Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.39

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                                           

 

Del mondo kurdo

 

 

 

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1° Maggio vietato in Kurdistan!

KurdishObserver, 01/05/01

Tranne che in poche località, la polizia turca non ha consentito la celebrazione del Primo Maggio in tutto il Kurdistan del nord. Tale divieto è stato interpretato dalle organizzazioni non governative come uno schiaffo alla democrazia. I partiti politici, tra i quali l’Hadep, commentando il divieto hanno spiegato che il motivo addotto dalle autorità (ordine pubblico) è “senza senso”. La Segretaria generale del Kesk, Sevil Erol ha ricordato che, in occasione del Newroz si incontrarono ad Amed oltre 500.000 persone e che non vi furono questioni di ordine pubblico: il divieto del 1° Maggio per questioni di ordine pubblico risulta quindi per Erol strumentale e ha concluso ricordando che chi proibisce il 1° Maggio non vuole l’unione del popolo kurdo coi lavoratori turchi. Uno dei membri dell’Assemblea dell’Hadep, Bahattin Gunay, ha infine ricordato: “Il divieto di questi giorni è un tentativo per impedire l’unità del popolo e la solidarietà internazionale.”

Un grande 1° Maggio      KurdishObserver, 03/05/01

Centinaia di migliaia di lavoratori turchi e kurdi si sono incontrati nelle piazze per celebrare la Festa dei Lavoratori e per lottare contro la crisi economica e politica, la violazione dei diritti umani e i massacri nelle carceri. Circa 80.000 persone, tra le quali militanti dell’Hadep, di altri partiti turchi, dei sindacati, lavoratori edili, studenti, disoccupati si sono, infatti, riuniti a Piazza Caglayan per ribadire la loro volontà di lotta contro il regime di stato e per contrastare i piani del FMI. I militanti dell’Hadep erano oltre 20.000 e hanno rappresentato la parte più viva del corteo: donne in costume tradizionale, giovani con cartelli sui quali era scritto “Dove sono Sendar e Tanis?”, slogan come “Il sole del socialismo sorge ad Imrali”, “Il socialismo è il futuro del Medioriente” o “Biji Serok APO”. Ricordiamo che le manifestazioni ufficiali si sono potute tenere solo in Turchia, mentre in Kurdistan sono state possibili solo alcune manifestazioni di basso profilo.

L’eccitazione del 1. maggio ha avuto eco fra le montagne.                               KurdishObserver, 4 maggio 2001

La Giornata dei lavoratori è stata festeggiata il 1. maggio fra attività militari e culturali sulle montagne in Kurdistan. I festeggiamenti sono iniziati con Duran Kalkan, del Consiglio di Presidenza del PKK, che ha salutato la folla con un discorso insieme al PJA che da parte sua ha proposto una piattaforma detta “il 1. maggio e le donne”. Il 1. maggio è stato celebrato  dai guerriglieri sulle montagne kurde. Duran Kalakan ha iniziato il suo discorso dicendo che “in questo giorno di unità, solidarietà e battaglia, io, a nome del movimento di emancipazione del popolo che ha cominciato a farci lavorare insieme, per prima cosa mi congratulo con il nostro Leader, con il nostro popolo e con tutti i lavoratori del mondo e con le forze socialiste e progressiste. Ha poi

 

continuato “noi porteremo a compimento una battaglia per la soluzione dei problemi attraverso una vita più libera, uguale e felice, guidati dal socialismo”. Così la celebrazione è continuata con performance teatrali, musicali, recitazione di poesie e danze popolari.  

I militari turchi scherzano col fuoco

KurdishObserver, 26/04/01

Il quartier generale delle Forze di Difesa Popolari (HSK) ha denunciato il continuo invio di truppe turche verso  sud e i recenti scontri avvenuti nel Kurdistan del nord. Le HSK denunciano la collaborazione del Dipartimento di Stato USA alle operazioni militari e i recenti scontri avvenuti nelle regioni di Sate, Ertus e Kinyanis dove i soldati turchi hanno anche rapito alcuni abitanti dei villaggi della zona. La Turchia sembra abbia costruito un ponte sul fiume Hacibeg (Kurdistan del sud), che potrà essere utilizzato per il trasporto di mezzi pesanti alla ripresa della guerra che sembra imminente. Scontri sono stati registrati sul fiume Basya, mentre importanti movimenti di truppe si sono registrati sul monte Cudi e Cucurka. Le HSK affermano che ci sono stati altri movimenti di truppe turche tra Amed e Bingol, mentre non ci sono notizie dei 5 guerriglieri dispersi nei recenti scontri.

