Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.45

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                           

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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Turchia condannata nel caso DEP     KurdishObserver, 19/07/01

                La Corte europea dei diritti umani (EHCR) ha condannato la Turchia per l’arresto dei sei esponenti del DEP, tre dei quali ancora detenuti nel carcere di Ulucanlar ad Ankara, dimostrando l’illegale azione del Tribunale per la sicurezza dello stato (DGM).

                La EHCR ha condannato alla Turchia a pagare 140 mila dollari ai 6 deputati del DEP, 25.000 ad ognuno più 10.000 di danni materiali, verso i quali, secondo la Corte, non fu condotto un processo equo. Ricordiamo che tra i sei deputati arrestati c’è Leyla Zana, in carcere ormai da anni per un reato insussistente. La Corte ha affermato che il processo non fu equo a causa della presenza nella DGM di militari turchi e a causa del breve tempo concesso agli accusati per preparare la difesa. Il fatto poi che i rappresentanti del DEP abbiano parlato col Presidente del PKK Ocalan, non costituisce reato, dato che anche in Turchia vale il diritto alla libertà di parola. 

I sei deputati del DEP avanzarono istanza alla ECHR il 26 ottobre del 1995, la loro vittoria mostra ancora una volta la vasta illegalità regnante in Turchia e la sua assoluta mancanza di rispetto verso il pluralismo politico.

La Corte europea ha anche condannato la Turchia a pagare 200.000 dollari ai proprietari di alcuni appezzamenti di terra espropriati con la forza nella regione di Samsun.

La Turchia ha evitato la condanna in una serie di alti casi risolti con una “soluzione amichevole” per i quali dovrà comunque pagare alle vittime 300.000 franchi francesi.

 

Adesso libertà per i deputati del DEP

                                                                               KurdishObserver, 20/07/01

                In seguito alla sentenza della Corte europea per i diritti umani dalla Turchia molte forze, dall’Hadep al Knk, dal’Anap al Fazilet, all’eurodeputata kurdo/tedesca Feleknaz Uca, hanno chiesto la liberazione dei deputati del Dep ingiustamente arrestati.

                Ecco le dichiarazioni di alcuni esponenti delle organizzazioni summenzionate:

Ahmet Turk (Vice Presidente dell’Hadep, ex deputato del Dep)- “Sin dall’inizio abbiamo detto che il processo era illegittimo. Togliere l’immunità parlamentare e buttarci fuori dal parlamento è stato fatto su richiesta dei militari. I nostri amici sono stati detenuti senza aver avuto la possibilità di difendersi. Adesso la Corte europea ci ha dato ragione. La Turchia accetta il ruolo della EHCR. Adesso deve modificare la sua Costituzione e le sue leggi sulla base delle indicazioni emerse nella sentenza della Corte di Strasburgo. L’articolo 90 della Costituzione turca dice che gli

accordi internazionali sono sovraordinati rispetto alle norme interne, ma la Turchia l’ha violato. Vogliamo una Turchia nella quale tutte le identità si possano esprimere liberamente e per i kurdi il diritto di esprimere liberamente le loro idee, la loro cultura in un ambiente democratico.”

                Feleknaz Uca (europarlamentare) “Il ruolo della Corte di Strasburgo è un ruolo di pace. Secondo quanto espresso dalla Corte, i deputati kurdi dovrebbero essere rilasciati e l’identità kurda dovrebbe essere riconosciuta. L’Unione Europea dovrebbe dare più aiuto alle forze democratiche in Turchia.”

 

Incertezza sulla Turchia                           KurdishObserver, 21/07/01

Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha recentemente affermato che il fatto che il complotto internazionale teso a distruggere il movimento kurdo non sia riuscito a raggiungere il suo intento e il fatto che gli autori di questo complotto siano ancora sconosciuti, crea una mancanza di chiarezza e di indeterminazione per le future scelte politiche turche. Per Ocalan le forze reazionarie hanno cercato di togliere al PKK la leadership del movimento kurdo cercando, invece, di darla al Puk e al Pdk: “La loro speranza è naufragata”, Ocalan ha anche affermato che la leadership della cospirazione era al di sopra della Turchia.

Il Presidente del PKK ritiene, inoltre, che la crisi della Turchia potrà essere evitata dando nuova linfa alla società civile: “La società civile e i partiti politici dovranno far rivivere un progetto per la società civile che potrà permettere di superare la crisi che attanaglia la Turchia”.

