CANCUN 2003: UN ALTRO VERTICE, UN ALTRO MORTO
Ma i compagni, molti, gridarono alla vittoria,
perchè un altro vertice è fallito, perchè i paesi ricchi
non sono riusciti ad imporre le loro ricette agli altri paesi.
Eppure le due cose non sono scollegate, perchè se è vero che
gli "extra G8" danno segnali di vitalità e di volontà
a reagire alla protervia di lorsignori, è anche vero che anche a Cancun
i G8 hanno ribadito, che alla fine saranno loro a comandare, perchè
loro hanno la forza, diretta e delegata, ed hanno tutta la voglia di usarla.
E quindi un altro morto, un morto che, a suo modo, si è ribellato alla
protervia di chi, protetto da centinaia di gendarmi messicani, da tempo immemore
al servizio di yankees e potenti vari, voleva schiacciare l'agricoltura dei
non ricchi, e quindi anche la sua. Ma la morte di LEE KIANG HAE non
è stata vana.
Non perchè i cosiddetti new global hanno portato avanti la sua sfida,
la sua lotta. Anzi! Fosse stato per i "nostri" new global, fra una
sceneggiata e un'altra, all'ombra dello zapatismo professionistico, i ricchi,
yankees in testa, avrebbero sul serio strozzato i paesi più poveri
ed imposto la loro legge "multinazionale". Poi, magari, sempre i
"nostri" new global avrebbero promesso nuove disobbedienze, ma i
paesi più poveri sarebbero intanto stati strozzati.
INVECE NO!!!
La bandiera di Lee, l'agricoltore sud
coreano, è stata raccolta da altri. L'hanno raccolta i paesi più
disperati di tutti, quelli africani, che, per una volta sono riusciti a coalizzarsi
contro i potenti, e hanno fatto fallire quel vertice, tanto pompato da molti.
Non hanno chiaramente vinto la guerra, visto che i potenti hanno subito demandato
la rivincita ad accordi bilaterali, ma sicuramente hanno vinto due battaglie
a Cancun: hanno spacciato il vertice, e, soprattutto, hanno capito che unendosi
possono tutto, anche vincere contro i padroni occidentali. Ed è questa
la vittoria più importante, perchè un risultato può sempre
essere cambiato, ma una cosa non si può cambiare: la volontà
di giocare da protagonisti, la volontà di combattere. Perchè,
finora, quei paesi avevano sempre fatto da spalla, come le squadre di calcio
più deboli, che servono solo per allenare le grandi.
Soprattutto i paesi africani, abituati da secoli alla colonizzazione occidentale,
al punto che, molto spesso lottavano per l'indipendenza solo quando trovavano
qualche altro grande disposto ad aiutarli. Tanto è vero che se c'è
un continente dimenticato da tutti, compresi i compagni, è proprio
l'Africa, rinchiusa nella sua desertificata povertà.
Ed invece proprio gli africani hanno preso in mano la bandiera di Lee Kiang
Hae, ed hanno cominciato la guerra Nord-Sud. Qualcuno dirà che questa
guerra era già cominciata, ed è vero: gli esempi, più
o meno eclatanti, non mancano, in Asia e in Africa. Ma finora questa guerra,
dichiarata soprattutto dagli occidentali, in forma preventiva, era stata confinata
in ambiti regionali. Era stata più che altro una guerra di conquista
imperiale da parte dei potenti, yankees in testa, a cui si opponeva una guerra
di logoramento da parte dei ribelli di turno. Importante certo la resistenza
di quei popoli, ma quasi sempre isolata.
A Cancun è stato diverso. Per prima cosa gli "extra G8" hanno
scelto loro il terreno di scontro, quello economico, invece del perdente terreno
militare, seconda cosa sono arrivati a questo scontro coalizzando per la prima
volta nella loro storia le forze, ed infine, ma soprattutto, sono usciti dall'ambito
regionale ed hanno portato lo scontro sul campo di battaglia centrale, quello
del G8. Hanno fatto loro, in prima persona, quello che qualche anno fa, a
Seattle, fece il movimento no-global, quello che a Cancun è rimasto
sostanzialmente a guardare, salvo alla fine cercare di usurpare la vittoria.
Ma, come si sa, le vittorie non sono mai definitive. Adesso il rischio è
che anche quei paesi, che hanno vinto a Cancun, si lascino imbrigliare dal
gioco dei ricchi, che anche loro cadano nella spirale dei vertici o degli
incontri bilaterali, che alla fine darebbero la vittoria a chi, ieri a Cancun,
ha perso.
Non siamo molto pessimisti: quei paesi hanno dimostrato che vincere si può,
e, soprattutto hanno assaggiato il dolce frutto della vittoria. Se riescono
a consolidare la loro forza, ed evitano di farsi corrompere uno per uno, possono
vincere, specialmente se evitano di ascoltare interessati consigli buonisti
di qualche movimentista istituzionale, come quelli, che abbagliati dalla "possibilità"
presunta di una soluzione democratica in Kurdistan, consegnarono di fatto
Apo ai turchi.
E adesso i kurdi stanno considerando seriamente l'ipotesi di riprendere la
guerra, visto che il regime turco non ha mai smesso di scatenare offensive
militari contro di loro. Ma la riprenderanno con i rapporti di forza modificati,
visto che in ritardo hanno capito l'errore commesso, e quindi si trovano in
posizione difensiva, mentre nel frattempo i turchi hanno ottenuto di includere
prima il PKK e poi il Kadek nella famosa lista nera.