Le attività militari turche sono chiaramente aumentate dopo la visita nella regione del Responsabile USA per gli affari mediorientali Edward Walker. Queste azioni coincidono con l’aumento delle violenze in Palestina, con l’annuncio americano di voler intensificare l’embargo contro l’Iraq e con il riaccendersi della tensione tra Siria ed Israele. Il crescere di questi conflitti e della tensione in tutto il Kurdistan possono forse collegarsi alla volontà di alcuni circoli militari turchi di superare la crisi economica e sociale del paese col sangue.

Contro il bando del PKK

KurdishObserver, 01/05/01

La YEK-KOM (Confederazione della Associazioni kurde in Europa) ha iniziato una grande campagna internazionale contro il bando del PKK in tutta la Germania. La YEK-KOM ha ricordato che il PKK è, sinora, l’unica parte in causa che ha realmente cercato una soluzione pacifica della questione kurda e che un divieto nei suoi confronti è uno stimolo alla guerra. Il PKK fu posto fuorilegge in Germania nel 1993 da parte del Ministro degli Interni, Kanther (CDU), sotto pressione turca.

Per aderire alla campagna, si può contattare

YEK-KOM Graf-Adolf Strasse 70a 40210 Duesseldorf, Tel.: 02111711451 – 452 Fax: 02111711453 – 454 E-mail: yekkom@gmx.net

Anche nel Regno Unito i kurdi hanno mostrato grande reazione alla messa al bando del PKK ed hanno indetto una manifestazione per l’8 maggio: “Stiamo organizzando una grande protesta per dimostrare a tutto il mondo l’assurdità del bando contro la nostra organizzazione, rappresentante legale del popolo kurdo. Tale divieto è assurdo visti i passi intrapresi dal nostro Partito e visto il suo progetto di riforma democratica dello stato.”

 

Ancora morti nelle carceri tipo-F

KurdishObserver, 24/04/01

Altri quattro morti nelle carceri turche nel silenzio delle autorità turche. I morti sono altri due prigionieri e due familiari di questi, mentre il Ministro della “giustizia” continua a non voler sentire e a fare delle dure dichiarazioni. Sibel Surucu, militante del TKEP/L è morta dopo 126 giorni di sciopero mentre pesava solo 24 chili. Hatice Yurekli (TKYP) è invece morta ad Ankara dopo 185 giorni di sciopero, la sua morte sarà ricordata ad Izmir. Senay Hanoglu, 30 anni, è morta dopo 160 giorni di sciopero: Senay, madre di tre figli, sarà cremata a Cebeci. Kasim Gulbag è invece morto in Germania dopo essersi dato fuoco: “Protesto contro lo stato fascista turco e i massacri nelle carceri.”

I prigionieri del PKK continuano lo sciopero della fame                                       KurdishObserver, 29/04/01

Gli 8000 prigionieri politici del PKK hanno detto di voler continuare lo sciopero della fame a rotazione iniziato il 14 aprile. I prigionieri continueranno lo sciopero della fame sin quando non si porrà fine alle morti nelle carceri. Ricordando le scandalose condizioni nelle quali si trova il Presidente del Partito, i prigionieri del PKK in un comunicato diffuso alla stampa ricordano che: “Noi tutti, prigionieri del PKK, continueremo il nostro sciopero della fame a rotazione. Esprimiamo il nostro rispetto per i detenuti nelle carceri di Tipo F e per i loro parenti in sciopero della fame. Continueremo lo sciopero sin quando non sarà trovata una soluzione per queste terribili morti.”