Parlando poi del procedimento aperto alla Corte di Strasburgo per i diritti umani, il Presidente del PKK Abdullah Ocalan ha sottolineato l’importanza che potrebbero avere eventuali testimonianze rese dall’ambasciatore greco in Kenya, Georgus Kostoulas e l’ex ufficiale dei servizi segreti greci, Savas Kalenderidies.

 

Non strumentalizzate il popolo kurdo

KurdishObserver, 18/07/01

                Intervenendo ad un programma televisivo di Medya Tv, Mustafa Karasu, membro del Consiglio di Presidenza del PKK, ha parlato delle ammissioni di Anthony Blinken, dello staff dell’ex Presidente Clinton, definendole “pericolose”, “gravi” e “inaccettabili” aggiungendo: “Se loro sono a favore di una soluzione della questione kurda, che lo mostrassero coi fatti.”

                Karasu ha aggiunto: “Sappiamo quale è stato il ruolo del Pdk, della Grecia e dell’Europa contro di noi. Tutti coloro che si avvicinano a noi dovrebbero fare dell’autocritica. Il comportamento dei kurdi non è certo determinato da quello che dicono, o fanno, gli USA e l’Europa. Il popolo kurdo è capace ancora di autodeterminarsi e, soprattutto, ascolta sempre le indicazioni del PKK.”

                Karasu ha anche aggiunto che, le potenze internazionali, portare a compimento il complotto internazionale utilizzando il Pdk e il Puk per liquidare il PKK: “L’esercito turco è entrato in varie zone del Kurdistan iracheno per fare delle vaste operazioni, ma gli abbiamo detto di fare attenzione a non usare i kurdi contro di noi. Ciò non porterà a nulla e finirà per peggiorare la situazione economica e politica. I kurdi non debbono essere usati. Alle altre organizzazioni kurde (Pdk e Puk) diciamo di non attaccate il PKK solo perché lo vuole la Turchia, solo perché lo vuole il complotto internazionale o solo per elemosinare qualcosa. Avvisiamo una volta ancora il Pdk e il Puk che vogliamo pace e fratellanza per tutti. Vogliamo sviluppare una pace nazionale fra tutti i kurdi. Noi siamo il motore del patriottismo kurdo. Se la nostra esistenza dovesse finire gli altri non potrebbero portare avanti il patriottismo kurdo. Ci rivolgiamo alla popolazione di Arbil, Suleymania, Duhok e Hewler, perché possono far finire tutto questo -.”

 

La denuncia di Amnesty sugli abusi contro i kurdi

Iniziativa Internazionale, Flash Bulletin, 26/07/01

                Milioni sono, secondo un rapporto di Amnesty International, le persone appartenenti a minoranze etniche vittime di violenze. Il rapporto è stato presentato da Amnesty nel corso della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite contro il razzismo (WCAR) tenutasi in Sud Africa.

                Per quello che riguarda i kurdi, AI mette in evidenza le responsabilità della Turchia e dell’Iraq: “Le autorità turche hanno portato avanti verso i kurdi esecuzioni extragiudiziali, sequestri di persona, arresti di massa e uso della tortura.  Le comunità kurde non sono riconosciute e, in Turchia, parlare anche solo di popolo kurdo può portare all’arresto”.

 

La falsa campagna a favore dei profughi kurdi

The Guardian, 23/07/01

                Si sta rilevando una grande truffa la campagna organizzata, ormai più di 10 anni fa, da Lord Archer a favore dei profughi kurdi durante la guerra del Golfo.

                La denuncia è stata avanzata da Emma Nicholson, ora tra le fila dei liberaldemocratici, ma allora esponente dei Tories dei quali rimase vicepresidente sino al 1995: “Fu annunciato che erano state raccolte 57.000.000 sterline a favore dei profughi kurdi, ma quando i profughi kurdi mi incontrarono, praticamente nulla gli era ancora stato dato”.

                Ricordiamo che la campagna fu iniziata da Archer nell’aprile del 1991 dopo aver visto in televisione un programma che raccontava le sofferenze dei profughi kurdi in fuga da Saddam Hussein: “Stavo consumando un eccellente cena per festeggiare il mio 51° compleanno insieme a mio figlio di 16 anni ed ho pensato che, forse, potevamo fare qualcosa per loro.”

