L'ALTERNATIVA AL CORRIDOIO N. 8
di Galina Aleksandrova - ("Kapital", 15-21
luglio 2000)

Turchia e Grecia hanno raggiunto un accordo per
collegare le rispettive reti di gasdotti e per
la costruzione di nuovi tracciati di tubature
che trasporteranno petrolio e gas dalla regione
caspica in Europa. Il 7 luglio, a Bruxelles, i
due paesi e la Commissione Europea hanno firmato
un accordo per la creazione di un gruppo di
cooperazione per il trasporto di risorse
energetiche dall'Asia Centrale in Europa
nell'ambito di INOGATE. L'INOGATE (Trasporto
Internazionale di Petrolio e Metano in Europa)
e' il programma per la collaborazione tecnica
presso l'UE che ha come compito quello di
integrare i collegamenti di trasporto degli
idrocarburi tra il Caucaso, l'Asia Centrale,
l'Europa Centrale e Orientale.

Il gruppo di lavoro preparera' entro la fine di
quest'anno un piano tecnico mirato al
collegamento reciproco dei sistemi di gasdotti,
che verra' proposto agli investitori privati.
Tale progetto, tuttavia, fa parte di un piano
piu' ampio di collaborazione tra la Turchia e la
Grecia nel campo dell'energetica. L'obiettivo
finale e' quello dell'integrazione delle reti di
trasporto regionali nell'ambito di progetti di
investimento piu' ampi, che dovranno essere
avviati entro il 2002. Secondo alcuni
osservatori, gia' durante l'anno prossimo
attraverso la Turchia scorreranno significativi
volumi di metano dall'Iran, dalla Russia e
dall'Azerbaigian, che saranno superiori al
fabbisogno del paese.

A CHE PUNTO SI TROVA LA BULGARIA
Da noi [in Bulgaria] tutti i governi, finora,
per ottenere un nostro inserimento nei progetti
transnazionali, hanno puntato esclusivamente sui
vantaggi costituiti dalla nostra posizione
geografica e sulla convinzione di poterli
trasformare in introiti. La tesi e' la seguente:
la Bulgaria si trova al centro dei Balcani e
tutte le rotte stradali passano attraverso di
essa, vale a dire che le principali vie di
comunicazione per il trasporto e le risorse
energetiche non possono aggirarci. E' tuttavia
evidente, negli ultimi tempi, che la Bulgaria,
pur continuando a essere al centro della
regione, comincia ad assumere l'aspetto di
un'isola, che viene aggirata dai progetti di
effettiva importanza.

Mentre i progetti per il transito di oleodotti
attraverso il nostro territorio continuano a
rimanere solo al livello di idea, l'Azerbaigian
e la Turchia hanno firmato un accordo per
l'oleodotto Baku-Geyhan. Per quanto riguarda la
Grecia, invece, non siamo riusciti a risolvere
la disputa per la percentuale di partecipazione
dello stato bulgaro nella societa'
"Transbalkanpipeline", che avrebbe dovuto
costruire l'oleodotto Burgas-Aleksandroupolis.
La verita' e'  che la Grecia non accetta la
nostra posizione di una partecipazione equa (al
25%) dello stato greco e di quello bulgaro al
progetto e vuole che nella societa' entrino
aziende private in grado di garantire il
finanziamento del progetto.

Il progetto per l'oleodotto Burgas-Valona e'
anch'esso in ritardo per colpa nostra. L'accordo
si e' insabbiato da qualche parte tra il
Ministero per lo sviluppo regionale e l'edilizia
e gli altri enti competenti, con i quali deve
essere messo a punto.

I NOSTRI CALCOLI PER UN CENTRO ENERGETICO DEI
BALCANI SONO ERRATI
Finora si contava sul fatto che l'oleodotto dal
Turkmenistan attraverso l'Iran e la Turchia
verso l'Europa sarebbe passato attraverso la
Bulgaria. Tale progetto, e l'attuale posizione
monopolistica del nostro paese nel transito del
gas russo verso i paesi confinanti, ha
alimentato piani ambiziosi per la trasformazione
di Sofia nel centro energetico dei Balcani. Il
nuovo progetto di collegamento del sistema di
gasdotti turco con quello greco tuttavia altera
il quadro generale. Alla costruzione di un
gadotto di transito partecipa la societa'
nazionale del gas italiana ENI in partnership
con la russa Gazprom. Il gigante russo del gas
ha gia' dichiarato l'intenzione di continuare a
conservare la propria posizione di principale
fornitore di gas alla Turchia, dividendo le
forniture lungo tre flussi: attraverso la
Bulgaria, tramite il progetto "Flusso azzurro" e
come operatore nel gasdotto turkmeno in
partnership con la ENI. Con il collegamento dei
sistemi di gasdotti la Grecia potra' ricevere
gas direttamente dalla Turchia, e di conseguenza
il transito attraverso il territorio bulgaro
verra' limitato.

