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AIDS, Cuba. Fidel: darò al terzo mondo i farmaci per curare l' Aids

Il "lider maximo" sfida il monopolio delle multinazionali e annuncia la
produzione cubana di medicine

il Messaggero 20-MAR-2001

ROMA - Neppure un minuto è trascorso, e intanto, in Africa, un bambino è già
morto di Aids: 600 mila nell'anno 2000. E quell'altro bambino, che nel
frattempo è nato nel Botswana, ha un'aspettativa di vita di 40 anni: vent'
anni fa poteva sperare di arrivare ai 60-62, adesso non più. L'Africa, per
questo, è come l'antica Roma, ma sono passati più di venti secoli da allora.
Sedici milioni di bambini africani sono già orfani: l'albero delle
popolazioni, nel 2020, risulterà tagliato, in mezzo alla chioma, di due
generazioni. Come si capisce, un problema non solo sanitario, ma sociale ed
economico insieme. L'Aids è divenuto la causa di morte che più incide sugli
africani: in Italia, negli ultimi cinque anni, le statistiche parlano di uno
straordinario abbattimento della mortalità in questione, 5000 persone cinque
anni fa, 300 l'anno scorso. Ma in Africa, e in molti paesi del terzo mondo,
non si può convivere con l'Aids: si può solo morirne.

E' nel cosidetto "nord del mondo" che le cure hanno il loro effetto: non si
tratta solo di farmaci, ma delle molte altre cose connesse ai farmaci, la
loro distribuzione, il loro inserirsi in strutture sanitarie adeguate. Però,
almeno, cominciamo dai farmaci, dicono alcuni. Tra questi da pochi giorni è
Fidel Castro. Il leader cubano ha lanciato una sfida e una promessa: Cuba,
che ha una struttura industriale farmaceutica sicuramente adeguata per la
produzione di ogni ritrovato farmacologico, ha deciso di produrre alcuni dei
farmaci che i paesi ricchi del mondo tengono sotto brevetto e distribuiscono
ad alto costo. Una terapia contro l'Aids costa oltre 10 mila dollari (cioè
25 milioni al cambio attuale): ci sono molti Paesi, in Africa, la cui spesa
sanitaria pro capite è di 5 dollari, poco più di diecimila lire.

E', quello annunciato da Fidel Castro, una specie di "disembargo", lui che
di embargo si intende: rimuovere il maggior ostacolo alla globalizzazione
delle cure sanitarie, il loro costo. Per questo Castro ha detto di
appoggiare le iniziative del Brasile e del Sudafrica, che già si sono
schierate nello stesso senso, attaccate rispettivamente presso il Wto dagli
Stati Uniti e presso i tribunali sudafricani da 41 tra le maggiori aziende
farmaceutiche del mondo che non vogliono perdere la posizione di monopolista
da brevetto.

Prima la vita, poi i profitti, cantavano giorni fa migliaia di sudafricani
in marcia per la difesa della legge che autoriza la produzione di farmaci
senza tener conto dei brevetti (cosa che del resto già si fa, ad esempio, in
India). La legge, voluta da Nelson Mandela nel 1997, è rimasta finora sulla
carta proprio per le opposizioni e i cavilli legali: sono abbastanza
ottimista che il Governo vincerà la causa, ha detto il ministro sudafricano
della sanità Manto Tshabalala Msimang. La dichiarazione di Fidel Castro
certamente gli darà una mano. E l'eventuale, e sicura data la provenienza,
attuazione del programma del lider maximo, contribuirà comunque alla causa
del "prima la vita, poi i profitti". La cui discussione è stata subito
rinviata dal tribunale di Pretoria (prossima udienza il 18 aprile) ma che ha
già avuto altri effetti: anche il governo del Kenya si è dichiarato pronto
ad una legge analoga ed alcune multinazionali farmaceutiche, temendo il
peggio, cioè l'abbattimento totale del profitto (in India le produzioni di
farmaci generici hanno portato a prezzi inferiori del 95 per cento a quelli
brevettati), alcune multinazionali hanno deciso già in proprio di abbassare
i prezzi.

Per la verità storica, o semplicemente cronistica, poi, c'è da aggiungere
che la guerra all'embargo Fidel Castro non intende combatterla solo in nome
dei bambini del terzo mondo, che sempre bambini e comunque di questo mondo
sono, ma anche nel nome del rum. Anche a questa produzione ha fatto
riferimento Fidel: gli Stati Uniti hanno autorizzato da tempo la produzione,
sotto l'etichetta dell'Havana Club, di rum da parte di esuli cubani,
accampando la scappatoia che il marchio è stato nazionalizzato dalla Cuba
castrista. «E noi, ha detto Castro, cominceremo a produrre il rum Bacardi a
costi di gran lunga inferiori»: è una doppia minaccia, giacché va a colpire
interessi vastissimi americani e in particolare la Bacardi, che finanzia gli
esuli cubani e i comitati di appoggio all'embargo.

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