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Tranne che in poche località, la polizia turca non ha
consentito la celebrazione del Primo Maggio in tutto il Kurdistan del nord.
Tale divieto è stato interpretato dalle organizzazioni non governative come uno
schiaffo alla democrazia. I partiti politici, tra i quali l’Hadep, commentando
il divieto hanno spiegato che il motivo addotto dalle autorità (ordine
pubblico) è “senza senso”. La Segretaria generale del Kesk, Sevil Erol ha
ricordato che, in occasione del Newroz si incontrarono ad Amed oltre 500.000
persone e che non vi furono questioni di ordine pubblico: il divieto del 1°
Maggio per questioni di ordine pubblico risulta quindi per Erol strumentale e
ha concluso ricordando che chi proibisce il 1° Maggio non vuole l’unione del
popolo kurdo coi lavoratori turchi. Uno dei membri dell’Assemblea dell’Hadep,
Bahattin Gunay, ha infine ricordato: “Il divieto di questi giorni è un
tentativo per impedire l’unità del popolo e la solidarietà internazionale.”
Centinaia di migliaia di lavoratori turchi e kurdi si
sono incontrati nelle piazze per celebrare la Festa dei Lavoratori e per
lottare contro la crisi economica e politica, la violazione dei diritti umani e
i massacri nelle carceri. Circa 80.000 persone, tra le quali militanti
dell’Hadep, di altri partiti turchi, dei sindacati, lavoratori edili, studenti,
disoccupati si sono, infatti, riuniti a Piazza Caglayan per ribadire la loro
volontà di lotta contro il regime di stato e per contrastare i piani del FMI. I
militanti dell’Hadep erano oltre 20.000 e hanno rappresentato la parte più viva
del corteo: donne in costume tradizionale, giovani con cartelli sui quali era
scritto “Dove sono Sendar e Tanis?”, slogan come “Il sole del socialismo sorge
ad Imrali”, “Il socialismo è il futuro del Medioriente” o “Biji Serok APO”.
Ricordiamo che le manifestazioni ufficiali si sono potute tenere solo in
Turchia, mentre in Kurdistan sono state possibili solo alcune manifestazioni di
basso profilo.
L’eccitazione del 1. maggio ha avuto eco fra le
montagne. KurdishObserver,
4 maggio 2001
La Giornata dei lavoratori è stata festeggiata il 1.
maggio fra attività militari e culturali sulle montagne in Kurdistan. I
festeggiamenti sono iniziati con Duran Kalkan, del Consiglio di Presidenza del
PKK, che ha salutato la folla con un discorso insieme al PJA che da parte sua
ha proposto una piattaforma detta “il 1. maggio e le donne”. Il 1. maggio è
stato celebrato dai guerriglieri sulle
montagne kurde. Duran Kalakan ha iniziato il suo discorso dicendo che “in
questo giorno di unità, solidarietà e battaglia, io, a nome del movimento di
emancipazione del popolo che ha cominciato a farci lavorare insieme, per prima
cosa mi congratulo con il nostro Leader, con il nostro popolo e con tutti i
lavoratori del mondo e con le forze socialiste e progressiste. Ha poi
continuato
“noi porteremo a compimento una battaglia per la soluzione dei problemi
attraverso una vita più libera, uguale e felice, guidati dal socialismo”. Così
la celebrazione è continuata con performance teatrali, musicali, recitazione di
poesie e danze popolari.
Il quartier generale delle Forze di Difesa Popolari
(HSK) ha denunciato il continuo invio di truppe turche verso sud e i recenti scontri avvenuti nel
Kurdistan del nord. Le HSK denunciano la collaborazione del Dipartimento di
Stato USA alle operazioni militari e i recenti scontri avvenuti nelle regioni
di Sate, Ertus e Kinyanis dove i soldati turchi hanno anche rapito alcuni
abitanti dei villaggi della zona. La Turchia sembra abbia costruito un ponte
sul fiume Hacibeg (Kurdistan del sud), che potrà essere utilizzato per il
trasporto di mezzi pesanti alla ripresa della guerra che sembra imminente.
