LA DEMOCRAZIA SPAGNOLA NEI PAESI BASCHI

In queste ultime settimane sono emersi i primi frutti
del patto istituzionale siglato dei partiti
nazionalisti spagnoli Partido Popular (al governo) e
PSOE (in minoranza); l'accordo, denominato "Patto per
le libertà e contro il terrorismo", sta mostrando il
suo vero ruolo: creare nel parlamento spagnolo una
maggioranza blindata per dare carta bianca all'attacco
totale contro le rivendicazioni di autodeterminazione
e di sovranità del popolo basco.

Avevamo già precedentemente denunciato come questo
accordo avesse permesso a Madrid di portare il proprio
attacco nei confronti della cultura basca, colpendo la
già insufficiente legge per la lingua basca in una
della province sotto proprio dominio, la Nafarroa.
Questo proprio quando la maggioranza sociale di questa
stessa provincia chiedeva sia attraverso canali
istituzionali sia attraverso la disobbedienza civile e
la rivendicazione pubblica, una completa e totale
ufficializzazione dell'euskara su tutto il territorio
della Nafarroa.

I fatti intervenuti più recentemente danno un
ulteriore saggio di ciò che Madrid si prepara a fare.

E' salito a 14 il numero dei membri della forze di
sicurezza spagnole (Policia Nacional e Guardia Civil),
condannati per torture ed appartenenza ai reparti
paramilitari, indultati dalla magistratura di Madrid.
Si tratta di alcuni dei pochi assassini e torturatori
di stato ad essere in carcere, poiché nella maggior
parte dei casi, a causa degli ordini dell'esecutivo
del PSOE di Gonzalez e successivamente di quello del
PP di Aznar, la magistratura ha avuto "ordine" di non
procedere. Per completezza e per permettere a chi lo
desideri di portare avanti eventuali approfondimenti
citiamo i nomi: Julio Hierro, Maria Jesus Fanegas,
Anibal Machin, Juan Jose Fernandez, Abel Alberto
Nunez, Jose Luis Fraila, Luciano Garcia, Pedro Laiz,
Paulino Navarro, Jose Maria Rodriguez, Damian Vinayo,
Isidro Martinez, Emilio Marino e Carlos Prieto. Essi
si trovavano in carcere dopo essere stati condannati
per le torture ai cittadini baschi Ana Ereno, Enrique
Erregerena, Juan Carlos Garmendia, Mikel Ruiz, Jose
Ramon Kintana, Kepa Otero Garmendia e Javier
Fernandez. Alcuni di loro erano implicati nei più
tragici fatti della "guerra sporca" dei GAL contro
l'opposizione basca. Julio Hierro era stato già
condannato per il sequestro di Segundo Marey per poi
essere indultato dal governo spagnolo. Così come un
altro dei 14, Anibal Machin, implicato in altre azioni
terroristiche dei reparti paramilitari che Madrid ha
continuato e promuovere e finanziare con denaro
pubblico.

Il 16 gennaio è stato "dimesso" Silvio Gonzalez,
direttore dell'emittente televisiva TeleMadrid,
responsabile di aver trasmesso un reportage dal titolo
"Los caminos de Euskadi", nel quale veniva data la
possibilità di esprimere le proprie opinioni a tutte
le parti politiche presenti nella realtà basca.

Il 18 gennaio è invece accaduto ciò che mesi di
campagne mass-mediatiche avevano annunciato: l'arresto
del giornalista basco Pepe Rei. Pepe Rei è il
direttore del mensile basco "Ardi Beltza", una rivista
che si occupa di investigazioni giornalistiche e che
pubblica tutto quello che i giornali di regime non
possono e non vogliono pubblicare. Spesso la rivista
ha smascherato e fatto conoscere le trame finanziarie
che legano le lobby militari spagnole, gli interessi
finanziari in Sud America ed in giornali più venduti
in Spagna in una trama di poteri che gestiscono il
potere reale, ma soprattutto ha messo in evidenza il
fatto che tutte queste forze
politico-economico-militari sono legate da un patto di
ferro nel quale i propri interessi finanziari
coincidono con la lotta contro il diritto del popolo
basco all'autodeterminazione e spesso ne sono il punto
di aggregazione centrale. Pepe Rei, recentemente
operato al cuore per l'applicazione di un by-pass, è
ancora una volta accusato di far parte
dell'organizzazione indipendentista armata ETA anche
se in passato ha subito le stesse accuse, è stato
arrestato, tenuto alcuni mesi in carcere senza
processo e poi rilasciato senza alcun carico pendente
ma con l'obbligo di pagare una pesante ed onerosa
cauzione. Oggi Pepe Rei è ancora in carcere e, pur
sapendo che stavano per arrestarlo, è rimasto al
lavoro nella propria redazione fino al momento
dell'irruzione della Policia Nacional.

Sempre questa settimana, il 19 gennaio, il presidente
del governo spagnolo Aznar ha personalmente decorato
con la Medaglia al Merito Civile uno dei più feroci
personaggi del regime franchista, Meliton Manzanas,
all'epoca capo della Brigada Social della Policia
Nacional nella provincia basca della Gipuzkoa. In
questi pochi giorni sono state già più di cento le
vittime delle torture di Manzanas a denunciare questa
barbarie.

Questi fatti completamente ignorati dai mezzi di
comunicazione non sono frutto di casualità, danno
piuttosto un chiaro segnale politico riassumibile
prima di tutto nella sospensione di fatto della
libertà di espressione che colpisce i settori non
allineati con le politiche di Madrid sia nei Paesi
Bachi che in Spagna e, soprattutto, trasmettendo
all'opinione pubblica l'assurda certezza che chi
uccide e tortura nel nome della causa della "sacra ed
indivisibile unità del Regno di Spagna" viene decorato
e messo in libertà mentre chi combatte per la
liberazione del proprio popolo e per la democrazia è
invece sempre un "terrorista", anche se non commette
alcun atto di violenza.

Comitato Euskadi Bari/Bariko Euskadi Batzordea
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