Fabbriche di armi; no alla produzione bellica!

(elaborazione a cura di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova, sulla
base di informazioni ricevute dalla rete.)
6 Marzo 2003.

Finalmente, di notte, potremo dormire sonni più tranquilli!
E di giorno, visto che i nostri angeli custodi ci hanno abbandonato in massa
per trasferirsi in Paradiso a gustare il caffè Lavazza, ci penseranno altri
angeli custodi, uccellacci supersonici, i "Predator".
Tranquilli tutti! Non si tratta di mostri sfuggiti da "Jurassic Park", ma di
costosissimi mostri tecnologici.
Questi "Predator", che dovrebbero tutelare dall'alto la nostra sicurezza,
sono bellissimi regali che ci sono stati fatti dai nostri politici affaristi
del centro-sinistra, che hanno fatto il consueto passamano con i loro
colleghi della Casa delle Libertà: si tratta di "Predator bipartisan"!
E giustamente i Predator garantiranno la nostra libertà.
I "Predator" sono aerei telecomandati con potenzialità anche da bombardiere
'leggero', oltre che per ricognizione aerea.
Per tutto ciò, questi sistemi d'arma assolutamente non possono essere
spacciati come aerei atti alla difesa del territorio nazionale!!

Ma dove si trova il nido dove si schiudono le uova di questi volatili
telecomandati?
A Ronchi dei Legionari, vicino a Gorizia.
A Ronchi esiste la fabbrica bellica Meteor, che oggi fa parte del gruppo
Finmeccanica, è una società controllata da Galileo Avionica.
Meteor si è sempre occupata, fin dagli anni Sessanta, della costruzione
degli UAV, Unmanned Air Vehicles, velivoli telecomandati, altrimenti detti
"Drones", aeroplani teleguidati; il modello della Meteor più noto e' il
"Mirach".
La fabbrica produce anche altri sistemi d'arma.

Nel 1999, durante il governo di centro-sinistra, la Meteor ha vinto il
contratto per la fornitura di velivoli telecomandati "Predator" al governo
italiano, e si può trovare l'annuncio della firma del contratto sul sito di
General Atomics, che e' il produttore Statunitense dei Predator.
http://www.ga.com/news/pr_meteor.html
Quindi Meteor produrrà aerei UAV "Predator" su licenza USA, comprati dal
Governo Italiano come fornitura per l'Esercito, la Marina, l'Aviazione
Italiana.
Meteor si occuperà dell'assemblaggio di 5 dei 6 "Predator"; inoltre fornirà
lo specifico supporto tecnico e logistico per questi velivoli.

Per la Meteor si tratta di un affare di circa 12 milioni di Euro di
guadagno.
Il contratto fra l'Amministrazione della Difesa e la General Atomics è stato
firmato il 3 luglio 2002, e ora governa il centro-destra, e prevede la
consegna del primo velivolo entro il 2003 per un totale di 5 macchine con un
costo pari a 54 milioni di Euro.