                Ricordiamo che la campagna culminò con il grande concerto all’arena di Wembley, al quale parteciparono artisti del calibro di Sting e Paul Simon.

                Per Patrick Healey, membro della Croce Rossa Internazionale che divenne subito dopo il concerto coordinatore degli aiuti internazionali, la stessa somma indicata non fu, in effetti raccolta: “Investigando ho scoperto che la somma di 57 milioni di sterline è stata presentata da un gruppo di operatori britannici della Croce Rossa, giovane ed inesperto. Hanno raggiunto questa cifra chiedendo alle agenzie della CR quanto si aspettassero di ricevere per la campagna a favore dei kurdi. Ma tale somma non è mai stata effettivamente a disposizione della CR, e si decise di non rivelarlo pubblicamente per non mettere in imbarazzo Archer.”

                Intanto anche Scotland Yard ha deciso di aprire un’inchiesta sulla faccenda. 

 

L’esercito kurdo è la forza di pace    KurdishObserver, 20/07/01

                Le Forze di difesa popolare hanno tenuto nelle montagne del Kurdistan la loro prima conferenza intitolata: “Le Forze di difesa popolare preservano quello che abbiamo guadagnato in 15 anni di guerriglia, la guida della nazione, i valori nazionali e la linea di pace e democrazia.”

                La conferenza tenutasi dal 28 giugno al 12 luglio ha visto la partecipazione di 194 alti ufficiali delle “Forze” e di altri 50 tra guerriglieri e osservatori. La conferenza è stata aperta da Mustafa Karaylan, che ha rivendicato per l’esercito kurdo il compito di difendere la linea adottata dal PKK nel suo Settimo Congresso Straordinario. 

Tra le importanti decisioni prese nella conferenza c’è anche quella di voler fare delle Forze di Difesa Popolare un esercito moderno con tecnologia sviluppata ed ampia professionalità. La decisione più importante riguarda comunque il Presidente Abdullah Ocalan: “Ogni guerrigliero sarà pronto al sacrificio supremo in caso di violenza fisica contro il Presidente Abdullah Ocalan.” Karayilan ha concluso il suo intervento ricordando che il PKK e la guerriglia sono l’antidoto alla distruzione.

Alla fine della conferenza hanno tutti reso omaggio alla memoria di Mehmet Karasungur, figura storica del PKK, nel cimitero nel quale il corpo del comandante è stato bruciato. I partecipanti della conferenza hanno scritto sul libro dei visitatori: “Noi, in quanto partecipanti della Conferenza, giuriamo dinanzi a te di tenere fede, fino in fondo, a quanto deciso in questa Conferenza.”

               

L’esercito turco non si ferma

KurdishObserver, 17/07/01

                Mentre quattro soldati turchi sono morti saltando su di una mina antiuomo, non si fermano le azioni militari dell’esercito contro le Forze di Difesa Popolare in tutto il Kurdistan e i contatti degli ufficiali turchi col Pdk e il Puk per rafforzare la loro azione contro il PKK. I quattro soldati sono morti saltando su di una mina, non si sa da chi posta, nel corso di una operazione nelle vicinanze di Hakkari, altre operazioni di vasta portata si registrano sul Monte Carcella vicino a Yuksekova.

                Nel sud della nazione kurda si sono intanto posizionati altri 5000 uomini e più di 100 tank, nei pressi della regione di Qoyasanjak, mentre 12 TIR pieni di materiale tecnico dell’esercito turco sono entrati a Suleymania.

                Per quanto riguarda i rapporti con il Puk e il Pdk, si è registrato l’atterraggio di un elicottero turco a Selahaddin, il quartier generale di Barzani (capo del Pdk) mentre allo stesso momento un altro elicottero è giunto a Karkun, sede del Puk dove i generali turchi hanno invece incontrato gli uomini di Talabani. A proposito del Puk è da registrare che, circa un mese fa, Talabani ha inviato una lettera all’esercito turco pregandolo di convincere il Pdk a combattere il PKK ma offrendo, allo stesso tempo, i servizi del suo gruppo in caso di adeguata fornitura di mezzi e denaro. Di fronte a tutto questo il PKK, riaffermando il suo legittimo diritto alla difesa, continua ha proporre il dialogo di fronte a chi vede un futuro di guerra.

