Resoconto dell’incontro delle situazioni meridionali

Cosenza, Centro Sociale Gramna

19-20 maggio 2001

 

La riunione delle realtà meridionali che si muovono sul terreno di opposizione agli effetti della globalizzazione capitalistica ha visto la partecipazione di numerose situazioni da diverse regioni del Sud. Oltre 70 compagne e compagni dalla Campania, dalla Puglia e dalla Sicilia, oltre a quelli della Calabria, si sono incontrati/e dando vita per due giorni a un dibattito serrato e ricco di contenuti. Questa riunione era nata dalla necessità di creare un momento di confronto ad ampio raggio, con l’obiettivo di mettere a fuoco i vari elementi che accomunano e caratterizzano l’agire antagonista al Sud. Questo documento è il resoconto sintetico di quanto è stato discusso e deciso nei due giorni.

 

 

Partiamo dalle giornate di Napoli…

La chiamata alla mobilitazione contro il Global Forum a Napoli ha registrato un’ampia partecipazione, caratterizzatasi soprattutto per il tipo di composizione sociale che si è espressa: oltre ai centri sociali ed alle altre realtà di movimento, hanno fatto la comparsa in piazza consistenti gruppi di disoccupati, lsu, immigrati, realtà del sindacalismo di base. L’importanza di Napoli si è vista comunque anche nei numeri: vi è stata ad esempio una risposta inattesa dalla Campania, molto più alta del previsto.

Napoli ha dato quindi una sterzata, gli incidenti sono veri, in ministro degli interni se ne è dovuto assumere la responsabilità. Il Sud era vero, c’erano gli lsu, i disoccupati, gli immigrati, il governo lo ha intuito e ha caricato. Altro che Bologna! Lì era tutto finto, gli scontri costruiti a tavolino. La ricchezza di Napoli va ora riportata a Genova, non bisogna arretrare di un millimetro. Come realtà del Sud questo dobbiamo portare: soggetti reali e, se è il caso, scontri reali. Questa è la differenza tra noi e le componenti moderate, che a Napoli col loro atteggiamento hanno indirettamente consentito la spaccatura del corteo.

Certi errori commessi assieme a Napoli andrebbero comunque superati. È vero che c’era un casino, sono venute tantissime persone, e non si è riusciti a costruire un servizio d’ordine adeguato. Però è anche vero che il corteo è stato disperso in pochissimi minuti. Ok, la violenza della polizia è stata altissima, gli agenti erano strafatti di coca, ma è mancato comunque un servizio d’ordine. A Napoli abbiamo toccato i limiti della spontaneità, poi ci ritroviamo in piazza e non sappiamo che fare.

 

1. Genova e oltre

 

I significati di Genova

A Genova bisogna fare come a Napoli, cioè portare in piazza i soggetti sociali reali che subiscono sulla propria pelle gli effetti della globalizzazione capitalistica. Andiamo a Genova quindi non per autorappresentarci ma per portare pezzi “ribelli” di territorio: i disoccupati, gli lsu, gli immigrati e ogni altra esperienza di lotta significativa, come quella degli abitanti messinesi del quartiere Boccetta contro il passaggio dei TIR.

Da più parti è stato messo in evidenza il rischio dello scadenzismo: Genova è un’occasione importante ma deve essere un punto di partenza, non di arrivo. Dal nostro punto di vista come rete meridionale Genova va utilizzata come scadenza utile per un discorso da intraprendere poi sui nostri territori (ad esempio, una campagna autunnale contro la precarietà). Le due cose quindi, Genova e il Sud, sono collegate. Bisogna andare a Genova come rete meridionale, con un nostro striscione.

Dovremmo pretendere che il G8 sia un G9, ovvero che i diritti della popolazione mondiale possano contare. Sarebbe poi il caso di fare qualcosa sui territori da parte di chi non viene a Genova.

 

Problemi organizzativi per Genova

È ancora prematuro decidere su come andare materialmente a Genova. Si è comunque parlato di treni e di navi. Sui treni si è detto ad esempio che sarebbe bene farne di unitari, per dare un’idea di coralità e non di frammentazione, mentre dalla Puglia si proponeva un treno che, partendo da Lecce, attraversasse tutto il versante adriatico, ricco di realtà politiche interessanti e solitamente poco coinvolte/valorizzate. Anche la nave potrebbe andare bene, fermare una nave è particolarmente problematico. Converrebbe comunque puntare fin dove è possibile su partenze anticipate.

