Riceviamo e pubblichiamo
ELKARTASUNA, Numero 004,
settembre 2000
Bollettino del Comitato Euskadi Bari
"Elkartasuna", che in euskara
significa solidarietà, è
un bollettino di controinformazione sulla realtà di
Euskal Herria/Paesi Baschi e del movimento popolare di
liberazione nazionale e sociale del popolo basco. Il
bollettino, fotocopiato ed in distribuzione gratuita e
libera, viene inviato anche via e-mail a qualsiasi
singolo o associazione che ne faccia richiesta.
Chiediamo a tutti di far circolare questo bollettino e
di fornirci ulteriori indirizzi a quali inviarlo.
SOMMARIO
1. Editoriale.
2. Euskal Herria kalera!
3. Iniziative popolari in favore della lingua basca.
4. Euskal Selekzioarean Eguna.
5. L'ombra verde su Barakaldo.
6. La proposta costituente di Herri Batasuna.
7. Herri Ekimena.
8. Per un Dipartimento di Iparralde, i "Demos".
9. Omaggio popolare.
10. La Commissione Diritti Umani dell'ONU.
11. Un parere del Financial Times.
12. Due pesi e due misure.
13. Pace e sovranità.
14. Le vendette di Aznar.
15. Il "Sommario 18/98": 60 arresti.
16. Il Re di Spagna ad Hernani.
Dopo la pausa estiva il bollettino "Elkartasuna" torna
cercando di riportare gli eventi principali degli
ultimi quattro mesi. Come sempre presentiamo quei
fatti di una certa importanza che la stampa italiana,
o per la censura spagnola o per mancanza di
sensibilità ed attenzione, non diffonde, oltre ad una
lettura politica degli stessi.
1.Editoriale.
Dall'inizio dell'anno l'organizzazione indipendentista
armata basca Euskadi Ta Askatasuna ha realizzato una
intensa attività armata, con 25 attentati e 12 morti,
tra rappresentanti dei partiti spagnolisti e militari
delle forze di occupazione della Guardia Civil, mentre
bisogna segnalare anche la morte di quattro militanti
di ETA. Ribadendo l'importanza della vita umana e
sottolineando che tutti i morti sono uguali e meritano
il medesimo rispetto, non si può quindi evitare di
prendere in considerazione questi fatti, che
rappresentano nel modo più evidente il riaccendersi
del conflitto basco anche nelle sue forme più crude.
Come da più parti ricordato (organismi internazionali
e premi nobel per la pace), il conflitto basco ha una
origine storica ed una natura politica, e quella
armata è solo la sua espressione più grave, evidente
ed estrema, frutto però di condizioni e problemi reali
che la Spagna di oggi continua ad affrontare con gli
stessi strumenti del franchismo e rifiutandosi di
rispettare il diritto internazionale in materia di
autodeterminazione dei popoli. Tutti sanno che la
concessione del diritto all'autodeterminazione da
parte di Madrid e Parigi, con la convocazione di
libere elezioni democratiche in tutta Euskal Herria,
porterebbe all'immediata fine del conflitto armato, ma
la ragion di stato ed il nazionalismo sfrenato che
anima le autorità spagnole e francesi rischia di
consegnare a tutta l'Europa un gravissimo problema
irrisolto. Come più volte abbiamo ricordato, non ci
interessa discutere della lotta armata, poiché chi la
pratica in Euskal Herria se ne assume tutte le
responsabilità politiche e penali, ma della radice del
problema, del sacrosanto diritto di un popolo a
decidere liberamente del proprio futuro, a sviluppare
senza limitazioni la propria cultura, ad esercitare la
propria sovranità decidendo quale legame o rapporto
avere con gli altri popoli e stati. Oggi più che mai
appoggiamo la causa della liberazione nazionale basca,
e siamo solidali con tutti coloro che nella società
basca per questa causa si battono e soffrono.
Oltre che al diritto internazionale il popolo basco si
appella ad una serie di strumenti ed istituzioni
politiche che Madrid e Parigi si ostinano a non
riconoscere e che potrebbero avviare a soluzione il
conflitto in corso: l'Accordo di Lizarra e Udalbiltza.
