KURDISTAN: COOPERARE PER LA PACE

Scheda informativa

 

1.        La scelta territoriale

 

Oggi il Kurdistan turco, cioè la parte geograficamente e demograficamente maggiore del territorio a popolazione, lingua e cultura kurda, è divenuto decisivo anche dal punto di vista politico. Se in Siria i kurdi subiscono una deprivazione totale, in Iran una repressione appena attenuata dalle recenti timide aperture del regime, e nel Nord-Iraq sperimentano con difficoltà e tensioni interne ed esterne una limitata autogestione, è in Turchia che hanno vissuto la negazione più radicale e quindi la più complessa e ambiziosa rivoluzione culturale, fino a porre la questione kurda sullo scenario mondiale.

Non a caso oggi, a differenza del Kurdistan siriano e iraniano, nella società civile kurdo-turca si sono affermati una pluralità di soggetti che, sistematicamente repressi ma vitali, reclamano relazioni internazionali di solidarietà e di cooperazione.

Inoltre il “caso Ocalan” e il processo di adesione della Turchia all’UE hanno investito di grandi responsabilità le forze della pace e della cooperazione italiane ed europee, che devono contrapporre alla “realpolitik” europea una propria autonoma relazione dal basso per la pace, la democrazia e i diritti umani.

 

Diverso è il caso del Kurdistan irakeno, dove a fronte di una precaria statualità kurda intervengono agenzie internazionali e Ong, e anche dall’Italia sono aperti positivi progetti di cooperazione. La ricostruzione in corso è però messa in discussione dal permanente conflittointerkurdo, dalle pesanti interferenze militari dei regimi circostanti e dall’embargo, alimentando l’esodo massiccio della popolazione verso l’Europa. Qui dunque la priorità appare quella di fermare i conflitti e premere per il dialogo interkurdo e la fine di ogni ingerenza esterna.

In Turchia si tratta invece di rompere il muro che vieta ai soggetti della solidarietà internazionale di aprire sedi, organizzare incontri, inviare fondi e aiuti umanitari, e che subordina al controllo statale ogni relazione con l’estero della società civile e degli enti locali.

 

Di qui la scelta di coordinare e concentrare lo sforzo di cooperazione nel Kurdistan turco, e in particolare:

-          nella vasta concentrazione di milioni di profughi che, in condizioni di disperata emarginazione, fanno ormai di Istanbul la più grande metropoli kurda;

-          nella fascia centrale che dal capoluogo Diyarbakir, attraverso Batman e Siirt, giunge a Van e a Dogubeyazit sulle pendici del monte Ararat: tutte città amministrate dal partito di opposizione democratica Hadep, e caratterizzate da un forte e unitario protagonismo della società civile e da una relativa visibilità e libertà di movimento.

 

Non a caso sono le due aree che hanno visto, dal “Treno della Pace” del ’97 all’ultimo Newroz, la maggiore presenza di delegazioni italiane, un embrione di cooperazione decentrata e un intreccio di relazioni, anche con la presenza di alcuni sindaci nelle iniziative pacifiste in Italia.

 

2.        Gli interlocutori

 

Nel Kurdistan turco, e in particolare nelle due aree individuate, è attiva una pluralità di soggetti.

 

a)        Il partito di opposizione filokurdo Hadep, presente in tutta la Turchia anche se escluso dal parlamento grazie alla soglia del 10%, e le 39 municipalità, anche metropolitane (Diyarbakir, Van), che esso amministra dalla primavera del ’99 attuando, in condizioni di tragica emergenza socioabitativa e di strozzatura finanziaria, un grande esperimento di “autogestione amministrativa”.

b)       L’Associazione per i diritti umani (IHD), ben nota anche grazie alla figura carismatica di Akin Birdal, forte di ventimila membri (e di decine di sedi, chiuse però una dopo l’altra dallo Stato ad eccezione delle sedi di Ankara e Istanbul).

c)        La Mezzaluna Rossa kurda (Heyva Sor), illegale ma molto attiva in Turchia dalle sue sedi in Europa, attenta in particolare alle condizioni delle donne, dei minori, delle vittime della guerra e dell’esodo.

d)       L’Associazione Profughi (Goc-Der), cresciuta in pochi anni, a partire da Istanbul, nelle baraccopoli affollate da quattro milioni di profughi interni, ed ora protagonista del movimento per il ritorno e la ricostruzione dei villaggi distrutti.

