L'URANIO E LE PROCURE
E' vero!
Ciò che hanno fatto all'ambiente, al popolo, ai bambini jugoslavi i
mandanti, in doppiopetto o con le stellette, ed i killer della più letale
organizzazione criminale del mondo, la Nato, sono crimini, crimini orrendi,
e non sono finiti con i bombardamenti, grazie a quella infame prosecuzione
della guerra "celeste" (cioè la guerra di sterminio) con altri strumenti che
è l'embargo, vera e propria guerra a bassa intensità ma ad altrettale
letalità.
E se già quelli più esplosivi e rumorosi, quelli direttamente militari e
stragisti, molto difficilmente potevano qualificarsi crimini "di guerra",
giacchè non di guerra si è trattato in quei maledetti 78 giorni ma di
premeditata ed omicida aggressione unilaterale, a cui non vi è stata
risposta militare (la guerra la si fa in due, se la fa uno solo contro un
altro è, per l'appunto, più propriamente una mera aggressione), ebbene,
certamente quelli commessi dopo i 78 giorni, ossia quelli commessi con
l'embargo durante "la pace" sono stati e sono, in punta di diritto
interntazionale, crimini contro l'umanità.
E questo rigorosamente secondo un tragico ed assassino canovaccio già
abbondantemente esperimentato contro quell'altro popolo esecrato e
condannato dai governi e dalle societa occidentali, i primi con azioni le
seconde con omissioni, che è il popolo iracheno.
E tutto questo senza necessità alcuna di ricorrere al nuovo moloch, l'uranio
impoverito, il cui unico, o, comunque, maggiore torto agli occhi ed ai cuori
occidentali è quello di non operare, almeno lui, pulizie etniche nella
contaminazione procurata, nel male inflitto, nel dolore seminato, nella
morte portata. Il torto, cioè, di far nascere grumi di cellule cancerose nei
corpi dei bambini di Pristina, di Kragujevac e di Pancevo come in quelli dei
"nostri ragazzi" del battaglione Tuscania con cui entri in contatto, anche
se, comunque, sempre in misura enormemente disuguale, ovviamente a
svantaggio dei primi.
E, dunque, crimini siffatti devono, dovrebbero essere puniti, e con il
massimo rigore.
Quindi, alla stregua di quanto sopra sommariamente esposto, prima facie
parrebbe in tutto condivisibile la proposta di chi, come il giudice Di
Schiena, ritiene più che opportuna doverosa l'attivazione ai fini su citati
del cosidetto Tribunale Internazionale dell'Aja per la repressione dei
crimini di guerra nei territori della ex-Jugoslavia .
Chi scrive si permette, però, di avanzare qualche modesta critica a siffatta
proposta, propria, peraltro,
oltre che del predetto giudice Di Schiena di personaggi altrettanto
autorevoli in materia giuspenalistica, quali l'on. Giuliano Pisapia, nonchè
posta a base di una propria petizione da parte di un intero partito,
Rifondazione Comunista.
In primis, tanto debole giuridicamente quanto discutibile politicamente e
soprattutto "moralmente" si appalesa agli occhi dello scrivente la scelta di
porre sostanzialmente a base della richiesta di intervento del c.d.
Tribunale dell'Aja l'utilizzo dell'uranio impoverito (D.U.) da parte della
Nato, qualificato implicitamente o esplicitamente da chi avanza la richiesta
in oggetto come una sorta di pericolo pubblico numero uno dal cui uso
discendono dunque certamente crimini contro l'umanità, o, quantomeno,
crimini di guerra.
Debole giuridicamente poichè, se domani o dopodomani la scienza medica
"ufficiale" dovesse certificare la sostanziale innocuità dell'elemento in
questione, ad onta di tutte le evidenze fattuali di morte ictu oculi legate
sotto il profilo eziologico allo stesso D.U., come potrebbe un'autorità
giudiziaria, pure quella animata dal più adamantino ed imparziale spirito di
ricerca della verità (e quanto questa descrizione si attagli al c.d.
