TOTALITARISMI DEL 2000 E "ROBINSONATE"

 

In vista delle elezioni del 2001, il teatrino della politica sta inten-

sificando le sue rappresentazioni, avvalendosi dell'enciclopedia delle

menzogne, nuovo vangelo della globalizzazione. La fiera delle banalità,

surriscaldata debitamente dal circo mediatico, celebra i suoi fasti e

ciò è suffragato dal ricorrente blaterare sulle riforme, sull'efficien-

za, sullo stato sociale, in nome di un nuovismo delirante, che cela

forme inquietanti di autoritarismo. Al di là della retorica, soffiano

venti di destra e ciò si evince dal carattere intrinsecamente autori-

tario delle riforme, che sono poi la realizzazione del progetto "pidui-

sta". Intanto, in un clima schizofrenico, imperversano maschere e ma-

scherine, buffoni di corte, leaders e leaderini, vuoi della pseudosi-

nistra governativa vuoi della destra pura, che si contendono il pri-

mato per poter accedere all'agognato premio "Robinsonante del 2000".

Ossimori trionfali, barbarie linguistiche, mistificazioni eclatanti!

il comunismo recepito come nemico del bene comune, offrono le coordi-

nate del paradigma conservatore, In un’atmosfera sfrenata e piratesca,

il mercato delle chiacchiere divulga menzogne esilaranti e bizzarre,

tant'è che addirittura Berlusconi, al meeting ciellino di Rimini, ha

affermato: "Opporsi al comunismo è un dovere morale". Le dichiarazioni

del Berlusca, degno seguace dell'ortodossia craxiana, generano il ra-

gionevole dubbio che il leader "delle libertà" sia preda di preoccupan-

ti allucinazioni, dal momento che non esiste una sinistra governativa

e che i comunisti sono una specie in estinzione. Vero è che il nuovo

ordine mondiale e l'egemonia del capitalismo d'assalto mistificano non

solo la "verità effettuale", ma trasformano anche la valenza semantica

delle parole. Se Dio è morto, però, non tutto è permesso, sicché, anche

se le difese immunitarie sono azzerate, sarebbe auspicabile rivisitare

etimologicamente il termine "comunismo", onde evitare ulteriori stru-

mentalizzazioni. D'altra parte, il dogmatismo del mercato è il mega-

potere che tutto sussume, dissolvendo il "vero effettivo" in un gioco

scenico, che cela l'astuzia del potere. A questo proposito Machiavelli

giustamente sosteneva che "giocare d'astuzia significa raggirare lo

spirito degli uomini". In un quadro a tinte fosche dilagano xenofobia,

razzismo, tolleranza zero, muri di leggi razziali, un'inquietante lo-

gica carceraria: aspetti sintomatici delle variegate forme del fascismo

odierno. Destra e sinistra si mimetizzano in una bolla virtuale, che,

a livello planetario, esclude differenze e identità. Pertanto, preso

atto che i fiori non possono attecchire sullo sterco, non desta stupo-

re la recrudescenza della "bestia" nazifascista. Onde evitare frain-

tendimenti, tengo a precisare che, se precedentemente ho parlato di

fascismi non è casuale, perché a mio avviso, si dovrebbe negare il tena-

ce mito, che vede nel totalitarismo un puro regime poliziesco, dal mo-

mento che lo Stato totalitario non lo fanno i poliziotti, ma i "dotti"

che detengono il potere. Non è, dunque, solo la forza scatenata che

determina il totalitarismo, ma anche la verità incatenata; non la re-

pressione bruta, ma la "scienza", la "tecnica", "il rigore". Nella con-

sapevolezza che il fascismo è una categoria della storia, si può affer-

mare che le forme odierne di autoritarismo esercitano il loro dominio,

controllando, inquadrando, domando le coscienze, amministrando la so-

cietà e imponendo un linguaggio universale. L' impianto globale ricom-

pone cervello e affetto nella produttività dell'intellettualità di mas-

sa e attua forme di potere, che diluiscono il politico, moltiplicando i

centri di padronanza, dissolvendo la figura classica del "Padrone" ed

eliminando la dissidenza. La figura attuale dello Stato è evanescente,

impercettibile; la sua figura compiuta è lo Stato non più visibile

tanto è onnipresente. Al di là delle apparenze, pero, è la mano invi-

sibile del determinismo economico che si trasforma in legge dello Sta-

to. Ne consegue che l'istituzionalismo e il neofunzionalismo si appli-

cano alle forme odierne di assolutismo, che si esplicita all'insegna

della routine burocratica, che diviene poi legittimazione tecnocratica.