 

Sgombero dei villaggi il 1 agosto

KurdishObserver, 21/07/01

                Enormi sono ormai divenute le pressioni dell’esercito turco per ottenere, nel tempo di pochi giorni, l’evacuazione dei villaggi nel distretto di Van. Dopo gli attacchi dei villaggi nel distretto di Beytussebap, l’esercito ha iniziato delle azioni nel distretto di Van, sul monte Erek, il 18 luglio scorso dando agli abitanti tempo sino al 1 agosto per evacuare i villaggi di Kele e Sulav.

                È stato testimoniato che un ufficiale di nome Orkan, accompagnato da 200 soldati, abbia minacciato i paesani dicendo: “Non vogliamo cittadini come voi. Volete andare in Grecia? In Iraq? In Iran? In Siria? Andate dove vi pare. Basta che lasciate questo paese.”

 

Evacuazioni dei villaggi di Beytussepab

KurdishObserver, 20/07/01

                L’esercito turco, dopo la morte di tre soldati su di una mina, hanno ordinato l’evacuazione di 4 villaggi nella regione di Beytussebap. L’esercito turco ha arrestato numerosi abitanti dei villaggi e sequestrato le armi delle guardie di villaggio del clan di Gevdan.

Ricordiamo che negli ultimi due anni nei villaggi della zona è stata razionata la distribuzione di cibo dando meno a chi accusato di aver dato cibo al PKK. Gli abitanti della zona hanno accusato l’esercito ricordando che negli ultimi due anni non si sono registrati scontri nella zona, che loro non hanno visto un solo guerrigliero nello stesso arco di tempo ma che, nonostante tutto ciò, sono continuati i razionamenti.

 

Operazioni militari a Varto                KurdishObserver, 18/07/01

                L’esercito turco ha iniziato una nuova operazione militare nella zona rurale di Varto, nel distretto di Mus. Questa nuova operazione è stata giustificata affermando che il PKK si sia riposizionato nella regione.  I soldati hanno occupato i villaggi della regione ed hanno violentemente picchiato ed interrogato gli abitanti dei villaggi della zona, intenti a lavorare nei campi, accusandoli di aver fornito assistenza ai guerriglieri del PKK.

Mentre si nota un rallentamento dei movimenti di uomini e mezzi alla frontiera con l’Iraq, sono riprese le azioni militari attorno a Dersim, dove si registra l’uccisione di due soldati turchi. L’esercito turco ha, intanto, arrestato 24 guardie di villaggio della zona di Sirnak, con l’accusa di aver dato sostegno al PKK.

 

Torture nei villaggi kurdi                    KurdishObserver, 26/07/01

                Due villaggi nel distretto di Beyutusebap, nella regione di Sirnak, sono stati bloccati dall’esercito turco per oltre un mese ed ora sono stati evacuati con la forza. Gli uomini del villaggio di Yardan, che ricordiamolo è un villaggio di guardie di villaggio, sono stati arrestati e torturati per oltre venti giorni, mentre quelli di Hisarkale sono stati rilasciati dopo dieci giorni di tortura.

Il Presidente dell’IHD Osman Baydemir ha chiesto, a tale proposito alle autorità d’essere più sensibili contro le azioni arbitrarie dell’esercito. Baydemir ha detto alle agenzie stampa che gli arrestati sono stati oggetto di forti torture anche all’interno della gendarmeria regionale e che l’esercito ha rubato tutto il legname raccolto dai paesani per l’inverno, e attualmente riposto all’interno della gendarmeria regionale.

 

Le tangenti dell’esercito turco            KurdishObserver, 26/07/01

                Le truppe turche di stanza a Bingol, Dersim ed Elazig hanno trovato una nuova fonte di guadagno attraverso il taglieggiamento dei pastori della zona, costretti a pagare tangenti dai 150 ai 300 dollari, per ottenere il permesso di mandare le proprie bestie al pascolo. Dopo la diffusione della notizia sembra che i soldati abbiano fatto dei raid nei villaggi delle zone indicate per far dire alle persone del luogo che sono i “terroristi” del PKK ha chiedere le somme e non i militari. Peccato solo che, dopo la ritirata del PKK, nella regione di truppe guerrigliere non ve ne siano più.