Scontri sono stati registrati sul fiume Basya, mentre importanti movimenti di
truppe si sono registrati sul monte Cudi e Cucurka. Le HSK affermano che ci
sono stati altri movimenti di truppe turche tra Amed e Bingol, mentre non ci
sono notizie dei 5 guerriglieri dispersi nei recenti scontri.
Le attività militari turche sono chiaramente aumentate
dopo la visita nella regione del Responsabile USA per gli affari mediorientali
Edward Walker. Queste azioni coincidono con l’aumento delle violenze in
Palestina, con l’annuncio americano di voler intensificare l’embargo contro
l’Iraq e con il riaccendersi della tensione tra Siria ed Israele. Il crescere
di questi conflitti e della tensione in tutto il Kurdistan possono forse
collegarsi alla volontà di alcuni circoli militari turchi di superare la crisi
economica e sociale del paese col sangue.
La YEK-KOM (Confederazione della
Associazioni kurde in Europa) ha iniziato una grande campagna internazionale
contro il bando del PKK in tutta la Germania. La YEK-KOM ha ricordato che il
PKK è, sinora, l’unica parte in causa che ha realmente cercato una soluzione
pacifica della questione kurda e che un divieto nei suoi confronti è uno
stimolo alla guerra. Il PKK fu posto fuorilegge in Germania nel 1993 da parte
del Ministro degli Interni, Kanther (CDU), sotto pressione turca.
Per aderire alla campagna, si può contattare
YEK-KOM Graf-Adolf Strasse 70a 40210 Duesseldorf, Tel.: 02111711451 – 452 Fax: 02111711453 – 454 E-mail: yekkom@gmx.net
Anche nel Regno Unito i kurdi hanno mostrato grande reazione alla messa al bando del PKK ed hanno indetto una manifestazione per l’8 maggio: “Stiamo organizzando una grande protesta per dimostrare a tutto il mondo l’assurdità del bando contro la nostra organizzazione, rappresentante legale del popolo kurdo. Tale divieto è assurdo visti i passi intrapresi dal nostro Partito e visto il suo progetto di riforma democratica dello stato.”
Ancora morti nelle carceri tipo-F
KurdishObserver, 24/04/01
Altri quattro morti nelle carceri turche nel silenzio
delle autorità turche. I morti sono altri due prigionieri e due familiari di
questi, mentre il Ministro della “giustizia” continua a non voler sentire e a
fare delle dure dichiarazioni. Sibel Surucu, militante del TKEP/L è morta dopo
126 giorni di sciopero mentre pesava solo 24 chili. Hatice Yurekli (TKYP) è
invece morta ad Ankara dopo 185 giorni di sciopero, la sua morte sarà ricordata
ad Izmir. Senay Hanoglu, 30 anni, è morta dopo 160 giorni di sciopero: Senay,
madre di tre figli, sarà cremata a Cebeci. Kasim Gulbag è invece morto in
Germania dopo essersi dato fuoco: “Protesto contro lo stato fascista turco e i
massacri nelle carceri.”
I prigionieri del PKK continuano lo sciopero della
fame
KurdishObserver, 29/04/01
Gli 8000 prigionieri politici del PKK hanno detto di
voler continuare lo sciopero della fame a rotazione iniziato il 14 aprile. I
prigionieri continueranno lo sciopero della fame sin quando non si porrà fine
alle morti nelle carceri. Ricordando le scandalose condizioni nelle quali si
trova il Presidente del Partito, i prigionieri del PKK in un comunicato diffuso
alla stampa ricordano che: “Noi tutti, prigionieri del PKK, continueremo il
nostro sciopero della fame a rotazione. Esprimiamo il nostro rispetto per i
detenuti nelle carceri di Tipo F e per i loro parenti in sciopero della fame.
Continueremo lo sciopero sin quando non sarà trovata una soluzione per queste
terribili morti.”