L’Europa chiede alla Turchia di mettere fine agli scioperi della fame                      FlashBulletin, 01/05/01

                Il Commissario europeo per l’allargamento dell’Unione, Guenter Verheugen, ha chiesto alla Turchia, se vuole entrare in Europa, di trovare delle misure per bloccare lo sciopero della fame che sinora è costato 20 vite umane e di garantire maggiori diritti alla minoranza kurda: “L’orrore dell’opinione pubblica europea sui massacri nelle carceri turche sta crescendo.” Il parlamento turco ha presentato la settimana scorsa una proposta di legge per mitigare le condizioni d’isolamento dei detenuti politici, la proposta è stata però respinta dalle associazioni civili che la hanno ritenuta non sufficiente. Verheugen ha concluso il suo messaggio affermando che: “Non mi stanco di dire che debbono essere intrapresi altri passi per abolire la pena di morte e garantire i diritti culturali per tutti i cittadini.”

Difficoltà economiche per chi vìola i diritti umani                                              KurdishObserver, 24/04/01

Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha sottolineato come i paesi che si macchiano di gravi violazioni dei diritti umani abbiano poi delle naturali difficoltà economiche. Ocalan ha ricordato che la Turchia, o uscirà dalla crisi con una riforma democratica o finirà nel caos: “Non voglio fare della facile letteratura pacifista demagogica, dico solo che da molte parti si sta sottovalutando la situazione. Chi non prende seriamente tale situazione, danneggia la Turchia. Ci sono gli Hizbullah, l’incidente di Gaffar che potrebbero provocare nuovi conflitti. Stanno cercando di rispingerci nel conflitto. L’azione dello stato per annullare la forza di queste organizzazioni è positiva. Nessuno potrà bloccare la democratizzazione dello stato, e tale stato dovrà vedere il protagonismo dei kurdi. Quando parlano di turchizzazione non considerano i kurdi. Quello che vogliono i kurdi è la libertà di lingua e cultura. Vogliamo espandere i nostri confini, non difenderli, e questo è un vantaggio. Un popolo al quale sono negati i diritti base non può vivere con dignità. Chi proibisce non può creare sviluppo, e questo porterà la Turchia alla sconfitta.”

Deve finire la politica lontana dai cittadini

KurdishObserver, 25/04/01

Riportiamo, brevemente, alcuni passi dell’intervista rilasciata da Gulizar Tural del Consiglio di Presidenza del PKK e del PJA (Partito delle donne libere): “La liberazione delle donne è strettamente collegata alla democratizzazione globale. Tale democratizzazione deve però diventare una parte della vita delle persone e deve essere istituzionalizzata. Anche nelle relazioni uomo - donna dovrà prevalere il binomio uguaglianza – libertà. (…) Con la nostra marcia dell’8 marzo abbiamo voluto lanciare un messaggio di fratellanza alle donne turche. Crediamo che in Turchia le donne non abbiano ancora raggiunto una grande consapevolezza di sé stesse. Da questo punto di vista anche le celebrazioni del Newroz hanno dato delle indicazioni importanti. (…) Il fatto che in Turchia, dalla crisi economica, non sia ancora nata un’alternativa democratica dipende dalla debolezza dell’opposizione democratica turca. In poche parole, per troppi anni la politica turca non si è mai chiesta quali sono i reali bisogni del popolo ed è sempre stata troppo lontana da esso. Questo si riflette anche nel comportamento del popolo turco: le manifestazioni di questi giorni dimostrano infatti come vengano avanzate, da parte dei dimostranti, delle richieste di breve termine, richieste che non hanno alla base la consapevolezza dell’importanza di risolvere la questione democratica in Turchia. Ciò può forse dipendere dal fatto che a manifestare sono i membri delle borghesia mercantile, ma questo non elimina comunque il problema. (…) Il fatto che il Premier Ecevit dica –‘Dato che non ci sono alternative non ci dimetteremo e non faremo nuove elezioni’- dimostra chiaramente l’imbarazzante situazione di mancanza di democrazia in Turchia. (…) In occasione del compleanno del Presidente Ocalan, abbiamo chiesto a tutte le donne kurde d’Europa di piantare un albero. Questo albero è un segno di speranza, un segno che indica la concezione delle nuova via, della libertà del popolo e delle donne indicate da Ocalan, è un segno di denuncia per le terribili condizioni nelle quali si trova. Vogliamo così dimostrare che nessuna violenza potrà imprigionare il nostro Presidente e la libertà.”

