Nove arresti tra i militanti per i diritti civili baschi.

Ancora una volta ci troviamo a dover commentare e
riportare una notizia di negazione dei diritti civili
da parte delle autorità spagnole nei confronti di
cittadini baschi.
Come oramai da copione il giudice Baltasar Garzon la
notte del 5 ottobre ha fatto arrestare 9 cittadini
baschi impegnati in attività politiche e culturali,
accusandoli di appartenere ad ETA, ed a questo punto
non ci stupiremmo se accusasse anche noi, solidali con
i diritti civili dei baschi, dello stesso reato.
Quanto accaduto adesso puzza davvero di Stato di
Emergenza e potrebbe significare la vigilia della
sospensione dei diritti civili e politici per tutti i
baschi che lottano per l'autodeterminazione. Per farsi
una idea di quanto sta accadendo basta fermare la
propria attenzione sui nomi e sull'attività dei nove
arrestati. Si tratta di rappresentanti della
Fondazione "Joxemi Zumalabe", che si occupa dello
studio e valorizzazione di quelli che i baschi
chiamano movimenti sociali e che non sono altro che la
società civile di zapatista memoria impegnata sul
terreno del rispetto dell'ambiente, della difesa
cultura basca, della solidarietà sociale, della lotta
contro il pensiero unico, della disobbedienza civile,
della non collaborazione pacifica con le autorità e le
forze di occupazione spagnole, dell'obiezione di
coscienza totale nei confronti degli eserciti, ecc.
Tra questi movimenti, due sono stati colpiti anche
direttamente con l'arresto di propri rappresentanti,
si tratta della piattaforma popolare Bai Euskal
Herriari e di ABK-Autodeterminazioaren Biltzarrak
(assemblee per l'autodeterminazione). La prima
consiste semplicemente nella raccolta di firme per
l'emissione di un documento di identità basco, da
esibire come atto di disobbedienza civile al posto di
quelli spagnolo e francese.  Uno dei suoi responsabili
ha puntualizzato che "Fomentiamo la disobbedienza e la
resistenza nei confronti degli stati spagnolo e
francese attraverso attività pacifiche. Incoraggiamo e
pratichiamo la disobbedienza, però non intesa come
qualcosa di relazionato alla violenza. La nostra
posizione si basa sulla disobbedienza attiva nei
confronti degli stati." La seconda è un organismo
indipendente che rivendica anch'essa in maniera
assolutamente democratica e non violenta la sovranità
per il popolo basco. Proprio le ABK erano state tra i
firmatari due settimane fa del Manifesto di Zumarraga
che, sottoscritto da personalità indipendenti del
mondo della cultura e dell'arte basca (professori
dell'università, musicisti, ecc.), chiede l'immediata
riapertura del dialogo senza pregiudiziali, una nuova
tregua ad ETA ed il rispetto dei diritti del popolo
basco.
Attestati di solidarietà sono giunti agli arrestati da
più parti della società basca. Hanno tra gli altri
solidarizzato con gli arrestati: Inigo Santxo,
segretario del sindacato degli avvocati baschi, Inaki
Sanchez, segretario di Gazte Abertzaleak, German
Kortabarria, responsabile del sindacato ELA (il
sindacato basco maggioritario), Rafa Diez, segretario
del LAB (il secondo sindacato basco), Bittor Aierdi,
portavoce del movimento pacifista basco Elkarri, Ramon
Labaien, ex-sindaco di Donostia e professore di basco,
Joseba Goni, direttore del movimento cattolico
democratico Herria 2000 Eliza (chiesa popolare 2000),
Xabier Mendiguren, segretario generale del Kontseilu,
alto organismo istituzionale per la diffusione della
lingua basca.
Qui di seguito presentiamo la traduzione del
comunicato relativo ai fatti della coalizione Euskal
Herritarrok. Per ulteriori approfondimenti vi
rimandiamo al sito del quotidiano basco Gara di oggi,
http://www.gara.net/00/10/06, ed al prossimo numero
del nostro bollettino informativo "Elkartasuna".
Comitato Euskadi Bari/Bariko Euskadi Batzordea


DICHIARAZIONE DI EUSKAL HERRITARROK
Questa notte la Polizia spagnola ha arrestato nove
persone in Euskal Herria, tutte relazionate con i
movimenti sociali popolari di base.
Carlos Trenor, avvocato, consigliere comunale di
Donostia, membro della Fondazione "Joxemi Zumalabe"
che coordina e sostiene i movimenti sociali, Inaki
O'Shea, ex-gesuita, ex-membro della direzione di Herri
Batasuna, componente della Fondazione, Olatz Altuna,
sociologa e lavoratrice della Fondazione, Fernando
Olalde, avvocato, economista e membro della
Fondazione, Luix Barinagarrementeria, avvocato e
promotore della piattaforma per i diritti civili "Bai
Euskal Herriari", Pepe Urrunnuela, avvocato e membro
della Fondazione "Zumalabe", Mikel Aznar, componente
della Fondazione e noto attivista
anti-globalizzazione, Patxi Azparren, vecchio
portavoce del movimento per l'obiezione di coscienza e
membro di ABK (Assemblea per l'Autodeterminazione).

Di fronte questa nuova montatura repressivo appare
chiara la scelta che hanno fatto gli stati spagnolo e
francese; questo è ciò che mettono sul tavolo: la
repressione cieca e ad oltranza, negando una volta
ancora una soluzione dialogata al conflitto che vive
il nostro popolo.
Questa montatura che ha portato nove cittadini baschi
nelle mani della polizia per ordine dell'Audiencia
Nacional, mostra ancora una volta l'assoluta assenza
della separazione dei poteri nello stato spagnolo. I
giudici prendono le proprie decisioni come diretta
emanazione della volontà politica dell'esecutivo,
fatto questo che dimostra quale sia l'offerta
democratica che si offre al popolo basco, ai cittadini
baschi.
Sono queste le regole del gioco democratico che si
offrono a Euskal Herria? La repressione, l'isolamento,
gli arresti.a chiunque non pensi e non faccia ciò che
vuole imporre il governo del PP o non la pensi come il
governo spagnolo? Questa è la democrazia che ci
offrono alla vigilia del summit europeo di Biarritz?
Euskal Herritarrok vede la chiara intenzione di far
sparire qualsiasi idea si ponga al di fuori della
Costituzione spagnola. In definitiva queste misure
cercano di fatto di illegalizzare l'indipendentismo,
illegalizzare le idee e gli attivisti che lavorano per
il nostro popolo, per Euskal Herria, in qualsiasi
settore sociale lo facciano.
Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio stato di
emergenza. Il modello franchista rivive oggi negli
atti polizieschi e giudiziari del governo spagnolo,
negando attraverso la repressione i diritti più
elementari alla cittadinanza basca.
Euskal Herritarrok ribadisce ancora una volta la
propria scelta in favore di una vera democrazia
attraverso la quale sia riconosciuta e rispettata una
volta per tutte la volontà a la decisione del popolo
basco. L'assurda scelta per la via repressiva del PP
non fa altro che continuare questa lunga storia di
sofferenza e di imposizione.

5 ottobre 2000.

Ufficio stampa di Euskal Herritarrok