e)        Il Centro di cultura della Mespopotamia (MKM, si legge Mekemé), con sede centrale a Istanbul e attività a livello nazionale, cuore pulsante della rinascita culturale kurda, attivo in campo letterario, teatrale, musicale, cinematografico, storico-linguistico, con una forte capacità di autoproduzione culturale. Altri organismi attivi sul terreno culturale (e soggetti, come il MKM, a forte repressione) sono l’Istituto di cultura kurda di Istanbul e il quotidiano “Yeni Gundem” (Nuovo Diario), pubblicato a Istanbul e vietato nelle province kurde.

f)        Le associazioni delle famiglie dei prigionieri (Thay-Der, Tuad-Der, Tayyad), interlocutrici indispensabili di ogni ipotesi di “adozione” e di relazione con gli oltre diecimila prigionieri politici (al 90% kurdi) e di aiuto ai loro familiari.

g)        Le associazioni delle donne, che a partire dalle mobilitazioni per la memoria dei “Kayiplar” (desaparecidos) hanno costruito un vasto movimento denominato “Madri per la Pace” ed hanno acquisito un grande protagonismo, anche con l’autonoma organizzazione delle donne in seno al partito Hadep in ogni città.

h)       Il KESK (Confederazione del pubblico impiego), e al suo interno in particolare l’Egitim-Sen (Sindacato insegnanti), in una situazione di negazione del diritto di sciopero nel pubblico impiego e di repressione generalizzata (trasferimenti coatti da un capo all’altro del paese, incarcerazione di insegnanti che usino la lingua kurda etc.), hanno un grande radicamento e ultimamente hanno un rapporto unitario con gli altri sindacati turchi.

i)         Le organizzazioni e fondazioni degli avvocati e giuristi (Tohav ed altre), attive specialmente a Istanbul e Diyarbakir, sul terreno dei diritti umani e giuridici, della democratizzazione legislativa, e in particolare della denuncia e assistenza medico-psicologica nei casi di tortura.

j)         Gli organismi degli obiettori di coscienza, considerati in Turchia disertori ma sempre più popolari fra i giovani.

E’ importante notare che tutte queste organizzazioni e molte altre, a partire dalla Convenzione di Diyarbakir (settembre ’99), si sono strutturate unitariamente, a Diyarbakir, a Van e via via nelle altre città, in coalizioni locali denominate “Demokrasi Platformu” (Piattaforma per la democrazia).

 

3.        Le esperienze e i progetti attuali

 

Gran parte delle organizzazioni citate hanno già avanzato proposte e progetti di cooperazione internazionale. In particolare:

-          le amministrazioni guidate dal Hadep hanno curato la redazione di “schede dei bisogni” città per città, si sono collegate con la FMCU (Federazione mondiale Città unite), hanno partecipato ai convegni europei dell’AICCRE (specialmente sui gemellaggi), e in Italia sono destinatarie di progetti di cooperazione decentrata da parte degli enti locali di Genova (sanità per i profughi a Diyarbakir), Ancona (Casa delle donne a Dogubeyazit), Alessandria (risanamento ambientale nell’area di Van) e della Sardegna (minibus per i profughi e le famiglie dei prigionieri a Diyarbakir). Il Comune di Perugia ha deliberato il gemellaggio con Diyarbakir. Hanno anche in corso progetti di cooperazione con enti locali tedeschi. In Italia per coordinare le attività di cooperazione decentrata è nato un organismo, il CISCASE, che collega diversi enti locali ed associazioni con base presso la Provincia di Ancona.

-          L’IHD, strettamente collegata con la Fédération Internationale des Droits de l’Homme (di cui Birdal è vicepresidente), è anche stimata dagli ambienti della cooperazione europea, i cui interventi destinati all’IHD nel campo dei diritti umani sono stati però bloccati dallo Stato turco. Ha progetti già pronti, con priorità per l’aiuto ai profughi interni e alle vittime della tortura, ed è il canale più attendibile per le liste di prigionieri politici con cui entrare in corrispondenza.

-          Il MKM ha già ricevuto aiuti informali dall’Italia, utili per le sue attività specialmente in campo teatrale e cinematografico. Ha prodotto libri di favole per bambini in kurdo, per la cui stampa chiede aiuti, così come per terminare i lavori del nuovo lungometraggio di fiction “Fotograf” (La fotografia). Può essere il terminale di una catena di “gemellaggi culturali” con centri sociali e culturali, scuole, accademie.

