TRIBUNALE   RAMSEY CLARK
sezione italiana del tribunale indipendente
contro i crimini della NATO.
tel.0338/7963539 - fax 068174010

e-mail: tribunaleclark@mclink.it

Protestiamo per l'arresto di Milosevic da parte dei collaborazionisti
jugoslavi insediati al potere a Belgrado a suon di bombe, dollari e
ricatti.

Diciamo no al Tribunale ad hoc creato e utilizzato dai criminali di
guerra NATO.

Lunedì 2 aprile alle ore 18 una nota di protesta sarà consegnata
all'ambasciata jugoslava a Roma per l'arresto di Milosevic.

Colpire Milosevic nella situazione che si è creata in Jugoslavia
significa colpire tutti coloro che in questi anni hanno cercato
disperatamente e coraggiosamente di difendere l'indipendenza e la
dignità nazionali e gli interessi popolari contro i brutali ricatti degli
USA e della UE.

Gli Stati Uniti e la UE non sono arretrati di fronte a nessun crimine
per colpire la Jugoslavia. Hanno utilizzato lo strumento economico
delle sanzioni, hanno fomentato e utilizzato le divisioni etniche,
hanno demonizzato i serbi, hanno violato tutte le norme del diritto
internazionale scatenando una criminale campagna di
bombardamenti, hanno assicurato la loro copertura alle massicce
pulizie etniche effettuate nella Kraijna e nel Kosovo, hanno
fabbricato montagne di falsità contro il governo di Belgrado per
giustificare le loro azioni, hanno infine insediato a suon di dollari e
di ricatti un governo "amico" a cui peraltro non mancano mai di
ricordare con la ormai abituale brutalità chi è il padrone.

Per assolversi da tutti questi crimini, i governi della UE e gli USA
vorrebbero ora portare l'ex presidente jugoslavo davanti al Tribunale
dell'Aja e riscrivere così la storia delle guerre jugoslave a loro
piacimento. Questo Tribunale si è ormai squalificato di fronte al
mondo intero, mostrando di non essere altro che uno strumento
per affiancare le guerre della NATO e colpire i nemici della NATO.
Questo Tribunale è un insulto all'umanità e alla giustizia. Gli va
negata ogni legittimità e ne va chiesto lo scioglimento.


La sezione italiana del Tribunale Ramsey Clark si impegna a dar
vita nei prossimi giorni a una assemblea nazionale con lo scopo di
lanciare anche in Italia la campagna per lo scioglimento di questo
scandaloso Tribunale e di battersi per impedire che Slobodan
Milosevic sia consegnato ai nemici del suo paese.

 

 

ROMA 2 APRILE 2001
PRESIDIO DINANZI ALL'AMBASCIATA JUGOSLAVA
ORE 18:00 VIA DEI MONTI PARIOLI

Il Tribunale Ramsey Clark conferma l'iniziativa del presidio davanti
all'ambasciata jugoslava, lunedì 2 aprile, alle ore 18, in protesta
contro l'arresto di Milosevic.
Nell'occasione verrà consegnata all'ambasciata, destinata al governo
serbo, la seguente lettera.

LETTERA AL GOVERNO SERBO

L'assalto alla residenza dell'ex-presidente jugoslavo Slobodan
Milosevic, il suo arresto e la sua traduzione nel carcere di Belgrado
suscitano lo sdegno e la protesta di tutti i democratici italiani che
hanno a cuore la libertà, sovranità e indipendenza delle nazioni e
hanno condiviso la lotta del popolo jugoslavo, guidato da Slobodan
Milosevic, contro la criminale aggressione imperialista degli Stati
Uniti e della Nato.
La cattura e l'annunciata incriminazione per evasione fiscale, nella
sua grottesca ipocrisia, segna la conferma che il presidente Vojislav
Kostunica non è che la vetrina serbista di una restaurazione
capitalista e colonialista e ormai un mero fantoccio nelle mani delle
forze della resa e del tradimento all'imperialismo e agli interessi del
capitale multinazionale, capeggiate da Zoran Djindjic, l'uomo che da
sempre è uno strumento antinazionale nelle mani dei colonizzatori
tedeschi e statunitensi.
Denunciamo con forza l'ignobile resa della magistratura e delle
autorità serbe al vergognoso diktat statunitense ed europeo che
ricattava un paese sprofondato dall'aggressione Nato nella miseria e
nella contaminazione provocata da uranio e chimica, con l'ultimatum
dell'arresto di Milosevic in cambio di un finanziamento di 50 milionI di
dollari. Un'estorsione brigantesca se mai ce n'è stata una, che rivela
quanto l'imperialismo si curi del diritto internazionale e del
principio di non interferenza negli affari degli Stati.
Ora gli USA si dichiarano insoddisfatti dell'arresto con l'imputazione
di evasione fiscale e pretendono, sempre col ricatto degli aiuti e
crediti, la consegna di Milosevic al tribunale Nato dell'Aja. E' un
ulteriore passo verso il genocidio umano, politico, culturale della
Jugoslavia.
Alla Jugoslavia viene riservato il destino degli altri paesi dell'Est
europeo che l'imperialismo capitalista ha conquistato, devastato ed
impoverito. A questo scopo si tenta di addossare all'ex-presidente
jugoslavo la responsabilità dei crimini commessi dalla Nato, onde
esonerare i governi che hanno condotto l'aggressione finalizzata allo
smembramento della Jugoslavia dai propri delitti e dal risarcimento
alle popolazion colpite.