Tribunale dell'Aja lo si specificherà appresso), come potrebbe, si diceva,
un'autorità giudiziaria emettere un verdetto lato sensu di colpevolezza di
un imputato se non vi è la prova piena, per così dire, "che il fatto non
costituisca reato"?
A tal proposito, non si dimentichi che il D.U. fino a pochissimi mesi fa,
almeno in Europa, era, e pare non solo per la c.d. opinione pubblica ma
anche per buona parte della "comunità scientifica", una specie di illustre
sconosciuto, di talchè comunque le eventuali risultanze di nocività
dell'elemento che dovessero emergere dall'operato di commissioni
medico-scientifiche non sarebbero corroborate da quell'autorevolezza ed
attendibilità che possono esser garantite, semmai, solo da studi e
pubblicazioni succedutisi negli anni, sotto il profilo teorico, ovvero,
ahimè, dal numero di malattie e di morti cagionati e registrati nel tempo,
sotto il profilo empirico e, per così dire, sintomatico.
A tal riguardo si reputa altresì necessario ricordare che il caso D.U. è
scoppiato (e si chiede preventivamente scusa per la brutalità della
locuzione che si utilizza per esclusiva comodità espositiva) in seguito e
dunque sulla base di un numero di patologie e di morti tutto sommato esiguo,
quantomeno a fronte dell'ecatombe avvenuta ed in larga parte ancora in atto
per chissà quanti secoli ancora a causa dei bombardamenti della Nato in
Jugoslavia, questa però "solo" tra la popolazione civile jugoslava; strage
cagionata da altri elementi radiologici ma soprattutto chimici diversi dal
D.U.
Infine, l'ultimo elemento che, a parere dello scrivente, rende la proposta
intervento del c.d. Tribunale dell'Aja a fini di repressione penale dei
vertici politici e militari Nato decisamente debole, in punta di diritto
penale, se basata esclusivamente od anche eminentemente sull'utilizzo da
parte degli stessi potenziali imputati del D.U. sta, per l'appunto, nella su
citata "scienza medica ufficiale". Per quanto la cosa possa e dovrebbe
lasciarci sgomenti e nauseati, neppure la scienza che più di tutte le altre
dovrebbe perseguire sopra a tutto, ed eventualmente contro tutti,
esclusivamente la cura dei malati e la prevenzione dei mali è insensibile
alle lusinghe ed alle pressioni del potere, di questo potere capitalistico
ed imperialistico così totalizzante e pervasivo. Di talchè, per farla breve,
quello scenario su brevemente evocato, di una "comunità scientifica
ufficiale" che trova "pezze a colore", come si dice dalle mie parti, ossia
fornisce toppe sedicenti scientifiche alle nefandezze dei suoi finanziatori,
ossia dei suoi padroni, in gravi ambasce, ebbene quello scenario potrebbe
rivelarsi molto meno apocalittico, e perciò inverosimile, di quanto si
sarebbe candidamente portati a pensare.
E la cosiddetta Organizzazione Mondiale della Sanità pochissime settimane fa
ci ha fornito un autentico caso di scuola, nonchè un'anteprima, di quello
che potrebbe accadere nel senso su paventato, quando, in piena "emergenza
D.U.", e, dunque, in pieno clima di richiesta di impeachment dei tiranni del
mondo della Nato, si è
catapultata in soccorso di questi dichiarando, con sommo sprezzo del
ridicolo, che non vi erano prove della nocività dell'uranio impoverito.
Chi scrive non ha esperienze di difese penali innanzi al c.d. Tribunale
dell'Aja, ma non si teme di apparire temerari o catastrofisti nella
previsione che, se dovesse rivelarsi appena fondata anche una parte minima
delle questioni sollevate sopra, un'accusa nei confronti dei vertici
militari e politici della Nato per crimini di guerra che poggiasse le sue
fondamenta esclusivamente od anche prevalentemente sull'utilizzo del D.U.
ben arduamente potrebbe sfociare in una sentenza di condanna.