L’Europa chiede alla Turchia di mettere fine agli
scioperi della fame
FlashBulletin, 01/05/01
Il Commissario europeo per
l’allargamento dell’Unione, Guenter Verheugen, ha chiesto alla Turchia, se
vuole entrare in Europa, di trovare delle misure per bloccare lo sciopero della
fame che sinora è costato 20 vite umane e di garantire maggiori diritti alla
minoranza kurda: “L’orrore dell’opinione pubblica europea sui massacri nelle
carceri turche sta crescendo.” Il parlamento turco ha presentato la settimana
scorsa una proposta di legge per mitigare le condizioni d’isolamento dei
detenuti politici, la proposta è stata però respinta dalle associazioni civili
che la hanno ritenuta non sufficiente. Verheugen ha concluso il suo messaggio
affermando che: “Non mi stanco di dire che debbono essere intrapresi altri
passi per abolire la pena di morte e garantire i diritti culturali per tutti i
cittadini.”
Difficoltà economiche per chi vìola i diritti
umani KurdishObserver, 24/04/01
Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha
sottolineato come i paesi che si macchiano di gravi violazioni dei diritti
umani abbiano poi delle naturali difficoltà economiche. Ocalan ha ricordato che
la Turchia, o uscirà dalla crisi con una riforma democratica o finirà nel caos:
“Non voglio fare della facile letteratura pacifista demagogica, dico solo che
da molte parti si sta sottovalutando la situazione. Chi non prende seriamente
tale situazione, danneggia la Turchia. Ci sono gli Hizbullah, l’incidente di
Gaffar che potrebbero provocare nuovi conflitti. Stanno cercando di rispingerci
nel conflitto. L’azione dello stato per annullare la forza di queste
organizzazioni è positiva. Nessuno potrà bloccare la democratizzazione dello
stato, e tale stato dovrà vedere il protagonismo dei kurdi. Quando parlano di
turchizzazione non considerano i kurdi. Quello che vogliono i kurdi è la
libertà di lingua e cultura. Vogliamo espandere i nostri confini, non
difenderli, e questo è un vantaggio. Un popolo al quale sono negati i diritti
base non può vivere con dignità. Chi proibisce non può creare sviluppo, e
questo porterà la Turchia alla sconfitta.”
Deve finire la politica lontana dai cittadini
KurdishObserver, 25/04/01
Riportiamo, brevemente, alcuni passi dell’intervista
rilasciata da Gulizar Tural del Consiglio di Presidenza del PKK e del PJA
(Partito delle donne libere): “La liberazione delle donne è strettamente
collegata alla democratizzazione globale. Tale democratizzazione deve però
diventare una parte della vita delle persone e deve essere istituzionalizzata.
Anche nelle relazioni uomo - donna dovrà prevalere il binomio uguaglianza –
libertà. (…) Con la nostra marcia dell’8 marzo abbiamo voluto lanciare un
messaggio di fratellanza alle donne turche. Crediamo che in Turchia le donne
non abbiano ancora raggiunto una grande consapevolezza di sé stesse. Da questo
punto di vista anche le celebrazioni del Newroz hanno dato delle indicazioni
importanti. (…) Il fatto che in Turchia, dalla crisi economica, non sia ancora
nata un’alternativa democratica dipende dalla debolezza dell’opposizione
democratica turca. In poche parole, per troppi anni la politica turca non si è
mai chiesta quali sono i reali bisogni del popolo ed è sempre stata troppo
lontana da esso. Questo si riflette anche nel comportamento del popolo turco:
le manifestazioni di questi giorni dimostrano infatti come vengano avanzate, da
parte dei dimostranti, delle richieste di breve termine, richieste che non
hanno alla base la consapevolezza dell’importanza di risolvere la questione
democratica in Turchia. Ciò può forse dipendere dal fatto che a manifestare
sono i membri delle borghesia mercantile, ma questo non elimina comunque il
problema. (…) Il fatto che il Premier Ecevit dica –‘Dato che non ci sono
alternative non ci dimetteremo e non faremo nuove elezioni’- dimostra
chiaramente l’imbarazzante situazione di mancanza di democrazia in Turchia. (…)
In occasione del compleanno del Presidente Ocalan, abbiamo chiesto a tutte le
donne kurde d’Europa di piantare un albero. Questo albero è un segno di
speranza, un segno che indica la concezione delle nuova via, della libertà del
popolo e delle donne indicate da Ocalan, è un segno di denuncia per le terribili
condizioni nelle quali si trova. Vogliamo così dimostrare che nessuna violenza
potrà imprigionare il nostro Presidente e la libertà.”
