I PORTI CHE NON APPAIONO, MA SONO

Tutti gli occhi del mondo sono puntati su il porto di Genova, dove è approdato un enorme Titanic.
Ai passeggeri di questa nave di lusso con piscine e campi da golf e ristoranti e tutto quello che di bello si può desiderare tutti sono pronti a fare le feste in un senso o in un altro. Televisioni e Media di tutti i generi e di tutti i tipi stanno lì.
Frattanto Navi di Lazzaro arrivano ai porti Calabresi una notizia fuggevole e via. Arrivano, quando ce la fanno ad arrivare, arrivano in tanti.
Arrivano e trovano il cemento e le grate che hanno messo a Genova. Ma il cemento e le grate che li ingabbiano in attesa del respingimento non fanno notizia.
A noi il muro le gabbie e i passi che hanno messo a Genova non fanno pensare all'occupazione Nazista, ma ai campi di "accoglienza" e ai campi dove i Palestinesi sono ristretti, alle carceri Turche.
Certo sono la stessa cosa in chiave moderna, sono il Nazismo di oggi: in questi giorni la gente dei quartieri di Genova, delle strade e stradine che circondano il Grande Palazzo dei Grandi, provano cosa vuol dire essere stranieri in casa propria. Qualcuno cantava, ed era proprio Genovese, "siamo tutti coinvolti".
Niente sarà più come prima, non per l'anti G8 o per il G8 ma per quelle gabbie e quei passi. Quando una strada si prende
quella viene seguita. Queste gabbie e questo cemento saranno smontati fra qualche giorno, ma di sicuro di nuovo saranno rimontate dovunque decideranno di rimontarle, e non solo per gli incontri dei Grandi.
Questa è la "globalizzazione giusta e dal volto umano", questo è l'Imperialismo. La maschera è stata gettata.
Il popolo incementato e ingabbiato diventa sempre più numeroso.
No questo non è il momento del siamo tutti uniti e tutti d'accordo, perché c'è chi sta dietro le gabbie e chi sta fuori e chi fa il Kapò.

L'Avamposto degli Incompatibili