Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.44

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                           

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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L’arresto di Ocalan e il ruolo degli USA

FlashBulletin, 08/07/01

                Ad un programma di CNN Turchia, Anthony Blinken collaboratore dell’ex Presidente USA Clinton ha detto che gli USA hanno assicurato l’arresto di Ocalan per garantirsi l’amicizia della Turchia. Blinken ha affermato che, data la particolare posizione geostrategica della Turchia, non era interesse americano perdere questo paese. Sempre secondo le parole di Blinken, gli americani hanno, sin dall’inizio, seguito passo, passo, gli spostamenti di Ocalan, ridotto il suo spazio vitale ed organizzato la sua cattura, sempre sotto la costante supervisione di Clinton.

La conferma del Presidente Ocalan (di Irfan Dogan)

KurdishObserver, 12/7/01

Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan ha rilasciato diverse dichiarazione a riguardo dei ruoli giocati da alcuni dei paesi coinvolti nel complotto internazionale contro la sua persona. In varie occasioni Ocalan ha rilasciato dichiarazioni ai suoi avvocati secondo le quali gli USA hanno coordinato e guidato la Grecia nell’operazione. Il Presidente del PKK sottolineò che i responsabili furono il Premier greco Costas Simitis, il Ministro della difesa Theodore Pangalos e il direttore dei servizi segreti greci (EYP) Stavrakakis, insieme al responsabile del dipartimento sui kurdi degli stessi servizi, Savas Kalenderides. Ocalan ha comparato il ruolo di quest’ultimo con quello di Giuda al tempo di Gesù e ha detto “Kalenderides è veramente quello che mi ha tradito, visto che io non avrei potuto credere agli altri”. Il presidente Ocalan ha dichiarato di essere stato trattenuto come un prigioniero nell’isola di Corfu e che fu in quell’occasione che chiese l’aiuto dei greci contro il complotto. Dopo essere andato da Corfu a Patrasso il viaggio è proseguito in aereo, un aereo privato proveniente dalla Svizzera. Il fatto che l’equipaggio parlasse in inglese attirò l’attenzione di Ocalan.  Anche al momento del suo prelevamento forzato dall’Ambasciata greca a Nairobi, fuori dall’aereo turco che lo aspettava non c’erano uomini turchi ma personale armato, alto, chiaro di carnagione e dai capelli biondi. Soltanto appena superata la soglia dell’aereo uomini turchi lo hanno assalito, gli altri potevano essere sia americani che israeliani.  

Il ruolo di Atene secondo il commento sudafricano.

KurdishObserver, 12/07/01

L’Ambasciatore  H.E. Rieaz Shaik, un diplomatico del Ministero degli esteri sudafricano, che incontrò i rappresentanti del PKK in Europa mentre il Presidente Ocalan si trovava a Roma, parla per la prima volta dopo due anni e mezzo rispondendo alle accuse rivolte al suo paese. L’Ambasciatore ha dichiarato che la Grecia ha fatto delle dichiarazioni riguardanti il Sud Africa senza aver mai parlato con nessuno di loro. Ha anche sottolineato che in questo modo Atene cerca di riscattarsi diffondendo delle falsità. Senza fare menzione diretta degli USA, Shaik ha detto che “una super potenza” ha avuto una grande influenza nelle operazioni. Shaik ha accettato di incontrare un inviato di Ozgur Politika nel suo nuovo ufficio ad Algeri, dove è attualmente Ambasciatore. Shaik ha spiegato che nonostante le relazioni del suo paese con la Turchia, il Sud Africa non si era mai opposto alle richieste del PKK e ha continuato dicendo che “La questione Ocalan era una questione preoccupante. Ne avevamo chiaramente discusso con il PKK. Avevamo chiarito come, a livello di governo, accettassimo la lotta del PKK per l’affermazione dei diritti umani e che credevamo che fosse necessario a livello mondiale prestare attenzione alla questione dei diritti umani per il popolo kurdo. Ma avevamo anche detto che non ritenevamo logico, dal punto di vista strategico, che Ocalan venisse in Sud Africa. Non perché non volevamo Ocalan, ma perché non credevamo corretto un tale passo nel momento in cui l’UE cercava di affrancarsi dalle questioni PKK e Ocalan. Gli europei continuavano a suggerire la possibilità Sud Africa, perché la questione kurda sarebbe diventata una questione morta in Europa dal momento in cui egli sarebbe arrivato in Sud Africa. E noi, in quanto alleati, credendo nella questione dei diritti umani e comprendendo l’effetto della pressione diplomatica, abbiamo pensato che sarebbe stato strategicamente più appropriato per Ocalan restare in Europa. Shaik ha aggiunto che i greci non ebbero tempo di incontrarsi con il governo sudafricano e che da parte loro non hanno ritenuto necessario prendere iniziative nei confronti di Atene, visto che si trovavano già a diretto contatto con il PKK. “Se avessimo trovato una soluzione per Ocalan, l’avremmo trovata direttamente con i dirigenti del PKK, non con i Greci”.