E comunque, purtroppo, quanto innanzi sommariamente esposto certamente
varrebbe dinanzi ad un collegio giudicante italiano, se è vero, come è vero,
che comunque competente a pronunciarsi su crimini di tal fatta sarebbe anche
l'autorità giudiziaria italiana, quantomeno per le fattispecie che
presentassero qualche criterio di collegamento con l'ordinamento italiano.
Quanto precede sotto lo stretto profilo delle prospettive gius-penalistiche.
Sotto quello politico, ma anche morale, del pari la proposta in esame, di
mettere cioè sostanzialmente sotto accusa soltanto o soprattutto il D.U.,
appare oltremodo opinabile in quanto, pur mossa dalle più nobili intenzioni,
finisce oggettivamente per creare vittime di guerra di serie A, i militari
malati o morti, e vittime di guerra di serie B, gli uomini, le donne ed i
bambini jugoslavi. Ciò, concedendo che soggetti che prestano attività
militare in un esercito a tutti gli effetti invasore e che ha fornito un
pieno contributo ad un'aggressione imperialista e stragista ai danni di una
popolazione civile inerme, possano sensatamente, per non dire moralmente,
qualificarsi come vittime alla stessa stregua di bambini che sono stati
dilaniati da una cluster bomb mentre giocavano su un prato.
Ed invece qui assistiamo ancora una volta ad un classico esempio di
capovolgimento della realtà e di principi morali minimi: nel comune,
nobilissimo sentire occidentale i militari morti non valgono quanto i
bambini jugoslavi, valgono di più, valgono tanto di più che se sono soltanto
questi ultimi a crepare come mosche ed a nascere già malati o peggio deformi
a causa dei tumori provocati dal CVM sversatosi in quantità industriali, in
seguito al bombardamento scientifico della raffineria di Pancevo, in tutto
l'ambiente circostante la raffineria stessa, allora non si batte ciglio; se
invece muore di leucemia un "nostro ragazzo" in divisa si levano, peraltro
comprensibilimente sotto il profilo umano, alti lai e si attivano tutti i
canali di cura e di denuncia, tra cui quelli giudiziari.
In pratica, pur muovendo dalle migliori intenzioni, una richiesta del tipo
di quelle in esame fornirebbe oggettivamente un avallo ed un ulteriore
supporto, per non dire che farebbe da speculare pendant, a quella immonda
cultura politica ed alla relativa pratica mediatica e sociale già ampiamente
registrate durante i bombardamenti, quando, per muovere gli affetti
occidentali si sbattevano in prima pagina solo le colonne di profughi
albanesi e si occultavano del tutto i corpi, i volti ed il sangue delle
vittime serbe. Una cultura ed un pratica che consistevano, cioè, nella
realizzazione di una vera e propria pulizia etnica del dolore.
Infine, è di tutta evidenza che questa discutibilità politica e morale
riverbererebbe altresì in un ulteriore elemento di debolezza giuridica,
dacchè se si volesse avere la pressocchè totale certezza di una condanna
(fatte salve le considerazioni che seguiranno sulla credibilità dell'organo
giudicante in questione, ossia del c.d. Tribunale dell'Aja) dei capi
politici e militari della Nato, si dovrebbe far leva
proprio sui crimini conclamati da costoro
consumati, anche se "solo" ai danni della popolazione civile e dell'ambiente
jugoslavo e non anche dei militari occidentali, piuttosto che su quelli
ancora rivestiti, per quanto la cosa possa risultare di difficile
digeribilità ai più, di un carattere di dubitatività
scientifica e, dunque, di aleatorietà in ambito processual-penalistico,
In parole povere, se si volessero nutrire serie speranze di
condanna, almeno davanti ad un Tribunale serio, dei vertici Nato, piuttosto
che per aver fatto utilizzare il D.U. ai loro soldati essi andrebbero
incriminati per aver impestato il suolo, l'aria e le acque di tutto il
territorio jugoslavo di CVM (il primo, vero killer del popolo jugoslavo,
come peraltro è facilmente ricavabile dalle altre diverse, ma non più di
tanto, stragi del petrolchimico di Porto Marghera e di Brindisi), di metalli
pesanti, di bombe a frammentazione e di ogni altra analoga porcheria
mefitica e mortifera, con le conseguenze sul popolo jugoslavo che si sono su
ricordate e che sono, comunque,.facilmente immaginabili.
