Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.43

Del mondo kurdo                                                                                                                                             

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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Europa ingiusta verso i kurdi               KurdishObserver, 23/06/01

                Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha duramente criticato l’Europa a causa del suo totale silenzio nel proporre soluzioni alla questione kurda. Il Presidente Ocalan, ricordando l’apertura del PKK verso il modello federale scozzese, ha rilasciato una lunga dichiarazione nel corso dell’incontro coi suoi avvocati per preparare la linea di difesa alla Corte di Strasburgo; incontro che si è, tra l’altro, potuto tenere solo dopo diverse settimane a causa dei rifiuti della polizia.      Ricordando che la sua difesa sarà ascoltata dalla Corte di Strasburgo il 31 Agosto, Ocalan ha detto che, nel testo che sta preparando insieme coi suoi avvocati, saranno toccati tutti gli aspetti della questione kurda, il suo arresto, la scelta di pace del PKK e il ruolo dell’Europa nel complotto internazionale. “Abbiamo rimosso due importanti accuse: separatismo e violenza”. Il Presidente Ocalan ha anche ricordato che, sinora, non è stato ad esempio risolto il problema della libertà d’espressione per i kurdi in Turchia e che nessuna potenza europea ha detto nulla contro tale situazione. Il Presidente ha continuato dicendo: “Non solo alcuni circoli in Turchia, ma anche molte potenze europee, tra le quali il Regno Unito, vogliono la mia liquidazione. Sono però determinato a continuare il processo di pace contro la Turchia e contro queste potenze europee”.

Parla il collegio difensivo del Presidente del PKK,

Abdullah Ocalan                                      Flash Bulletin, 25/06/01

                Riportiamo i passi più significativi dell’intervista rilasciata dal collegio difensivo del Presidente Ocalan alla rivista Genc Bakis:

                “La Corte ha deciso di accettare il “caso Ocalan” a causa della compatibilità delle istanze della difesa rispetto agli articoli della Convenzione europea per i diritti umani relativi al diritto alla sicurezza, ad un processo sicuro, al divieto di tortura, al diritto ad una difesa legale, alla protezione della persona e della sua famiglia, al divieto di discriminazioni, al divieto di abusare dei diritti e delle libertà d’espressione dell’individuo. (…) Il processo, che inizierà il 31 agosto con l’esame delle memorie presentate dalle parti, non sarà limitato ai soli aspetti giuridici ma, data anche la natura della memoria difensiva che sarà presentata dal Signor Ocalan, toccherà anche la generalità della questione kurda e le possibili soluzioni a questa. (…) La nostra linea si basa su alcuni punti qualificanti: dimostrare che il rapimento di Ocalan in Kenya è stato contrario al trattato sull’estradizione firmato anche dalla Turchia, sottolineare che in Turchia il codice penale prevede ancora la pena di morte. Oltre a questo dal punto di vista politico ripercorreremo le tappe dell’attività del PKK, il senso della sua nascita, il diritto alla difesa armata da parte dei popoli oppressi e, infine, dimostreremo la sua buona volontà nel cercare una soluzione pacifica e le prospettive di pace che si presentano in caso di risoluzione del caso Ocalan con l’accoglimento della sua memoria difensiva. (…) Sui tempi del processo è realistico pensare ad ancora due anni di durata. Periodo necessario per dare al processo quel carattere generale che lo caratterizzerà. Un processo per la civilizzazione, come ha detto recentemente il signor Ocalan.”

NB. L’intervista è pubblicata per intero sul nuovo numero di Kurdistan Report, disponibile presso la sede di UIKI.