In ritardo hanno capito che se è vero che in una situazione normale
(per parafrasare il diabolico baffetto) la guerra si fa in due, e non sarebbe
pensabile fatta da un solo esercito, in una situazione come questa è
vero esattamente il contrario: è la pace che si fa in due, perchè
quando uno degli eserciti proclama la tregua unilaterale, oggi come oggi è
come se si fosse arreso, specialmente se a proclamarla è il popolo
negato, come è successo in Turchia, o come sta succedendo in Palestina,
quando a seguito della tregua accettata da tutte le forze palestinesi, l'esercito
sionista rispondeva con gli assassini, a colpi di missile, dei militanti palestinesi.
Infatti, e questo lo si riscontra in tutte le situazioni, il potere imperial-capitalista
e i suoi lacchè non hanno alcuna intenzione di risolvere pacificamente
i problemi; vogliono imporre la loro soluzione dei problemi, e la loro soluzione
significa l'annichilimento, la negazione degli altri. Lo si vede in Palestina,
dove i sionisti israeliani, perseguendo il dominio in tutta la zona, rifiutano
persino la road map, sponsorizzata dai loro protettori yankees, e perseguono
l'eliminazione di Arafat e dell'ANP, e addirittura commissionano agli amerikani
l'imposizione di regimi filo-sionisti in Iraq, con l'idea di raggiungere lo
stesso intento in tutto il medio-oriente. Lo si vede appunto in Turchia, dove
i vari regimi succedutisi, di diverso segno, ma sempre sotto tutela dell'esrcito
filo-yankees, non solo cercano di stroncare le opposizioni reali con le galere
di tipo F, ma pianificano con gli amerikani l'annientamento delle forze del
Kadek, ripiegate nel kurdistan iraqeno.
Non parliamo poi di quello che stanno combinando in giro per il mondo gli
imperialismi di serie A, dagli yankees in Iraq e in Afghanistan, nonchè
nei Balcani, ai russi in Cecenia, agli europei in molti paesi africani.
Insomma in tutto il mondo potere effettivo e poteri delegati stanno scatenando
la guerra economica e militare contro tutti quei popoli oppressi e negati
del pianeta, e per vincere questa guerra hanno sempre cercato di incunearsi
nelle divergenze esistenti tra tutti questi popoli.
A questa guerra commerciale, economica, militare non si può rispondere
col cedimento, con la soluzione democratica, con le tregue unilaterali, che
sanno di resa. Non stiamo dicendo che in tutti i casi, in tutte le situazioni
si risponde con la guerra, stiamo dicendo che se i potenti vogliono piegare
i popoli ribelli, a questa protervia si risponde cercando di accumulare ed
unire le forze per reggere questo scontro, sia a livello economico, sia a
livello politico, sia con la resistenza quando gli aspiranti imperatori e
gli imperialisti in genere usano la forza militare.
La forza di Cancun è stata proprio quella di riuscire, coalizzando
le forze, ad incunearsi nelle contraddizioni interne ai potenti e vincere.
Infatti anche i potenti, i ricchi, il potere insomma, non sono un moloc indivisibile
e invincibile; anche fra i potenti ci sono contraddizioni insanabili, addirittura
più insanabili di quelle esistenti fra i paesi poveri.. E i 21 paesi
africani, il G21, come è stato battezzato, sono riusciti a superare
le divergenze e a vincere.
Adesso tocca a noi imparare la lezione. Anche il movimento si presenta sempre
in ordine sparso, con contrasti che sembrano insanabili, con le quinte colonne
interne, coi pretoriani del 2000.
Ed è su queste divisioni che gioca il potere per scatenare la repressione
prewventiva.
Notare i paralleli:
guerra preventiva-repressione
preventiva
paesi "democratici"-movimento pacifico
stati canaglia-sovversivi,cospiratori,liste nere
E come la divisione e la frantumazione
dei paesi ribelli al potere capitalistico ha portato alla conquista imperialistica
di tutto il medio-oriente e dei Balcani, allo stesso modo la divisione, la
frantumazione di tutti coloro che si oppongono realmente al potere capitalista
porta a favorire la repressione in atto in quasi tutti gli stati: liste nere
internazionali, arresti, perquisizioni e quant'altro nei confronti di molti
spezzoni del movimento, senza che si riesca a dare una risposta seria ed unitaria
a quest'attacco repressivo degli stati, ormai ridotti a gendarmi del potere
economico capital-imperialista, sia esso yankee, sia esso europeo.
Non intendiamo, sia chiaro, chiamare tutti al volemose bene generalizzato:
non possiamo pensare all'unità con coloro che, da tempo, non fanno
altro che additare i cattivi ai repressori del regime, e che, addirittura,
a Cancun, mentre fingevano di piangere la morte di Lee Kyang Hae, contemporaneamente
stigmatizzavano dall'alto del loro benessere occidentale, il gesto dell'agricoltore
coreano.
L'unità nella differenza la vogliamo cercare con coloro che coerentemente
vogliono lottare contro il sistema politico-economico-militare capitalista...nazionale
ed internazionale.
L'Avamposto degli Incompatibili