L'operazione di frantumazione e demolizione dei Balcani prosegue con le
manovre di destabilizzazione di altri paesi dell'area, dalla Macedonia
alla Bulgaria, dalla Romania alla Grecia, nei quali ovunque si rivelano
forti segni di ripresa antimperialista, istigando in prima linea le
offensive delle bande mercenarie e narcotrafficanti dell'UCK, con
l'evidente scopo di tenere sotto pressione il regime jugoslavo e
l'Europa, rivale, per quanto succube e complice, su piani sempre più
numerosi degli Stati Uniti.

 

Noi riconosciamo in Slobodan Milosevic il simbolo della resistenza del
popolo jugoslavo, oggi tradito ed umiliato, e per questo gli esprimiamo
una solidarietà che non può non essere condivisa da tutti i difensori
della libertà, del diritto internazionale e dell'indipendenza dei
popoli.
Chiediamo l'immediato rilascio di Slobodan Milosevic e la fine della
complicità del nostro governo con i distruttori della Jugoslavia e con
i loro agenti e mercenari interni, organizzati nel regime autoritario
della DOS e della formazione CIA, Otpor.

Tribunale Ramsey Clark contro i crimini della Nato.

 

Data:    01/04/2001 14:18   
 

 

L'intervista a Milosevic di Fulvio Grimaldi

CORSERA - 1.4.01

 

A colloquio con l’ex presidente jugoslavo: «Gli Stati Uniti utilizzano i terroristi albanesi per destabilizzare l’unità dell’Europa» E Slobo disse: «Kostunica è il migliore, difende la Nazione»

«Ho trattato con gli americani fin quando sembrava che volessero salvaguardare la nostra unità»