Non è importante quanto si dice, ma che c’è dietro

KurdihObserver, 12/07/01

Duran Kalkan, del Consiglio di Presidenza del PKK, intervenendo via telefono al programma di MedyaTV “Cozum” ha detto che le ammissioni e le spiegazioni fatte da vari ambienti a riguardo del ruolo di alcune potenze, in particolar modo degli USA, nel complotto internazionale sono state il risultato della lotta del PKK e del popolo kurdo in accordo con la strategia sviluppata dal Presidente del PKK, Adbullah Ocalan. Kalkan ha esposto che il processo avviatosi il 9 ottobre 1998 (quando la Siria è stata minacciata dalla Turchia per espellere Ocalan) e proseguita con la cattura e la consegna del Presidente del PKK alla Turchia il 15 febbraio 1999, non sono stati altro che l’assalto imposto per sabotare la ricerca di soluzione politica e democratica avviata il 1. settembre e addirittura prima alle celebrazioni del Newroz nel 1993.  “Questo tipo di dichiarazioni – ha detto Kalkan – sono importanti dato che la causa alla Corte europea per i diritti umani ancora è in corso. Fin’ora gli USA non erano ancora emersi con le proprie responsabilità nel processo. Tutti questi sono i risultati degli sforzi del PKK. Attribuirli a qualcun altro sarebbe un grave errore. Il PKK e il suo Presidente si stanno sforzando , anche in condizioni veramente difficili, per sviluppare una soluzione democratica e politica della cospirazione internazionale. Ma, ancora non è compiuta, sono stati fatti soltanto alcuni passi. Però, questi sforzi hanno portato ad un livello importante. Questa è la risposta che possiamo dare se ci chiedono come mai queste dichiarazioni si fanno proprio adesso”. Kalkan ha fatto notare che tutte le realtà riguardanti il complotto, se il processo di soluzione politica e democratica andrà avanti ancora un po’ salteranno fuori, continuando: “Si è trattato di un grande intrigo. Il gioco non si è svolto solo tra il 9 ottobre e il 15 febbraio, ma in 15 anni. Quello che è stato fatto, le forze che sono state create, gli assalti, che cosa non si è svolto in questo tempo! Quali sono i luoghi degli assalti in questo periodo, dal punto di vista dell’umanità e della legge? Se il processo alla Corte europea si approfondirà, molte più informazioni e documenti inediti ne verranno fuori”. Concludendo sulla questione degli Stati uniti e del loro ritenere positivo l’impegno politico del PKK , Kalkan ha detto “Indubbiamente prendiamo sul serio gli USA. Cerchiamo di valutare le parole dette.  I kurdi sono stati illusi con parole come queste per decenni. Ma oggi i kurdi hanno una consapevolezza storica. I kurdi non sono più in una posizione per cui credono sufficienti tali promesse o semplicemente si rincuorano a sentire parole come queste. Non le respingono, ma non le ritengono assolutamente sufficienti. I kurdi si batteranno per sviluppare le proprie soluzioni. Non possono restare senza una soluzione, la storia gli ha anche insegnato che non ci guadagnano niente ad aspettare dagli altri.”

