una riflessione sul FSMed di Napoli -
IMPRESSIONI DI EUROCENTRISMO E NEOCOLONIALISMO ULIVISTA

Il forum del Mediterraneo che si è tenuto a Napoli può essere considerata
una importante esperienza da un punto di vista della conoscenza e del
confronto con le realtà di lotta di tutto il bacino del Mediterraneo.
Hanno partecipato movimenti laici, di sinistra e dell'associazionismo
culturale e ambientale, inoltre Samir Amin a nome di un gruppo di
intellettuali di paesi come l'Algeria e l'Egitto, ha portato la
volontà di riscatto di una parte del mondo quale quello arabo.

Questi intellettuali hanno rivolto al movimento anticapitalista contro
il neoliberismo europeo e mondiale una richiesta di aiuto e di sostegno
oltre a un vero confronto al fine di determinare un reale movimento di
opposizione alle guerre imperialiste. Inoltre hanno chiesto anche un
sostegno
verso quei popoli che stanno lottando laicamente per una reale
autodeterminazione (palestinesi, kurdi, popolo Sarawi, iracheni) cosi come
l'appoggio ai vari movimenti di lotta sociali esistenti come il movimento
dei disoccupati del Marocco.

Al Forum c'erano praticamente tutti dai catalani ai francesi, dai curdi ai
greci.
Una presenza significativa di donne e di compagne che nei loro interventi
hanno sancito e ribadito il valore di questo Forum come una opportunità
storica
tesa ad avviare un reale e libero confronto senza cadere nei condizionamenti
dovuti all'appartenenza nazionale, religioso o sessuale.

Il Forum ha espresso la volontà di inserirsi anche nei dibattiti interni ai
movimenti di liberazione nazionale come la questione del popolo Sarahawi con
le
realtà del Maghreb cosi come nello scontro dialettico fra le organizzazioni
palestinesi presenti.

Le richieste delle varie delegazioni sono state quelle di arrivare a
Barcellona
attraverso un percorso, anche geografico, includente tutte quelle realtà
politiche
- sociale che stanno cercando visibilità per garantire nei rispettivi paesi
processi di reale democratizzazione.

Un altra richiesta politica è stata quella di superare alcune contraddizioni
a
partire dal sostegno da dare al popolo palestinese ponendo come
discriminante
la condanna dello stato sionista israeliano.

Il primo problema è sorto intorno alla proposta di Samir Amin di tenere una
della
assemblee preparatorie in Libano (Beirut).

Tale proposta è stata liquidata con la classica motivazione che chi ha
passaporto
israeliano non può accedere in Libano.
È da sottolineare che la proposta di tenere uno dei forum in Libano ha visto
molte
approvazioni, anche del delegato del sindacato comunista israeliano.

Noi sappiamo bene cosa significa l'impedimento di varcare confini di altre
nazioni. Lo sanno bene le delegazioni di compagni ed associazioni che in
questi
anni si sono visti negare più volte l'ingresso nei Territori Occupati
Palestinesi.

Tutto ciò però non ha impedito la pratica della solidarietà
internazionalista.

I compagni sono sempre riusciti a portare il proprio sostegno nonostante i
divieti
al popolo palestinese, la stessa cosa si sarebbe potuta applicare nel caso
del
Forum in Libano.

Il Forum in Libano avrebbe rappresentato un messaggio di autonomia e di
laicità del
forum stesso svincolato da rispettivi governi e nello stesso tempo avrebbe
determinato alcune contraddizioni all'interno della società e dello stato
israeliano.

L'opportunità politica, caratteristica questa molto europea, ma anche i
diktat
del rappresentante della C.G.I.L., di qualche associazione italiana e di una
delegata
pacifista israeliana hanno fatto si che si optasse per l'Egitto e Cipro.

Questo si deve ammettere, non è certo stato bell'esempio di democrazia
assembleare.

Anche la presentazione del documento finale del forum è stato redatto tra
mille
difficoltà.

Per noi tale documento presentava ampie lacune dato che non mette in
discussione
il ruolo dell'esercito europeo e di questa Europa Unita che non si
differisce dalle
politiche USA sia in termini neo liberisti che in termini imperialisti.

Esso non faceva cenno al ruolo della polizia unica europea cosi come alla
vicenda
dei compagni esiliati in Francia e alla situazione dei detenuti politici
nelle
carceri israeliane, turche, marocchine ma anche in quelle amiche (vedi il
segretario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in carcere
a Gerico). Anche sul documento presentato dai palestinesi si è palesato una
forte divisione all'interno della delegazione stessa.

Quello che è accaduto sul documento sulla Palestina rende chiaro come dopo
la prima
Intifada sia pesata molto l'assenza di un ampio movimento di solidarietà
internazionale
che poteva incidere e contribuire alla costruzione dello Stato Palestinese.
I palestinesi che fino alla prima intifada erano uniti nella lotta contro il
vero nemico
cioè Israele, dopo gli Accordi di Oslo del 1993 si divisero in base a mere
opportunità
politiche. L'embrione di stato palestinese che stava sorgendo, riproponeva
le
classiche divisioni ed i classici metodi di repressione del dissenso oltre
ad aiuti
economici indirizzati prettamente alla nascente borghesia.