Si tratta di cose differenti, ma che entrambe
rappresentano la maggioranza dei cittadini baschi
attraverso partiti, sindacati, associazioni ed
organismi popolari di vario genere, e la loro volontà
di sovranità. L'Accordo di Lizarra-Garazi, nato prima
della tregua di ETA, proponeva una via per la
soluzione del conflitto attraverso il dialogo senza
esclusioni, la fine delle espressioni violente del
conflitto e l'accettazione da parte di Madrid e Parigi
della territorialità e della volontà dei baschi in
materia di autodeterminazione. Contro questo accordo,
dal quale i partiti spagnolisti PP (neofranchisti) e
PSOE (socialdemocratici) si sono autoesclusi, governo
e mezzi di comunicazione spagnoli hanno condotto una
intensa campagna diretta alla sua distruzione e
delegittimazione, dimostrando ancora una volta di
avere paura della democrazia e della pace, perché
queste significherebbero l'indipendenza di Euskal
Herria. In questa situazione è stata determinante
l'ambiguità del PNV-EAJ, partito maggioritario in tre
delle sei province (quelle che conpogono la regione
autonoma spagnola della CAV) ed espressione della
borghesia basca, che ha ceduto a molte pressioni di
Madrid per mere questioni di interesse
economico-fiscale. Questo partito, ed i settori
sociali oligarchici che lo sostengono, ha congelato
l'Accordo di Lizarra dopo la ripresa dell'attività di
ETA, e questo ha veramente dell'incredibile. Nel
momento in cui più c'era bisogno di un tavolo di
dibattito per incontrare una soluzione, questo veniva
meno! In quanto Udalbiltza, l'assemblea dei municipi
baschi, vi è più avanti una parte dedicata ad essa, ma
anche in questo caso il PNV-EAJ si è molto tirato
indietro per paura ed interesse. Ancora per le stesse
ragioni il PNV-EAJ ha rotto, o sta cercando di farlo,
tutti i patti di governo di province e comuni con
Euskal Herritarrok, pur ammettendo per bocca di alcuni
suoi dirigenti che si tratta di un fatto negativo
perché questi accordi avevano dato buoni frutti per il
miglioramento delle condizioni di vita della gente e
per la cultura basca. Per meri interessi di parte il
PNV sta ponendo il problema dell'autodeterminazione
solo per le tre province della CAV, dove gode della
maggioranza relativa, tenendo fuori Nafarroa e
Iparralde in cui la forza dell'indipendentismo
progressista e di sinistra aumenta sempre più.
La sinistra indipendentista invece continua a
scommettere e sostenere tanto l'ambito di dialogo di
Lizarra quanto le attività di Udalbiltza. Come ogni
classe dominante del mondo, anche la borghesia basca
ha a cuore solo il proprio interesse particolare, gli
investimenti, le azioni, e non il destino del popolo,
della gente comune, delle classi lavoratrici, dei
giovani; essi hanno investito ingenti capitali nelle
imprese spagnole come la "Telefonica" che stanno
ricolonizzando economicamente l'america latina
sfruttando l'occasione data dalle privatizzazioni
promosse dai locali governi ultraliberisti. Così oggi
più di ieri la lotta del popolo basco non è solo
improntata alla liberazione nazionale, ma ci consegna
anche importanti elementi di liberazione sociale e gli
ultimi eventi politici che riportiamo nel notiziario
vanno letti anche sotto questo aspetto.
Per concludere vorremmo ancora una volta stigmatizzare
il modo in cui la stampa italiana affronta la
questione basca, facendosi spesso portatrice delle
posizioni del nazionalismo spagnolo più estremo e
delle tesi del governo di Madrid che vengono prese
come oro colato. Molti quotidiani, anche attraverso i
propri rotocalchi, bollano gli indipendentisti di
razzismo, quando se dei razzisti ci sono bisogna
cercarli a Madrid, facendo assurdi paragoni con la
Lega Nord; o ancora affermano che Euskal Herria in
fondo non è una nazione e non può accampare alcun
diritto in materia di autodeterminazione. Perché i
nostri giornalisti, e quelli di sinistra non fanno
purtroppo eccezione, continuano a copiare gli articoli
dei quotidiani spagnoli e le agenzie del governo
neofranchista di Aznar?
2.Euskal Herria kalera!
"Il Paese Basco per le strade!", il Paese Basco in
libertà. Questo lo slogan che ha caratterizzato la
settimana di sciopero dei lavoratori con
manifestazioni, azioni di protesta popolare e azioni
dirette. La campagna per il rispetto dei diritti dei
prigionieri politici baschi dal 21 al 28 maggio si è
conclusa appunto sabato 28 maggio con una
manifestazione di migliaia di persone per le strade di
Donostia. Durante la stessa manifestazione il
Collettivo dei Prigionieri Politici Baschi ha emesso
un comunicato, attraverso il quale dava per concluso
lo sciopero della fame a rotazione portato avanti dai
500 detenuti politici dal 2 novembre 1999 per indurre
le amministrazioni carcerarie di Madrid e Parigi a
rispettare i propri diritti civili. Decine sono stati
i detenuti che hanno perso conoscenza o che sono stati
alimentati artificialmente, ma ne Madrid ne Parigi
hanno fatto un passo verso il rispetto dei diritti
umani dei detenuti politici.