“Non li perdoneremo”                         KurdishObserver, 14/07/01

Abdullah Ocalan ha fatto delle dure dichiarazioni a riguardo della Grecia e degli USA e dei loro ruoli nell’ambito del complotto  “mi hanno presentato alla Turchia come un regalo per assicurarsi i propri interessi” ha dichiarato da Imrali il Presidente del PKK, riferendosi alle questioni di Cipro e dell’Egeo. Inoltre il Presidente Ocalan ha ritenuto necessario affermare che “Gli statunitensi sono dei selvaggi. Se vogliono dicono morte, se vogliono dicono vita. Non dico questo a riguardo di me. Parlo della mentalità nei confronti dei kurdi, i quali per loro non importa se vivono o muoiono. Ci riserviamo il diritto di difenderci legittimamente contro di loro e vogliamo una spiegazione”. Inoltre, il Presidente del PKK ha dichiarato che le decisioni che lo hanno riguardato non sono state prese a livello di singoli stati, ma di NATO. Ocalan fa appello al popolo greco affinché chieda ai propri rappresentanti i conti di quello che è stato – aggiungendo che – neanche fra mille anni li perdoneremo. Si tireranno le somme e anche se si uniranno con i turchi noi resisteremo.” Il Presidente ha proseguito dicendo che il vile gioco era inteso a colpire i valori dei kurdi e i loro intenti di avviarsi verso una politica pulita, in questo modo la libertà di un popolo stava per essere distrutta completamente. “ lasciamo da una parte la mia persona, ci sono ormai le speranze di un popolo che sono state risvegliate. Non ci sono valori che Talabani può vendere a pochi spiccioli. Lo stato greco ha un’elite semplice. Che può vendere i propri principi per dei piccoli interessi nell’Egeo. Questo comunque è solo un tassello. Lasciamo che la cospirazione venga approfondita, si vedrà. Lo stato turco che cosa ha guadagnato da sviluppi di questo tipo?” Infine, il Presidente Ocalan ha concluso dicendo che “Non importa se alla fine morirò. Se quelli che mi seguono, i miei amici, i kurdi saranno svegli, quello che vorrei dirgli è che questa unione nazionale, basata sullo stato di diritto, il secolarismo e la repubblica democratica, invece che l’essere passivi e portare avanti una rozza resistenza,  sarebbe veramente una gran bella cosa. Ma ognuno deve prestare fede alle proprie parole. Se lo stato gioca sporco, la cospirazione esterna vincerà. L’onesta popolazione turca, la Turchia tutta, perderanno. Questo non può essere quanto l’onesto popolo turco desidera”.

 

Pace o tragedia                                    KurdishObserver, 07/07/01

                Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha recentemente affermato che l’attuale situazione politica turca è bloccata e che, non solo il sistema attuale non potrà portare alla pace, ma che è invece da prevedere un approfondimento della crisi: “L’80% della popolazione turca dice di non avere fiducia nell’attuale sistema politico. Con questo sistema, incapace di apportare delle riforme di sistema, la crisi non potrà essere superata. Il popolo sta sperimentando la fame. Se le cose continuano così il vero problema non sarà la fame ma la stessa sicurezza dell’esistenza. In altre parole l’alternativa è tra pace e tragedia”.              Il Presidente del PKK ricorda che come in passato, ci sono e ci saranno in Turchia delle forze che snobbano la proposta di pace del PKK e che parlano solo di impiccagione: “La mia ricerca di una pace onorevole continuerà fino alla fine, con la stessa forza di oggi. Non cambierò la mia linea sin quando vedrò la più piccola speranza di pace. (…) Io sono contrario alla violenza, non credo possa essere lo strumento per risolvere le questioni politiche e sociali. La voglio completamente sradicare. Per poterlo fare c’è però bisogno di rispetto per la nostra identità, storia e cultura.”