L’Europa al servizio della mafia

KurdishObserver, 26/04/01

Mentre il traffico di organi umani e il commercio di persone sono diventati gli affari principali della mafia, i paesi europei stanno cercando di attuare delle misure per fermare questi loschi traffici. La Turchia, che continua ad inviare decine di navi di profughi sulle coste europee, è al centro del dibattito. I paesi maggiormente coinvolti in questa lotta (l’Italia, la Germania, gli USA e il Regno Unito) si trovano, dall’altra parte, davanti alla mafia che ormai trae dal commercio di esseri umani e di organi un profitto di quasi 10 miliardi di dollari. La centrale europea di questo sporco commercio è situata nei Balcani, sempre più coinvolti anche per il traffico di profughi kurdi.

A questo proposito si è tenuto, lo scorso mese a Roma un incontro organizzato dal Ministero degli interni: i termini dell’incontro sono ovviamente rimasti segreti, si è però saputo che, grazie anche alla collaborazione di elementi della mafia turca con la polizia italiana, sono emerse delle palesi connivenze tra la criminalità organizzata e importanti settori dello stato turco che continua a trarre importanti profitti da questo sporco commercio. La Grecia, l’Albania e la Turchia si sono rifiutate di firmare una dichiarazione d’intenti finali che le coinvolgesse direttamente, durante la conferenza si è anche registrato un certo stupore da parte di alcuni paesi sul fatto che si sia anche accennato ad alcuni successi turchi contro la mafia.

 La signora Mary Robinson (Alto Commissario per i Rifugiati delle NU) ha criticato i paesi europei per non aver intrapreso delle azioni concrete oltre il dibattito, commentando l’incontro avutosi recentemente tra il Primo Ministro britannico Tony Blair e quello italiano Amato, ha affermato la sua insufficienza nell’affrontare la questione creatasi. La Robinson ha infine aspramente criticato il Regno Unito per la sua parzialità nella concessione dell’asilo politico, ricordando come spesso non venga concesso a profughi provenienti da aree di crisi quali il Kurdistan, la Palestina, l’Iran e lo Sri Lanka. La Robinson ha ricordato che nel 1951 i paesi europei hanno firmato la Carta dei migranti nella quale è espressamente previsto l’obbligo di concedere asilo ai richiedenti in reali difficoltà, lo stesso commissario ha poi ricordato come il progetto che prevede la creazione della “fortezza Europa” sia in chiaro contrasto con la situazione demografica del continente che necessiterebbe invece della presenza di giovani da paesi del sud (economico) del mondo.

 

Il traffico di esseri  umani è sostenuto dallo stato                                                KurdishObserver, 28/04/01

Sebbene sia evidente l’esistenza di una rete mafiosa che consente il commercio di uomini tra il Kurdistan e l’Europa, non c’è alcun reale tentativo per bloccare questo traffico.

Nel 1997 una nave chiamata Youhan, diretta in Italia, affondava al largo delle coste italiane. Scompaiono 298 persone, tutte kurde. In gennaio vengono ritrovati i cadaveri di 98 kurdi sulle coste italiane. Secondo le testimonianze di un pakistano, la mafia turca ha abbandonato la nave prima di affondarla.

Navi come la Kometa, la Kalsit, l’Ararat, l’Hussan Beirut hanno finora portato sulle coste italiane migliaia di disperati. Gli assassini sono, tra gli altri: Ata Deniz (collegata alla mafia albanese), Macarli Sofyie (responsabile delle relazioni estere della mafia turca), Ali Risa, Asit Polat, Ercan Aslan e Dogan Karakus, arrestati due mesi fa dalla polizia italiana. Le centrali del traffico sono gli hotel di Istanbul dove i profughi vengono ammassati prima del viaggio: il Meram di Sirkeci, il Tuba, il Sahilkent di Aksaray e altri ancora.

 

L’Esercito turco ha sospeso un importante contratto d’acquisto di elicotteri con gli Usa.

