Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.35

Del mondo kurdo                                                                                                                                            

Del mondo kurdo

 

 

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“La democrazia sarà l’incarico delle donne”.                                Kurdish Observer, 9 marzo 2001

Il PKK ha fatto una dichiarazione per la celebrazione dell’8 marzo. In essa ha sottolineato che, come suo fondamento, il socialismo scientifico ha insistito sull’importanza dell’emancipazione femminile, all’interno della più generale lotta per la libertà, ma non è stato capace di trovare una soluzione definitiva, sostenendo che il problema sia ancora più grave e complicato. Il Consiglio di Presidenza del PKK ha dichiarato che essendo respinto da ogni carica di potere, l’uomo kurdo ha considerato la casa come l’unica area di dominio, trasformando la casa in un luogo terribile in cui la donna ha vissuto in agonia, sottolineando l’impegno del PKK nel voler cambiare l’antica realtà kurda. Ricordando il ruolo delle donne ha dichiarato che “le donne kurde hanno prevenuto ogni forma di inimicizia fra i popoli e non hanno permesso che il nazionalismo sciovinista portasse ad un vero scontro turco-kurdo.”

Infine, “Il ruolo del Presidente Apo è decisivo per le donne, che hanno da sempre costituito il settore più basso di una nazione senza identità, egli ha loro permesso di sfuggire ad una condizione insignificante, per marciare con determinazione in vista di essere riconosciute come determinanti.” Il Consiglio ha aggiunto che le donne possono essere una forza d’avanguardia e della lotta per la libertà.

 

Ottomarzo 2001: la forza e l’amore delle donne unite per la pace e la libertà!

(…) La globalizzazione non si preoccupa di rispettare i valori umani e per diffondersi sceglie la guerra come metodo. Le donne in Medioriente hanno la responsabilità di opporsi a questo sistema, che nell’aerea ha scelto il Kurdistan come obiettivo centrale. Se le guerre sono frutto di un sistema guidato dagli uomini, allora la pace e la libertà che le donne diffondono, non potrebbero essere il risultato di un sistema al femminile? (…)

Le donne, per il popolo kurdo, in quanto madri, mogli e figlie hanno permesso il trasferimento della cultura e della tradizione. Sono le donne kurde che hanno continuato e continuano a crescere i propri figli e le proprie figlie parlando la lingua che, di generazione in generazione, viene tramandata, quella lingua tanto temuta dai turchi, quella lingua che è stata la causa della carcerazione di Leyla Zana, la stessa lingua che gli europei non hanno saputo proteggere, nel momento che proponevano alla Turchia alcuni criteri base cui adattarsi per potersi avvicinare all’Unione europea.  (…)

 La lingua è donna, proprio come la terra e la libertà, valori fondamentali per un popolo, come quello kurdo, che non sottovaluta l’importanza della donna e il ruolo che gioca nella sua lotta di liberazione. Quella stessa di cui il Newroz è simbolo. Il simbolo della libertà.

 

Crediamo che l’Ottomarzo sia solo l’inizio delle celebrazioni in nome della libertà per il popolo kurdo. (…)

Le donne italiane, per la loro sensibilità e senso della giustizia, devono essere in prima fila, accanto alle donne kurde, per chiedere libertà, rispetto e uguaglianza. Noi, donne siamo responsabili della realizzazione di un mondo pacifico, libero e ugualitario; un mondo in cui le donne scelgono pienamente di voler vivere. Ci terremo mano nella mano, unite nell’amore e nella forza, verso una vita d’uguaglianza e di libertà. (UIKI-Onlus, 8/3/01)

 

Le donne hanno dimostrato con tutti i loro colori.                           Kurdish Observer, 10 marzo 2001

Si sono tenuti incontri in ogni dove ad Istanbul, Izmir, Adana, Van e Diyarbakir e altrove, per la giornata mondiale della donna. Le donne, sotto pressione durante tutto l’anno, sono state perseguite dalla polizia anche in questa giornata. Migliaia di donne hanno detto “no ad ogni forma di violenza, allo sfruttamento e alla tortura nelle case, nelle strade, nei luoghi di lavoro sotto detenzione e in carcere”. I colori delle donne hanno spiccato o tentato di farlo in molte zone, ad Adana si è tenuto un incontro promosso dalla Piattaforma democratica (KESK, HADEP, IHD, SIP e l’Unione delle donne lavoratrici, un corteo è poi sfilato per la città giungendo fino all’Anfiteatro di Mimar Sinan e alle più di 4mila donne è stato letto anche un messaggio di Leyla Zana. 