La Turchia abolisce la pena di morte, ma…

Il Nuovo, 06/07/01

La Turchia promette, ma l’Ue non si fida completamente: “Aboliremo la pena di morte”. La speranza è aggrappata all'approvazione, da parte del Parlamento, della bozza di nuovo codice penale presentata dal ministro della Giustizia Hikmet Sami Turk. La Turchia, ricorda lo stesso ministro, è l'unico paese del Consiglio d'Europa in cui è ancora in vigore la pena di morte, anche se dal 1984 il suo Parlamento non ha ratificato nessuna delle decine di sentenze capitali pronunciate. Ora, se il Parlamento dirà sì alla bozza, la pena capitale verrà cancellata dal codice penale turco. La bozza, preparata da un’équipe diretta dal professor Sulhi Donmezer, prevede l'ergastolo ''duro'', che limita la vita
sociale del prigioniero all'interno del carcere e i suoi contatti con l'esterno e gli impedisce anche di lavorare fuori dalle mura del carcere. Il documento sarà sottoposto all'analisi dei tre partiti della coalizione di governo prima di arrivare in Parlamento, dopo la riapertura in ottobre. Alla proposta d’emendamento costituzionale sulla pena di morte è stato aggiunto un articolo provvisorio che afferma che non sarà possibile applicare l'amnistia ai reati commessi prima dell'approvazione dell'emendamento. In questa maniera, sostiene il quotidiano "Turkish Daily News" non sarà possibile graziare Abdullah Ocalan, leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan. (…)   I Quindici potrebbero ritenersi soddisfatti dall'abolizione della pena di morte da parte di Ankara, ma non accetterebbero l'escamotage dell'emendamento costituzionale per poter giustiziare Ocalan.

Serhildan a settembre

KurdishObserver, 06/07/01

                 Nizammetin Tas, del Consiglio di presidenza del PKK, intervenendo via telefono ad un programma di Medya Tv ha sottolineato il ruolo dell’Hadep e del popolo, ricordando che se saranno intraprese azioni di massa per settembre queste potranno avere delle ripercussioni importanti. Per Tas queste azioni serviranno ad influenzare il sistema politico e a permettere la creazione di una matura democrazia, a patto però che si svolgano in quadro democratico: “E’ necessario che tutte le forze democratiche diventino parte integrante del sistema turco. In altre parole, il PKK e l’Hadep devono unire le loro forze con quelle della parte democratica della Turchia e con quelle delle altre minoranze. L’Hadep potrebbe, a questo proposito guidare molte forze, ma deve andare tra il popolo. Restare una forza d’opposizione radicale non serve a nulla. Il parlamento turco non ha sinora fatto alcuna apertura democratica, e questo a causa delle forze presenti nel parlamento stesso. La nostra critica si estende anche alle opposizioni che non sono forze in grado di andare al potere. Il problema non è che non abbiamo dei programmi democratici, il fatto è che non hanno la capacità di convincere le masse. Il PKK è seguito perché, oltre ad avere un programma, è un partito del popolo legato a delle esigenze concrete. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutte le forze politiche d’opposizione”.

