QUANDO POMPIERI DIVENTANO I "NON GARANTITI"

Anni fa, nel '77, ci fu uno scontro, anche duro, fra i lavoratori "garantiti", cioè quelli che avevano un lavoro fisso ed erano inquadrati nei sindacati istituzionali e nei partiti, e i non garantiti, cioè quelli che avevano (quando ce l'avevano) un lavoro precario, sottopagato, in nero, quelli che insomma erano fuori dal mercato del lavoro ufficiale.
Questi ultimi con la rivendicazione di reddito misero indubbiamente in discussione il modello di sviluppo capitalistico, ribaltando completamente il rapporto fra lavoro e reddito. Il padronato con l'appoggio di sindacati e partiti di sinistra ristabilirono l'ordine violato, proprio "ingaggiando" i lavoratori "garantiti" a difesa della centralità del lavoro e dello sfruttamento.
Insomma si utilizzarono i garantiti come crumiri nella lotta contro l'organizzazione del lavoro, e contro coloro che volevano far saltare quell'organizzazione del lavoro.
Oggi siamo in un'altra fase: i garantiti, oltre ad essere residuali, sono anche sempre meno garantiti, sono sempre più ricattabili e quindi sempre più deboli di fronte all'attacco padronale, anche per colpa dei precari, non garantiti e altri soggetti sociali, fra cui i disoccupati, che tendono in questa fase a vendersi a sempre minor costo.
Succede così che a Milano un settore di questi operai "garantiti", i lavoratori dei trasporti pubblici, l'ATM, si ribellano. Si ribellano al fatto che loro, considerati garantiti, si sentono invece sempre più precari, vedono il potere d'acquisto dei loro salari ridursi giorno per giorno fino a condurli sempre più vicino alla soglia di povertà. Si ribellano perchè il loro contratto, già di merda, firmato al ribasso dai sindacati ufficiali, che ormai decidono quale contratto firmare in splendida autonomia, senza nemmeno più sentire i lavoratori, non viene nemmeno attuato dopo due anni dalla firma.
Vengono insomma presi per il culo dai sindacati, e mazziati dalla controparte.
E allora prendono il coraggio a due mani, e fanno una cosa che non si faceva da anni: spontaneamente decidono di anticipare prima, e prolungare poi ad oltranza, lo sciopero farsa indetto dai sindacati ufficiali, mandando tranquillamente a quel paese tutti i regolamenti dello sciopero firmati dai soliti suddetti.
E allora si scatena come al solito la bagarre: la controparte minaccia sanzioni e condanne e naturalmente denunce alla magistratura, invocando il rispetto dei regolamenti sottoscritti, ma naturalmente mai invocando il rispetto dei contratti sottoscritti, il sindacato capisce, come al solito, i problemi dei lavoratori, ma condanna il tipo di lotta.
E qual'è la motivazione di questa condanna? Sentite un pò: con la loro azione avevano danneggiato i ceti più deboli, i precari, che per quello sciopero non erano andati a lavorare.
Insomma dopo vent'anni cambiano i "referenti" del sindacato, e naturalmente anche dei padroni.
Vent'anni fa i garantiti erano a guardia dell'organizzazione del lavoro contro i non garantiti, oggi i "non garantiti" sono a guardia dell'organizzazione capitalistica del lavoro contro i "garantiti".
Fin qui tutto regolare, visto che è cambiata l'organizzazione capitalistica del lavoro, sempre più basata sulla precarietà del lavoro e sulla mancanza di certezze, grazie alle progressive leggi antioperaie promulgate negli ultimi decenni (ultima la legge Biagi).
Quello che non è normale è il fatto che non è cambiata la mentalità di chi si dovrebbe schierare contro l'organizzazione capitalistica del lavoro. O meglio è cambiata, nel senso che i non garantiti adesso vengono elogiati quando diventano la 5^ colonna dell'organizzazione capitalistica del lavoro.
Quanto sono lontani i tempi in cui si gridava: "LAVORO O NON LAVORO SALARIO GARANTITO".
Adesso invece si sente: "queste lotte danneggiano i più deboli, i precari".