In questo contesto, l'autoritarismo è strutturale e, nel contempo, una

adeguata sponda istituzionale legittima il processo di ristrutturazio-

ne produttiva in corso, smantellando regole, garanzie, stato di diritto.

Se, come osservavano i filosofi greci, "dal niente non nasce niente",

la recrudescenza del nazi-fascismo discende da cause e concause, legate

agli integralismi, alla manipolazione dei consensi, alla svalutazione

del diritto societario. Il fatto che deve spingere a serie riflessioni

è il ritorno della "bestia" in Italia e in Germania, per via del tragi-

co e barbaro passato. La verità è che l'afasia della sinistra, un to-

talitarismo camuffato dalla legalità istituzionale, una traiettoria

puramente quantitativa, stanno generando l'inevitabile relazione amico-

nemico. Da qui la marcia su Roma di Forza nuova, le ricorrenti sortite

nel nostro paese di Haider, che vanta l'adesione del Friuli e di nume-

rosi membri della casa delle libertà. Inoltre, il nazista Haider non

manca di rivolgere la sua attenzione al Papa, a cui vuole dedicare una

visita speciale. Se Wojtyla riceverà Haider, non potrà certo stupire,

dal momento che il "santo Padre" ha beatificato Pio IX, fieramente

antisemita, anti-illuministico, forcaiolo e antidemocratico. Intanto, in

Germania incalza l'allarme-nazi, tant'è che si sta diffondendo anche

il nazirock. Le parole d'ordine dei rocchettari sono: "xenofobia, raz-

zismo, terzo Reich. Per sottolineare quanto il naziroch sia destabiliz-

zante, giova citare il seguente testo: "Crepa straniero, crepa" sei

mondezza, rifiuto , sparisci di qua , Crepa straniero crepa", Ovvia-

mente anche il nazirock si attiene alle leggi di mercato, infatti esi-

ste una sorta d'industria, che finanzia partiti e organizzazioni del

terzo Reich. Vero è che, a livello istituzionale, si tenta di arginare

il fenomeno, trascurando il dettaglio che i muri razziali sono lega-

lizzati. D'altra parte, le istituzioni politiche ed economiche, post

guerra fredda, minimizzano l'uso della forza, impongono l'universalismo

del lessico, legittimando l'esclusione e i ghetti.

Ciò significa che la schiavitù post-moderna è invisibile, infatti non è più necessario in-

catenare le vittime, è sufficiente confiscare le tessere d' identità

perché cessino di esistere sul piano giuridico ed umano. Da qui l ' im-

piego dei lavoratori clandestini, i maltrattamenti, le condizioni di la-

voro e di accoglienza contrari alla dignità umana. Giustamente Sahnoun

Ridouh, psicologo presso la corte d'appello di Versailles, sostiene

che gli schiavi moderni sono invisibili agli occhi del mondo. Piaceri

e necessità vengono cancellati, sicché non rimane che l'assoggettamen-

to, la sofferenza, la reclusione. Il grado più alto di vulnerabilità è

raggiunto, quando intervengono concetti come esilio, allontanamento,

statuto di straniero. E' evidente, pertanto, che per l'ecosistema il

razzismo-mimetico diventa strumento di mobilitazione politica e di

vergognoso sfruttamento. Il fatto inquietante è che il cinismo globale

del post-fordismo implica il meccanismo perverso del rapporto inclusio-

ne-esclusione, che poi incrementa la figura dello xénos, percepito

come straniero e potenziale nemico. Le osservazioni fatte mettono in

luce che l'utopia cosmopolitica ipotizzata dopo l'enigmatico ottantano-

ve, svanisce, offrendo il lugubre scenario della barbarie e di nuovi

totalitarismi. Ma, dinanzi alla Pax Romana di tipo nuovo, dinanzi al-

l'ideologia criminale che sottende il capitalismo,con le sue forzature

dottrinali e il suo egoismo morboso, non occorre opporre un perentorio

rifiuto, per cambiare radicalmente statuto?

 

Wanda Piccinonno de
L'Avamposto degli Incompatibili