Successivamente, durante i mesi di giugno e luglio, ha
avuto luogo una Marcia Nazionale per i Diritti dei
prigionieri politici che ha toccato tutte le località
della geografia basca, raccogliendo consensi,
solidarietà e le immancabili attenzioni delle forze di
sicurezza spagnole; il fatto più grave è accaduto il
24 giugno ad Irunea ( la capitale basca che gli
spagnoli chiamano Pamplona), dove la Marcia è stata
bloccata dalla Policia Nacional che ha sequestrato il
testimone picchiato ed arrestato colui che lo portava.
Un'altra forma di solidarietà con i prigionieri
politici baschi è rappresentata dalle azioni di
protesta simbolica portate avanti dai Preso-Ekin
Elkartasun, meglio conosciuti come "solidarios". Le
loro azioni sono assolutamente pacifiche e mirano a
ricordare sempre e a tutti i detenuti politici e la
sofferenza loro e delle loro famiglie. Le azioni di
questo tipo sono innumerevoli e si susseguono ogni
settimana, ma noi abbiamo voluto ricordarne alcune in
particolare. L'1 giugno i "solidarios" si presentano
nella trasmissione della TV spagnola "Il Grande
Fratello" con le loro magliette in favore dei presos;
la trasmissione viene subito interrotta. Domenica 25
giugno, in occasione dei quarti di finale degli
europei di calcio fra Spagna e Francia, due
"solidarios" invadono il terreno di gioco al momento
degli inni nazionali. 16 luglio, Marco Pantani sta
tagliando vittorioso il traguardo della tappa odierna
del Tour de France ed insieme a lui, vestiti da
perfetti ciclisti professionisti due "solidarios"
vengono inquadrati dalle telecamere mentre alzano le
braccia al cielo in segno di vittoria. La televisione
scambia quello con la maglia gialla per il leader
della classifica, ma in realtà si tratta di un
militante indipendentista basco che al posto dello
sponsor porta una insegna con scritto "Rimpatrio per i
prigionieri baschi".
3.Iniziative popolari in favore della lingua basca.
Domenica 18 giugno più di 50.000 persone si sono
riunite a Laudio per l'Araba Euskaraz, l'annuale festa
delle scuole in basco della provincia di Araba; da
quando la coalizione spagnolista tra neo-franchisti e
socialisti governa in questa provincia, i ridotti
diritti di cui gode questa lingua sono stati duramente
attaccati e le stesse leggi regionali in suo favore
non vengono rispettate. La prossima edizione si
svolgerà a Trebino, località al centro della provincia
ma fuori da qualsiasi statuto linguistico ed
appartenente alla Castiglia.
Anche quest'anno gli studenti di vario ordine e grado
ed i loro familiari hanno protestato per la mancanza o
insufficienza dell'insegnamento pubblico in euskara.
Le proteste più importanti si sono svolte tra gli
studenti della formazione professionale e contro le
autorità accademiche dell'UPNA (Università Pubblica di
Navarra) che per l'ennesimo anno non hanno coperto la
domanda di insegnamenti in euskara. In occasione di
queste rivendicazioni e nelle sedi istituzionali
emerge dalla società basca la richiesta della
creazione di una Scuola Pubblica in euskara per tutte
le province basche, frutto di una unica legge di
ufficialità linguistica.
Più cresce nella società basca la domanda di rispetto
della propria lingua e della propria storia, più il
governo di Madrid e tutte le autorità politiche e
culturali spagnoliste aumentano i loro attacchi contro
i diritti linguistici e culturali coplendo anche le
poche conquiste acquisite. Infatti in Nafarroa
(provincia basca che non rientra nella CAV, la regione
autonoma basca) vogliono restringere ulteriormente le
poche le leggi in favore del basco ed eliminarne gli
insegnamenti nell'università; a tale proposito un
rappresentante del PSOE in questa provincia ha
dichiarato che: "noi non vogliamo una Nafarroa
bilingue". Per quanto riguarda le province sotto
dominio francese, le autorità di Parigi hanno
recentemente ribadito la propria contrarietà alla
concessione dello status di ufficialità e
riconoscimento all'euskara. Ma l'attacco più pesante
contro la cultura basca viene direttamente da Madrid.
L'Accademia Spagnola di Storia ha attaccato le scuole
che insegnano in euskara perché non insegnano la
storia spagnola ma quella basca, cosa che in tutto il
mondo sarebbe logica ma che nella Spagna di Aznar è un
delitto ed una aggressione che non ha ancora fatto i
conti con il passato franchista.
4.Euskal Selekzioarean Eguna.
