Nel corso della recente operazione nelle carceri e degli incidenti che lhanno accompagnata in Turchia, molte altre sedi dellIHD sono state colpite da atti di repressione e molti attivisti sono stati fermati e arrestati.
A Istanbul nella scorsa settimana alcuni impiegati dellIHD sono stati arrestati durante una perquisizione dellufficio.
La sede dellIHD di Konya è stata chiusa dautorità per 45 giorni a partire dal 23 dicembre scorso.
La sede di Antep è stata sigillata a tempo indeterminato a partire dal 7 dicembre.
La sede di Kayseri ha subito unirruzione di polizia nel corso di una conferenza stampa, con larresto dei dirigenti locali dellIHD e del sindacato degli insegnanti Egitim-Sen.
Lufficio dellIHD di Van è stato chiuso il 19 dicembre 2000.
Lufficio di Malatya è stato chiuso anchesso nello scorso novembre a tempo indeterminato.
IHD (ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI)
TIHV (FONDAZIONE TURCA PER I DIRITTI UMANI)
APPELLO URGENTE - 26 dicembre 2000
ALLA COMMISSIONE PER LA PREVENZIONE DELLA TORTURA DEL CONSIGLIO DEUROPAIl governo turco ha ordinato il 19 dicembre alle forze di sicurezza di fare irruzione in venti istituti carcerari. Il Primo ministro Bulent Ecevit ha affermato che loperazione era finalizzata a "salvare vite umane", con riferimento agli scioperi della fame, alcuni dei quali "fino alla morte", avviati dai prigionieri per protesta contro le nuove celle di isolamento. La protesta contro il nuovo progetto carcerario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e del governo era condivisa dagli attivisti per i Diritti Umani, in base al fatto che le strutture e le pratiche previste in tali prigioni conducono a forme di tortura in senso stretto.
Loperazione, denominata ironicamente dal governo "ritorno alla vita", ha comportato la morte di almeno 27 prigionieri e centinaia di feriti. Le forze di sicurezza hanno usato armi chimiche e hanno fatto un uso eccessivo di armi da fuoco contro i prigionieri, come dimostrano i referti autoptici e ospedalieri. Almeno 11 prigionieri risultano scomparsi.
Ladesione agli scioperi della fame si è estesa dopo la conclusione delloperazione. Secondo i dati ufficiali oltre 300 detenuti digiunano "fino alla morte" ed altre migliaia sono in sciopero della fame. Molti prigionieri hanno sospeso lassunzione di liquidi e vitamine per protesta contro le brutalità e la tortura. Mentre lunica soluzione proposta dal governo è lalimentazione forzata, viceversa a molti altri detenuti nelle nuove prigioni le forze di sicurezza negano i liquidi e le vitamine come misura punitiva. Il Direttore Generale delle carceri ha affermato ieri che si è pronti ad avviare una "seconda operazione" finalizzata ad obbligare i prigionieri a smettere lo sciopero della fame.
Almeno altri 42 prigionieri potrebbero perdere presto la vita, molti altri potrebbero subire complicazioni o invalidità permanenti, mentre tutto il mondo festeggia il nuovo anno. Secondo le informazioni dei familiari e dei legali, centinaia di prigionieri sono tuttora sottoposti a forme di tortura. Oltre alla violenza fisica, essi sono lasciati senza vestiti, scarpe e biancheria, in alcuni casi con ancora indosso le tenute ospedaliere; alcuni hanno ferite aperte e fratture ossee; il riscaldamento e lacqua potabile sono insufficienti; non possono vedere un volto né sentire una voce umana; il loro spazio visuale è estremamente limitato; più volte al giorno sono obbligati a cantare inni militaristi.
Rivolgiamo un urgente appello alla Commissione Europea per la prevenzione della tortura affinché intervenga per :
Husnu Ondul, Presidente dellAssociazione per i Diritti Umaniimpedire ulteriori atrocità ed atti di tortura in prigione;
verificare la situazione nelle nuove prigioni di tipo F, con speciale riferimento alle condizioni di salute dei prigionieri;
avviare unindagine sui metodi usati nel corso delle operazioni,
intervenire sulle autorità turche affinché consentano a ONG e medici indipendenti di visitare prigionieri.
Yavuz Onen, Presidente della Fondazione Turca per i Diritti Umani
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APPELLO URGENTE 26 dicembre 2000 ALLATTENZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI DI TUTELA DEI DIRITTI UMANILoperazione denominata "ritorno alla vita" sta proseguendo nelle prigioni di tipo F, negando ogni cura ai prigionieri percossi e feriti.
Secondo le informazioni in nostro possesso, i 900 detenuti trasferiti e rinchiusi nelle celle singole o a tre posti delle prigioni di tipo F sono sottoposti a sistematica tortura (stupri con i bastoni, pestaggi, imbrattamento con orina, etc).
Anche i loro parenti subiscono maltrattamenti da parte dei responsabili delle prigioni.
LAssociazione per i diritti umani fa appello allimmediata solidarietà delle organizzazioni similari in tutto il mondo per fermare la crescente brutalità dello stato turco.
Chiediamo agli attivisti per i diritti umani di organizzare delegazioni che vengano direttamente in Turchia e prendano contatto con gli organi responsabili dei comportamenti inumani che continuano a verificarsi nelle prigioni.
La Direzione Centrale dellAssociazione per i Diritti Umani