-          Heyva Sor ha elaborato progetti di aiuto alle vittime della guerra e della repressione (orfani e “bambini di strada”, vedove e donne sole, parenti di detenuti), e organizza l’aiuto ai profughi kurdo-turchi rifugiatisi a migliaia oltre confine ed ora residenti nel campo di Mahmura, nel Kurdistan irakeno. Assiste feriti e invalidi anche nell’esilio europeo.

-          Il Goc-Der ha realizzato, con un aiuto da Alessandria, una ricerca sulla situazione dei profughi a Istanbul, ed ha indicato alcune famiglie alle quali indirizzare aiuti dotto forma di “adozione a distanza”. Se la situazione evolve positivamente, può elaborare progetti di ritorno e ricostruzione dei villaggi (oggi di fatto vietata), anche attraverso il ricorso a campi internazionali di lavoro.

-          Il Kesk è anch’esso il tramite per l’adozione a distanza di sindacalisti imprigionati e per l’aiuto alle loro famiglie.

-          La Tohav ed altre associazioni di giuristi hanno elaborato progetti per l’aiuto legale e medico-psicologico alle vittime della repressione e della tortura, ma anche per l’elaborazione di dati sulla legislazione e le prassi giuridiche, e per la formazione di operatori in Turchia e all’estero (borse di studio).

-          La Thay-Der e le altre associazioni di parenti dei detenuti possono, insieme all’IHD, essere il canale per il lancio di una campagna di “adozione a distanza” dei prigionieri e delle loro famiglie.

-          Le “Madri per la Pace” e le altre organizzazioni delle donne, oltre al progetto di “Casa delle donne” a Dogubeyazit e ai numerosi incontri internazionali, potrebbero promuovere, per finanziare le loro attività e aiutare le donne in difficoltà,  attività artigianali destinate al circuito del commercio solidale all’estero.

 

4.        I campi di impegno

 

-          Informazione:

attraverso l’attivazione di uno o più siti Internet e di canali informativi, è necessario creare una situazione in cui chiunque, dal singolo all’Ong, dal centro sociale al sindacato e all’ente locale, possa sapere “cosa fare, dove, come, con chi” nella cooperazione con il popolo kurdo.

 

-          Presenza sul campo:

la delegazione per il Newroz 2001, forte di 44 italiani e preceduta da tre delegazioni di osservatori sulla questione carceraria a Istanbul, ha riattivato una tensione alla presenza che deve moltiplicarsi, anche nella forma della canalizzazione di un “turismo solidale” individuale e di gruppo nelle regioni kurde e dietro le quinte delle metropoli turche.

 

-          Rottura del blocco della cooperazione:

anche attivando le centrali delle autonomie locali (Anpi, Upi, Conferensa stato-regioni, Aiccre, Lega delle autonomie locali), e coinvolgendo le Ong più sensibili, è necessario sbloccare la cooperazione italiana ed europea, ferma per ragioni geopolitiche nelle regioni kurdo-turche e sui diritti umani in Turchia, e superare gli ostcoli frapposti dalle autorità turche all’invio di fondi e all’implementazione di progetti.

 

-          Scelte di priorità:

per un intervento di cooperazione diretta da parte della società civile, in positivo intreccio con la cooperazione decentrata degli enti locali, si individuano tre filoni principali.

 

a)        L’esodo e le sue vittime: i profughi sia interni (interventi nelle baraccopoli, ritorno e ricostruzione), sia esterni (un osservatorio nazionale che coordini la tutela del diritto di asilo e l’accoglienza civile dei profughi in Italia);

b)       La guerra interna e le sue vittime: interventi e progetti per l’aiuto alle vittime della tortura (specialmente alle donne vittime di tortura sessuale), assistenza in loco e in Europa ai feriti e agli invalidi, creazione di punti di riferimento per vedove, orfani e bambini di strada, “adozione a distanza” dei prigionieri politici e delle loro famiglie;

c)       Il consolidamento della società civile, attraverso l’aiuto diretto e indiretto a tutti gli organismi citati, e forme di gemellaggio associate a progetti di aiuto alle loro attività (non solo le municipalità ma gli organismi delle donne, i sindacati, il MKM, gli organismi culturali, le fondazioni di giuristi…).