Si è svolto l'11 giugno a Bilbao l'Euskal Selekzioaren
Eguna, la giornata festiva in favore della
presentazione di selezioni e rappresentative sportive
nazionali basche nelle varie competizioni sportive
internazionali, con la partecipazione di 15.000
persone. A presentare la giornata sono stati i
rappresentanti dei partiti ed organizzazioni basche
che sostengono la proposta e, in rappresentanza degli
sportivi baschi, la giocatrice di calcio Aitziber
Juaristi ed il rugbista Aratz Gallastegi. La
presentazione di selezioni basche, anche se possibile
tecnicamente seguendo l'esempio di Scozia, Galles o
della stessa Palestina, viene fortemente osteggiata da
Madrid e Parigi. Nonostante ciò la selezione basca di
Pelota ha iniziato un tour mondiale.
5.L'ombra verde su Barakaldo.
Le autorità spagnole hanno un senso di proprietà quasi
coloniale nei confronti di Euskal Herria e sono decise
a fermare con la forza qualsiasi iniziativa che vada
verso l'autodeterminazione, la territorialità e la
sovranità basca. Utilizzando come pretesto l'esistenza
della lotta armata le forze di sicurezza civili e
militari di Madrid si sono macchiate dei più orrendi
delitti: rapimenti, uccisioni, torture, traffico di
armi e droga. Simbolo di tutto ciò è soprattutto la
Guardia Civil, il corpo di polizia dell'esercito sul
cui simbolo campeggia un inequivocabile fascio
littorio, una vera e propria ombra verde mafiosa che
non lascerà mai in pace il popolo basco, qualcosa di
molto simile ai Carabineros di Pinochet. Per meglio
condurre la sua guerra sporca la Guardia Civil sta
portando a termine la costruzione di una supercaserma
nella cittadina di Barakaldo. L'opposizione popolare
si è subito fatta sentire e il consiglio comunale,
tranne i partiti spagnolisti PP e PSOE, ha votato
contro la sua realizzazione, ma il progetto va avanti
per ordine diretto di Madrid.
Contestualmente le forze ed i movimenti della sinistra
indipendentista, Herri Batasuna, Haika, Ekin, Gestoras
Pro-Amnistia, hanno denunciato la ripresa della
diffusione di eroina ed altre droghe pesanti nelle
aree sociali e politiche indipendentiste da parte di
individui del cartello delinquenziale creato dalla
malavita organizzata e dalla Guardia Civil. Alcuni
componenti le forze di sicurezza garantirebbero
copertura ai trafficanti che "ripagherebbero" il
favore diffondendo eroina tra i giovani
indipendentisti, secondo un tragico percorso già
realizzatosi negli anni ottanta e che portò alla
scomparsa di una intera generazione.
6.La proposta costituente di Herri Batasuna.
Herri Batasuna ha presentato una proposta di
transizione democratica verso un nuovo status, che
permetta l'esercizio del diritto
all'autodeterminazione da parte del popolo basco. La
proposta è quella di affiancare ad Udalbiltza
(assemblea dei municipi baschi) una camera delle sei
province e di convocare libere elezioni su tutto il
territorio basco per l'elezione di un Parlamento
Nazionale. Questo parlamento avrebbe carattere
costituente ed attraverso un governo provvisorio
dovrebbe negoziare direttamente con gli stati spagnolo
e francese i modi ed i tempi dell'autodeterminazione.
La proposta intende salvaguardare le differenze tra i
cittadini baschi e la pluralità dei suoi territori
storici; essa si fonda sul concetto che i cittadini
baschi devono, in quanto tali, poter decidere
liberamente e democraticamente del proprio futuro
senza interferenze esterne e non come sudditi di
Madrid o Parigi. In sostegno a questa proposta decine
di migliaia di persone manifestano il 24 giugno per le
vie di Donostia.
7.Herri Ekimena.
E' stata presenta durante il mese di giugno a Donostia
la piattaforma Herri Ekimena (iniziativa popolare),
che raggruppa diversi gruppi e movimenti popolari, con
l'obiettivo di portare avanti iniziative di protesta,
disobbedienza civile e non sottomissione agli stati
spagnolo e francese. La prima iniziativa di questo
carattere si sta realizzando in questi mesi e si
chiama "Bai Euskal Herriari" (si al Paese Basco) e
consiste in una raccolta di firme in favore
dell'emissione di un documento d'identità basco, da
esibire al posto di quelli spagnolo e francese,
sostenuta da una marcia che ha fatto conoscere
l'iniziativa in tutta Euskal Herria e che si è
conclusa il 6 agosto ad Orreaga, dove Carlomagno fu
sconfitto dalle tribù basche. La raccolta di firme
durerà alcuni mesi, ma già da ora si presenta come una
delle più grandi della storia basca.