Fermatevi o sarà guerra!                        KurdishObserver, 23/06/01

                Il Consiglio di Presidenza del PKK, commentando le ultime azioni militari turche, ha affermato che queste rendono la guerra inevitabile e ha lanciato un ultimo appello per la pace. Il PKK ha emanato un documento nel quale sono poste sette condizioni da rispettare al fine di garantire la pace: “I continui attacchi turchi stanno sfiancando la pazienza del nostro popolo, ogni giorno sempre di più. Se le forze interessate non prendono vantaggio dalle nostre proposte di pace, la guerra sarà inevitabile. Se non si vuole la guerra bisogna agire per sviluppare la democrazia e, soprattutto, bisogna bloccare la pena di morte. Ulteriori ritardi saranno un male per tutti e aumenterebbero il rischio di guerra. Chiediamo alla Turchia di collaborare alla pace”. Il PKK ha voluto anche ripercorrere, nel suo documento, il peggioramento delle condizioni democratiche in atto in Turchia: “Oltre alle grosse perdite che sono state inflitte alle nostre forze, abbiamo registrato un aumento delle violenze contro le organizzazioni che difendono la nostra causa. Dopo la scomparsa, a Silopi, dei due rappresentanti dell’Hadep si è registrato un aumento delle violenze, specialmente tra Maggio e Giugno.(…) Lo Stato turco ha deciso di fare la guerra, lo ha deciso non parlando di abolizione della pena di morte nel documento di 37 pagine sulla questione kurda, lo ha deciso impedendo agli avvocati di Ocalan di incontrarlo, lo ha deciso quando Ecevit dice che dare un riconoscimento ai kurdi sarebbe causa di guerra”.         Il PKK ha concluso il documento invitando il popolo kurdo, in qualsiasi parte del mondo, alla mobilitazione generale: “La Dichiarazione d’identità deve tramutarsi in azione, scioperi, manifestazioni, serrate, boicottaggi, raccolte firme e atti simili. Tutto il nostro popolo deve avere ben presente in mente ‘O Pace o Serhildan’. Chiediamo a tutti di agire, al massimo delle loro responsabilità, su queste basi”.

                Il PKK ha concluso il documento presentando la lista delle sette richieste da soddisfare per garantire la pace:

1.        La Repubblica turca deve incondizionatamente abolire la pena di morte.

2.        Deve porre fine alla guerra contro le nostre forze di difesa e tutte le organizzazioni che chiedono la pace.

3.        Deve riconoscere, al nostro popolo, il diritto di parlare e di insegnare il kurdo.

4.        Deve essere riconosciuto il diritto di espressione, di organizzazione e di attività politica.

5.        La legge sui partiti politici e quella elettorale deve essere riscritta ed essere espressione di tutti i settori della società.

6.        La Legge speciale (OHAL) deve essere abolita e deve essere riconosciuto il diritto di tornare ai propri villaggi.

7.        L’Unione europea deve riconoscere l’identità nazionale del popolo kurdo. Tutte le forze internazionali devono rispettare le richieste del popolo kurdo e cambiare la propria politica verso di esso.

 

Evitiamo una nuova guerra                        KurdishObserver, 25/06/01

                Osman Ocalan, del Consiglio di Presidenza del PKK, intervenendo telefonicamente ad un programma di Medya Tv ha ricordato che i prossimi tre o quattro mesi saranno decisivi per la pace e per la guerra: “Questa è l’ultima possibilità. Avevamo iniziato la guerra perché non c’era altra soluzione. Adesso vogliamo lottare con la politica, ma ultimamente sono aumentati gli attacchi e la campagna di liquidazione di tutto quello che ha a che fare col nostro popolo. Tutto questo dimostra che vogliono continuare con la guerra. Noi non abbiamo ancora deciso cosa fare. La nostra guerriglia e il nostro popolo sono più forti e consapevoli che mai. Molte potenze della regione sono in grado di sostenerci. Siamo quindi in una posizione molto vantaggiosa. La guerra non è però la nostra strategia e non vorremmo cambiarla”.

Operazioni militari sul Monte Cudi     KurdishObserver, 19/06/01

Mentre l’esercito turco ha iniziato a ritirarsi da alcune zone del Kurdistan del nord e del sud, si è appreso che negli scontri verificatisi sul Monte Cudi un guerrigliero ha perso la vita. Secondo le fonti del PKK, mentre l’esercito turco ha iniziato il ritiro da Ertus, Oramar  e Carcela, sul Monte Cudi un guerrigliero ha perso la vita, quattro sono dispersi, mentre non si hanno notizie su quanti soldati siano stati uccisi. I carri armati turchi di stanza nella regione di Shaladize, nel Kurdistan del sud al confine con quello del nord, si sono ritirati mentre si assiste ad altri, e numerosi, movimenti di truppe e mezzi blindati. Il PKK ha inoltre negato ogni responsabilità sull’esplosione di alcune mine anti-uomo lungo la strada tra Colyan e Silopi. Mentre nuovi incontri tra Puk e Pdk non hanno sinora portato a tangibili risultati, il Puk ha rafforzato i check point sul monte Kandil, mentre le sue truppe ricevono costante allenamento dall’esercito turco.