Mentre non essendo stato autorizzato, nel distretto di Akdeniz presso Mersin la polizia è intervenuta ponendo sotto custodia alcune donne.  Anche a Van non si è potuto manifestare liberamente, alla Conferenza stampa l’intervento della polizia non ha permesso la lettura di alcun comunicato. A Siirt invece, alla Conferenza stampa dell’Hadep hanno partecipato più di tremila persone, non è stato così ad Antep dove, dopo la lettura del comunicato, Telli Celik è stata posta sotto custodia appena finito di leggere il suo comunicato.

   

La ragione dell’emigrazione è l’oppressione.

KurdishObserver, 02/03/01

Partecipando ad una conferenza stampa organizzata dal Partito Verde francese, i partiti kurdi (PKK, Pdk, Puk, Ikdp – Partito democratico kurdo dell’Iran- e Psk – Partito socialista del Kurdistan), che vi hanno preso parte, hanno ricordato che la causa principale dell’emigrazione è l’oppressione dei regimi che occupano il Kurdistan. Il portavoce del Partito verde, Bavay, ha ricordato che, con lo sbarco dei profughi kurdi in Europa, anche il problema kurdo è sbarcato in Europa. Bavay ha aggiunto che sarebbe opportuno togliere il bando sul PKK e ha auspicato una conferenza kurda tra tutte le forze politiche dell’Assemblea nazionale francese. Il portavoce del PKK, invece, ha detto che la politica di  migrazione forzata fa parte di una strategia di pulizia etnica a lungo termine guidata, in primo luogo, dalla Turchia: “Come è possibile che 1300 kurdi lasciano Shengal, sotto controllo irakeno, entrano in Turchia e dopo settimane non sono state ancora catturati? L’Europa ha sempre dato sostegno militare, politico e logistico alla Turchia. L’Europa deve mostrare una maggiore sensibilità nei riguardi della questione kurda.”

 

La Svezia chiederà l’opinione del Presidente Ocalan.

KurdishObserver, 25/02/01

La polizia svedese si recherà prossimamente ad Imrali per chiedere l’opinione di Ocalan circa la morte di Olaf Palme. Il capodelegazione svedese, Stig Endqvist, ha affermato che è intenzione della delegazione chiedere ad Ocalan delle mere opinioni sull’assassinio di Palme e di non considerare il PKK responsabile per quella morte. Questa affermazione di Endqvist è molto importante se si pensa che, per anni, la Turchia ha incolpato il PKK della morte di Palme e che, questo atteggiamento turco, ha contribuito ad alimentare in Svezia un clima di terrore verso il PKK. Le autorità svedesi non hanno mai dato grosso peso alle accuse turche dopo aver verificato la loro infondatezza. Il Presidente Ocalan aveva rilasciato delle dichiarazioni sull’assassinio di Palme nel corso del processo di Imrali. Ocalan, rigettando le accuse fatte al PKK, aveva invece accusato i gruppi d’opposizione al PKK guidati da Kesire e Huseyin Yildrim, per la morte di Palme.

 

La Francia sta cambiando e la Turchia?

Kurdish Observer, 6 marzo 2001

Il sistema giudiziario francese è stato recentemente emendato, la Turchia che ha preso un gran numero di leggi dalla Costituzione francese, sta ancora discutendo se cambiare o no il proprio. Secondo la nuova riforma in Francia, i giudici baseranno le proprie decisioni su un principio di innocenza piuttosto che di colpevolezza. Secondo il nuovo principio detto di “presunta innocenza” sarà istituito un corpo speciale incaricato di controllare l’attività dei giudici. Si tratta del risultato delle condanne subite dalla Francia presso la Corte europea per i diritti umani.

 

Vogliamo che il mondo ascolti la nostra voce.

KurdishObserver, 27/02/01

Gli attivisti per i diritti umani provenienti dalla Turchia, dal Kurdistan e dall’Europa stanno continuando nel loro sciopero della fame, a Strasburgo, per denunciare le violazioni dei diritti umani che stanno continuando in Turchia. Sono tre i punti principali della protesta degli attivisti: la denuncia delle nuove scomparse, la preparazione della guerra nel Kurdistan del sud e la questione delle celle di Tipo-F.

Gli attivisti, che hanno definito la loro protesta una “reazione di massa e democratica”, si sono spostati dal 20 febbraio in alcune tende vicino alla stazione centrale di Strasburgo. Selda Dogan, attivista di 24 anni, ha detto: “Nel Kurdistan del sud c’è un’alleanza tra la dittatura fascista e i collaborazionisti anti-PKK. Sono qui per protestare contro questo”. Una delle persone più interessanti presenti alla dimostrazione è il tedesco Franz Posche che ha sostenuto che, l’unico ostacolo alla prepotenza della Turchia, è la sinistra organizzata e che le celle di Tipo-F sono tese a bloccare la voce dell’opposizione. L’attivista francese Christine Franschon ha definito il comportamento della Turchia vergognoso: “Cerco di richiamare l’attenzione sulla nostra azione. Per essere insensibile a questa situazione bisognerebbe non avere emozioni.”