Anche il ritorno dei profughi ed esiliati politici palestinesi sparsi nel
mondo
veniva demandato ad ulteriori accordi futuri con Israele e alle vaghe
promesse d
ell'Occidente socialdemocratico.

Queste contraddizioni hanno determinato profonde lacerazioni all'interno del
movimento
di liberazione del popolo palestinese, trasformandosi a volte in veri e
propri scontri
tra l'Anp e le organizzazioni della resistenza soprattutto quella di
sinistra
determinando vuoti politici dove spesso un integralismo islamico ha trovato
ampi
margini per agire.

Queste divisioni hanno reso più agevole la politica di occupazione
israeliana
oltre alla eliminazione fisica dei quadri politici. Inoltre esse sono
fortemente
controproducenti sia nei territori occupati sia nel quadro politico
internazionale.
Attualmente la situazione politico le condizioni socio-economico nonché
quelle sanitarie
sono catastrofiche.
Nonostante tutto ciò permangono divisioni e diseguaglianze anche negli aiuti
diretti
alla popolazione palestinese.

Come compagni dell'area antagonista ci siamo posti il problema politico di
supporto
a quelle espressioni dirette del popolo e dei vari comitati popolari .

Risulta chiaro però che per colmare in Italia un vuoto politico di un agire
internazionalista non è semplice.

Le tematiche internazionaliste sino a qualche anno fa sono state portate
avanti
grazie ad espressioni più che altro individuali o al massimo di qualche
collettivo.
Questa forma resistenziale ha permesso comunque una conoscenza senza filtri
degli
avvenimenti politici nei territori occupati permettendo così in Italia un'
efficace
opera di contro informazione.

Lo stesso dicasi per altre realtà quali la Colombia, il kurdistan ecc.

Negli ultimi due anni, però, grazie anche alla esistenza di realtà
antagoniste
il rapporto con i movimenti di liberazione nazionale si sta evolvendo verso
reti più ampie.

Come compagni dell'area antagonista ci siamo posti la necessità di tutelare
i nostri referenti politici nei territori perché riteniamo sia fondamentale
la salvaguardia di quelle realtà laiche e di sinistra che agiscono in
Palestina
e che, guarda caso, rientrano tutte nella lista delle organizzazioni
terroristiche di Bush e dell'Unione Europea ma anche del Forum di Porto
Alegre.


È altrettanto necessario che i coordinamenti italiani, le comunità
palestinesi
in italia siano più organici ad una rete politica.

Per ritornare allo scontro nella delegazione palestinese presente al Forum,
questo è evidente un fatto negativo che rischia di pesare all'interno dello
scenario politico nei territori palestinesi specie in merito alla road map
ed alle nuove leadership imposte dagli americani.

Il nostro supporto nel forum cosi come nel futuro dovrebbe essere quello da
un lato di garantire l'agibilità politica dei nostri referenti ma dall'altro
far comprendere loro anche la necessità di una formazione politica meno
rigida
che potrebbe portare gli stessi a rimanere fuori da certi processi politici
internazionali.

Come compagne compagni italiani dovevamo arrivare preparati al Forum
attraverso
una serie di dibattiti e discussioni anche riguardanti l'atteggiamento da
tenere
all'interno del forum. Come al solito non si può dire alla fine di ogni
inziativa
abbiamo sbagliato nonostante i numeri e le capacità collettive a nostra
disposizione.

Le realtà del mediterraneo ed europee hanno chiesto al nostro movimento ed
alle
realtà italiane un contributo.

Non possiamo fare finta che il 4 5 6 luglio a Napoli si sia svolta una
assemblea
qualsiasi. Egiziani, Libanesi, Palestinesi, Marocchini, Kurdi, Sarawi,
Comunisti Israeliani hanno partecipato ad un incontro rifiutando il metodo
politico del Forum di Porto Alegre.
La Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania sono vicini alla Tunisia,
Marocco, Kurdistan, ex Jugoslavia. Le regioni del Sud Italia condividono con
queste nazioni una sorte ed un bisogno comune di pace ma anche di medesimi
problemi come il lavoro, il problema dell'acqua e delle grandi opere come
il Ponte sullo Stretto.

Il dibattito sul precariato e su reddito sociale che dovrà caratterizzare
il prossimo autunno seppur non è stato discusso nell'assemblea plenaria come
gli altri appuntamenti del campeggio in Puglia sui migranti ed il campeggio
di Villa s. Giovanni contro la costruzione del ponte sullo stretto di
Messina
debbono determinare la continuità di discussione sulle questione del nostro
sud e dei sud del mondo .

E' importante che questi appuntamenti vedano la presenza di delegazioni
palestinesi, greche, kurde marocchine ecc .


c.s.a. Asilo Politico - Salerno <asilopolitico@ecn.org>