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Il 31 maggio: un punto di
svolta
KurdishObserver, 01/06/01
Il processo del secolo, arrivato ormai al suo terzo anniversario, rappresenta un punto di svolta per il futuro della Turchia, grazie anche all’impronta di pace che gli ha dato il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan. Nel corso del processo, il Presidente, ha voluto più volte sottolineare il suo intento di costituire una Repubblica democratica, fondata sulla libera unione dei kurdi e dei turchi. Nel corso del processo, Abdullah Ocalan ha anche voluto spiegare il senso e la natura dell’esistenza del PKK: “Il PKK si pone nella storia come una forza in grado di trovare una forte soluzione sociale alle problematiche attuali, una forza realistica e moderna, basata su una grande forza interiore e sulla libertà individuale”.
Il Presidente del PKK ha anche ricordato come, con l’unione del popolo kurdo e di quello turco, la Turchia sarà in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella regione mediorientale. Hatice Korkut, avvocato del “Processo del secolo”, ha ricordato che l’atteggiamento assunto dal Presidente Ocalan ha aperto la strada ad una nuova svolta di pace mai prima intrapresa: “Le frasi di Ocalan ‘Voglio essere impegnato nel futuro del mio paese, in questo modo o in un altro’ o ‘Voglio occuparmi di questo’, sono frasi che non possono essere più ignorate. Anche se tutto questo non ha ancora avuto una risposta ufficiale, ha creato nella mente della popolazione un serio esame di coscienza e la nascita di nuovi punti di vista”.
L’avvocato di Ocalan, Irfan Dundar, ha annunciato che la Corte di Strasburgo ha accettato di posticipare la discussione del caso al 31 agosto, vista la necessità del collegio difensivo del Presidente del PKK di avere più tempo per preparare una completa memoria difensiva.
Una legge anche per i kurdi
KurdishObserver,
20/05/01
Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha sostenuto l’importanza di includere i kurdi in una apposita legge dello stato: “Sto cercando una soluzione che abbracci la dimensione della difesa dei diritti umani e quella della legge. Voglio unire, nella mia difesa, la dimensione legale con quella politica, tesa a raggiungere l’accordo e la pace”.
Il Presidente Ocalan ha ricordato l’importanza di sostenere l’azione democratica del Presidente della repubblica turca, Sezer, ricordando quanto ancora sia lunga la strada per la costruzione di una democrazia effettiva.
I kurdi, infatti, sempre secondo Abdullah Ocalan, continuano ad essere vittime di violenze, di sparizioni e di soprusi, e tutto questo nell’assoluto silenzio della legge attualmente in vigore. Il Presidente Ocalan ha ricordato la gravità della cospirazione contro di lui e contro il popolo kurdo, ha affermato che il popolo kurdo è stato spinto, come un leone, nell’arena dei gladiatori. Ocalan ha inoltre sottolineato la gravità del tradimento greco contro il popolo kurdo, tale sottolineatura non è stata però accompagnata da alcun astio contro lo stesso popolo greco.
Ricordando che il PKK ha lasciato la guerra per la pace, il Presidente Ocalan ha detto: “La guerra di liberazione era portata avanti con ragione e su di una base legale. Eravamo d’accordo per la Liberazione e l’indipendenza. Questo non vuol dire che oggi ci siamo arresi. Perché la Ciller è così preoccupata? Perché urla? Perché è finita l’epoca dei profitti di guerra facili. Sono sempre convinto che il mio atteggiamento è, alla luce di tutto questo, sempre più corretto”. Ocalan ha, infine, invitato tutti a mobilitarsi per la lotta democratica e per impedire un brutale ritorno alla guerra.
Nessuno può vivere coi
divieti
KurdishObserve, 25/05/01
Il PJA (Partito delle donne libere) ha lanciato una grossa mobilitazione per togliere il divieto imposto alle organizzazioni kurde in tanti paesi europei: “Il bando in Europa al PKK è segno di non riconoscimento dell’identità del popolo kurdo. Il 31 maggio la Corte di Strasburgo giudicherà l’ipocrita politica europea. In questo periodo dovremo mettere in atto delle azioni in grado di dare efficacia alla nostra azione. Le donne del PJA dovranno, tutte, urlare - Io sono membro del PKK-”.