L’esercito turco si prepara alla guerra  Flash Bulletin, 28/06/01

                Due anni dopo la condanna a morte inflitta dalla Turchia la Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, sembrano svanire le ultime speranze di pace. Il governo non riconosce ancora le istanze culturali del popolo kurdo e le autorità rifiutano di incontrare i sindaci kurdi della regione. La Turchia ha posizionato nella regione quasi 200.000 soldati supportati da tank e veicoli corazzati, come ai tempi della prima insurrezione kurda. Le proposte di pace lanciate da Imrali, le elezioni che hanno consegnato il sud-est al partito kurdo HADEP sembravano poter aprire una nuova via. Nuova via che il popolo kurdo è ancora disposto a percorrere ma che vede, invece, l’assoluta contrarietà dell’esercito turco che ha scelto la guerra.     Con la scusa del terremoto, i fondi da utilizzare per risollevare l’est sono stati invece dirottati ad ovest. L’esercito turco e il Mhp si sono sempre detti contrari a garantire i diritti culturali al popolo kurdo. Mehmet Sandir, legislatore della coalizione di destra, ha a questo proposito detto: “ La lingua è una scusa. Vogliono il separatismo. Non lo consentiremo mai. Stanno scherzando col fuoco”. Dalle montagne kurde, Mustaf Karasu del Consiglio di presidenza del PKK ha chiesto, attraverso Medya Tv, ai giovani kurdi di unirsi alla guerriglia e Michael Radu dell’Istituto politologico di Filadelfia ha recentemente affermato: “La Turchia potrebbe anche sopravvivere senza UE, ma le conviene rischiare una nuova guerra contro i kurdi?”

Uccisi tre combattenti del PKK                 Flash Bulletin, 28/06/01

                Tre guerriglieri del PKK sono stati uccisi in uno scontro a fuoco nel Kurdistan turco, uno dei tre era di nazionalità irakena. Sembra che due soldati turchi siano stati feriti da una mina antiuomo posizionata lungo il confine con l’Iraq, il PKK si è detto estraneo all’accadimento.

L’Hadep “marcia” su Istanbul              KurdishObserver, 21/06/01

                L’Hadep ha lanciato una campagna intitolata “Centinaia di migliaia con l’Hadep”. Il Presidente dell’Hadep, Murat Bozlak, è arrivato ad Istanbul da Izmir, da dove ha dato il via alla campagna politica del partito. Dall’aeroporto, un lungo convoglio d’auto, scortato da ingenti forze di polizia, è arrivato alla Federazione provinciale dell’Hadep di Nisantasi. Bozlak ha affermato che l’Hadep è il partito del futuro e che lo stato non sta facendo il necessario per ridare al popolo la fiducia, che si è persa, nella forza della politica: “L’Hadep sta diventando l’unica scelta democratica per i kurdi, i turchi e per tutti coloro che credono nel lavoro, nella pace e nella democrazia in Turchia. Dato che questo è l’obiettivo del nostro partito, abbiamo iniziato la nostra campagna di reclutamento di forze nuove ed intellettuali”. Tra questi nuovi membri dell’Hadep Bozlak ha ricordato la presenza di numerosi avvocati e industriali, di 4 ex membri del Mhp (Lupi grigi) e di altri partiti come l’Anap (Partito della madrepatria), il Chp (Partito repubblicano del popolo), il Fp (Fazilet) e Dsp (Partito della sinistra democratica).

                L’unione Europea condanna la chiusura del Fazilet

Flash Bulletin, 27/06/01

                La Presidenza dell’Unione Europea ha condannato la chiusura del Partito Fazilet da parte delle autorità turche. Per l’UE questa decisione mette a rischio la libertà di pluralismo politico e d’espressione, che dovrebbe essere patrimonio comune di paesi membri o candidati a far parte dell’Unione.                 Tale scelta delle autorità turche, sempre secondo l’UE, sottolinea l’importanza per la Turchia di implementare, prima possibile, gli accordi di Partenariato sottoscritti lo scorso 8 marzo. L’Unione si è infine detta conscia degli sforzi che la Turchia sta portando avanti, a seguito della presentazione del suo Programma nazionale, per riformare le strutture costituzionali del paese e si è detta speranzosa che questi sforzi porteranno, nel più breve tempo possibile, ad adottare delle soluzioni in linea con i Criteri di Copenaghen.