Mentre il traffico di organi umani e il commercio di
persone sono diventati gli affari principali della mafia, i paesi europei
stanno cercando di attuare delle misure per fermare questi loschi traffici. La
Turchia, che continua ad inviare decine di navi di profughi sulle coste
europee, è al centro del dibattito. I paesi maggiormente coinvolti in questa
lotta (l’Italia, la Germania, gli USA e il Regno Unito) si trovano, dall’altra
parte, davanti alla mafia che ormai trae dal commercio di esseri umani e di
organi un profitto di quasi 10 miliardi di dollari. La centrale europea di
questo sporco commercio è situata nei Balcani, sempre più coinvolti anche per
il traffico di profughi kurdi.
A questo proposito si è tenuto, lo scorso mese a Roma
un incontro organizzato dal Ministero degli interni: i termini dell’incontro sono
ovviamente rimasti segreti, si è però saputo che, grazie anche alla
collaborazione di elementi della mafia turca con la polizia italiana, sono
emerse delle palesi connivenze tra la criminalità organizzata e importanti
settori dello stato turco che continua a trarre importanti profitti da questo
sporco commercio. La Grecia, l’Albania e la Turchia si sono rifiutate di
firmare una dichiarazione d’intenti finali che le coinvolgesse direttamente,
durante la conferenza si è anche registrato un certo stupore da parte di alcuni
paesi sul fatto che si sia anche accennato ad alcuni successi turchi contro la
mafia.
La signora
Mary Robinson (Alto Commissario per i Rifugiati delle NU) ha criticato i paesi
europei per non aver intrapreso delle azioni concrete oltre il dibattito,
commentando l’incontro avutosi recentemente tra il Primo Ministro britannico
Tony Blair e quello italiano Amato, ha affermato la sua insufficienza
nell’affrontare la questione creatasi. La Robinson ha infine aspramente
criticato il Regno Unito per la sua parzialità nella concessione dell’asilo
politico, ricordando come spesso non venga concesso a profughi provenienti da
aree di crisi quali il Kurdistan, la Palestina, l’Iran e lo Sri Lanka. La
Robinson ha ricordato che nel 1951 i paesi europei hanno firmato la Carta dei
migranti nella quale è espressamente previsto l’obbligo di concedere asilo ai
richiedenti in reali difficoltà, lo stesso commissario ha poi ricordato come il
progetto che prevede la creazione della “fortezza Europa” sia in chiaro contrasto
con la situazione demografica del continente che necessiterebbe invece della
presenza di giovani da paesi del sud (economico) del mondo.
Il traffico di esseri
umani è sostenuto dallo stato KurdishObserver, 28/04/01
Sebbene sia evidente l’esistenza di una rete mafiosa
che consente il commercio di uomini tra il Kurdistan e l’Europa, non c’è alcun
reale tentativo per bloccare questo traffico.
Nel 1997 una nave chiamata Youhan, diretta in Italia,
affondava al largo delle coste italiane. Scompaiono 298 persone, tutte kurde.
In gennaio vengono ritrovati i cadaveri di 98 kurdi sulle coste italiane.
Secondo le testimonianze di un pakistano, la mafia turca ha abbandonato la nave
prima di affondarla.
Navi come la Kometa, la Kalsit, l’Ararat, l’Hussan
Beirut hanno finora portato sulle coste italiane migliaia di disperati. Gli
assassini sono, tra gli altri: Ata Deniz (collegata alla mafia albanese),
Macarli Sofyie (responsabile delle relazioni estere della mafia turca), Ali
Risa, Asit Polat, Ercan Aslan e Dogan Karakus, arrestati due mesi fa dalla
polizia italiana. Le centrali del traffico sono gli hotel di Istanbul dove i
profughi vengono ammassati prima del viaggio: il Meram di Sirkeci, il Tuba, il
Sahilkent di Aksaray e altri ancora.
L’Esercito turco ha sospeso un importante contratto
d’acquisto di elicotteri con gli Usa.