Le bugie dell’esercito turco              KurdishObserver, 10/07/01

                500 uomini delle truppe speciali turche si sono posizionati, con mezzi corazzati, nei pressi della città di Kanimasi, nel Kurdistan meridionale. Altre unità speciali si trovano, invece, vicino alle città di Bamerni e Seladize mentre si registra un forte passaggio di elicotteri da guerra nelle regioni di Behindan e Avasin per preparare delle nuove operazioni militari. La voce di operazioni militari nella regione sembra sia avallata dal fatto che il Pdk ha intimato alla popolazione locale di evitare spostamenti fuori dalle città. Proseguono, intanto, i colloqui tra il Pdk e il Puk che sembrano intenzionati a garantire alla popolazione locale espulsa la possibilità di tornare nelle proprie case.

                Nel nord, intanto, le truppe speciali, collegate all’esercito turco, stanno cercando di costringere le popolazioni dei 5000 villaggi bruciati dall’esercito stesso a firmare dei documenti nei quali si accusa, invece, il PKK per la distruzione di questi villaggi. Alcuni profughi stanziati nei pressi di Amed hanno detto che a quelli che firmeranno i documenti d’accusa contro il PKK è stata garantita la possibilità di tornare nei villaggi. Il popolo kurdo sta però mostrando grande coscienza di sé, le reazioni a questa vile iniziativa turca sono state dure e molti abitanti dei villaggi hanno detto di voler fare ricorso alla Corte europea per i diritti umani.

Terrore dei soldati a Dersim            KurdishObserver, 06/07/01

            Nella regione di Dersim, nel corso di alcune operazioni militari, l’esercito turco ha arrestato dieci cittadini, mentre di uno non si hanno più notizie. I raid dell’esercito turco sono stati condotti grazie alle indicazioni date dal traditore Ferman Altun che ha disertato, dieci giorni fa, dalle Forze di difesa popolare (braccio militare del PKK –N.d.T.). L’esercito ha arrestato il 2 luglio, tra gli altri, anche numerosi capi villaggio della zona, accusati di collaborazione col PKK. Gli arrestati sono stati interrogati al Comando della gendarmeria di Pertek, da allora non si hanno più notizie di Turan Baysal.      La polizia turca sta, intanto, facendo una forte pressioni sulle famiglie dei guerriglieri del PKK. È riportato che molte famiglie ricevono delle telefonate con le quali si chiede di venire ad identificare i corpi dei figli guerriglieri morti durante operazioni militari e che, quando i familiari si recano nel luogo del riconoscimento, sono poi essi stessi arrestati. L’Hadep ha denunciato gli arresti definendoli arbitrari, affermando che il governo impedisce la diffusione delle notizie sugli accadimenti e non consente alle forze d’opposizione di recarsi nella zona.

Raid militare a Van                              KurdishObserver, 07/07/01

                Le truppe speciali turche hanno attaccato alcuni villaggi nella zona di Van, ad Ortanka, obbligando la popolazione ad evacuarli, accusandola di essere complice del PKK. Il raid è stato eseguito la mattina del 2 luglio con la gendarmeria che, dopo aver fatto radunare la popolazione nel centro della città e dopo averla insultata ha dato una settimana di tempo per completare l’evacuazione.         

L’Europa è responsabile per la migrazione dei kurdi

KurdishObserver, 07/07/01

                Il Sen. Fiorello Provero, Presidente della Commissione affari esteri del Senato, ha definito preoccupante la situazione di continui sbarchi dei profughi kurdi sulle coste italiane. Ultimamente le autorità navali italiane hanno soccorso 650 profughi kurdi vicino alla costa reggina, indirizzandoli poi nel campo d’accoglienza di Santanna. Dei 650 rifugiati, 175 sono bambini, mentre una donna ha dato alla luce, appena sbarcata sulla costa italiana, un bambino, morto. Ricordando gli sforzi della Turchia per migliorare la condizione economica, il Sen. Provero ha detto di non rilevare sforzi di pari livello per quanto riguarda la situazione etnica del paese e, dopo aver chiamato in causa le responsabilità dell’Europa, si è augurato che le due parti, quella kurda e quella turca, possano un giorno sedersi attorno ad un tavolo per risolvere, insieme, la questione etnica nel paese anatolico.