Ma indipendentemente dalla questione D.U. che pure, per ovvie ragioni di
attualità, ha occupato la gran parte di questo scritto, chi scrive ritiene
per niente condivisibile, in assoluto, il ricorso al più volte citato c.d.
Tribunale dell'Aja.
Poco sopra, in un inciso, si denunciava la scarsa o
nulla serietà dell'organo in questione. Ecco, prima di ogni altra
valutazione più general-politica della struttura giudiziaria in esame è
doverosa una rapidissima disamina, ancora una volta anzitutto strettamente
gius-penalistica, della stessa.
Il c.d. Tribunale dell'Aja è sorto in seguito ad una precisa scelta politica
in tal senso del governo Clinton, che
infatti piazzò da subito a capo dell'organo in esame un personaggio di
strettissima osservanza americana, quale la canadese Louis Arbour, che non
venne meno alle aspettative degli ideatori e realizzatori dell'organo da lei
diretto tanto
che, nel maggio 1999, in pieno bombardamento della Jugoslavia, pensò bene di
emettere un mandato di cattura di Milosevic, tanto per far capire chi era
l'unico colpevole di quanto stava accadendo, il cattivo, e chi erano i
buoni; il tutto, com'è facilmente intuibile, in assoluta imparzialità ed
autonomia di giudizio.
Il c.d. Tribunale in oggetto non è solo stato generato dalla fervida
ed imparziale fantasia giustiziera yankee ma anche da costoro nutrito
amorevolmente,
nel senso che il governo americano è il primo finanziatore del' "autorità
giudiziaria" che ci occupa; lo stesso governo americano che ha
sistematicamente boicottato l'istituzione della Corte Penale Internazionale
e che ha accumulato debiti nei confronti dell'Onu che hanno portato
quest'ultima
alla soglia della bancarotta, risulta invece il più munifico magnate dei
repressori dei "criminali di guerra" balcanici, o meglio, serbi.
I soggetti e gli strumenti di indagine del c.d. Tribunale, almeno con
riferimento alle indagini relative alla guerra alla Jugoslavia del 1999,
sono costituiti sostanzialmente dal personale della Kfor, e dal materiale
"probatorio" da costoro "rinvenuto" e fornito all'autorità
giudiziaria in
questione. La Kfor, com'è noto, è la struttura militare, ufficialmente di
marca Onu (ma non si teme di utilizzare un ideologismo d'accatto se, almeno
in questa occasione, si afferma che Onu sta sostanzialmente per Nato) che
"protegge" il Kosovo dopo il cessate il fuoco del giugno 1999. In pratica,
per proiettare questa incommentabile situazione procedimentale
nell'ordinamento italiano, è come se in un procedimento penale il P.M., non
avendo una propria Polizia Giudiziaria a cui delegare gli atti di indagine e
la raccolta degli elementi di prova, le delegasse all'indagato, o a
strutture da costui controllate.
