13 maggio 2001.
Elezioni nella CAV.

Innanzitutto, una premessa.

Queste elezioni, che i mezzi di comunicazione hanno
presentato come le elezioni del parlamento autonomo
basco, in realtà non sono le elezioni basche perché
non tutti i baschi possono parteciparvi; essi non
hanno alcuna possibilità di esprimere il proprio voto
in quanto cittadini baschi, ma solo come cittadini
spagnoli o francesi, in modo che come popolo sono
privati non solo del diritto all'autodeterminazione,
ma anche dei più elementari diritti politici a civili
in merito alla libera espressione del diritto di voto.
Le consultazioni appena svoltesi riguardano solo
quella che nell'ordinamento dello Stato spagnolo si
chiama CAV (ovvero, Comunità Autonoma Basca) e che
comprende solo tre delle sette province basche, ovvero
Araba, Bizkaia e Gipuzkoa; la Nafarroa, sempre parte
dello Stato spagnolo, è divisa da queste tre e forma
un'altra comunità autonoma, e tutte insieme sono a
loro volta divise dalle province di Lapurdi,
Behenafarroa e Zuberoa, da un innaturale ed assurdo
confine tra Spagna e Francia, spesso presidiato da
ingenti forze di polizia ed esercito come si ci si
trovasse in zona di guerra.
La CAV gode effettivamente di considerevoli autonomie
ma, pur mostrandone l'intenzione, non ha alcuna
possibilità di esercitare il diritto
all'autodeterminazione poiché sottomessa alle leggi
spagnole che sanciscono la "sacra ed inviolabile unità
del Regno di Spagna".
L'unica istituzione nazionale di tutti i baschi, di
tutta Euskal Herria, è Udalbiltza, l'assemblea dei
municipi baschi e, pur essendo riconosciuta da alcuni
organismi dell'ONU e da alcune ONG, è vista da Madrid
e Parigi come una pericolosa minaccia alla propria
"indissolubile unità" ed una emanazione diretta dei
progetti dell'ETA.

Fatta questa importante premessa, passiamo ai
risultati elettorali.

I partiti baschi patriottici di vario orientamento
conquistano ancora una volta la maggioranza assoluta
dei seggi disponibili, raggiungendo insieme il 52,8%
così diviso:
- coalizione moderata EAJ-EA, 42,7%
- coalizione radicale di sinistra Euskal Herritarrok,
10,1%

I partiti nazionalisti spagnoli in coalizione
raggiungono insieme solamente il 40,0% così diviso:
- Partido Popular-Unidad Alavesa (neo-franchisti),
23,0%
- PSOE (socialdemocratici), 17,0%

Ezker Batua, sezione basca della coalizione promossa
dal Partito comunista spagnolo Izquierda Unida,
conquista il 5,5% dei voti.

Questi risultati mostrano ancora una volta che i
partiti baschi patriottici, EAJ, EA, EH, sono la
maggioranza assoluta con il 52,8% e che i partiti che
firmarono l'Accordo di Lizarra (i partiti baschi più
Ezker Batua), che prevedeva negoziazione ed
autodeterminazione, hanno raggiunto il 58,3%. Va
sottolineata la perdita del -7% dei voti di EH che
evidentemente soffre in maniera pesante della spirale
repressione-lotta armata-repressione e della sua
escalation da quando ETA ha ritirato la tregua
unilaterale 14 mesi fa. In vari modi, la ricetta dei
partiti baschi è dialogo, negoziazione,
autodeterminazione e libera decisione per tutte le
province basche e per tutti i 3 milioni di cittadini
baschi una volta per tutte.
Questi partiti potranno costituire una maggioranza nel
parlamento locale per sostenere la disobbedienza
civile e la lotta per l'autodeterminazione, ma una
possibilità di stretta collaborazione sembra comunque
essere difficile in una situazione di forte scontro.

I partiti unionisti spagnolisti PP, UA e PSOE sono
ancora una volta minoranza, più o meno fermi ai
risultati delle precedenti consultazioni, nonostante
la tambureggiante campagna mass-mediatica che
sosteneva una presa del potere nel governo locale per
riportare l'ordine "costituzionale" e riaffermare la
fedeltà al Regno di Spagna. Per portare a termine
questo progetto era sceso in campo direttamente il
governo di Madrid con la candidatura del Ministro
degli Interni Mayor Oreja, che non si può certo dire
sia molto popolare ed amato nei Paesi Baschi.  La
ricetta di questi partiti e del governo di quasi unità
nazionale che essi sostengono è sempre la stessa:
repressione indiscriminata, guerra sporca, tortura,
negazione del diritto all'autodeterminazione,
negazione di qualsiasi forma di dialogo fra le parti,
arroccamento sui valori di una costituzione che invece
i cittadini baschi rifiutarono in maggioranza.
Gli ultimi atti della magistratura alle dipendenze
dell'esecutivo spagnolo sono stati l'illegalizzazione
dell'organizzazione giovanile indipendentista di
sinistra HAIKA e la chiusura del mensile basco
antigovernativo di investigazione ed inchiesta Ardi
Beltza (pecora nera).
Questi partiti avevano costituito un vero e proprio
fronte nazionalista ed avevano goduto del totale
appoggio di una comunità internazionale che dovrebbe
cominciare a guardare alla questione basca non con gli
occhi di Madrid e Parigi, ma con quelli
dell'obiettività e del rispetto del diritto
internazionale.

Comitato Euskadi Bari/Bariko Euskadi Batzordea
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