La Turchia per la sicurezza d’Israele         KurdishObserver, 10/07/01

                Il Ministro della difesa israeliano Ben-Eliezer si recherà tra breve ad Ankara per discutere il ruolo della Turchia quale stato garante della sicurezza regionale. Il ministro israeliano discuterà soprattutto di cooperazione militare: nella cooperazione israeliana per rinnovare i carri armati turchi e per la fornitura di missili “Popeye” e di missili anticarro. Si calcola che il valore di queste spese, necessarie per mettere la Turchia in sicurezza, ammonterebbe ad un miliardo di dollari. Il Ministro israeliano ha detto che non è una coincidenza il fatto che, prima di recarsi a Washington si sia recato ad Ankara, per il Ministro, infatti, la Turchia è il secondo amico di Israele dopo gli USA. In questi giorni è anche prevista la visita in Turchia del segretario USA Rumsfeld per parlare del sistema missilistico “Arrows”, che dovrebbe garantire la Turchia da eventuali minacce balistiche provenienti da Iraq o Iran.

Lo spirito del 14 luglio continua nella linea del Presidente Apo

KurdishObserver, 15/07/01

Il Consiglio di Presidenza del PKK ha rilasciato una dichiarazione in commemorazione del 14 luglio, giorno in cui nel 1982 Kemal Pir, M. Hayri Durmus, Akif Yilamz e Ali Cicek persero la vita per un sciopero di protesta contro le condizioni carcerarie a Diyarbakir. La dichiarazione dice che “Le morti del 14 luglio hanno trovato il loro posto nella storia come vertice dello sviluppo di una spirito di illuminazione e resistenza contro l’oscurità, la violenza l’annullamento dell’identità e la disumanità. (...) La militanza e la resistenza degli uomini non è iniziata con la guerra e non terminerà con la fine della guerra. La Linea della Repubblica democratica indicata dal Presidente Apo è una linea di battaglia e resistenza e conseguentemente di successo e soluzione per poter asicurare una libera unione e una trasformazione democratica”.  (...) “E’ inevitabile per il nostro popolo unirsi, sviluppare le proprie iniziative democratiche e volontà politiche democratiche e trovare autonomamente una soluzione. La missione concreta è esibire la propria volontà di unità democratica, senza dover più affrontare crisi economiche, politiche e sociali”.  (...) “Non dobbiamo permettere ai dirigenti della Turchia di dar vita a nuove crisi, di intimidire ogni persona democratica e patriota, di spianare la strada a nuove uccisioni da parte di ignoti e alla sporca guerra”.

La marcia si conclude al Consiglio d’Europa.

KurdishObserver, 15/07/01

Lo scopo della lunga marcia detta “Basta con i divieti. Lasciate che si riconosca la nostra identità nazionale”, iniziata a Mannheim il 29 giungo scorso terminata a Karlsruhe lo scorso 11 luglio, è stato esposto al Consiglio d’Europa. Una delegazione kurda composta di 4 persone si è recata ad incontrare Gabriele Mazza (dirigente dell’UE per l’educazione) e Ivon Koedjikov (dirigente per gli affari sociali). L’incontro che è durato un’ora ha visto la consegna di un dossier che esponeva le richieste dei firmatari. Durante l’incontro i delegati hanno anche riportato la solidarietà espressa nei vari paesi europei nei quali la stessa campagna, su cui la marcia si basava, è stata portata avanti.

Infatti, lo stesso giorno a Roma (il giorno successivo a Trieste, Milano, Palermo) si manifetsava e incontravano i Prefetti per la consegna delle firme che nell’ambito della campagna per l’identità sono state raccolte in Italia. La raccolta delle firme, promossa da UIKI, per il sostegno della nuova linea del PKK e il suo riconoscimento continuerà per tutta l’estate, terminando, probabilmente, in occasione della Marcia Perugia-Assisi.