L’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic ha concesso la settimana scorsa un’intervista a Fulvio Grimaldi, ex giornalista del TG3 ora a Liberazione . L’incontro si è svolto nella residenza di Milosevic a Belgrado ed è durato due ore e mezzo . Il nuovo Uck attacca in Macedonia e nel Sud della Serbia. Si profila una nuova guerra balcanica?
«E’ in corso un’enorme manovra di destabilizzazione. I terroristi dell’Uck vengono utilizzati dagli Usa in funzione antieuropea e antibalcanica con il miraggio della "Grande Albania". In stretta collaborazione con il regime turco si stanno attivando tutte le minoranze albanesi nei Paesi balcanici: Serbia del Sud, l’intera Macedonia e presto anche Bulgaria e Grecia. Lo scopo è quello di mantenere in permanente subbuglio l’intera area, per contrastare le tendenze anti-Nato forti in Grecia e in crescita in Bulgaria e Romania e per assicurare ampi territori al controllo dei narcotraffici diretti dall’Uck. L’approccio politico è ancora una volta inteso a sfruttare le differenze etniche».
Non crede che anche il precedente governo jugoslavo abbia la sua parte di responsabilità in questa frammentazione etnica dei Balcani?
«La Federazione jugoslava, con la sua convivenza pacifica, era un modello di Unione Europea, fino a quando non sono entrate in gioco le trame dell’imperialismo tedesco ed americano. Vivevano in pace popoli di diversa cultura, storia, confessione. La rottura è venuta quando da fuori si sono istigati gruppi di potere con la promessa di grandi privilegi personali e di élite».
Al convegno internazionale convocato dal Forum di Belgrado, le delegazioni di molti Paesi, compresa l’Italia, hanno espresso solidarietà al suo Paese. E’ stato un incoraggiamento per lei?
«Gli italiani che ci hanno visitato durante la crisi, tra i quali Cossutta e molti politici di Paesi europei, ci hanno fatto capire che i loro Stati non sono indipendenti. Al popolo italiano non è stato neanche chiesto se volesse una guerra. Se ne è parlato informalmente in Parlamento. E’ la prova che la Nato non è un’alleanza tra uguali, ma una macchina da guerra che si trascina dietro tutto l’Occidente. I popoli vengono sopraffatti e assistono inermi alla distruzione di ospedali, scuole, treni e autobus pieni di civili in un Paese amico e inoffensivo».
La maggioranza delle sinistre, anche quelle che si dichiarano contrarie alla Nato, non ha mostrato però una grande solidarietà nei suoi confronti.
«La colpa è dei media. Si sono vendute menzogne anziché verità. E’ incredibile: adesso non hanno più nessuno scrupolo ad ammettere di non aver trovato tracce di una pulizia etnica fatta dai serbi in Kosovo, che le foto di presunti campi di concentramento serbi erano un fotomontaggio, che i 200 mila stupri erano secondo l’Onu solo 300, che non si sono trovate le fosse comuni».
Secondo alcuni, lei sarebbe stato a un certo punto «l’uomo degli americani».
«Mai. Semmai ho trattato con gli americani finché appariva che volessero salvaguardare l’unità della Jugoslavia, o almeno di quanto rimaneva dopo le secessioni di Croazia e Bosnia. Del resto i continui ricatti e strangolamenti dell’Fmi, cui ci siamo dovuti piegare fino a un certo punto per le condizioni terribili in cui le secessioni e le sanzioni avevano gettato il nostro Paese, raccontano un’altra storia. Gli Usa devono rendersi conto che non è possibile avere la democrazia in casa propria e sottomettere altri popoli. Posso capire che gli Stati Uniti abbiano l’aspirazione a fare da leader della squadra. Ma due anni fa ho detto a Holbrooke quando ci minacciava: avete sbagliato millennio, non il secolo. La vostra ossessione di dominio e di profitti vi porta invece a uccidere gente e piccole nazioni, come Giulio Cesare 2000 anni fa».
Nei mesi che hanno seguito la sconfitta e la pulizia etnica dell’Uck contro le minoranze in Kosovo, ha riscontrato un mutamento dell’opinione pubblica?
«Per fortuna non siamo in Uganda ma in Europa, dove, nonostante la marcia blindata della stampa, si stanno aprendo spiragli alla presa di coscienza. Lo noto soprattutto tra gli albanesi che, in numero enorme, sono fuggiti dal Kosovo in Serbia. Holbrooke mi disse chiaro e tondo: "Non ce ne importa niente degli albanesi". Ebbene, a noi serbi, gli albanesi stanno a cuore, sono nostri cittadini. Gli ho anche posto una domanda cui non ha risposto: quali interessi mai potete avere voi a un’alleanza con terroristi e trafficanti di armi, droga, organi che a un certo punto non saprete più controllare?».
L’accusano spesso di aver accumulato tesori in banche estere . E’ vero?
«Due anni fa Holbrooke mi annuncia: "La Svizzera ha congelato i suoi conti". Gli risposi che gli avrei subito firmato la donazione di tutti i miei fondi svizzeri. Del resto la massima autorità finanziaria svizzera ha dichiarato di non aver trovato traccia di miei averi in quel Paese. L’unico conto che possiedo è qui in una banca e serve a ricevere il mio stipendio. Ora si parla di Cipro, ma anche lì non hanno trovato niente e hanno fatto arrabbiare molto i ciprioti».
Le circostanze sembrano a lei molto sfavorevoli. Si parla di un arresto imminente. Come vede il suo futuro?
«Credo di poter nutrire fiducia. Tutto dipende dalla linea politica del nuovo governo, da chi vi prevarrà e da come reagirà il popolo quando capirà di essere stato ingannato e impoverito. Il gruppo dirigente è molto diviso. Kostunica è meglio degli altri, pare voglia difendere gli interessi nazionali, ma è debole e non ha la maggioranza nella coalizione. Noi intanto lavoriamo al rafforzamento del partito, nostra unica difesa, e alla presa di coscienza della gente. Sentiamo che il nostro punto di vista si sta diffondendo tra operai, contadini, clero, nonostante la mancanza di mezzi d’informazione. Abbiamo un solo quotidiano. Tutti i media sono controllati dalla Dos, altro che democrazia».

Fulvio Grimaldi