La situazione in ogni caso è pesantissima: nessuna autorizzazione è stata ancora concessa, né strutture logistiche (si prevede l’arrivo di 100.000 persone), e si teme la chiusura delle frontiere. Altri timori riguardano poi la possibilità che siano usare armi non convenzionali, bombe sonore…

 

“Stare in piazza” a Genova

La preoccupazione che domina tutti gli interventi è quella di garantire a tutti i partecipanti a Genova l’incolumità, a prescindere da quello che si farà o non si farà. Un’indicazione generale per tutti viene dall’assemblea del 3 e 4 a Genova, dove si è deciso comunque di evitare di “colpire la città”.

L’importante non è andare a Genova a spaccare tutto. Se non riusciamo a entrare nella zona rossa non dobbiamo farne un dramma. Da questo punto di vista il movimento deve essere in grado di mostrare una sua capacità di autonomia e non cadere in trappole preordinate, con la complicità del terrorismo massmediatico.

La questione “scontro o non scontro” è un falso problema in quanto non lo decidiamo noi, vedi gli immigrati caricati ieri a Roma. La questione della violenza la impongono “loro”, a noi quindi non interessa entrare nei discorsi su violenza e nonviolenza. Non perdiamo tempo sulla vetrina rotta!

Un conto sono gli scontri comunque, un altro è fare le vittime sacrificali. Non dobbiamo accettare soluzioni contrattate, Napoli lo insegna, non portano a niente se non a farsi ingabbiare. Se a Napoli fossimo stati meglio organizzati potevamo arrivare a Piazza Plebiscito. Dobbiamo decidere su uno standard minimo di autodifesa.

Ci sono comunque modi e modi di protestare, ad esempio la disobbedienza civile, oppure la creazione di un servizio d’ordine difensivo.

 

Problemi con le forze politiche “moderate”

Con la vittoria del centro-destra e i primi segnali di un ricompattamento dell’opposizione (“asse D’Alema-Bertinotti”), il rischio a Genova è quello di diventare gli utili idioti di qualcuno (“questi finora hanno affossato tutto”). Attenzione alle trappole, non dobbiamo fare sconti a nessuno. Pare che a Genova venga anche la Fiom Cgil.

La Rete Lilliput, legata ai partiti, poneva la discriminante della nonviolenza: noi non vogliamo escludere nessuno, ma dobbiamo comunque opporci in maniera seria e non solo a parole. Questi vogliono fare un corteo che parta da 12 km prima della zona rossa! I pacifisti sono compatibili col sistema, noi no, semplicissima la differenza.

 

2. La rete meridionale

 

Cosa dovrebbe essere

Tutte le realtà presenti convengono sulla necessità di creare un raccordo stabile  tra le diverse situazioni che si muovono al Sud. Questo dovrebbe prendere la forma della rete, intesa come sistema di connessioni stabili e non episodiche tra realtà anche diverse ma che si muovono su terreni comuni di lotta  agli effetti della globalizzazione neoliberista. La rete quindi come elemento forte per costruire una progettualità politica che non sia solo sloganistica. Essa dovrebbe diventare un luogo politico per fare incontrare le diverse situazioni. Nasce in vista di Genova, che le farà da trampolino di lancio e momento di visibilità nazionale, ma si prefigge di durare oltre quella scadenza.

Un elemento importante che dovrebbe caratterizzare la rete è quello dell’apertura. Non bisogna avere paura di aprirci come rete se questo avviene su punti comuni. Siamo in una fase di espansione come movimento, si tratta di investire gli spazi sociali aperti senza mettere avanti le identità politiche.

La rete va quindi allargata a partire dal gruppo fondatore iniziale. Bisogna coinvolgere altre realtà al Sud (ad esempio le situazioni della fascia adriatica ed altre situazioni comunque presenti su i nostri territori) e collegarsi anche ad altre reti (ad esempio quella europea delle Marce contro la disoccupazione e la precarietà). Fino al prossimo incontro come rete dovremmo quindi veicolare questa esperienza sui nostri territori ed allargarci attraverso il coinvolgimento con altre realtà con percorsi comuni. Andranno anche create reti regionali là dove non esistessero (ad esempio in Calabria). Questo lavoro va fatto in tempi rapidi ma con senso di realismo, senza correre troppo sulle cose che si vorrebbero realizzare: prima dobbiamo mettere radici e diventare punto di riferimento come rete, e poi possiamo pensare a lanciare iniziative impegnative o campagne.

Problema delle realtà territoriali che appartengono a strutture nazionali, come aderire? Ad esempio i Giovani comunisti, non solo qui a Cosenza. L’opinione prevalente è quella che privilegia la dimensione territoriale, anche perché le situazioni variano da territorio a territorio. Ad esempio, il PRC a Napoli sta nella rete Noglobal campana.

 

Dovremmo avere una piattaforma?