Ed infine, ultima chicca fornitaci dall'ineffabile organismo giudiziario in
questione, proprio la figura del P.M. di questo Tribunale, quella
impersonata dalla ex "giudice antimafia" elvetica, Carla Del Ponte, risulta
oltremodo pittoresca alla stregua dei più elementari principi
processual-penalistici della più parte degli ordinamenti giuridici dello
stesso occidente, a partire proprio da quelli anglo-sassoni. In pratica,
quel particolarissimo P.M. è una specie di incrocio tra un P.M. vero e
proprio, come lo intendiamo noi nel nostro ordinamento, ossia il soggetto
processuale che fa le indagini e raccoglie gli elementi di prova anche a
mezzo della Polizia Giudiziaria, ma NON HA ALCUN POTERE DECISIONALE in
ordine allo status libertatis dell'indagato-imputato nonchè in ordine, per
così dire, all'estinzione del procedimento; ed il Giudice vero e proprio che
è una sorta di controllore delle indagini svolte dal P.M. e che soprattutto
ha, lui solo nel procedimento penale, il potere di ordinare l'arresto della
persona sottoposta ad indagini e di CHIUDERE IL PROCEDIMENTO.
Orbene, a tacer d'altro (e sarebbe veramente tanto), a giugno scorso quando,
stranamente tenendo conto di quanto sopra accennato, Del Ponte ritenne non
vi fossero elementi di colpevolezza a carico dei piloti (non certo dei
vertici) della Nato che, durante i 78 giorni, si erano umanitariamente
divertiti a bersagliare treni colmi di passeggeri, mercati brulicanti di
gente, ospedali con i relativi malati, colonne di profughi in fuga ed altre
sanguinari paramilitari serbi del genere, ebbene in quell'occasione la
suddetta autorità giudiziaria non si limitò, come sarebbe stato
assolutamente logico e dovuto nella gran parte degli ordinamenti
occidentali, a chiedere l'archiviazione ad un giudice c.d. terzo, cioè
imparziale, ma la dispose essa stessa con un provvedimento di "non luogo a
procedere", in una splendid isolation, ma forse sarebbe più esatto dire
domination, processuale assolutamente clamorosa.
E' in un "Tribunale" di questa fatta che si ripongono, pur lo si ripete con
le più nobili intenzioni da varie parti, speranze di giustizia nei confronti
dei nuovi tiranni del mondo, titolari di un inattaccabile diritto assoluto
di vita e di morte sulla pressocchè totalità dell'umanità in grazia del
possesso di smisurati e mostruosi sistemi d'arma; speranze di giustizia per
innumerevoli morti e per immani distruzioni. L'unica conseguenza possibile
di questo straziante ma evitabilissimo equivoco è che si alimentino penose
illusioni e devastanti disorientamenti nelle menti, invero già in molte
occasioni disorientatissime, della gran parte di coloro che ancora
coraggiosamente, ma spesso non molto lucidamente, si qualificano e
definiscono di sinistra, ancor peggio se della sinistra "antagonista".
Con questo non si vuole in alcun modo mutuare stilemi tipici di un
antiistituzionalismo tanto becero quanto politicamente esiziale; di fronte a
reati così efferati bisogna assolutamente provare a dotarsi, anche in questo
contesto politico - economico internazionale, di un'autorità giudiziaria
internazionale indipendente e credibile che quei reati punisca e provi a
rendere giustizia alle vittime. Ma, ahimè, per quanto sopra sommariamente
esposto, questa autorità non può essere la caricatura di tribunale che oggi
ha sede all'Aja.
Chi scrive resta fortemente convinto che compito fondamentale dei comunisti
e delle comuniste resti ancor oggi, pur di fronte ad una società e ad
istituzioni impermeabili ad ogni intrusione come quelle nostre, quello di
tentare di "agitare tutti i rami della società", per citare una locuzione
impegnativa, sia a livello nazionale che internazionale.
Ma questo principio sacrosanto non può valere anche per i rami dei bonsai
che vengono piantati e coltivati nei giardini della Casa Bianca.
Fasano, 22\1\2001
Stefano Palmisano