 

Dimostrazioni e repressione contro le carceri

KurdishObserver, 17/07/01

                La polizia ha attaccato i 1500 manifestanti riunitisi ad Istanbul per firmare una petizione contro il Ministro della difesa Sami Turk, accusato di omicidio per le morti di fame nelle carceri e per le violenze contro i manifestanti. Dopo aver disperso la manifestazione le forze dell’ordine hanno arrestato oltre 100 persone. La petizione e la manifestazione indetta contro Turk era stata promossa da un ampio cartello di organizzazioni come l’IHD (associazione dei Diritti Umani), Hadep (Partito della democrazia del popolo), il Kesk (Federazione degli impiegati pubblici), le associazioni dei familiari e l’Odp (Partito della solidarietà e della libertà).

Nonostante la repressione della polizia, la rappresentante dell’Ihd di Istanbul, Eren Keskin, insieme ad una delegazione ha consegnato la petizione al procuratore generale di Istanbul pregandolo di inviare il documento ad Ankara. La cerimonia si è conclusa con la partecipazione dei manifestanti ai funerali di Sevgi Erdogan, l’ultima vittima delle carceri tipo-F.

 

Essere pronti alle elezioni.           KurdishObserver, 27 /07/01

Il segretario generale del Partito della democrazia del popolo (HADEP), Murat Bozlak e una delegazione di dirigenti del partito sono stati in visita ad Elazig per prendere visione delle attività in fase di svolgimento nella provincia.  Il segretario Boslak è stato salutato all’aeroporto da un convoglio di 150 veicoli che lo hanno scortato, circa 1000 persone sono passate a salutarlo nella sede del partito. Bozlak ha criticato l’ala riformista del partito Fazilet che intende fondare un nuovo partito a seguito della decisione della Corte Costituzionale di chiusura, dicendo che “non si devono seguire coloro che adesso ci vengono incontro dicendo di essere il nuovo, visto che non sono altro che i vecchi politici che conosciamo da tempo”. Il segretario di HADEP riferendo della crisi economica ancora in atto ha voluto mandare un messaggio alla popolazione dicendo che “deve tenersi pronta a nuove elezioni che si prospettano in un futuro molto prossimo. Bisogna preparasi come se saranno domani. Non siamo andati in prigione per un breve periodo e adesso ci presentiamo alla nazione come una novità. Così come nel passato, oggi, ci presentiamo alla gente con la stessa determinazione. Invito tutti quelli che possono essere garanti della pace, della fratellanza e della libertà, chiunque sia a favore del lavoro, della pace e della libertà ad unirsi sotto l’ombrello dell’HADEP per realizzare tutto ciò, non importa da quale partito si arrivi.” Bozlak ha detto che la Turchia ha un urgente bisogno di democrazia e che la pace sociale è essenziale per questo.

 

L’HADEP fa appello a che siano ritrovati i  dirigenti scomparsi.                                                                  KurdishObserver 27/07/01

 

Un certo numero di sedi distrettuali e provinciali dell’HADEP stanno tenendo diverse attività intenzionate a far ritrovare il segretario di Silopi di HADEP, Serdar TANIS e il segretario distrettuale, Ebubekir DENIZ, scomparsi dopo essere entrati in una caserma della Gendarmeria lo scorso 25 gennaio. Per decisione del quartiergenerale dell’HADEP, ogni 25 del mese si terranno attività a livello distrettuale e provinciale finché non si avranno notizie di Tanis e Deniz. Ad Istanbul, Izmir, Mersin, Adana, Adiyaman si sono tenuti sit-in e conferenze stampa lo scorso mercoledì.

Il comunicato stampa divulgato dalle varie sedi di HADEP cominciava con le parole “Scenderemo in piazza in tutto il paese il 25 del mese per i prossimi sei mesi”  continuando con alcune domande come: “quelli che hanno fatto sparire i dirigenti Serdar TANIS e Ebubekir DENIZ, dove vogliono portare il paese? Quali sono i risultati positivi di chi si dichiara legato alla democrazia, ai diritti umani e, ancora più importante, ai principi universali del diritto, a riguardo delle migliaia di persone scomparse fino ad oggi e non ancora ritrovate o di chi continua a scomparire? Come si deve intendere il senso della novità, fra coloro che non sono sinceri su chi è scomparso e che non hanno intrapreso alcuna iniziativa, quegli stessi che si dichiarano il nuovo, ma che non si differenziano in nulla dalla antica mentalità, disperdendo ogni speranza nella democrazia fra la gente?”