Il caso Ocalan è
un’opportunità storica
KurdishObsrever, 25/05/01
Uno dei membri del Consiglio di presidenza del PKK, Osman Ocalan, ha sostenuto che il processo a carico di Abdullah Ocalan riveste un’importanza storica per almeno quattro motivi: il primo motivo è la dichiarazione d’identità del popolo kurdo, il secondo è il fatto che il processo si tenga davanti alla Corte di Strasburgo per i diritti umani, il terzo è la crisi che sta vivendo la Turchia, l’ultimo è il bisogno, estremo, di pace che vive il medioriente.
Osman Ocalan ha infatti ricordato come i kurdi siano ormai usciti dall’anonimato e, con la loro dichiarazione d’identità, abbiano ormai posto il loro dramma all’attenzione dell’Europa. tornando sulla crisi economia turca, Ocalan ha ricordato come questa dipenda dal fatto che il regime abbia, per decenni, volutamente lasciato ai margini della vita sociale del paese i lavoratori e i kurdi.
Osman Ocalan ha fortemente sostenuto che il popolo kurdo dovrà fare del processo al suo leader l’occasione per riproporre con forza la questione kurda sul tavolo della politica europea: “Ci dovranno essere delle iniziative per bloccare la politica di annientamento verso il nostro popolo.
Questa iniziativa popolare dovrà poi estendersi in Turchia. Il popolo kurdo dovrà presentare delle petizioni in tutti i tribunali d’Europa per riaffermare la propria identità. Quest’iniziativa dovrà iniziare dal 31 maggio, e dovrà vedere protagonista il popolo per i prossimi mesi, fino ad arrivare all’identificazione del caso Ocalan con la questione del riconoscimento dell’identità kurda. (…)
La Corte di Strasburgo dovrà arrivare
a giudicare, non il nostro Presidente, ma la Turchia e coloro che hanno
sostenuto la sua azione criminale”. Osman Ocalan ha concluso il suo lungo
intervento auspicando che tra le forze kurde si riesca ad instaurare una
collaborazione in grado di reggere gli urti dei cambiamenti nel Vicino oriente
ove, sempre più, gli Stati Uniti stanno ampliando la loro influenza.
Inizia oggi la dichiarazione
d’identità
KurdishObserver, 01/06/01
Il 31 maggio, in Germania, i kurdi hanno iniziato la loro dichiarazione d’identità di massa. Il popolo kurdo si è radunato sotto la porta di Brandeburgo e, dopo aver letto una dichiarazione, ha annunciato la sua volontà di lottare per vedere riconosciuta la propria identità. L’incontro ha visto la partecipazione di Beser Sahin (Movimento democratico per la cultura) e di esponenti della Kon-Kurd (Unione della associazioni kurde d’Europa), della Yek-Kom (unione della associazioni kurde in Germania), degli insegnanti kurdi e del Pds (Partito del socialismo democratico).
Nel documento presentato si può
leggere: “La Germania ha posto il bando sul PKK dal 1993, negando il ruolo del
Partito e avviando una politica di discriminazione verso i kurdi. Ciò è un
cattivo esempio per tutti e per i paesi come la Turchia, che cercano di avviarsi
alla democrazia. Abbiamo scelto proprio per questo la Germania, e Berlino, per
iniziare la nostra campagna.”
Sviluppi che fanno sperare
KurdishObserver,
30/05/01
Gulizar Tural, del Consiglio di Presidenza del PKK, ha detto che le proposte del Tusiad (Confindustria turca) e i lavori per la riforma della Costituzione, sebbene ancora non sufficienti, lasciano comunque delle buone possibilità per sperare in futuri sviluppi positivi: “E’ normale che un processo di cambiamento, come quello che sta vivendo la Turchia, possa essere doloroso. Noi, come partito, valutiamo positivamente i passi della Tusiad, e più in generale di tutti i partiti turchi, per cercare delle riforme costituzionali che, sebbene ancora non sufficienti, ci lasciano delle buone speranze. (…) Queste proposte sono una risposta a tutti coloro che si oppongono al cambiamento. Da ciò può nascere una piattaforma democratica e una conferenza, la cui realizzazione, il nostro Partito sosterrà con forza”.