8.Per un Dipartimento di Iparralde, i "Demos".
Mentre il governo francese concede di fatto
l'autonomia, e con essa i diritti linguistici, alla
Corsica, le province basche all'interno dei suoi
confini continuano a vedere negati i propri diritti ed
inascoltate le proprie richieste: ufficializzazione
della lingua ed un dipartimento proprio. Così sale la
protesta e la mobilitazione popolare nella forma della
disobbedienza civile, portate avanti dal movimento
Demokrazia Euskal Herriarentzat, conosciuto con il
nomignolo di "demos". I "demos" si rendono
protagonisti di azioni dirette di protesta simbolica
nello stile dei "solidarios". Il 19 giugno hanno
rubato da un archivio francese il Registro del Biltzar
di Lapurdi, il primo testo che chiede a Parigi
l'istituzione di un dipartimento basco, redatto alla
fine del XVIII secolo all'indomani della rivoluzione
francese. Il 5 agosto questo testo viene presentato
alla gente nella capitale della provincia di Lapurdi
Baiona e poi riconsegnato alla custodia popolare. La
coalizione elettorale della sinistra indipendentista
di Iparralde Abertzaleen Batasuna ha proposto un
referendum per il dipartimento.
(segue da precedente messaggio..)
9.Omaggio popolare.
Nella notte di lunedì 7 agosto quattro militanti di
ETA vengono dilaniati dall'esplosione dell'auto sulla
quale viaggiavano nel quartire della Bolueta di
Bilbao. Nonostante quanto detto dai giornali, una
parte consistente della società basca considera i
quattro dei combattenti morti per la libertà del
proprio paese, come furono per noi i partigiani o i
viet-cong per i vietnamiti. Così sabato 12 agosto,
presso i giardini dell'Arenal nel centro di Bilbao, si
è svolto secondo la tradizione basca un omaggio
popolare, nonostante il sequestro delle salme da parte
delle autorità. Migliaia di persone hanno reso omaggio
a Patxi Rementeria, militante storico che combatté il
franchismo, ed ai giovani Ekain Ruiz, Zigor Aranbarri
e Urko Gerrikagoitia, e deposto fiori sulle loro
gigantografie. All'omaggio ha partecipato anche il
portavoce della coalizione della sinistra
indipendentista Euskal Herritarrok Arnaldo Otegi, che
ha fatto appello alla calma ed alla serenità,
sottolineando che "i giovani baschi non intraprendono
la lotta armata perché amano la violenza, ma perché
noi che abbiamo responsabilità politiche, ed il
complesso delle forze politiche e sociali di questo
paese, non siamo capaci di offrirgli altro cammino" e
che "la sinistra indipendentista è impegnata per il
superamento dello scontro armato e la costruzione di
uno scenario di confronto democratico per il nostro
paese", ribadendo ancora una volta che "la sinistra
indipendentista piange tutte le vittime e vuole pace e
democrazia, e per questo propone una strategia basata
sul superamento del conflitto in chiave democratica
verso la costruzione nazionale". Mentre il leader
storico indipendentista Jon Idigoras ha ribadito che
"durante la storia del nostro popolo Spagna e Francia
ci hanno obbligato alla guerra, ma noi amiamo e
vogliamo la pace, e siamo disposti a lottare per
ottenerla". Le autorità spagnole hanno denunciato i
partecipanti all'omaggio popolare per "apologia di
terrorismo" e vietato i funerali dei quattro, ma
appena dissequestrate le salme, domenica 20 agosto si
sono svolti ugualmente i funerali in forma pubblica
presso le località natali dei quattro, Markina,
Durango ed Hernani, accompagnati dal lutto cittadino e
dallo sciopero generale. Ad Hernani la polizia ha
impedito violentemente l'ingresso di familiari, amici
e semplici cittadini alla camera ardente sistemata nel
consiglio comunale. Il coordinatore di Gestoras
Pro-Amnistia ha dichiarato che "chiunque ha diritto di
seppellire i propri morti in modo degno e libero".
10.La Commissione Diritti Umani dell'ONU.
La Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli,
organismo non-governativo rappresentato presso l'ONU,
ha presentato presso le stesse Nazioni Unite un
documento nel quale analizza la questione basca in
seguito al quale la Commissione Diritti Umani dell'ONU
dichiara che il conflitto esistente in Euskal Herria
"è originato dalla mancanza del rispetto dei diritti
di una collettività nazionale" e che "vede di fronte
il popolo basco agli stati spagnolo e francese da
secoli", spiega inoltre che "Euskal Herria è ubicata
tra l'Ebro e l'Atturri tra due stati che negano la sua
identità nazionale" e che "questo lungo conflitto,
nelle sue differenti espressioni ha significato la
violazione effettiva dei diritti umani in una misura
impossibile da quantificare". Il documento sostiene
che la soluzione del conflitto passa attraverso la
risoluzione delle cause che lo originano attraverso
"il rispetto dei diritti collettivi del popolo basco
ed il rispetto della volontà e delle decisioni che la
sua cittadinanza, in maniera assolutamente
democratica, adotterà". A tale proposito segnala che
l'assemblea dei municipi baschi Udalbiltza rappresenta
"la pluralità e la specificità di ogni provincia
basca, rispettando la particolarità e struttura di
ognuno dei suoi territori storici. Udalbiltza non ha
la pretesa di sostituire le attuali istituzioni, ma è
la prima a rivendicare l'identità nazionale di tutto
il territorio basco" che rappresenta "un cammino
fondato sulla rappresentazione democratica delle
comunità naturali che permetta la restaurazione dei
suoi diritti ed il superamento e soluzione del
conflitto che questa mancanza di riconoscimento
genera".
11.Un parere del Financial Times.
Il prestigioso quotidiano economico inglese "Financial
Times" ha criticato in un articolo la politica dello
scontro totale adottata dal governo spagnolo di Aznar
nei confronti della questione basca. A tale proposito
il tabloid inglese opera un paragone con quanto di
buono è accaduto per quanto riguarda il conflitto in
Irlanda del Nord affermando che il governo britannico
"capì che non poteva sconfiggere militarmente l'IRA" e
che oggi "anche se l'abbandono delle armi da parte
dell'IRA non è stato totale, un accordo politico è
stato avviato" mentre "Aznar si limita a dire che la
tregua di ETA fu un trucco". Mette in risalto come
"Aznar non accetterà alcuna proposta di pace che
alteri la "indissolubile unità" sancita dalla
Costituzione del 1978. Al contrario, ha fatto tutto il
possibile per marginalizzare i moderati baschi del
EAJ-PNV." L'autorevole quotidiano economico conclude
dicendo che "Aznar potrebbe fare un gesto importante
accettando le richieste dei prigionieri politici
baschi".
12.Due pesi e due misure.
Gli stati spagnolo e francese hanno nei confronti dei
diritti del popolo basco un atteggiamento che non
hanno in altri casi. I mesi estivi hanno mostrato una
inaccettabile differenza di trattamento fra altre
questioni nazionali e quella basca, da parte dei due
stati. Il governo di Parigi ha recentemente dato il
"via libera" ad una forma molto limitata di autonomia
per la Corsica, dopo 25 anni di conflitto armato,
mentre la parte "francese" di Euskal Herria non gode
ne di diritti linguistici ne di un proprio
Dipartimento. Il governo di Madrid ha recentemente
incontrato, nella persona del presidente Aznar, il
presidente Arafat garantendogli il proprio appoggio in
favore dello stato palestinese; eppure i baschi sono
un popolo quanto lo sono i palestinesi mentre Arafat
era considerato fino a pochi anni fa un pericoloso
"terrorista internazionale".
13.Burujabetza eta bakea, Pace e sovranità.
Per la pace e la sovranità di Euskal Herria la
coalizione indipendentista di sinistra Euskal
Herritarrok ha convocato per il 9 settembre a Bilbao
una manifestazione nazionale alla quale hanno preso
parte decine di migliaia di persone, riempiendo le
strade della più popolosa città basca. Nello stesso
giorno l'assemblea nazionale della coalizione
indipendentista, composta da 500 persone in
rappresentanza di 156 assemblee locali, ha proposto
alla propria base l'abbandono dei parlamenti delle due
regioni autonome in cui è divisa la parte "spagnola"
di Euskal Herria, se queste due entità non assumeranno
un atteggiamento coerente nei confronti dei diritti
dei cittadini baschi. Le ragioni di questa proposta,
che verrà presa solo se approvata dalle assemblee
locali, stanno nel ruolo di sottomissione che queste
due entità regionali hanno nei confronti di Madrid e
nel fatto che la loro esistenza è oggi più un ostacolo
che un aiuto sulla strada del rispetto
dell'autodeterminazione e dell'unità territoriale di
Euskal Herria. Entrambe le istituzioni regionali
finiscono per portare avanti un discorso autonomista
che esclude le altre province basche e favorisce la
divisione imposta da Madrid e Parigi; il governo della
CAV (Araba, Bizkaia e Gipuzkoa) nelle mani del PNV-EAJ
ad esempio vorrebbe escludere da qualsiasi processo di
autodeterminazione le altre province (Nafarroa,
Lapurdi e Zuberoa). Qualsiasi sarà la decisione,
Euskal Herritarrok parteciperà ugualmente alle
elezioni regionali.