Bisogna arrivare a Genova con un documento, una piattaforma, una sorta di documento programmatico o comunque d’identità della rete (non vi è stato accordo su come chiamarlo) e non con dei semplici contenuti generici. I contenuti di questo documento dovrebbero essere il frutto di un dibattito che andrebbe avviato al più presto, e che può essere agevolato dalla costituzione di commissioni tematiche.

Il documento non dovrebbe comunque essere una piattaforma dettagliata, ma contenere una serie di punti comuni sui quali intendiamo intervenire, sulla base di un’analisi che ne facciamo in quanto compagni meridionali. Sicuramente questo documento dovrebbe contenere un ragionamento su lavoro e non lavoro e sul reddito sociale, che guardi anche al Nord e al resto dell’Europa (per lanciare eventualmente una campagna d’autunno). Altre questioni rilevanti sono quella ambientale, della repressione e militarizzazione dei territori, dell’immigrazione e, quale tematica trasversale, quella della differenza di genere. Il documento dovrebbe inoltre fare riferimento ad elementi dalla forte valenza simbolica, come ad esempio la questione del ponte sullo Stretto di Messina.

Questo documento dovrebbe insomma essere una sorta di nostra agenda, un manifesto, una dichiarazione d’intenti per le azioni future, e non un dettagliato scadenzario o un documento immediatamente rivendicativo. Esso dovrebbe inoltre essere aggiornato in seguito, e a tal fine si è anche pensato che le commissioni potrebbero essere permanenti e ad una centralità del lavoro d’inchiesta.

 

Slogan, parole d’ordine…

La questione del linguaggio e dei termini da usare è apparsa a tutti come tutt’altro che secondaria. Più di un/a compagno/a si è detto contrario a questa o quella espressione (esempio: “no global”, “Sud ribelle” come nome per la rete, espressioni quali “i padroni del mondo”…). È chiaro che su questo punto il confronto dovrà proseguire, entrando a far parte a pieno titolo del lavoro delle commissioni e dell’elaborazione ed analisi collettiva per il documento.

[Esempio di contrapposizione linguistica: “Sud ribelle” va bene perché evoca l’immagine di un Sud storicamente in rivolta, pensiamo alle rivolte contadine… “Sud ribelle” non va bene proprio per questo, evoca un’immagine vecchia e stereotipata del Sud delle sofferenze ataviche, dei briganti, “omo se nasce brigante se more”…].

 

Sul Sud

Attenzione alle enormi differenze interne al Sud, ad esempio tra le realtà metropolitane e quelle dei piccoli paesi.

Ci sono differenze è vero ma anche delle costanti: anche a Melfi ho visto Adecco e Manpower, stesse logiche ovunque.

Al Sud le condizioni generali di esistenza sono profondamente diverse che al Nord, ad esempio il Pilastro di Bologna, non ha nulla a che vedere con i quartieri ghetto che ci sono nelle città meridionali. Poi al sud non è mai sopita la questione della destra sociale come possibilità sempre attuale, specie in questi giorni dopo la vittoria di Berlusconi.

 

3. Aree tematiche emerse

 

Lavoro/non lavoro/reddito

Si tratta della questione delle questioni, che riguarda né più né meno che i modi dell’esistenza in vita degli esseri umani e gli stessi modi della socialità. È evidente quindi che su questo terreno difficilmente potrebbero esservi prospettive ad una sola dimensione, se non di breve respiro. Nella discussione sono state espresse una pluralità di posizioni, che riportiamo in ordine sparso:

·        La soluzione è quella del reddito di cittadinanza poiché oggi i posti fissi non sono più credibili e neppure desiderabili. Occorre riscoprire l’ozio, portiamolo a Genova.

·        I problemi non sono solo quelli del lavoro, la società verso cui andiamo è quella della formazione permanente, non della piena occupazione. Dovremmo sottolineare questa consapevolezza col lancio di campagne adeguate, ad esempio la distribuzione gratuita dei computer che vengono sostituiti dalle pubbliche amministrazioni.

·        Il reddito minimo è una questione centrale ma non come lo propongono qui in Italia, vediamo l’esempio della Francia [dove è comunque una cacata, n.d.A.]. Al Sud tutto ciò ha una valenza precisa, qui c’è il lavoro nero, la mafia. Non bisogna poi dimenticare la questione della privatizzazione dei servizi pubblici col sistema delle esternalizzazioni, con conseguente perdita di qualità dei servizi e nuova flessibilità e precarietà per il lavoratori, bisogna opporsi anche a questo.

·        Prestito d’onore come arma di “strozzo”, tipo il debito del terzo mondo.