La Gazprom controlla il 51% della societa' greca
Prometeusgas, che sta costruendo la rete di
gasdotti in Grecia. La ENI possiede anch'essa
degli interessi in Grecia: la sua affiliata
Italgas ha di recente vinto la gara per la
costruzione di un terminal per l'esportazione
del gas a Kavala. Recentemente la Grecia ha
annunciato che e' in corso lo studio, insieme
all'Italia, della possibilita' di costruire un
gasdotto sotto il Mare Adriatico fino all'Italia
(tra i porti di Igoumenitza e Taranto) per la
fornitura di gas dalla Grecia. Tale progetto
diminuira' significativamente il ruolo della
Bulgaria nel transito e nella distribuzione dei
flussi di gas nella regione. La Grecia e la
Turchia, invece, diventeranno il principale asse
per la fornitura del gas della regione caspica e
della Russia in Italia e in Europa. Anche la
Macedonia e l'Albania potranno rifornirsi
direttamente dalla Grecia e non dalla Bulgaria.

Le forniture di gas destinate alla Turchia
crescono soprattutto in conseguenza della
costruzione di nuove centrali elettriche a gas.
"A un dato momento ci troveremo completamente
accerchiati da centrali a gas e la Bulgaria
dovra' abbandonare l'ambizione di rimanere il
principale produttore ed esportatore di
elettricita' della regione", commentano i nostri
esperti di energetica.

LA "VIA EGNATIA" PUO' ELIMINARE IL CORRIDOIO N. 8
E' noto da lungo tempo che l'arteria di trasporto greca "Via Egnatia" e' un
serio concorrente del corridoio transeuropeo n. 8. Dopo il disgelo nelle
relazioni tra i nostri vicini meridionali, le chance del corridoio di trasporto
greco sono notevolmente aumentate. In Turchia la "Via Egnatia" trova un'uscita
nel Mar Nero e da li' anche verso la Georgia e l'Asia Centrale. In Grecia essa
termina sul litorale adriatico a Igoumenitza, da dove partono i ferry-boat per
l'Italia. E' vero che l'UE da' il proprio sostegno al progetto del Corridoio n.
8. Tuttavia, allo stesso tempo, negli ultimi anni la Grecia ha spinto per la
"Via Egnatia", i cui finanziamenti provengono in massima misura dalla stessa
UE. E' prevista anche la ricostruzione della linea ferroviaria
Istanbul-Salonicco, che si sviluppera' come ulteriore elemento della "Via
Egnatia". Il Corridio n. 8 per ora rimane ancora allo stadio esplorativo. La
mancanza di un'infrastruttura stradale adeguata e il difficile terreno
dell'Albania renderanno piu' costosa la costruzione del Corridoio e la
rallenteranno. La Macedonia, da parte sua, ha problemi a garantire gli
investimenti. La scorsa settimana il giornale "Nova Makedonija" ha annunciato
che la societa' francese Sisitra ha rifiutato di stanziare fondi per portare a
termine la costruzione della linea ferroviaria che mette in comunicazione con
la Bulgaria. E' evidente che, vista tale situazione, la "Via Egnatia" sara'
pronta molto prima di quando cominceranno i lavori effettivi per il Corridoio
n. 8.

La "Via Egnatia" attirera' il trasporto pesante su strada dalla Turchia entro
1-2 anni, prevedono i consulenti. L'associazione degli spedizioneri turchi
organizza gia' ora il trasporto dei TIR con ferry-boat attraverso la Grecia
fino a Trieste. In una tale situazione, gli investitori esteri rifletteranno
molto bene prima di investire i propri soldi nel Corridoio n. 8, visto che il
flusso principale del traffico e' gia' indirizzato attraverso la Turchia, la
Grecia e l'Italia. La verita' e' che i progetti in Bulgaria, Macedonia e
Albania non attirano l'interesse degli investitori, tra le altre cose anche per
le previsioni incerte relative al traffico, la politica energetica
inconcludente e poco chiara e il cattivo ambiente d'investimento, ammettono in
via non ufficiale consulenti bulgari e di altri paesi. Per tutti questi motivi,
anche il progetto per il secondo ponte sul Danubio, lanciato dal governo
bulgaro e sostenuto calorosamente dal Patto di Stabilita', non sta attirando
come investitori aziende private, e verra' invece costruito con crediti
garantiti dallo stato bulgaro. Contemporaneamente, il nuovo contesto politico
in Grecia e in Turchia crea un ambiente d'investimento piu' favorevole e
rappresenta una buon presupposto per attirare capitali esteri.