14.Le vendette di Aznar.
Il 13 settembre è scattata una operazione della
Policia Nacional in tutta Euskal Herria con
perquisizioni di sedi di Herri Batasuna-Euskal
Herritarrok (20% dei voti e terza forza politica
basca) e 20 arresti con l'accusa di appartenere ad
ETA. Gli arrestati, siamo ormai abituati a rilevare,
non sono semplici militanti ma rappresentanti
ufficiali di questo partito o di altre organizzazioni
popolari e di base indipendentiste, consiglieri
presenti nelle istituzioni comunali e provinciali,
avvocati dei prigionieri politici; durante le
perquisizioni nelle sedi di Bilbao, Donostia ed Irunea
la polizia ha sottratto anche un totale di due milioni
di pesetas. Gli arrestati appartengono ad Ekin, una
delle correnti di HB-EH, peraltro legalmente
registrata come organismo politico e presentata
pubblicamente un anno fa con il programma
"Indipendenza e socialismo". Immediate e tese le
proteste in quasi tutti i centri baschi, dalle grandi
città a paesi più piccoli. Ancora una volta la sete di
vendetta del governo spagnolo e il bisogno di mostrare
all'opinione pubblica spagnola l'efficacia della linea
della guerra totale e dell'intransigenza, hanno avuto
come vittime coloro che lottano politicamente per una
Euskal Herria indipendente e socialista, coloro che si
battono pagando in prima persona per la liberazione
del proprio popolo. Ma ormai sembra chiaro l'intento
di Madrid: illegalizzare tutte le realtà del movimento
indipendentista e costringerle alla clandestinità.
Sono stati 51 i baschi arrestati, per lo più giovani,
solo durante il mese di agosto, tenuti più giorni in
carcere e poi rilasciati (46 su 51) senza che contro
di loro si potessero formulare accuse di alcun tipo,
tranne la loro militanza indipendentista che organi di
stampa e governo spagnoli non hanno esitato a
classificare come adesione ed appartenenza ad ETA.
La stretta repressiva dello stato spagnolo, peraltro
già in atto prima dell'estate, non si è fatta
attendere anche dal punto di vista legislativo, con
tutto il suo carico di ingiustizie e violazioni dei
diritti civili. E' di questi giorni la proposta di
promulgazione da parte dell'esecutivo spagnolo del
neo-franchista Partido Popular di una nuova serie di
leggi speciali, oltre quelle già presenti, per
combattere l'indipendentismo basco e non solo. Le
disposizioni, che rappresenterebbero un primo passo
verso la dichiarazione dello stato di emergenza,
potrebbero riportare "democraticamente" i baschi verso
il franchismo. Le disposizioni prevedono:
1)l'assimilazione di tutti gli atti di sabotaggio
urbano che non provocano vittime agli atti di
"terrorismo", assimilando l'incendio di un autobus
vuoto alla morte di una persona, 2)la proibizione di
tutte quelle manifestazioni di solidarietà con i
denunciati o condannati per "terrorismo", compresi i
funerali e le iniziative per i diritti civili, 3)non
godrebbero della legislazione dei minori tutti i
giovani a partire dai 14 anni, 4)per tutti i delitti,
anche minori, legati alla lotta politica scatterebbe
l'impossibilità anche di presentarsi alle elezioni
comunali. Tutte queste disposizioni, nelle mani di
quella'apparato poliziesco-giudiziario fortemente
nazionalista guidato più o meno direttamente
dall'esecutivo di Madrid che già oggi chiude giornali
ed incarcera e tortura innocenti, mirano chiaramente
non solo a ridurre le libertà ma ad utilizzare tutti
gli strumenti per rendere illegali, in una situazione
di scontro sociale estremo, tutti gli indipendentisti
e le loro organizzazioni politiche. Anche le forze più
moderate delle altre nazionalità presenti nello stato
spagnolo e gli autonomisti baschi hanno espresso la
propria preoccupazione.
15.Il "Sommario 18/98": 60 arresti.
Quella del 13 settembre 2000 è la maggior retata
contro la sinistra indipendentista delle quattro
portate avanti dall'Audiencia Nacional sotto la
denominazione di "Sommario 18/98". Con gli ultimi
arresti sono così 60 le persone arrestate all'interno
di questa operazione, con la quale, secondo le tesi
del giudice Baltasar Garzon, "sono stati attaccati gli
apparati finanziario, internazionale e giornalistico
di ETA" e attualmente "l'apparato politico".
