IHD (ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI)

COMUNICATO URGENTE - 23 dicembre 2000

ATTI REPRESSIVI CONTRO GLI UFFICI DELL’IHD

Oggi, 23 dicembre 2000, intorno alle 13.30 le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella sede centrale di Ankara dell’IHD, per ordine del Tribunale per la sicurezza dello Stato di Ankara. Sono state fermate cinque persone, tutti attivisti dell’associazione: Abdullah Soner, Gokce Otlu, Ekrem Erdin, Saniye e Ozgur. La polizia ha sequestrato tutti i documenti relativi alle prigioni, comprese le relazioni ufficiali del Ministero della Giustizia, nonché gli hard-disk dei computer dell’ufficio.

Nel corso della recente operazione nelle carceri e degli incidenti che l’hanno accompagnata in Turchia, molte altre sedi dell’IHD sono state colpite da atti di repressione e molti attivisti sono stati fermati e arrestati.

A Istanbul nella scorsa settimana alcuni impiegati dell’IHD sono stati arrestati durante una perquisizione dell’ufficio.

La sede dell’IHD di Konya è stata chiusa d’autorità per 45 giorni a partire dal 23 dicembre scorso.

La sede di Antep è stata sigillata a tempo indeterminato a partire dal 7 dicembre.

La sede di Kayseri ha subito un’irruzione di polizia nel corso di una conferenza stampa, con l’arresto dei dirigenti locali dell’IHD e del sindacato degli insegnanti Egitim-Sen.

L’ufficio dell’IHD di Van è stato chiuso il 19 dicembre 2000.

L’ufficio di Malatya è stato chiuso anch’esso nello scorso novembre a tempo indeterminato.

 

IHD (ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI)

TIHV (FONDAZIONE TURCA PER I DIRITTI UMANI)

APPELLO URGENTE - 26 dicembre 2000

ALLA COMMISSIONE PER LA PREVENZIONE DELLA TORTURA DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Il governo turco ha ordinato il 19 dicembre alle forze di sicurezza di fare irruzione in venti istituti carcerari. Il Primo ministro Bulent Ecevit ha affermato che l’operazione era finalizzata a "salvare vite umane", con riferimento agli scioperi della fame, alcuni dei quali "fino alla morte", avviati dai prigionieri per protesta contro le nuove celle di isolamento. La protesta contro il nuovo progetto carcerario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e del governo era condivisa dagli attivisti per i Diritti Umani, in base al fatto che le strutture e le pratiche previste in tali prigioni conducono a forme di tortura in senso stretto.

L’operazione, denominata ironicamente dal governo "ritorno alla vita", ha comportato la morte di almeno 27 prigionieri e centinaia di feriti. Le forze di sicurezza hanno usato armi chimiche e hanno fatto un uso eccessivo di armi da fuoco contro i prigionieri, come dimostrano i referti autoptici e ospedalieri. Almeno 11 prigionieri risultano scomparsi.

L’adesione agli scioperi della fame si è estesa dopo la conclusione dell’operazione. Secondo i dati ufficiali oltre 300 detenuti digiunano "fino alla morte" ed altre migliaia sono in sciopero della fame. Molti prigionieri hanno sospeso l’assunzione di liquidi e vitamine per protesta contro le brutalità e la tortura. Mentre l’unica soluzione proposta dal governo è l’alimentazione forzata, viceversa a molti altri detenuti nelle nuove prigioni le forze di sicurezza negano i liquidi e le vitamine come misura punitiva. Il Direttore Generale delle carceri ha affermato ieri che si è pronti ad avviare una "seconda operazione" finalizzata ad obbligare i prigionieri a smettere lo sciopero della fame.

Almeno altri 42 prigionieri potrebbero perdere presto la vita, molti altri potrebbero subire complicazioni o invalidità permanenti, mentre tutto il mondo festeggia il nuovo anno. Secondo le informazioni dei familiari e dei legali, centinaia di prigionieri sono tuttora sottoposti a forme di tortura. Oltre alla violenza fisica, essi sono lasciati senza vestiti, scarpe e biancheria, in alcuni casi con ancora indosso le tenute ospedaliere; alcuni hanno ferite aperte e fratture ossee; il riscaldamento e l’acqua potabile sono insufficienti; non possono vedere un volto né sentire una voce umana; il loro spazio visuale è estremamente limitato; più volte al giorno sono obbligati a cantare inni militaristi.

Rivolgiamo un urgente appello alla Commissione Europea per la prevenzione della tortura affinché intervenga per :

impedire ulteriori atrocità ed atti di tortura in prigione;

verificare la situazione nelle nuove prigioni di tipo F, con speciale riferimento alle condizioni di salute dei prigionieri;

avviare un’indagine sui metodi usati nel corso delle operazioni,

intervenire sulle autorità turche affinché consentano a ONG e medici indipendenti di visitare prigionieri.

Husnu Ondul, Presidente dell’Associazione per i Diritti Umani

Yavuz Onen, Presidente della Fondazione Turca per i Diritti Umani

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IHD (ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI)

APPELLO URGENTE – 26 dicembre 2000

ALL’ATTENZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI DI TUTELA DEI DIRITTI UMANI

L’operazione denominata "ritorno alla vita" sta proseguendo nelle prigioni di tipo F, negando ogni cura ai prigionieri percossi e feriti.

Secondo le informazioni in nostro possesso, i 900 detenuti trasferiti e rinchiusi nelle celle singole o a tre posti delle prigioni di tipo F sono sottoposti a sistematica tortura (stupri con i bastoni, pestaggi, imbrattamento con orina, etc).

Anche i loro parenti subiscono maltrattamenti da parte dei responsabili delle prigioni.

L’Associazione per i diritti umani fa appello all’immediata solidarietà delle organizzazioni similari in tutto il mondo per fermare la crescente brutalità dello stato turco.

Chiediamo agli attivisti per i diritti umani di organizzare delegazioni che vengano direttamente in Turchia e prendano contatto con gli organi responsabili dei comportamenti inumani che continuano a verificarsi nelle prigioni.

 

La Direzione Centrale dell’Associazione per i Diritti Umani