MADRI DI PLAZA DE MAYO
L'odio ed il disprezzo con cui le autorità spagnole
trattano qualsiasi cosa che sia basco, o chiunque
solidarizzi con la causa dell'indipendenza di questo
popolo, non ha risparmiato neanche le Madri di Plaza
de Mayo; quel gruppo coraggioso di madri di
"desaparecidos" che combatté a mani nude la dittatura
dei generali argentini e che oggi è una delle
associazioni pacifiste più note ed attive al mondo. Le
Madri di Plaza de Mayo sono state diffidate
dall'occuparsi della questione basca dal Ministro
degli Interni spagnolo che non deve aver gradito le
dichiarazioni fatte dalle "madri" in occasione di una
loro visita in Euskal Herria. Il Ministro non ha
esitato a dare del "terrorista" alle rappresentanti
dell'associazione. Di seguito vi proponiamo la lettera
che la presidentessa delle Madri di Plaza de Mayo Hebe
de Bonafini ha diffuso in proposito.
LE MADRI DI PLAZA DE MAYO E L'ETA.
Siamo addolorate dal fatto che dopo 23 anni di lotta
non violenta, in difesa della vita, della giustizia e
dei diritti umani, ci troviamo a dover rispondere a
queste calunnie.
Non abbiamo mai i crimini di ETA né quelli di alcuna
organizzazione politica. Ma abbiamo sostenuto i
famigliari dei prigionieri baschi e difeso il diritto
ad un trattamento giusto ed umanitario.
Come organismo difensore dei diritti umani è nostro
obbligo denunciare gli stati quando tollerano o
utilizzano la tortura, le esecuzioni o le vessazioni
nei confronti dei detenuti. Se si commette un crimine
il castigo è il carcere. Quando lo Stato viola la
legge si trasforma in terrorista. Nessun crimine,
nessun delitto, può giustificare la tortura come
meccanismo di repressione.
Dei più di 650 prigionieri baschi, molti sono
sicuramente detenuti per aver partecipato ad atti di
violenza. Ma molti sono detenuti semplicemente per
quello che pensano, per quello che scrivono o per aver
conosciuto qualcuno che conosce qualcun altro.
Noi, Madri di Plaza de Mayo, esprimiamo la nostra
solidarietà al popolo basco quando denunciamo
l'assurda chiusura di un giornale nel quale trovavano
spazio informazioni che nessun altro giornale
ufficiale accettava di pubblicare.
Levammo la nostra voce per denunciare l'arresto dei
membri di un partito politico che rappresentavano una
espressione legittima e legale della vita politica
basca.
Denunciammo le torture subite da numerosi detenuti e
consentite (di fatto) dall'Audiencia Nacional.
Ascoltammo atterrite i racconti dei famigliari delle
vittime di torture, stupri e abusi, impotenti di
fronte alla complicità giudiziaria ed al silenzio
della stampa ufficiale.
Se qualcosa ha caratterizzato la nostra
organizzazione, è stato il mostrare ai giovani che la
violenza e la vendetta non erano il cammino corretto e
che l'unica strada è quella dell'impegno politico, che
la politica è la migliore attività dell'uomo, l'unica
che ci può liberare. Ma solo se la politica si fa con
etica, principi e senza tentennamenti.
Rivendichiamo il diritto dei popoli alla ribellione
per liberarsi dalle dittature. E' sacrosanto diritto
dei popoli quello di ribellarsi all'oppressione.
Osserviamo con molto dolore il modo in cui i discorsi
demagogici portano le posizioni verso accenni
fascisti. Una cosa è condannare la violenza di ETA e
altra cosa molto diversa è essere sordi ai reclami dei
famigliari degli arrestati.
E' importante ricordare che queste denuncie che
formuliamo furono fatte anche da Amnesty Intarnational
e da numerosi organismi in favore dei diritti umani.
Mai appoggeremo i crimini né la violenza
ingiustificata. Ma sempre denunceremo le torture, le
vessazioni, le fucilazioni e gli arresti illegali.
Noi abbiamo compagne "desaparecidas", abbiamo sofferto
il carcere, i pestaggi e le torture sulla nostra
pelle, oltre che la scomparsa dei nostri figli.
Mai taceremo, anche se dovessimo sopportare le
calunnie, la repressione o la morte.
Buenos Aires,
ottobre 2000
Comitato Euskadi di Bari