·        Lavoro o non lavoro? Per quanto riguarda il primo, si tratta di occuparsi delle condizioni di chi ha il lavoro, sia che sia stabile che precario o in nero. Per il non lavoro occorre battere sulla questione del reddito/salario garantito. In realtà sono facce della stessa medaglia.

·        Sul lavoro esiste però il problema di cosa dire concretamente ai lavoratori, qui il problema è diretto e immediato, non si possono proporre soltanto slogan. Noi ad Acerra conduciamo da anni la lotta sui corsi di formazione, Bassolino ha opposto una risposta abbastanza rigida, poi c’è l’aspetto repressivo , abbiamo avuto 100 perquisizioni a casa di compagni.

 

Immigrazione

A Cosenza non si sta facendo molto oggi ma cose importanti sono state fatte in passato.

Nella Valle del Sele (SA) il caporalato imperversa tra gli immigrati, situazioni terribili.

 

Ambiente

A Messina vi sono state delle lotte spontanee della gente dei quartieri dove passa il viale Boccetta, attraversato ogni giorno da centinaia di TIR. Blocchi, sfondamento cordoni della polizia, vecchietti con l’ombrello…

Sul nucleare: a Rotondella (PZ) una località è stata indicata dall’ENEA come sito dove dovrebbe realizzarsi un deposito di scorie radioattive.

OGM: a Lido di Nova Siri, Centro della Trisaia, già avvengono sperimentazioni.

Ci sono anche quattro centrali termoelettriche

(Massimo ME) collegamento ambiente e lavoro [controllare, ero uscito fuori e non ho appunti]

 

Repressione

Questione degli esuli e dei prigionieri politici.

In Puglia esiste un gravissimo problema di militarizzazione del territorio, oltre all’inquinamento.

Governo “scientifico” del territorio, le città sono le arene dove si attuano i nuovi modi del controllo sociale, attraverso la creazione di città-vetrina, con fioriere ecc. E dall’altra parte ci sono i quartieri ghetto, esiste un’urbanistica del controllo sociale.

La repressione al Sud colpisce duramente i movimenti dei disoccupati, ad Acerra abbiamo avuto mdenunce e arresti, il tentativo è quello di criminalizzare le lotte sociali, 100 perquisizioni a casa di compagni di Acerra.

C’è bisogno di un’analisi della repressione che tenga dentro tutte le tematiche, dal lavoro all’ambiente.

L’università di Cosenza copre i murales

Facciamo un comunicato su gli ultimi arresti.

Sarebbe intempestivo, facciamo un’analisi di tutte le vicende più recenti di repressione delle lotte sociali con la scusa del terrorismo.

 

Differenze di genere

Bisogna imparare a inserire la differenza di genere nelle analisi che facciamo (“analisi sessuate”).

La differenza di genere dovrà attraversare diagonalmente la trattazione di tutte le tematiche scelte.

Al Sud il ruolo della donna è ancor più subordinato, le donne stanno in casa.

 

4. Decisioni prese

 

·        Si costituisce una rete meridionale, aperta a tutte le realtà che si ritrovano su obiettivi comuni di contrasto agli effetti della globalizzazione capitalistica, che concretamente operano, pur con metodi e sensibilità diversi, sulle questioni del lavoro e del reddito, dell’immigrazione, dell’ambiente, della repressione, delle differenze di genere… La discriminante sono quindi gli obiettivi e non le identità. Non si è ancora trovato un nome che piaccia a tutti.

·        Sono state individuate alcune aree tematiche che saranno approfondite da commissioni/gruppi di lavoro anche oltre l’appuntamento di Genova

·        Genova dovrà essere il momento di lancio della rete meridionale. Sarà un momento di visibilità a livello nazionale ed un primo momento di verifica della capacità di mobilitazione della rete.

·        Si realizzerà un manifesto per Genova che contenga una traccia comune che valga per tutte le situazioni.

·        Azioni prima di/verso Genova: contro la sperimentazione degli OGM, c/o il Lido di Nova Siri, Centro della Trisaia, il 16 giugno, previa verifica della situazione sul posto e anche della possibilità di far svolgere a Taranto il prossimo incontro (distanza tra i due posti 60 km c.ca).

·        Azioni prima di/verso Genova: azioni sotto le prefetture per “Genova città aperta”, da svolgersi [pare] il 2 giugno.

·        Nuovo incontro della rete meridionale: 16-17 giugno, probabilmente a Taranto.

·        Si realizzerà un volantone/piattaforma, insomma un documento “lungo” da portare a Genova ma da usare anche dopo. Per la riunione del 16-17 giugno dovrebbero essere pronti i contributi che lo/la costituiranno. Nel frattempo occorre avviare il dibattito, collettivo e/o attraverso le commissioni tematiche.

 

Strumenti operativi:

 

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