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Una campagna di autodenuncia e di sostegno al PKK, in
Europa e in Italia.
La campagna d’identità avviata dal popolo kurdo nella diaspora prevede la sottoscrizione di due diversi testi “Io sono del PKK” e “Sostengo la nuova linea del PKK”. Tale campagna nasce dalla volontà del popolo di dimostrare all'Europa, e al mondo, la reale rappresentatività del PKK e dalla necessità per i kurdi stessi di mostrare la loro consapevolezza nello scegliere il PKK quale loro rappresentante. La campagna è tesa a garantire alla iniziativa di pace del PKK un ampio sostegno internazionale e a consentire l’annullamento dei divieti che gravano sul PKK in diversi stati europei. Infatti, l’origine di questa campagna è stata lo scatenarsi, ancora una volta, da parte di alcuni paesi europei, primi fra tutti il Regno Unito e la Germania, contro il PKK e quindi contro la libertà del popolo kurdo di essere politicamente rappresentato. Una libertà che non viene negata solo in Kurdistan, ma negli stessi paesi europei, che tanto chiedono alla Turchia di rispettare alcuni criteri fondamentali di libertà e democrazia.
Dalla sua fondazione, nel 1978, il PKK ha combattuto per 15 anni, da due anni sta portando avanti una battaglia politica, dichiarando come la lotta armata sia servita a porre il problema all’ordine del giorno e aprire una strada per la soluzione. Con la lotta guerrigliera si è giunti a questo scopo. Dopo che la guerriglia ha realizzato questa base di partenza si è giunti al periodo della discussione politica. La lotta per il riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo kurdo sta proseguendo a livello politico da parte del PKK, che definisce il passaggio fra le due fasi scandito da due passi distinti: il primo è stato il trasferimento delle sue forze armate al di fuori dei confini della Turchia successivamente, a testimonianza della sua buona fede, ha inviato due gruppi di pace in Turchia uno dall’Europa e l’altro dalle montagne, ha sempre tenuto fede alle sue parole, dimostrando così al mondo intero che è determinato a portare avanti questa nuova strategia. Come suo secondo passo ha dato vita a questo nuovo importante periodo di affermazione dei diritti fondamentali del popolo kurdo. In questo periodo tutto il popolo kurdo è stato coinvolto direttamente e ha deciso di diventare, ancora una volta, protagonista per esempio facendo una diretta autodenuncia di appartenenza al PKK, presso le autorità competenti.
I due testi, una volta firmati dai cittadini, saranno presentati alle autorità locali. Con la prima petizione “Io sono del PKK” i kurdi vogliono sottolineare che in quanto appartenenti al popolo kurdo accettano la nuova linea del PKK, che prosegue da due anni come lotta politica e sociale, per questo si dichiarano appartenenti al PKK. Fra le richieste si legge, inoltre, “Invito tutti i paesi europei ad applicare i criteri di Copenaghen, criteri da applicarsi ovunque vivano i kurdi.
Ogni paese non deve fermarsi a chiedere che gli altri rispettino i criteri di Copehagen, devono essere i primi a rispettarli al loro interno. Chiediamo il riconoscimento anche per il popolo kurdo dei diritti che sono già riconosciuti per tutti i popoli. Per questo chiediamo l’abolizione di ogni divieto posto nei confronti del PKK” In conclusione si afferma che “La liberazione del nostro leader Apo è l’unica che garantisca una soluzione al problema kurdo”. Nel testo si richiede anche di riconoscere la garanzia dei diritti culturali e politici dei kurdi.
Il secondo testo, invece, intitolato “Sostengo la nuova linea del PKK” rileva quali siano i passi da fare per garantire un cammino sicuro alla democrazia e ricorda gli importanti passi che il PKK ha fatto per cercare una via democratica alla questione kurda: “Sostengo la nuova linea del PKK per una soluzione politica e democratica della questione kurda. Chiedo di togliere il bando sul PKK, che è parte fondamentale del popolo kurdo. (…) Chiedo la abolizione della pena di morte e la liberazione di Ocalan” Infine, si chiede il riconoscimento dei valori culturali e politici per cui il popolo kurdo ha molto lottato ritenendo che l’identità nazionale e politica siano un onore per ogni kurdo.