 

S’incontreranno ancora.

KurdishObserver, 24/02/01

Il Presidente turco Sezer ha affermato, attraverso i suoi portavoce, che dopo la sua visita a Il Cairo s’incontrerà coi membri del governo nel corso dell’incontro periodico del MGK, il Consiglio nazionale di sicurezza. Il Consigliere per gli affari esteri Ildem ha detto, infatti, che dopo aver preso parte al vertice D-8 de Il Cairo, il Presidente turco prenderà parte, il 26 febbraio, alla riunione del MGK.

 Il portavoce del presidente, Metin Yalman, non ha ritenuto opportuno dare informazioni sui temi che saranno affrontati da Sezer e da Ecevit nel corso del loro prossimo incontro. Yalman ha anche affermato che il presidente Sezer non ritiene opportuno rassegnare le sue dimissioni. Il Partito della grande unità (BBP) ha affermato che Ecevit e il suo vice Ozkan hanno “insultato il presidente” e che, nel corso della riunione del MGK, hanno reso delle dichiarazioni che sarebbero dovute rimanere segrete. I vicepresidenti del BBP hanno deciso di avviare un’azione legale contro il primo ministro Ecevit.

 

È assolutamente necessaria una riforma radicale.                     Kurdish Observer, 7 marzo 2001

Parlando alla trasmissione televisiva Cozum di Medya TV, uno dei membri del Consiglio di Presidenza del PKK, Duran Kalkan ha sottolineato che esistono informazioni attendibili circa un’operazione militare contro le forze della guerriglia kurda, prevista per il prossimo 20 marzo. Kalkan ha detto “le informazioni ci dicono che le forze militari stanno entrando nella zona di Soran, Ranya, Carkurna e Botan; mentre Talabani sta lavorando a piani di guerra presso il quartier-generale turco di Carkurna. Si dice che una delegazione del Puk composta da 15 persone si trovi attualmente in Turchia. Questi sono passi che porteranno al collasso. La situazione è veramente critica”.

Kalkan ricordando che un gruppo riformista, di cui si può dire faccia parte lo stesso presidente della Repubblica Sezer, sottolinea come sia necessario ristrutturare lo stato, ha aggiunto che “per una ragione o per un’altra ciò continua a rimanere solo un auspicio. Per esempio alcuni fra le alte cariche dello stato ritengono che ciò vada fatto, ma si continua a lavorare diversamente, al contrario.  Si vedono alcuni miglioramenti, ma ancora coloro che hanno interessi nella guerra, continuano ad essere effettivamente all’interno della struttura dello stato”.

 

Non c’è limite alla repressione contro l’HADEP.

KurdishObserver, 04/03/01

Continuano nelle province del Kurdistan turco le azioni repressive della polizia contro l’HADEP. Mentre al Presidente della provincia di Sirnak dell’HADEP, Resul Sadak, è stato impedito di recarsi a Idil; la polizia ha attaccato la sede del partito a Pervari, nella regione di Siirt. Sadak ha così spiegato l’accaduto: “la polizia ha costretto la nostra macchina a fermarsi a 5 chilometri da Idil.

Mi hanno chiesto dove stessi andando. Gli ho detto che mi recavo a Idil, a casa mia, per le vacanze, ma hanno detto che per me Idil era un distretto proibito.” Sadak ha concluso affermano che gli è stato impedito di incontrare un ufficiale superiore, e che non gli è stato lasciata altra scelta che quella di tornare indietro. A Pervari la polizia è invece entrata nella sede del partito, alle cinque del mattino, con la motivazione ufficiale di dover cercare delle armi nascoste nell’edificio. Il presidente di zona dell’HADEP, Ozer, è stato rilasciato dopo tre ore di fermo.

 

Gli errori vengono svelati.

Kurdish Observer, 8 marzo 2001

Suayip Tanis, il padre di Serdar Tanis, e il camionista Ibrahim Bahsis, che sono stati posti sotto custodia per tre giorni sulle basi di aver recapitato una lettera, secondo la quale i dirigenti dell’HADEP Serdar Tanis e Ebubekir Deniz si trovassero nelle mani del PKK, sono stati rilasciati. La cosiddetta lettera, di cui era evidente la natura, non è stata presa in considerazione come prova dal tribunale. “Nella mia testimonianza, visto che la lettera avrebbe rivelato dove mio figlio si trovasse, ho chiesto che almeno mi si permettesse di chiedere di lui.