Gulizar ha anche commentato gli
sviluppi della guerra in Kurdistan: “Le operazioni nel Kurdistan del nord sono
in aperta contraddizione al tentativo di aprire le porte alla via democratica.
L’attacco è diretto al processo di cambiamento. Bisogna garantire la pace per
dare efficacia alle proposte di cambiamento. Tutto ciò ostacola il
riavvicinamento tra i due popoli”. Gulizar ha concluso affermando la
legittimità della difesa delle Forze di Difesa Popolare.
Una soluzione comune
KurdishObserver, 22/05/01
La crisi economica, attraverso la quale sta passando ora la Turchia, non è altro che il risultato finale di una questione sociale lasciata irrisolta per troppo tempo. Da molte parti sembra ormai maturata l’idea della necessità che solo attraverso un nuovo patto sociale sarà possibile superare il difficile momento. Ozgur Politika ha chiesto ad alcuni dei protagonisti di questa nuova fase di elaborazione sociale quali sono le ricette per uscire dalla crisi.
Il PKK, attraverso la voce di Duran Kalkan, ha ricordato quanto sia importante arrivare ad una Conferenza per la democrazia: “La democrazia non è più una questione che possa essere ritardata a domani, deve essere affrontata oggi”. Kalkan ha anche espresso l’appoggio del Partito all’iniziativa democratica della TUSIAD (Confindustria turca). Secondo il portavoce del PKK, il programma elaborato dal Ministro dell’economia Kemal Dervis deve essere sostenuto perché non prevede solo dei mutamenti economici ma anche politici, che sono poi quelli che permetteranno di cambiare la situazione: “Abbiamo presentato un progetto che sarà il motore della trasformazione, dalla Conferenza sarà elaborato un manifesto del cambiamento, dopodiché sarà creato un coordinamento delle forze democratiche, che implementerà i punti del manifesto e permetterà di raggiungere una soluzione ai problemi sociali del paese”.
Kalkan ha anche affermato che l’attuale Parlamento turco non è in grado di garantire il cambiamento e che sarebbero invece necessarie nuove elezioni realmente democratiche. Anche il Segretario generale dell’Hadep, Mahmut Sakar, ha ricordato la necessità di una conferenza democratica e ha sostenuto la disponibilità dell’Hadep a guidarla, ma anche se ciò non sarà possibile, a causa di una prevenzione nei confronti del partito, l’importanza della conferenza resta immutata. La necessità di seguire questa strada è stata anche indicata dalla IHD, dai partiti Anap e Chp.
Il PKK non è considerato in
Francia un’organizzazione terrorista Flash
Bulletin, 29/05/01
Il processo per terrorismo contro il PKK si è concluso con la piena assoluzione dell’organizzazione. E’ attesa ora l’esecuzione della sentenza da parte del Ministero degli interni, si spera che tale decisione possa avere sviluppi anche in Germania e nel Regno Unito, dove invece tale accusa grava ancora sul Partito.
Il Procuratore della repubblica, Le Loire, dopo un’attenta analisi delle carte processuali, e dopo aver analizzato l’attività del Partito e del suo Presidente, ha infatti fatto cadere tutte le accuse volte al PKK negando un suo coinvolgimento in azioni violente avutesi in Francia nel periodo esaminato: “Mentre è chiaro che i kurdi hanno sviluppato la loro organizzazione in Francia ed è chiaro che hanno dato delle contribuzioni a questa, non ci sono prove di un loro coinvolgimento in azioni violente e tanto meno terroristiche”.
Le iniziative anti-PKK iniziarono in Francia già nel 1993 con la chiusura di numerose organizzazioni kurde. La Francia è stata, infatti, il primo paese europeo a bandire il PKK; uno dei principali accusatori del Partito è stato l’allora Primo ministro Pasqua, oggi caduto (guarda caso) in disgrazia accusato di corruzione. Faruk Doru dell’Ufficio informazione del Kurdistan ha salutato la decisione con gioia, ringraziando per questo risultato gli sforzi congiunti di kurdi e francesi, ricordando che grazie a tale sentenza si legittima la lotta di liberazione del popolo ed è un grosso risultato nato dagli sforzi del Presidente Abdullah Ocalan.