L'avvio della campagna in Europa
A questa campagna di autodenuncia i kurdi hanno risposto con grande slancio, avviando con due marce a Londra e Dortmund questo nuovo periodo storico. Per informare i media e l’opinione pubblica dell’avvio di questo nuovo periodo e con lo scopo di poter chiarire questa nuova fase, il giorno in cui si avviava il processo del leader del PKK Abdullah Ocalan a Strasburgo, il 31 maggio, con una conferenza stampa a Berlino il popolo kurdo ha indicato la strada che si apprestava a intraprendere.
La prima azione pubblica di autodenuncia si è avuta in occasione di un processo contro un membro del PKK presso il Tribunale superiore della regione di Dusseldorf, quando, il 13 giugno 2001, 1470 persone hanno consegnato, tramite una delegazione, allo stesso tribunale la propria autodenuncia di appartenenza al PKK.
L'attività
della KON-Kurd
Da quel momento la Confederazione delle associazioni kurde in Europa (KON-Kurd) ha avviato un’autonoma campagna di firme che, dal 15 giugno al 13 luglio, si è prefissata di raccogliere 100mila firme in tutta Europa. Nella sua petizione la KON-Kurd chiede l’abolizione dei divieti contro il PKK; la libertà di organizzarsi secondo la propria identità kurda, in quanto diritto d’espressione; di favorire la crescita e lo sviluppo delle varie organizzazioni kurde, altrimenti ostacolate da divieti e restrizioni; di sostenere ogni sforzo per la libertà e l'instaurazione di una democrazia vera nella regione e la soluzione definitiva della questione kurda; la cancellazione della condanna a morte del Presidente del PKK Abdullah Ocalan, senza condizioni.
La campagna
su MedyaTV
La campagna di KON-Kurd ha visto il suo momento più importante con una diretta televisiva su MedyaTV (il 28 giugno), in 18 ore di trasmissione sono intervenuti in diretta 9 responsabili di KON-Kurd più alcuni esponenti del Congresso Nazionale Kurdo (KNK) e delle altre associazioni della società civile. Durante il programma hanno presentato e sono intervenuti in kurdo 24 persone, 11 in zazaki, 7 sorani e 11 turco, con collegamenti in diretta con la Germania durante le raccolte di firme in piazza. Da Australia, Canada, Svezia, Finlandia, Danimarca, Bulgaria, Grecia, Romania, Cipro, Polonia, Inghilterra, Russia, Kazakistan, Libano, Iran sono intervenuti via telefono i responsabili delle associazioni locali. Dieci linee telefoniche, cinque fax e due indirizzi e-mail sono stati attivati solo per quest’evento, la maggior parte delle chiamate sono giunte dal Kurdistan e dalla Turchia: Izmir, Adana, Mersin, Istanbul, Idil, Sirnak, Hakkari, Mahmura, Amed (Diyarbakir), Erzurum, Agri, Kars, Suleymania. In totale sono state raccolte più di 14mila nominativi (arrivati via fax, mail e telefono). Tutti questi verranno consegnati a Strasburgo e alle autorità giudiziarie dei vari paesi. Da Israele ben 100 kurdi hanno inviato via fax le loro dichiarazioni “Io sono del PKK” firmate e hanno aderito alla campagna di KON-Kurd.
La campagna
in Francia
In Francia il 15 giugno, dinanzi all’Assemblea nazionale, si sono adunate circa 10.000 persone che hanno innalzato cartelloni con scritte come: “Sono un bambino kurdo e voglio studiare la mia lingua”, “Sono del PKK” e “Libertà per Ocalan”. Nel corso della manifestazione tre delegati hanno presentato le 2100 firme raccolte al Presidente del gruppo del PSF all’Assemblea nazionale, J.J. Kourkrandik. Mehmet Ulker, Presidente del “Centro culturale Ahmet Kaya”, incontrando il parlamentare socialista francese ha detto: “Abbiamo consegnato la nostra petizione ai membri dell’Unione democratica francese e del Partito socialista. Chiediamo che sia tolto il bando imposto sul PKK dal 2/12/93, che sia consentito ai nostri bambini il diritto di studiare la propria lingua e che sia sostenuta l’azione di pace del Presidente Abdullah Ocalan”. Musa Kaval, del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK), ha detto che il bando sul PKK è un bando sul popolo kurdo.