FlashBullettin, 27/04/01

Secondo fonti militari il contratto sospeso sarebbe quello per l'acquisto di elicotteri da guerra Sikorsky CH-53, per un valore complessivo di circa 350 milioni di dollari. All’inizio del mese l’esercito aveva sospeso altri contratti per circa 19 miliardi di dollari, rifiutandosi però di specificare per quale partita di mezzi. È stato questo il primo contratto Usa – Turchia sospeso, mentre un secondo contratto per l’acquisto di elicotteri “Cobra reale” della Bell Textron (4.5 miliardi di dollari) rimane avvolto nel mistero. Molti altri progetti di cooperazione militare restano però in piedi, proprio per questo gli Stati Uniti sono i maggiori sostenitori del prestito, di oltre 10 miliardi di dollari, del FMI alla Turchia.

 

La Bundesbank contro gli aiuti del FMI alla Turchia                                                     FlashBullettin, 02/05/01

Il vicepresidente della Bundesbank Juergen Stark ha affermato che il FMI, concedendo un ulteriore finanziamento alla Turchia di altri 8 miliardi di dollari, abbia superato i limiti del suo mandato: “Sarebbe stato preferibile se le nazioni più industrializzate avessero deciso di concedere assistenza finanziaria alla Turchia dividendosi equamente gli oneri”. Horst Koheler, Managing director del FMI ha infatti affermato, lo scorso fine settimana, di voler concedere assieme alla Banca Mondiale un ulteriore finanziamento di 10 miliardi di dollari alla Turchia (FMI 80%).

 

L’esercito turco contro il taglio al budget

FlashBullettin, 30/04/01

                I militari turchi hanno avvertito il governo che, in caso di taglio del budget dell’esercito (oggi a 7,1 miliardi di $), sarebbe messa in crisi la sicurezza dello stato. Il generale Huseyin Kivrikoglu ha affermato, a tale proposito: “Dovremmo forse abolire l’esercito? Noi non siamo né la Svezia, né l’Islanda, né il Lussemburgo”. Kivrikoglu ha precisato che 32 progetti militari, valutati 19 miliardi di dollari saranno ritardati nella loro attuazione e non sospesi. I militari sono anche infastiditi dal fatto che la comunità internazionale sembra voler chiedere, oltre che il taglio del budget, anche un ritiro turco dal Mare Egeo e dalla zona di Cipro, di tutto questo parleranno in un prossimo incontro con le autorità civili turche.

 

La Pace è stata condannata.

KurdishObserver, 4 maggio 2001

La Corte ha emesso la sua sentenza per cinque dei membri del Secondo gruppo di pace, che arrivò dall’Europa in Turchia per propria scelta con lo scopo di contribuire alla pacificazione e alla democratizzazione della Turchia e del Kurdistan.  Haydar Ergul è stato condannato a 18 anni e nove mesi di prigione, mentre Ali Sukran Aktas, Aygul Bidav, Imam Canpolat e Yusuf Kiyak hanno preso 12 anni e sei mesi. Il Secondo gruppo di pace, rispondendo alla chiamata del presidente del PKK Abdullah Ocalan nell’ambito del “Progetto per una repubblica democratica” arrivò in Turchia partendo da Vienna il 29 ottobre 1999 e subito fu imprigionato.

Il processo di Haydar Ergul, Ali Sukran Aktas, Aygul Bidav, Imam Canpolat e Yusuf Kiyak si è concluso mercoledì al Tribunale per la sicurezza dello stato n.3 di Istanbul. Gli altri tre imputati Aysel Dogan, Haci Celik e Dilek Kurt, intanto, non hanno preso parte alla sessione perché i loro dossier sono stati uniti ad altri precedentemente aperti contro di loro ad Ankara.

Inoltre, ai cinque membri del gruppo in questione gli avvocati Asya Ulker, Aysel Tugluk, Cihan Erbas, Irfan Dundar e Mehmet Erbil erano anche presenti in tribunale. Il giudice che presiedeva la corte ha aperto la sessione annunciando che la corte aveva respinto la richiesta degli avvocati di considerare il caso dei loro assistiti nell’ambito della Legge per il rilascio condizionato, secondo il “principio di uguaglianza” previsto dalla Costituzione.