La prima, contro l'impresa Gadusmar di Bermeo che si
occupa di importazione ed esportazione di baccalà ed
industria della pesca, si verificò il 27 e 28 marzo
del '98. In quella prima operazione vennero arrestate
11 persone e furono perquisite una ventina di case ed
imprese delle province di Gipuzkoa e Bizkaia. Con
questa prima retata venne alla luce una delle
caratteristiche essenziali del "Sommario 18/98": la
spettacolarità mediatica. I video girati dalla polizia
di alcuni degli arresti vennero diffusi da tutti i
telegiornali. Durante i mesi seguenti, e senza la
presenza delle riprese televisive, gli arrestati
vennero rimessi in libertà.
Pochi mesi dopo un'altra operazione di grande
spettacolarità portò alla chiusura del quotidiano
basco "Egin" e dell"emittente radio "Egin Irratia",
violando nel più assoluto disprezzo la libertà di
stampa; poliziotti incappucciati ne occuparono le sedi
ad Hernani all'alba del 15 luglio del '98 ed
arrestarono 12 persone in una operazione diretta
dallo stesso Garzon. Anche in questa occasione il
magistrato relazionò l'operazione con l'attività
anti-ETA. L'ultimo ad essere finalmente rimesso in
libertà fu Xabier Alegria, il 25 giugno di quest'anno.
I paradossi e le assurdità di questo "sommario" fanno
si che Alegria sia stato ancora una volta arrestato
pochi mesi dopo la sua scarcerazione, verificatasi tra
l'altro senza alcun carico penale dopo 2 anni di
carcere. In relazione al suo arresto Euskal
Herritarrok ha chiesto una riunione straordinaria
dell'Assemblea dei Municipi Baschi "Udalbiltza", di
cui Alegria è un rappresentante ufficiale. La seconda
operazione disvelò un'altra caratteristica di questo
"sommario": la diretta relazione con le esigenze
politiche del governo di Madrid. Il presidente
spagnolo José Maria Aznar si attribuì pubblicamente
pochi giorni dopo, durante il suo viaggio in Turchia,
il merito di aver premuto affinché si realizzasse la
chiusura del quotidiano indipendentista.
La terza operazione del supergiudice Garzon, sempre
inserita nel "Sommario 18/98", vide la propria
attuazione nel marzo del '99 in piena tregua, con
un'ondata di arresti di appartenenti all'area delle
relazioni internazionali della sinistra
indipendentista ed in particolare all'associazione
Xaki che, come accade oggi per Ekin, svolge
un'attività pubblica assolutamente legale e pacifica.
Durante quegli stessi giorni il militante di ETA
Joselu Geresta Mijika, arrestato dalla Guerdia Civil,
prima scompare e poi viene ritrovato assassinato.
Questa stessa retata ebbe un nuovo episodio il 29
gennaio, quando la Policia Nacional arrestò altre otto
persone ed il giudice Garzon dichiarò "disarticolato
l'apparato internazionale di ETA". Per il caso Xaki
devono essere processate 16 persone con l'accusa di
"partecipazione a banda armata", quattro delle quali
si trovano ancora in carcere: Gorka Martinez, Miriam
Kampos, Mikel Egibar ed Elena Beloki. La loro unica
colpa è stata quella di far conoscere all'estero, in
collaborazione con comitati di solidarietà di tutto il
mondo, le ragioni dell'indipendenza di Euskal Herria:
un delitto gravissimo secondo Madrid
La quarta fase è basata sull'assurda certezza che Ekin
sia addirittura la direzione politica di ETA e su
questa base sono stati praticati 20 arresti e varie
perquisizioni. Questa operazione di polizia politica,
secondo le stesse fonti giudiziarie, arriverà
difficilmente a produrre un processo vista
l'inconsistenza delle accuse, che hanno avuto comunque
anche in questo caso un'enorme eco mediatico. Ma
comunque gli arrestati rimangono in galera nelle mani
della polizia più pericolosa e con più denuncie per
torture d'Europa.
In realtà il "Sommario 18/98", con i suoi 60 arresti
di militanti politici legali, è uno strumento politico
contro l'indipendentismo basco e non contro ETA.
16.Il Re di Spagna ad Hernani.
Sabato 16 settembre, poche ore dopo l'arresto dei 20
dirigenti di Herri Batasuna/Euskal Herritarrok e
l'estradizione dalla Francia di 15 rifugiati politici,
il Re di Spagna si reca provocatoriamente nel cuore di
Euskal Herria, ad Hernani. Il comune ha protestato ed
i cittadini hanno manifestato contro questa presenza
provocatoria e sgradita partendo dal comune e
scontrandosi con la polizia che intendeva impedire la
contestazione nei confronti del monarca.
Comitato Euskadi di Bari