Risulta necessario sottolineare questo fatto: l'appalto di contratto viene
messo in attuazione nel 1999, durante il governo di centro-sinistra, e il
contratto sottoscritto dal governo Berlusconi.
E adesso tanti personaggi responsabili della politica guerrafondaia del
governo D'Alema, sicuramente spinti a questa politica da interessi e da
smanie di guadagno, vanno alle marce della pace, alle fiaccolate, ai
digiuni, facendo bella mostra di se stessi come campioni del pacifismo.
Sfruttano per la loro visibilità politica, per ricomporre la loro fazione
politica in vista dei prossimi impegni elettorali, la tragicità della guerra
e il sangue che i popoli versano.
Squallidume partitico! Dei futuri morti Iracheni e dei massacrati attuali
Palestinesi proprio non ne parlano: asetticamente sventolano la bandiera
arcobaleno, e così si lavano la coscienza, asserendo "Non si può fare di
più" ( a meno che non ci siano le televisioni presenti, che allora il ceto
politico, Disobbedienti movimentisti in testa, dà.l'assalto al Palazzo
d'Inverno!).
Molti si dichiarano contro la guerra "senza se e senza ma", ma se l'ONU
avvallasse il macello sentiremo dichiarazioni sulla necessità di abbattere
con la bombe i dittatori del mondo, ed intanto, fatto oggettivo, hanno
mandato, a spese del popolo Italiano, i nostri mercenari con la penna
sull'elmetto a combattere sulle lande deserte Afgane in supporto di altri
mercenari che dovranno andare a massacrare sulle lande deserte Irachene.
Paghiamo per l'invio indebito di truppe in tutto il mondo, vengono spesi 54
milioni di Euro
per questi 5 "Predator" e chiudono il Geriatrico a Padova, e strutture
sanitarie in tante città italiane, le spese sanitarie familiari per degenze
e cure mediche vanno alle stelle, le scuole fanno pena, muoiono i bambini
schiacciati da strutture fatiscenti per una scossa di terremoto, pesante sì,
ma non catastrofica, i servizi pubblici e anche quelli privati sono
deficitari, le tariffe per la energia elettrica, per il gas, per lo
smaltimento dei rifiuti, sono insopportabili per molte famiglie, la povertà
comincia ad assumere aspetti preoccupanti, e vengono spesi quattrini per
appoggiare una guerra per la "Libertà Duratura".
Ecco i frutti del .pacifismo bipartisan, di destra e di una certa cosiddetta
sinistra!
Ci dicono che i requisiti di questa società in evoluzione sono la certezza
delle basi materiali e una adeguata sicurezza, per garantire la stabilità
dell'attuale ordine politico.
Si vogliono controllare popoli e paesi mediante l'intimidazione delle armi e
usare il potere militare come strumento di pressione politica disgregante.
In tanti marciatori per la pace non è presente questo concetto, che la
guerra è originata per la conservazione dell'attuale sistema economico di
sfruttamento di risorse e di umanità; parlano di un altro mondo possibile,
ma solo frutto di mediazioni e compromessi, come i bilanci partecipativi, lo
sviluppo compatibile, la Tobin Tax, ma non parlano mai della necessità di
licenziare i padroni e di chiudere le fabbriche di armi, di esautorare dal
potere gli speculatori finanziari mondiali e i consigli di amministrazione
delle società trasversali multi nazionali, e di consegnare il potere di
autodecisione e di autodeterminazione direttamente ai popoli.

Diamo allora qualche informazione tecnologica per far capire meglio la
questione Meteor, ed avere ulteriori strumenti di analisi.
La Meteor di Ronchi dei Legionari lavora sui programmi relativi agli UAV,
velivoli senza pilota, usati per acquisizione di informazioni, del tipo
aerei spia ( si ricordano gli U2 Statunitensi sui cieli dell'Unione
Sovietica?), e per la produzione di simulatori per velivoli, elicotteri e
sistemi radar.
Il mercato degli UAV viene stimato dai vertici della società giuliana, nel
prossimo futuro, pari
a 4 miliardi di Euro, includendo gli UAV tattici, quelli civili e gli
aerobersagli.
Il 40% di questo mercato sarà appannaggio USA, ma la fetta Europea dovrebbe
essere considerevole. Ma quanto pacifisti sono gli Europei!!

Gli UAV compresi nei programmi di realizzazione e di ricerca di Meteor
possono essere divisi in tre categorie: "Predator", "Falco" e "Nibbio".

· Del "Predator" abbiamo discusso in precedenza.

· Il "Falco" è un UAV di categoria MAE (Medium Altitude Endurance, Volo di
Durata ad Altezza Media) con apertura alare di 7,20 m, di cui è prevista una
versione navale. All'interno vi è il payload (una sorta di centrale comando)
che comprende i visori termici, telecamere a colori e designatori laser.

· Il "Nibbio" ha superato il numero di 100 esemplari prodotti; nel 2004 sarà
prodotta una versione sperimentale modificata in diverse configurazioni che
comprenderanno un data link, sistema informatico di collegamento di dati, e
sensori elettro-ottici.