Ma un poliziotto mi ha risposto “noi non siamo parte di quello che è successo”, la cospirazione risulta in questo senso evidente. Chiedendo di ritrovare suo figlio Serdar e Ebubekir Deniz, il padre di Tanis ha detto  “chiediamo a chiunque, compresi gli ufficiali dello stato, come necessità del rispetto della democrazia e dei diritti umani di fare tutti i tentativi necessari per ritrovare i vivi i nostri figli.

Il Prof. Mehmet Altan, portavoce di una delegazione di giornalisti, recatasi a Silopi per investigare sull’evento, ha detto che “se c’è una Repubblica turca e dei responsabili per la sicurezza personale, verificare i fatti è la missione dello Stato”. Indicando che la delegazione completerà il suo rapporto prima della fine delle feste nazionali, Altan ha detto che “il problema non è tanto da chi o perché sono stati presi, ma cosa gli è successo”.

 

Il secondo massacro di Dersim: si sta tentando di far scomparire Munzur.                     Kurdish Observer 6/3/01

 Dersim, testimone nella sua storia di un gran numero di massacri, ne sta per vivere un altro. Lo stato turco, intenzionato a spopolare la regione ha completato la costruzione di due delle otto dighe progettate per l’area di Munzur. Una diga sul fiume Mercan, uno degli affluenti di Munzur è già stata completata, mentre per quella di Uzum Cagir sta continuando a lavorare.  In fase di costruzione sono anche Konaktepe e Konaktepe II, mentre sono solo in fase di progettazione quelle di Kalatepe, Bozkaya, Harcik e Akyayik. Gli esperti dicono che la regione verrà totalmente spopolata e un gran numero di specie animali cesseranno di esistere. Gli esperti hanno sottolineato che a causa delle dighe il clima nella regione cambierà, causando malattie e infezioni, oltre a distruggere l’area intorno a Munzur. Secondo le proiezioni demografiche dovrebbero vivere a Dersim 800mila persone, nonostante che alle ultime elezioni la popolazione sia stata stimata in 71.500 unità. Gli esperti dicono che questo è il risultato della politica ufficiale di spopolamento della regione, con l’evacuazione forzata dei residenti. Essi hanno aggiunto che, evidentemente, le dighe permetteranno il compimento di tali politiche.

 

La Serhildan è l’unica via.

                     Kurdish Observer, 8 marzo 2001

Il PKK ha dichiarato che avvierà una rivolta popolare democratica, il cui slogan è “non abbiamo più pazienza, o libertà o Serhildan”. Il PKK ha rilasciato una dichiarazione relativa alle risoluzioni scaturite dalla 3. Assemblea allargata, tenutasi dal 27 febbraio al 3 marzo scorsi. “La nostra Serhildan è l’unico modo di far emergere quelle forze altrimenti incapaci di fare passi in avanti sulla via della democratizzazione, superando così ogni esitazione ed instabilità. Questo è l’unico modo di portare a compimento la realizzazione della Repubblica democratica (...) La repubblica democratica è l’unico sistema che possa rappresentare l’interesse comune del nostro popolo. Al centro dell’attuale crisi politica ed economica c’è proprio questa incapacità di transizione tra una dominazione oligarchica alla Repubblica democratica”. Le provocazioni dello stato e le operazioni nel Kurdistan meridionale previste, intendono terrorizzare le masse e liquidare le forze guerrigliere. Per poter prevenire che un tale pericoloso piano si realizzi,  il nostro partito richiama l’opinione pubblica a reclamare i propri  diritti e a fare del proprio meglio”.

 

Il direttore della sicurezza di Diyarbakir sig. Okan è stato ucciso dal Jitem.  

Kurdish Observer, 12/03/2001

Le prove dimostrano che Gaffar Okan, direttore della sicurezza di Diyarbakir è stato ucciso il mese scorso dalla Direzione contro il terrorismo (Jitem). Secondo le dichiarazioni del testimone oculare. Alcune notizie apparse sull’inserto settimanale Aktuel richiamano l’attenzione su alcuni punti oscuri dell’assassinio e asseriscono che potrebbero aver agito alcuni membri del Jitem. Le informazioni risultano dalle dichiarazioni dei testimoni oculari e i poliziotti hanno anche dichiarato che gli stessi perpetratori avrebbero condotto le ricerche insieme ad altri poliziotti dopo l’assassinio, aggiungendo che due veicoli del Jitem si allontanarono dal luogo del delitto ad alta velocità in direzione di Mardin appena dopo l’accaduto.

 

 

Il prossimo sabato 17 marzo partirà la delegazione italiana per il Newroz in Turchia, i nostri amici e le nostre amiche, dividendosi in due gruppi, parteciperanno alle celebrazioni del 21 marzo sia a Van che a Diyarbakir. Per tutti quelli che resteranno in Italia l’appuntamento è il 24 marzo 2001 a Bologna, Viale lenin presso TPO, alle ore 14.00.  Buon Newroz a tutti!