OLTRE IL NAFTA

Ritenevamo che il  movimento così interessato al popolo di Seattle, tanto da
reiterarne le gesta, avesse messo in risalto quello che sta succedendo in
Canada.
Evidentemente le diatribe sulla campagna elettorale e sul voto o non voto
sono più interessanti.
Rendiamo noto quindi, per dovere di controinformazione, che il Québec è in
stato di assedio Amerikano in vista del vertice che si terrà dal 20 al 22
aprile. Stato di assedio che si concretizza in un muro di cemento sormontato
da griglie d'acciaio: già battezzato dal popolo di Seattle che lì si è dato
appuntamento "Muro della vergogna".
 Evidentemente, mentre si abbattono alcuni muri altri ne vengono alzati.
In questa fortezza si incontreranno 34 capi di stato e di governo (altro che
G8!) per andare al di là del NAFTA oltre il NAFTA, e per varare la Zona di
libero scambio delle Americhe (ZLA). In parole povere, o meglio concrete,
detti negoziati consentiranno all'America di estendersi dall'Alaska al Capo
Horn. Questo per la zona delle Americhe, quanto sia esteso altrove lo
sappiamo.
Il popolo di Seattle cosa fa in questa situazione?, naturalmente un
controvertice, dopo tre mesi da Porto Alegre, con la vana illusione di poter
correggere la rotta che l'Impero nord amerikano vuole imprimere al processo
di globalizzazione. Ma questo summit dimostra semmai che non sono i
controvertici in se stessi a vincere, ma è la capacità del movimento di
inserirsi nelle contraddizioni esistenti fra paesi ricchi e paesi in via di
sviluppo e mettere in piedi un movimento anti-global che tenga sempre aperta
la lotta contro le emanazioni dell'Impero (WTO, OCSE ecc.) permanentemente,
senza dare respiro, e non solo quando ci sono i cosiddetti vertici.
Altrimenti si rischia di accettare i loro tempi ufficiali, si lascia
smorzare la tensione rispetto alle varie tematiche e gli si da la
possibilità di far rientrare dalla finestra quello che si è riuscito a
cacciare dalla porta. Non è un caso che la più grossa contraddizione di
questo vertice è quella fra USA e Brasile (oltre che Argentina) sulla
proposta ripresa dagli USA dei rapporti privilegiati per le multinazionali
in tutti i settori economici dei vari paesi. Pari pari la proposta del
M.A.I. di Seattle. In parole povere siamo tornati indietro di due anni, con
la differenza che il nemico è ora più preparato ad affrontare l'antagonismo,
mentre noi in molte situazioni ci siamo ridotti a riedizioni stanche delle
parate anti-global.
Eppure un altro tipo di intervento c'è, ed è anche vincente. Quando le multinazionali, al di là dei vertici,
sono intervenute pesantemente nei confronti del Sud Africa rispetto ai medicinali anti-HIV,
la pronta risposta di vasti settori di intervento internazionale ha sconfitto le multinazionali.
Perché non si agisce in questo modo? Perché, per esempio, quando le multinazionali
si sono mosse contro l'Europa per imporre le banane Chiquita e Dole, invece di quelle somale,
non si è risposto nello stesso modo?
Non sarebbe stato molto più proficuo intervenire su quel problema, che in dieci anti-global?
Parate anti-global che poi, in molti casi non si pongono il fine di fermare
il progetto del libero scambio imposto dalle multinazionali e dall'Impero
amerikano, ma solo di correggerne gli effetti tenendo conto delle
preoccupazioni della società civile come se fosse possibile in questa
situazione e con gli attuali rapporti di forza imprimere correzioni a questo
progetto. Pia illusione come è facile intuire: quando al vertice di Seattle
furono battute le posizioni integraliste della globalizzazione amerikane ed
europee, non si parlò di una strada diversa presa dal processo di
globalizzazione, ma di fallimento del vertice. Cosa vuol dire? Vuol dire che
la globalizzazione ha un futuro segnato dalle multinazionali; può essere
attuata solo con quei parametri; verrà attuata solo quando i rapporti di
forza e le condizioni oggettive permetteranno di attuarla secondo quei
parametri.
Nel frattempo l'Impero si preoccupa di creare le condizioni oggettive:
vengono prima frantumati (come la Jugoslavia) poi cooptati nei sub-imperi
(Croazia, Slovenia, Ungheria, Romania) oppure "convinti" con accordi
bilaterali (Plan Colombia), in modo da ridurre il numero dei paesi
oppositori del progetto e andare al vertice successivo con rapporti di
forza favorevoli all'approvazione finale delle proposte imperiali.
Vuol dire che non può essere attuata una "globalizzazione buona": Facciamo
un esempio concreto immaginiamo la cosiddetta globalizzazione come un'
immensa rete ferroviaria che copra tutto il pianeta, se la torre di
controllo, cioè gli addetti alle manovre stanno in un solo Stato l'Impero
amerikano e le sue multinazionali, questa torre deciderà dove i treni
debbono andare, quale percorso seguire, e deciderà pure quali treni mettere
a binario morto.
Come si vede non è un problema di controvertici, è un problema di rilancio
dell'azione anti-imperialista. Non aver fermato la guerra dei Balcani avrà
come conseguenza che al prossimo vertice il piano amerikano avrà almeno due
voti in più: Serbia e Montenegro; il Plan Colombia assicurerà l'appoggio del
governo colombiano, mentre prima o poi l'accordo tra Fox e Marcos farà
schierare anche il Messico a favore del progetto. Nel frattempo nel WTO è
entrata anche la Cina. Come si vede mentre noi andavamo a sfilare per
vertici, il nemico intesseva trame di tutti i tipi per preparare la vittoria
al prossimo vertice.
Qualcuno diceva che non siamo in una fase in cui si può parlare di Impero.
Allora qual'è il termine giusto, visto che si vuole parlare di
globalizzazione quando tutte le leve le ha in mano l'Amerika?

L'Avamposto degli Incompatibili