Il settore simulatori di volo è quello che maggiormente ha fatto
incrementare il portafoglio ordini della Meteor per il 2001; in particolare
si parla del simulatore per la società EFA, di cui Meteor ha una quota
azionaria del 25%, con responsabilità di progettazione e produzione della
postazione istruttore, posizione briefing/debriefing,( che impartisce
istruzioni sul volo aereo o le destruttura),
generatore di lezioni e generatore di scenari e dei programmi informatici
del tipo "data base" per il Digital Radar Land Mass System, per un valore di
circa 130 milioni di euro.
Sonoprevisti 18 Full Mission Simulators.

Anche per la società Agusta, METEOR dovrebbe fornire i database terrestre e
marittimo,
oltre al simulatore del radar di bordo per il prossimo simulatore di
missione dell'EH-101.

Sempre in campo radaristico costruisce il Radar Environment Simulator,
proposto quale sistema di simulazione per i radar di difesa aerea RAT 31DL,
che Alenia Marconi System sta vendendo in numerose nazioni NATO, ultime la
Turchia e la Grecia.

Su questa materia è in fase organizzativa un prossimo convegno che avrà
luogo a Udine, in occasione della concomitante fiera.

Localmente ha riservato la sua attenzione sull'argomento, qualche mese fa,
il quotidiano di Trieste "Il piccolo".
Nel dicembre 2002, su tutta questa vicenda dei "Predator" alla Meteor e'
uscito un articolo sul settimanale Panorama, nel dicembre 2002
http://www.panorama.it/italia/cronaca/articolo/ix1-A020001016779


Decisamente è opportuno riportare il contenuto dell'intero articolo.

"L'aereo spia atterra in Italia. E non decolla"
di Michele Lella
13/12/ 2002

Il primo "Predator", destinato alle forze armate italiane, è alloggiato
nell'hangar della
Meteor a Ronchi dei Legionari.
Silenziosi, sofisticati e senza pilota: gli Usa li impiegano nella caccia ai
terroristi.
L'Italia li ha comprati, ma per usarli dovrà cambiare la legge.

Un joystick nella mano destra e uno nella mano sinistra. E davanti, tre,
quattro monitor circondati da una miriade di spie e pulsanti luminosi. Un
colpetto con il polso destro e l'aereo s'inclina dolcemente abbassando
l'ala. Un po' di pressione con la mano sinistra e su uno degli schermi
compare l'immagine di un hangar, sempre più grande.
Fin qui tutto normale, la tecnologia ci ha abituati a velivoli sempre più
sofisticati. Ma il fatto
insolito è che la cabina di pilotaggio si trova a terra, magari a centinaia
di miglia dal velivolo; e l'aereo in questione è un "Predator", uno di quei
velivoli senza pilota che abbiamo imparato a conoscere nel conflitto in
Afganistan, ove si sono rivelati preziosi per l'esercito americano.

E ora il "Predator" parla anche italiano. Primo paese della Nato, dopo gli
Stati Uniti, l'Italia ne ha acquistati cinque esemplari che saranno pronti a
partire da marzo 2003, con consegne previste fino al 2004.
Il primo, a dire il vero, è già arrivato e si trova a Ronchi dei Legionari,
negli stabilimenti
della Meteor, una società del gruppo Finmeccanica, che si occuperà di
metterlo in pista, oltre che di allestire la stazione di controllo
terrestre.
Non che l'Italia si prepari a imponenti operazioni belliche, ma la scelta
del "Predator" è il risultato di una serie di valutazioni economiche e
logistiche molto sensate. L'obiettivo è infatti quello di impiegare gli Uav
(Unmanned aerial vehicle, velivoli senza pilota, ndr) in operazioni
altrimenti molto costose oppure rischiose per la vita dell'equipaggio.
Qualche esempio? Un efficace pattugliamento anti clandestini nel canale
d'Otranto,
l'osservazione e il rilevamento di dati in zone colpite da catastrofi
naturali (basti pensare al terremoto in Molise o alle eruzioni dell'Etna).
Il "Predator", che consuma come un Piper, può stare in volo fino a 24 ore
senza doversi rifornire e invia video e foto in tempo reale alla base
terrestre, ha tutte le carte in regola per assolvere a questi compiti.

