favore di chi!) la politica di sviluppo del paese, e con le privatizzazioni ha trasferito ai vari trust nazionali e transnazionali le ricchezze di tutta una nazione.
In sostanza l'estinzione dello stato nazionale, inteso in senso napoleonico.
Estinzione compensata immediatamente dal rafforzamento delle uniche prerogative mai dismesse: Forze armate e forze repressive. Le due cose vanno di pari passo e sono funzionali alla dismissione dello stato negli altri campi. Infatti, e questo è sotto gli occhi di tutti, la crescita della povertà, causata dalla dismissione dello Stato in campo socio-economico, crea criminalità diffusa, alla quale non si risponde più con la ricerca di soluzioni assistenziali, com'era in passato, ma con la repressione: TOLLERANZA ZERO è la parola d'ordine fotocopiata dal mito americano. Anche perché lo spauracchio della microcriminalità, grazie all'apporto dei media di regime, è diventato nell'immaginario collettivo il problema dei problemi. E di fronte alla possibilità che questa violenza diffusa possa trasformarsi in protesta sociale, si è provveduto, da parte dei nostri "sinistri di governo" a dare autonomia e ampi poteri ai carabinieri, che come quarta forza armata dello stato, in possesso di armi pesanti, sono in grado di fronteggiare scontri sociali con tutti i mezzi, magari, in caso di bisogno, anche con un "pronunciamento".

                                  SIAMO ALLA REPUBBLICA DELLE BANANE
Cos'erano, infatti, le "repubbliche delle banane"? Erano quegli stati sudamericani completamente asserviti all'imperialismo USA e caratterizzati da un  potere economico gestito dai privati e soprattutto dalle multinazionali prevalentemente USA, e da uno Stato con funzioni di guardiano degli interessi del potere economico (vedi golpe cileno e golpe dei militari argentini). Questi Stati si reggevano in pratica sulle forze armate repressive; in alcuni momenti cercavano il consenso interno con azioni militari nazionalistiche tese all'allargamento dei confini (vedi guerra delle Malvine e vedi il ruolo dell'Honduras contro il governo sandinista in Nicaragua).
La stessa cosa sembra voler fare la nostra aspirante "repubblica delle banane". Lo stato dismesso delle  "devolution" e delle privatizzazioni si rafforza con l'inasprimento dell'azione repressiva, la militarizzazione del territorio in funzione antimigrazione e lo spirito di conquista delle "forze armate riformate" alla ricerca di nuovi mercati e di allargamento delle sfere d'influenza. Per cui si manda l'esercito in Puglia, ufficialmente contro i contrabbandieri, in realtà per bloccare il flusso dei migranti, che proprio sulle coste pugliesi si concentra. Ma soprattutto si riorganizzano in chiave offensiva le forze armate. Il servizio di leva che aveva fondamentalmente la caratteristica di formare un esercito popolare di difesa del territorio, viene abolito a favore di un esercito volontario, addestrato all'offesa e alla guerra di conquista. Ecco quindi la partecipazione alla guerra del golfo e in una continua escalation, al conflitto in Bosnia e in Kossovo.
ED E' A QUESTE FORZE ARMATE CHE SI PLAUDE NEL GIORNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA NATA DALLA RESISTENZA.
E intorno a queste forze armate si cerca di unire una nazione, che negli altri campi non esiste più. Anche perché, come tutti sanno, l'avventura continua. Dopo aver messo i piedi nel protettorato albanese, un altra colonia ci attende: il Montenegro. Eccoci quindi pronti ad una nuova performance nei Balcani, alle nuove crociate anti-Milosevic, alle nuove missioni arcobaleno. I nostri "industriali d'assalto" già si preparano a spostare fabbriche per avere operai a costo zero, l'Europa dei mercati arricchisce di un nuovo tassello la sua sfera d'influenza.
Se Cavour diceva: "abbiamo fatto l'Italia, ora bisogna fare gli Italiani"; i nostri governanti attuali sembrano dire: abbiamo smantellato l'Italia, chiamiamo a raccolta gli ex italiani per conquistare un nuovo impero (ECONOMICO n.d.r.) 

 

L'Avamposto degli Incompatibili