La campagna in Svizzera
Dopo la Germania e la Francia, la campagna d’identità è giunta anche in Svizzera, dove la petizione è già stata firmata da circa 4000 persone. Dinanzi all’Assemblea generale delle NU si sono riunite circa 500 persone che hanno esposto cartelli a favore della pace e del PKK. Durante la manifestazione alcuni delegati si sono recati a consegnare le firme raccolte a Roland Besticker delle NU. La delegazione kurda composta da Serif Vanli, Presidente del KNK, e da altri esponenti del Congresso ha anche consegnato delle lettere per Kofi Annan e Mary Robinson (Commissario delle NU per i diritti umani). Le lettere rilevano che gli sforzi di pace dei kurdi non sono stati, sinora, ricambiati da nessuno, che l’interesse del popolo kurdo è sempre stato sacrificato per l’interesse economico di altri e che le NU dovrebbero avere verso i kurdi lo stesso atteggiamento che hanno mostrato verso tanti altri popoli oppressi; i delegati hanno infine chiesto di poter fissare un incontro con la Signora Robinson. Dal canto loro i rappresentanti delle NU hanno ben accolto la delegazione e la petizione, hanno espresso il loro apprezzamento per l’atteggiamento kurdo e hanno promesso di consegnare le missive ad Annan e alla Robinson.
La campagna nei Paesi Bassi
Nei Paesi Bassi 1072 firme sono state consegnate, in occasione di un presidio davanti al Parlamento, a Margareta Deboer, Presidente della Commissione esteri. La stessa, intervenendo in mezzo alle persone che manifestavano, ha dichiarato che si discuterà dell’iniziativa in Commissione e poi in Parlamento.
Una voce anche
dal Campo di Mahmura
Hanno aderito alla campagna d’identità anche i profughi residenti nel Campo di Mahmura, in un loro comunicato stampa si legge che “l’identità nazionale dei popoli in ogni parte del mondo è riconosciuta, ma il popolo kurdo non ha nemmeno questa. La responsabilità dell’Europa e della Turchia in tutto questo sono fondamentali. Non accettare di riconoscere l’identità del popolo kurdo è una vergogna per il mondo”. Hanno concluso dichiarandosi forti sostenitori della nuova linea del PKK.
La
campagna nel Regno Unito e in altri paesi d'Europa
A Londra, il 1° luglio, si è svolta una imponente marcia e un meeting per chiedere pubblicamente l’abolizione dei divieti contro il PKK, consegnando al Consiglio dei ministri 3382 firme di autodenuncia e dichiarazione d’identità. Anche a Nicosia, a Budapest, ad Atene, a Vienna, Sofia, Bucarest, Stoccolma e Copenhagen si sono svolte marce e raccolte di firme.
La marcia contro la pena di
morte
Dal 29 giugno (anniversario della condanna a morte di Abdullah Ocalan) è iniziata da Mannheim una marcia di donne, giovani e artisti kurdi, che passeranno città per città a raccogliere le firme in occasione di eventi pubblici. La marcia si concluderà il 13 luglio 2001, giorno entro il quale tutte le firme dovranno essere pronte, a Strasburgo, quando si procederà alla consegna delle firme alla Corte europea per i diritti umani, presso la quale il processo Ocalan è in corso.
L'iniziativa italiana del 12
luglio
I kurdi in tutta Europa, giornalmente, ancora continuano a raccogliere le firme, fin’ora si è giunti già al numero di 80mila firme, soltanto fra i kurdi. Contemporaneamente, come voi stessi sapete, in ogni paese è iniziata una raccolta di firme a sostegno della nuova linea del PKK. Queste firme andranno ad aggiungersi alle altre che il 13 luglio verranno consegnate, per questa ragione la nostra raccolta in Italia si prevede che vada avanti fino al 10 luglio. Entro questa data, ognuno dovrà mobilitarsi, per quanto possibile e conciliabile con le possibilità personali a raccogliere quante più firme possibile.
Il 12 luglio, poi, in ogni città, e a livello nazionale a Roma davanti a Palazzo Chigi, si procederà alla consegna delle firme sia dei kurdi che si autodenunciano, sia degli italiani che si dichiarano a sostegno della nuova linea del PKK. La consegna dovrà essere effettuata da una delegazione italo-kurda, quando possibile, nelle mani del Prefetto della città.