Se non fosse che, almeno per il momento, non è autorizzato a volare.
Già, perché le leggi (internazionali, beninteso, non solo quelle italiane)
proibiscono lo spazio aereo civile ai velivoli telecomandati, limitandone
l'impiego ai poligoni militari o alle zone di guerra. Insomma, i "Predator"
dell'Aeronautica militare dovranno aspettare che le norme cambino per poter
entrare in azione.
«La situazione» spiega a Panorama Renzo Lunardi, presidente della Meteor, «è
simile per molti versi a quella che si venne a creare quando furono
costruiti i primi aeroplani ultraleggeri: non esistevano prima e quindi non
potevano volare perché non c'erano regole. Tuttavia, gli Uav sono un
fenomeno in rapida espansione e bisognerà tenerne conto: entro 10 anni
potrebbero essere impiegati in campo civile anche da molte società di lavoro
aereo».
Per sbloccare la situazione, magari in tempi rapidi onde non far rimanere i
"Predator" italiani negli hangar troppo a lungo, è già all'opera un gruppo
di lavoro congiunto (Aeronautica militare e autorità civili) che cercherà di
sviluppare le regole necessarie a far convivere in cielo aerei senza pilota
e aviogetti civili in tutta sicurezza.
«Ma», chiarisce Lunardi, «per arrivare a tanto ci vorrà del tempo, direi tra
i tre e i cinque anni».

Nel frattempo, l'impiego dei nostri Uav, che saranno dislocati presso la
base di Amendola, in Puglia e verranno collaudati inizialmente presso il
poligono militare di Perdasdefogu, in Sardegna, sarà esclusivamente
militare. Al progetto, che ben si inquadra nell'ottica interforze della
Nato, non è interessata solo l'Aeronautica militare, bensì l'intero sistema
di difesa.

Perché il punto di forza del "Predator" rimane proprio l'economicità di uso.
Per pattugliare efficacemente l'intero canale d'Otranto ne basterebbero tre
e il risparmio, dicono alla Meteor, potrebbe essere superiore al 40 per
cento, rispetto all'impiego di velivoli tradizionali come gli ormai anziani
Breguet Atlantic in dotazione alle nostre forze armate, o all'acquisto di
aerei Awacs (quei bestioni sormontati da una gigantesca antenna circolare
schierati da alcuni paesi della Nato) di ultima generazione.
Dallo stato maggiore dell'Aeronautica per ora non si sbilanciano sulla data
di debutto dei "Predator" tricolori: «Sono stati sviluppati e saranno
impiegati per esigenze militari; ciò accadrà verosimilmente anche in ambito
Nato», fanno sapere. Ma quando?
«L'arrivo in Italia, presso il 32° stormo dell'Aeronautica militare ad
Amendola, del primo esemplare avverrà entro l'estate del prossimo anno»,
chiariscono dall'Arma azzurra. «E un eventuale impiego bellico al fianco
delle altre forze del Patto Atlantico è evidentemente subordinato al
raggiungimento della capacità operativa del sistema e degli equipaggi, che
ne hanno il controllo a distanza; ma ciò avverrà non prima del 2004».
Insomma, se ci sarà una nuova "Desert Storm" nei primi mesi del prossimo
anno, non ci
saranno i nostri Uav in prima linea.

Il "Predator", che viene prodotto dal 1996 dalla californiana General
Atomics, e che in totale ha collezionato ormai più di 22 mila ore di volo,
costa relativamente poco: circa 4 milioni di dollari per il velivolo «nudo»,
cioè senza tutti quei complessi dispositivi tecnologici, come lo speciale
radar ad apertura sintetica che gli consente di vedere anche attraverso le
nubi o il fumo. «Full optional», invece, questo «uccello» dall'aspetto solo
in apparenza sgraziato, interamente costruito in materiali compositi e
pesante quasi una tonnellata, può decuplicare facilmente il suo prezzo.
«Ma il risparmio», insistono alla Meteor, «va calcolato sull'insieme delle
voci, a cominciare proprio dall'addestramento dei piloti e dei rischi che
essi dovrebbero affrontare».