Cooperazione militare tra Turchia, Israele e USA.

Flash Bulletin, 26/06/01

                Si sono da poco concluse, nella Turchia del sud, delle esercitazioni aeree che hanno visto partecipare le forze aeree di USA, Turchia, Israele. Sono state le manovre più grandi mai effettuate nella regione. Secondo fonti dei tre paesi le operazioni sono state tese ad addestrare i piloti al volo e al combattimento in regioni ostili, senza che ci fosse, in queste operazioni, alcuna minaccia verso potenze della zona.

 

Contro la pena di morte                               KurdishObserver, 24/06/01

                Il “Primo congresso mondiale contro la pena di morte” ha chiesto alla Turchia di abolire la condanna capitale. Il Congresso, tenutosi a Strasburgo, ha visto la partecipazione dell’avvocato del Presidente del PKK Abdullah Ocalan, Dogan Erbas che, alla conclusione dell’iniziativa ha tenuto una conferenza stampa insieme ad Angela Davis e Michael Taube, Presidente dell’associazione “Insieme contro la pena di morte”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Erbas ha ricordato che la Turchia deve urgentemente abolire la pena di morte, conformandosi così al Protocollo 6 della Convenzione europea per i diritti umani, come già fatto dagli altri stati membri del Consiglio d’Europa. Angela Davis ha concluso la conferenza stampa ricordando che negli anni Settanta fu condannata per ben tre volte a morte, a causa delle sue idee sui diritti dei neri, e che l’esecuzione fu annullata grazie anche all’intervento dell’opinione pubblica mondiale.

 

26 morti nell’indifferenza                        Flash Bulletin, 27 e 30/06/01

                Aysun Kayaci, una ragazza turca di 25 anni, appartenente ad un’organizzazione della sinistra turca, è morta dopo 183 giorni di sciopero della fame, insieme a Zehra Kulaksiz deceduta il 30 giugno, al 223mo giorno di digiuno, in solidarietà con suo zio detenuto. La Turchia, cieca davanti a questa ennesima tragedia, non sembra intenzionata a rinunciare al suo programma di riforma carceraria. Le piccole concessioni accordate ai prigionieri sono state dichiarate insufficienti dagli attivisti per i diritti umani. Tutto questo getta sulla Turchia, che sta cercando di farsi accettare nell’Unione Europea, una nuova grande ombra che non sarà facile fugare.

 

La Federazione è divenuta più forte

KurdishObserver, 19/06/01

Si è appena svolto il congresso della federazione delle Associazioni kurde di Germania: all’incontro hanno appassionatamente preso parte 450 delegati ed oltre 5000 membri. All’apertura del congresso, il presidente della Yek-Kom, Mehmet Demir, ha ricordato che questa è la più grande associazione kurda d’Europa: “Non poteva rimanere fuori del generale sviluppo democratico delle associazioni kurde”. Dopo un minuto di silenzio, in ricordo dei martiri della guerra, è stato eletto il gruppo dirigente che ha visto eletti tra le sue fila: Ayten Kaplan, Celal Kaya, Cihan Eren, Mehmet Demir e Halit Yildirim.

Yildirim ha ricordato che, in Europa, i movimenti non in grado di istituzionalizzarsi, non in grado di darsi una prospettiva politica più forte, non possono difendere i propri valori.

I delegati hanno, nel corso del dibattito, avanzato diverse critiche all’attività sinora svolta dalla Federazione, si è, infatti, registrata una scarsa progettualità, una scarsa destinazione di fondi alle associazioni locali, uno scarso impegno nello sviluppo di un programma per la lingua kurda, uno scarso dinamismo della Federazione nell’impegno per l’integrazione sociale del popolo kurdo.

Osman Ocalan, del Consiglio di presidenza del PKK, salutando il congresso della Federazione ha ricordato che le associazioni kurde d’Europa sono una parte importante della lotta di liberazione. Ricordando che la patria kurda è ancora ridotta ad una situazione di colonizzazione, Ocalan ha invitato tutti ad impegnarsi: “Non è il momento di fare dei passi indietro”.