Come se i proletari fossero coloro che vogliono andare a lavorare, e non coloro che si ribellano alla loro condizione di sfruttati.
Noi invece pensiamo che non esiste più una classe sociale oggettivamente rivoluzionaria, sia essa quella dei "garantiti", sia essa quella dei "non garantiti". Esistono i proletari soggettivamente rivoluzionari, e cioè quelli che presa coscienza del loro essere sfruttati, si ribellano a questo loro sfruttamento e cercano le strade più coerenti e più diritte per abbattere lo stato di cose presenti, o perlomeno cercano gli strumenti più idonei per intralciare il passo alla ristrutturazione capitalistica e all'instaurazione del dominio del Capitale.
In questo caso il discorso è semplice: rivoluzionari sono i lavoratori dell'ATM e servi del padrone sono precari, disoccupati ecc., che subito hanno protestato per lo sciopero dei lavoratori ATM.
I precari saranno stati anche danneggiati, ma non ce ne frega niente. Se volevano cercavano i modi più giusti per essere giustificati nell'assenza, o meglio ancora solidarizzavano con lo sciopero, visto che la resistenza alla precarizzazione di un settore operaio può aiutare la lotta contro la precarietà di altri.
Non sono perciò i lavoratori ATM a fare uno sciopero corporativo, come è stato detto anche in qualche lista di movimento, ma i precari ad agire corporativamente per la difesa del loro posticino precario da fame.
Ecco perchè siamo vicini a quei lavoratori, che peraltro adesso rischiano pesanti forme di repressione, non solo normative, ma anche repressive a livello di codice penale.
Ed infatti questa lotta, oltre a dimostrare come soltanto la radicalità delle forme di lotta riesce a porre seriamente sul tappeto i problemi, dimostra il vero rapporto esistente in questa società fra repressione e lotte sociali.
Infatti non solo si minacciano misure antisciopero ancora più pesanti (ammesso che ormai sia possibile), ma si ricorre alla magistratura, che quando si tratta di lavoratori, di "microcriminali", di militanti rivoluzionari, smette di essere composta di toghe rosse o di personaggi "disturbati mentalmente", e torna a rivestire i panni di garante della democrazia, ove per democrazia si intende gli interessi della classe capitalistica e del profitto.
Ma se si sviluppano lotte di questo tipo, se proletari ed operai cominciano a capire che per difendere i propri interessi devono smetterla di affidarsi a sindacati concertatori degli interessi della controparte, forse ci sarà anche possibilità di contrastare non solo la ristrutturazione capitalistica, ma anche questa spirale repressiva, che è la carta che il potere sta utilizzando per riperpetuarsi.
Gli operai ATM ci hanno provato con la carta più forte che avevano, quella del coinvolgimento di tutto il settore in una forma di lotta spontanea, dura e di massa.
Non pensiamo semplicisticamente che essi siano la solita classe operaia capace di essere il nucleo centrale dello schieramento anticapitalista; pensiamo che essi, man mano che prendono coscienza del loro sfruttamento, potranno rappresentare una parte del proletariato rivoluzionario. Ad essi, e speriamo presto, si aggiungeranno altri proletari, che faranno lo stesso, magari con altre tematiche e altre forme di lotta.
Solo allora la controparte non avrà sbocchi, non riuscirà più a sanzionare nessuno e man mano perderà il controllo della situazione.
Insomma le alleanze contro il sistema non saranno sui contenuti specifici, ma sui contenuti generali e sulle forme di lotta.
C'è in giro molta richiesta di radicalità di obiettivi e di forme di lotta. Bisogna trovare la strada per coniugare queste differenze unite nella lotta contro questo sistema di dominio capitalistico.

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI ATM

LOTTIAMO PER LA GRATUITA' DEI TRASPORTI PUBBLICI

DELLA SANITA' DELLA SCUOLA DELLA CASA

GARANZIA DI REDDITO PER TUTTI, LAVORO O NON LAVORO

VOGLIAMO TUTTO!!!!

 

L'Avamposto degli Incompatibili