Di sicuro, invece, i "Predator" italiani non saranno armati di missili
anticarro (i temibili Hellfire), come quelli che vengono impiegati di
recente dalla Cia per operazioni «coperte» contro i terroristi di Al Qaeda.
L'intelligence statunitense ne ha già in linea una dozzina e ogni mese
gliene vengono consegnati altri due, prontamente dislocati nelle zone calde
del pianeta, dallo Yemen alla Somalia, dall'Afganistan all'Iraq, dove
colpiscono in modo silenzioso e letale presunti membri dell'organizzazione
terroristica che fa capo a Osama Bin Laden.

Ma che cosa consente di fare in concreto un aereo come il "Predator"? La
missione tipo è quella di pattugliamento: decollato da un qualsiasi
aeroporto, lo Uav sale fino a 7.500 metri e raggiunge il suo obiettivo. A
quel punto inizia a orbitare a bassa velocità, (la massima è di appena 130
chilometri l'ora), mentre dalla postazione a terra un operatore ne controlla
la telecamera ad alta definizione montata proprio sotto il muso.
E poco importa se sia giorno o notte, nuvoloso o sereno, perché gli
accorgimenti non mancano davvero: esiste infatti una seconda videocamera
agli infrarossi per vedere nel buio oltre al già citato radar ad apertura
sintetica che può scattare foto anche attraverso una fitta coltre di nebbia
o fumo.

Quando i "Predator" italiani arriveranno ad Amendola (viaggiano in un
contenitore che gli americani chiamano «coffin», cassa da morto), di certo
impiegheranno una nutrita squadra di specialisti.
Per far volare un "Predator" 24/ 7, cioè 24 ore su 24, sette giorni su
sette, occorre infatti un team di 55 persone, tra piloti, sistemisti,
operatori radar e tecnici aeronautici, divisi su più turni di servizio.

Alla Meteor, nel frattempo, mordono il freno. Oltre a occuparsi dei cinque
"Predator" dell'Aeronautica militare (il valore totale della commessa è pari
a circa 50 milioni di euro, mentre la «fetta» dell'azienda triestina è di
circa il 25 per cento), a Ronchi dei Legionari si studiano e si producono
anche velivoli teleguidati tutti italiani.
È il caso del Falco, un «mini-predator», il cui primo volo avverrà tra
qualche mese e sul quale si punta molto, soprattutto per venderlo anche a
forze armate straniere.
«Peserà circa 300 chilogrammi», racconta Lunardi, «e potrà portarne altri 70
come carico pagante volando fino a 14 ore entro un raggio di 150 chilometri
dalla stazione base».
I possibili impieghi del Falco? «Dal controllo e la prevenzione degli
incendi estivi alle missioni di soccorso e ricerca in mare, fino alla
raccolta di dati geografici e ambientali».
Compiti più militari, invece, per un altro ricognitore senza pilota che esce
dalle linee di produzione della Meteor, il Nibbio, una specie di siluro con
le ali, che può essere lanciato da terra, da una nave appoggio o da un altro
aereo e raggiungere in pochi secondi la quota massima di 12.500 metri alla
velocità di un aereo a reazione, per poi tornare alla base e «atterrare»
dolcemente appeso a un paracadute.

Da tutto questo articolo possiamo tutti insieme trarre delle conclusioni
oggettive, non fare solo ragionamenti basati su supposizioni senza
fondamenti comprovati.

A che servono questi "Predator"? Dicono per impieghi civili, rilevamento di
dati geologici dall'alto, pattugliamento del Canale d'Otranto e delle coste
italiane per impedire l'arrivo di clandestini (su quanto queste operazioni
contro i disperati del mondo siano di natura "civile" ci sarebbe tanto da
discutere); sinceramente non si scorge il senso di un apparecchio
assolutamente costoso per questo genere di operazioni.
Gli UAV sono nati per compiere operazioni militari di tipo aeronautico,
senza correre il rischio di
perdere i piloti (e qui si potrebbe fare tutto il discorso sulle strategie
inumane di guerra, sulla necessità di non perdere vite dei piloti
aggressori, naturalmente .sorvolando sui massacri causati sulle popolazioni
civili bombardate e aggredite dall'alto di cieli).