FlashBullettin, 27/04/01
Secondo fonti militari il contratto sospeso sarebbe
quello per l'acquisto di elicotteri da guerra Sikorsky CH-53, per un valore
complessivo di circa 350 milioni di dollari. All’inizio del mese l’esercito
aveva sospeso altri contratti per circa 19 miliardi di dollari, rifiutandosi
però di specificare per quale partita di mezzi. È stato questo il primo
contratto Usa – Turchia sospeso, mentre un secondo contratto per l’acquisto di
elicotteri “Cobra reale” della Bell Textron (4.5 miliardi di dollari) rimane
avvolto nel mistero. Molti altri progetti di cooperazione militare restano però
in piedi, proprio per questo gli Stati Uniti sono i maggiori sostenitori del
prestito, di oltre 10 miliardi di dollari, del FMI alla Turchia.
La Bundesbank contro gli aiuti del FMI alla
Turchia FlashBullettin, 02/05/01
Il vicepresidente della Bundesbank Juergen Stark ha
affermato che il FMI, concedendo un ulteriore finanziamento alla Turchia di
altri 8 miliardi di dollari, abbia superato i limiti del suo mandato: “Sarebbe
stato preferibile se le nazioni più industrializzate avessero deciso di
concedere assistenza finanziaria alla Turchia dividendosi equamente gli oneri”.
Horst Koheler, Managing director del FMI ha infatti affermato, lo scorso fine
settimana, di voler concedere assieme alla Banca Mondiale un ulteriore finanziamento
di 10 miliardi di dollari alla Turchia (FMI 80%).
L’esercito turco contro il taglio al budget
FlashBullettin, 30/04/01
I militari turchi hanno avvertito il governo che, in
caso di taglio del budget dell’esercito (oggi a 7,1 miliardi di $), sarebbe
messa in crisi la sicurezza dello stato. Il generale Huseyin Kivrikoglu ha
affermato, a tale proposito: “Dovremmo forse abolire l’esercito? Noi non siamo
né la Svezia, né l’Islanda, né il Lussemburgo”. Kivrikoglu ha precisato che 32
progetti militari, valutati 19 miliardi di dollari saranno ritardati nella loro
attuazione e non sospesi. I militari sono anche infastiditi dal fatto che la
comunità internazionale sembra voler chiedere, oltre che il taglio del budget,
anche un ritiro turco dal Mare Egeo e dalla zona di Cipro, di tutto questo
parleranno in un prossimo incontro con le autorità civili turche.
La Pace è stata condannata.
KurdishObserver, 4 maggio 2001
La Corte ha emesso la sua sentenza per cinque dei
membri del Secondo gruppo di pace, che arrivò dall’Europa in Turchia per
propria scelta con lo scopo di contribuire alla pacificazione e alla
democratizzazione della Turchia e del Kurdistan. Haydar Ergul è stato condannato a 18 anni e nove mesi di prigione,
mentre Ali Sukran Aktas, Aygul Bidav, Imam Canpolat e Yusuf Kiyak hanno preso
12 anni e sei mesi. Il Secondo gruppo di pace, rispondendo alla chiamata del
presidente del PKK Abdullah Ocalan nell’ambito del “Progetto per una repubblica
democratica” arrivò in Turchia partendo da Vienna il 29 ottobre 1999 e subito
fu imprigionato.
Il processo di Haydar Ergul, Ali Sukran Aktas, Aygul
Bidav, Imam Canpolat e Yusuf Kiyak si è concluso mercoledì al Tribunale per la
sicurezza dello stato n.3 di Istanbul. Gli altri tre imputati Aysel Dogan, Haci
Celik e Dilek Kurt, intanto, non hanno preso parte alla sessione perché i loro
dossier sono stati uniti ad altri precedentemente aperti contro di loro ad
Ankara.
Inoltre, ai cinque membri del gruppo in questione gli
avvocati Asya Ulker, Aysel Tugluk, Cihan Erbas, Irfan Dundar e Mehmet Erbil
erano anche presenti in tribunale. Il giudice che presiedeva la corte ha aperto
la sessione annunciando che la corte aveva respinto la richiesta degli avvocati
di considerare il caso dei loro assistiti nell’ambito della Legge per il
rilascio condizionato, secondo il “principio di uguaglianza” previsto dalla
Costituzione.