Il piano di difesa europeo e
il dilemma turco
Flash bulletin, 21/05/01
Il piano di difesa europeo mette in grosso imbarazzo il regime turco, mentre il paese ha bisogno di tenere buoni rapporti con Bruxelles in vista dell’ingresso nell’Unione europea. La Turchia sta tentando di bloccare un programma europeo che prevede l’utilizzo dei piano NATO senza consultare i membri NATO che non siano anche membri della UE.
L’accesso ai piani strategici della NATO è, infatti, dichiarato vitale in vista della creazione della forza europea integrata di difesa. La Turchia, che ha il secondo esercito della NATO e numerose basi strategiche, chiede, anche a causa della particolare posizione nella quale si trova, un potere decisionale maggiore rispetto a quello che gli si vuole attribuire. La Turchia ha paura che l’Europa possa mettere bocca in questioni per lei essenziali come quella di Cipro: “La Turchia non può essere paragonata ad altri paesi Nato non membri della UE come l’Islanda o la Norvegia. Quello che ci chiede l’UE è fuori di ogni logica” ha detto Huseyin Bagci dell’Università tecnologica del Medio oriente.
L’ex Ministro per gli affari esteri Turkmen ha, invece, messo in guardia la Turchia dal creare un’eccessiva tensione che potrà danneggiare la sua stessa adesione all’Unione, ricordando che la UE non è un’alleanza antiturca e respingendo scenari che prevedono un intervento militare europeo a Cipro.
Arresti Hadep a Mersin KurdishObserver,
30/05/01
A seguito del raid della polizia turca a Mersin, lo scorso 24 maggio, sono stati fermati ben 29 amministratori locali dell’Hadep. Gli uomini dell’Hadep, interrogati per 5 ore per propaganda pro-PKK, sono stati salutati da centinaia di manifestanti radunatisi al di fuori dal Palazzo di giustizia.
Il Segretario provinciale dell’Hadep, Hasan Yurtsever, ha
paragonato l’azione della polizia ad un colpo di stato contro l’Hadep di
Mersin: “Stanno cercando di ostacolare la nostra crescita e il nostro contatto
con le masse, ma sbagliano i loro calcoli. Non riusciranno a ridurci al silenzio”.
Cambiare l’articolo 51 KurdishObserver,
25/05/01
La Commissione interpartitica per l’accordo ha raggiunto un’intesa per il cambiamento dell’articolo 51 della Costituzione con questa affermazione: “Le riforme economiche non potranno avere successo senza le corrispondenti riforme politiche”. Il portavoce della Commissione, Arseven, ha affermato che il lavoro sarà pronto entro metà giugno, dopo averlo aperto al dibattito pubblico.
Il portavoce ha inoltre ricordato che, anche se non ci sarà un accordo totale da parte di tutti i partiti, sarà comunque presentato un pacchetto di riforme per cambiare la Costituzione della repubblica. Arseven ricorda come le riforme strutturali non potranno avere successo senza le corrispettive riforme politiche: “E’ quello che stiamo facendo. Stiamo lavorando su queste riforme perché il popolo turco ne ha bisogno”. I cambiamenti sui quali sarà chiesto il parere dell’opinione pubblica non sono ancora stati rilevati.
Sospettato l’uso di armi
chimiche nel massacro di alcuni guerriglieri. Kurdish
Observer, 4 giugno 2001
Si sospetta l’uso di armi chimiche nello scontro che è finito con la morte di un gruppo di guerriglieri del PKK, in un’operazione militare cominciata due settimane fa nella regione di Erzurum-Bingol. Secondo fonti locali, un’operazione con 2mila soldati cominciò nel villaggio di Yedisu (Bingol). Nel corso dell’operazione le unità militari hanno accerchiato un gruppo di 16 guerriglieri rifugiatisi in una caverna. Tutti i guerriglieri hanno perso la vita.