Inoltre, dopo le recenti guerre, sono diventati molto "di moda". Lo stesso
Pentagono ne aveva sottovalutato inizialmente l'uso: infatti i "Predator"
erano usati dalla Cia e non dall'Air Force.
Ma ora è proprio opportuno avere questo genere di aerei, armarli e lanciarli
in missioni militari senza correre il rischio di perdere i piloti. Lo spazio
aereo nemico può essere nudo di difese aeree del paese aggredito, ma può
sempre capitare che qualche missile terra-aria vada ad. incocciare proprio
giusto sul bersaglio di qualche aereo guidato da spavaldi Rambo statunitensi
o alleati ipersicuri della loro immunità. Cocciolone insegna!
Comunque, ad onor del vero, da ricordare che un "aereo fantasma"
Statunitense, con piloti a bordo, era stato abbattuto dalla contraerea
iugoslava!

L'Italia si e' prontamente allineata al gruppo degli alleati già da qualche
anno, in particolare dopo la "figuraccia" durante la guerra nel Kosovo, dove
USA, Regno Unito, Germania, Francia usarono i loro "Drones", aerei
telecomandati, e l'Italia non ha potuto farlo perché le stazioni di base dei
Mirach 26, sempre della società friulana Meteor, non si interfacciavano con
la rete C3I (Command Control Communication Intelligence) della Nato.

Quindi il loro utilizzo principale sono le missioni militari, come viene
affermato fra l'altro dalla stessa aeronautica militare, nell'articolo di
Panorama.

Nonostante quel che dicono i produttori e i militari, non e' che questi UAV
siano poi cosi' affidabili; cascano spesso, si rompono, sbagliano mira,
vengono usati male, ecc., e si calcola che circa un terzo dei "Drones"
finora costruiti siano andati persi.
Insomma è lecito sfatare il mito delle armi "intelligenti" e "chirurgiche".

Risulta sicuro che la legislazione Italiana ne vieta l'uso nell'ambito
civile, e sappiamo che i tempi di promulgazione di una legge che ne permetta
l'uso saranno di necessità lunghi, anche se la lobby dell'industria bellica
ne favorirà una corsia preferenziale. Possiamo allora trarne una chiara
conseguenza che conferma come l'uso dei "Predator" sia previsto non sul
territorio nazionale, (dove potrebbero avere un discutibile, improbabile, e
dispendioso uso civile), ma in missioni all'estero, per scopi militari di
aggressione bellica, o di spionaggio aereo, tutto questo vietato dalla
Costituzione del nostro Paese.

Viene presentata l'obiezione che i "Predator" comprati dall'Italia non sono
armati. L'Italia ha acquistato la versione "A" che non può essere armata,
mentre i "Predator" che appartengono alla
la versione "B", sono armati con una decina di missili Hellfire , con alcune
caratteristiche tecnologiche ancora segrete, forse con l'apparato di
penetrazione costituito da lega ad Uranio impoverito, e in futuro anche con
bombe "intelligenti".
Però non è detto che qualche governo italiano guerrafondaio non voglia
dotarsi dei "Predator", di tipo "B", e quindi i cittadini sono invitati a
controllare questa situazione, ma lo stesso uso di ricognizione militare su
obiettivi del nemico da parte dei nostri attuali "Predator" è da condannare
e da impedire.
Interverranno a questo proposito le forze politiche del pacifismo iridato
contro la guerra?


Alcuni siti di informazione sul "Predator":

http://www.fas.org/irp/program/collect/predator.htm
http://www.dissidentvoice.org/Articles/Herold_Predator.htm
http://www.cdi.org/terrorism/predator.cfm
http://www.strategypage.com/dls/articles/20021227.asp
http://www.airforce-technology.com/projects/predator/