GLI INSEGNAMENTI DI RAVENNA
La lotta riuscita di Ravenna ci deve indurre a fare alcune considerazioni.
La prima è più importante è il fatto che lotte riguardanti la vita e la
sicurezza è possibile che diventino patrimonio comune, e questa non è una
cosa da poco. Infatti vi è stata una partecipazione sentita e consapevole
della popolazione e dobbiamo dire, senza trionfalismi ma guardando ai
risultati, che questa è stata la vittoria più importante: in una fase in cui
quello che viene genericamente definito" movimento" da evidenti segni di
chiusura in ambiti ristretti, sia di luoghi fisici centri più o meno
sociali, che di ottica politica ristretta al particulare, allo specifico e
persino a chiusure settarie, e in sostanza ad una generica indifferenza e
apatia rassegnata: vedi la scarsa partecipazione ad un tentativo di opporsi
da parte degli studenti alla riforma Zecchino, all'isolamento e persino a
manovre mistificatorie in merito alla tragedia del popolo Kurdo e ad un
certo sbandamento rispetto alla questione palestinese, conforta sapere che
quando si vuole e si ha la capacità di operare in senso propositivo e
aperto i risultati si ottengono.
Riscoprire il territorio e i soggetti sul territorio, sentirsi parte e del
proprio luogo e della comunità che nel luogo vive è il punto da cui partire:
uscire dalle riserve in cui si è rinchiusi e in cui a volte per
autocompiacimento ci si è ghettizzati è il punto fondamentale. Questa è una
lezione che deve essere generalizzate, anche e sopratutto perché abbiamo
visto che è l'unica cosa che paga.
Il legame col territorio e con la popolazione ha reso possibile anche
controbattere tutti i tentativi di strumentalizzazione, i ricatti dei
partiti politici che come al solito volevano praticare la tattica del
doppio binario,nonché i tentativi di criminalizzazione che erano partiti
alla grande.
Di fronte all'evidenza dei fatti recepiti dalla popolazione queste manovre
si sono rivelate per quello che erano: cortina fumogena.
Ma c'è un altro aspetto che vale segnalare: forse per la prima volta nella
storia recente del movimento operaio, non è giunta notizia di
contrapposizione fra coloro che potevano guadagnarci prestandosi alle
sperimentazioni del glisophate e gli altri cittadini. Questo è certamente
indicativo di una accresciuta sensibilità rispetto a certi temi, ma, visto
che ci troviamo in una delle regioni più ricche d'Italia, è anche segno di
una verità talmente ovvia, che non verrebbe neanche voglia di segnalarla, se
non fosse che viene esorcizzata dai più: quando i proletari sono liberi
dalla necessità imperante di lavorare, sono anche maggiormente spinti ad
opporsi e a lottare contro la nocività del lavoro e le produzioni di morte.
Tanto è vero che , per esempio, malgrado le numerosi morti e i tumori
diffusissimi, lo stesso compattamento non si è visto per l'Ilva di Taranto.
Dissotterrare l'ascia di guerra è quindi una via praticabile.
E questa via deve essere percorsa.
L'Avamposto degli
Incompatibili