Il fatto che tutti i sedici guerriglieri siano morti nella grotta lascia intendere che si sia fatto uso, ancora una volta, di gas chimici. Inoltre, il rifiuto delle autorità a consegnare i corpi ai famigliari, che da Mus e Bingol hanno richiesto di dare sepoltura alle vittime, ha accresciuto i sospetti.
Secondo le informazioni ottenute, i soldati avrebbero trasportato i corpi con i trattori e li avrebbero bruciati in una fossa comune presso Yedisu, con la collaborazione della municipalità.
Una persona che vive a Yedisu, che ha preferito rimanere anonima, ha dichiarato che “All’inizio avevano intenzione di portare i parenti fino su in montagna, ma poi non hanno permesso a nessuno di avvicinarsi ai cadaveri per l’identificazione, che invece sono stati bruciati in una fossa comune. Questo indica che è stato fatto uso dei gas”. Allo stesso tempo due guerriglieri sarebbero stati visti presso l’area della gendarmeria, si presume che siano coloro che hanno indirizzato i soldati al luogo dove il gruppo si rifugiava.
Al via la cooperazione
decentrata italiana.
Il 29 maggio 2001 ad Istanbul una delegazione della Provincia di Ancona ha siglato un accordo con IULA-EMME (Unione internazionale delle autonomie locali – Medioriente e Mediterraneo dell’est) per la gestione del finanziamento di un progetto di cooperazione decentrata con il comune di Dogubeyazit, amministrato da Mukaddes Kubilay di HADEP.
Il progetto prevede la costruzione di una Centro di istruzione e assistenza sanitaria per donne e bambini, fortemente voluto dalla Sindaco, già in visita in Italia nel 1999.
La Kubilay insieme con il Presidente della Provincia di Ancona e due assessori, tra cui l’Assessore alle politiche sociali, Donatella Linguiti, che ha seguito con impegno e tenacia la tortuosa via, e il resto della delegazione sono stati acclamati da circa 500 donne in una sala del comune di Dogubeyazit nel momento della presentazione del progetto.
La delegazione italiana incontrando i tecnici responsabili dell’esecuzione del progetto ha preso parte, il 31 maggio, alla commovente celebrazione di inaugurazione dei lavori, partecipata da una folla sterminata che gridava “Viva Mukades Kubilay, il nostro grande sindaco”. Si apre adesso una nuova strada per la cooperazione decentrata italiana in Turchia.
La devastazione crescente
della Mezzaluna fertile
Flash Bulletin, 21/05/01
Immagini satellitari, parte di uno studio delle Nazioni Unite, dimostrano come quella che una volta era la Mezzaluna fertile sia ormai diventata un deserto arido. Il 90% circa delle terre fertili sono, infatti, scomparse, negli ultimi 10 anni a causa della costruzione di decine di dighe, che hanno inaridito il terreno. Le immagini mostrano come le terre fertili, che prima coprivano circa 20.000 kmq, siano ormai ridotte a circa 2000kmq.
Le immagini, raccolte dal 1992 al 2000 in numero di 16.000 non sono mai state, sinora, oggetto di studio: “Le immagini mostrano chiaramente come le terre fertili siano ormai drasticamente ridotte, siano diventate un deserto e sia possibile notare la presenza anche di increspature salate sul terreno stesso”. La lontra dal mantello liscio è ormai estinta, come assai diminuito è il numero degli uccelli che migrano dalla Siberia al Sud Africa e quello della fauna ittica della zona. La situazione minaccia anche una popolazione locale (gli “arabi iracheni della palude”), popolazione con una cultura antica di 5000 anni, che vive ormai dispersa lungo il confine iraniano-iracheno o nei campi profughi dell’Iraq.
Nonostante il disastro le Nazioni Unite ritengono sia ancora possibile fare qualcosa per salvare l’ecosistema locale ed hanno, a questo proposito, chiesto a Turchia, Iraq, Iran e Siria di raggiungere un accordo di cooperazione per salvare quello che rimane di una delle zone, almeno una volta, più fertili del mondo.